Ssssst
Ssssst. Le ultime parole sono ali di falena infrante contro lo sfrigolio del silenzio. La campagna elettorale è finita. Riemergo da un mare di slogan. L’effetto violento è quello della boccata d’aria. Inspirare a pieni polmoni. Mettere su un cd di Battiato (prima, nel caos, non si sarebbe sentito). Prendere gli occhi che avevo lasciato sul comodino. Aprire la porta di casa. Uscire.
E’ stato un mese affollato di ottici che hanno battuto i palazzi, pianerottolo per pianerottolo, con la loro mercanzia. Vendevano occhiali coloratissimi che mostrano tutto bello. Regalavano occhialini fumè che avvolgono le pupille in una cappa d’ombra. La marca vantata era la stessa per ognuno. Occhiali della fabbrica della verità. Le frasi che li reclamizzavano rivendicavano l’esclusiva.
Non so voi. Io mi sento un po’ sbattuto nel frullatore delle tonalità cromatiche altrui. Questo silenzio improvviso – questa ghigliottina che taglia le teste e la favella dei candidati – mi riempie la testa di pulsazioni, perfino dolorose. Non ci sono più abituato. Sono uscito stamattina, avvitando il mio vero sguardo al posto giusto, senza un’oncia di collirio. Ho lasciato Franco Battiato a cantare da solo. E ho visto. Continua »











































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