Solo un secondo
Chichiddu era il mio pulcino e l’ho scelto tra tanti. L’ho visto dentro una di quelle scatolazze al mercatino di Partanna: lui guardava me, faceva pio pio e aveva il ciuffetto giallino e un beccuccio dolcissimo. Lo acquistai con quelle poche lire che mi ritrovavo in tasca, come in un paragrafo di quei libri tutti giovinezza e povertà.
Mi svegliai all’alba l’indomani, già padre, per sincerarmi che la stufa a legna lo riscaldasse abbastanza. Chichiddu era il mio pulcino, faceva pio pio mentre io guardavo la replica di Super Vicky.
Chichiddu un giorno rovesciò un sottopianta e si inzuppò: lo asciugai col phon mentre tremolava al sicuro di una mano insicura col suo ciuffetto giallino cotonato: preciso ad Alberto Camerini ai tempi di Tanz bambolina.
Chichiddu era un pulcino sveglio e si divertiva a fare le scivolate per il corridoio. Chichiddu prendeva la rincorsa e si lasciava andare; poi si metteva di traverso per frenare. Chicchiddu, a modo suo, sciava da Dio. Continua »


































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