domenica 19 nov
  • Il gusto dell’imprevisto

    Ai tempi del liceo andavo a scuola dalle parti della Cattedrale.
    Dopo cinque ore passate a trastullarmi con latino e greco mi toccava pure prendere l’autobus. Dalla mia scuola alla fermata, in Piazza Indipendenza, erano dieci minuti buoni di cammino. Mi piaceva costeggiare Villa Bonanno, soprattutto in autunno, quando le foglie diventavano rosse. In quel tratto di Corso Vittorio, non so perché, gli odori si mescolano fino a formare un bouquet che difficilmente si dimentica.
    Ogni giorno, tornare a casa, aveva il gusto dell’ avventura. In quegli anni, il 389 si chiamava ancora 8/9, ed era uno dei pochi bus che si arrampicavano su per Corso Calatafimi, lì dove abitavo.
    Purtroppo, però, la linea faceva il giro della città, accumulando interminabili minuti di ritardo; il mio unico desiderio, era quello di non vederlo passare prima che io raggiungessi la fermata, perché avrebbe significato per me una sosta prolungata ed imprevista davanti al bar Santoro, in attesa della corsa successiva.
    Ad aspettare eravamo in tanti; tutti adolescenti, affamati e carichi di libri ed ormoni impazziti che stimolavano la sudorazione.
    I più fortunati tra noi, venivano raccolti da amici e vicini di casa che fortuitamente passavano da quelle parti. I più restavano al palo, guardando con invidia e rassegnazione quelli che ripartivano sgommando. Alcuni prima di sparire all’orizzonte lanciavano uno sguardo alla fermata abbacinata dal sole. Sapevano che la roulette dei passaggi occasionali girava per tutti. Sapevano di non essere diversi da noi e che il giorno dopo, magari, sarebbe toccato a loro di rimanere alla fermata. Quando poi, finalmente, l’autobus svoltava da Corso Alberto Amedeo, iniziavamo a preparare l’assalto.
    Arrivava, infatti, talmente pieno che per non cadere giù, una volta salito, eri costretto ad abbracciare chiunque ti capitasse a tiro, implorandolo di non lasciarti andare; sempre che l’autista non decidesse di saltare la fermata per evitare che il mezzo cappottasse. Negli anni ho mangiato capelli, annusato ascelle, sono stata trafitta da non so quanti gomiti; era una guerra, ma che soddisfazione! Ogni battaglia vinta era un successo, perché alla fine, stremata, ammaccata e con la testa che pulsava per lo sforzo di rimanere a bordo, a casa arrivavo comunque.
    Oggi che vivo a Milano, quasi mi annoio quando prendo i mezzi pubblici. Non c’è suspense, non c’è imprevisto; raramente ci sono arti che sporgono dai finestrini.
    Posso calcolare, addirittura, il tempo che impiegherò a fare una commissione. Ad ogni fermata trovo segnato il tragitto e gli orari delle corse, uno ogni sette minuti durante il giorno, uno ogni tre negli orari di punta. Posso fumare una sigaretta mentre aspetto, perché i tabelloni digitali mi indicano i tempi di attesa. So che se me ne passa uno davanti e non riesco a prenderlo, pochi minuti dopo ne passerà un altro. A bordo, una fastidiosa vocina sintetica, ti annuncia le fermate, così non devi neanche sporgerti, quando si aprono le porte, per capire dove sei. E se per caso hai qualche dubbio sulla tua destinazione ti basterà chiedere, che sicuramente almeno tre o quattro “sciurette” saranno pronte ad indicarti la via. Chissà se ancora oggi a Piazza Indipendenza trovi sangue, polvere e sudore!?

    Cassate da Milano
  • 26 commenti a “Il gusto dell’imprevisto”

    1. è vero simona che noia! il fatto è che, come dice mia nonna “nè larga ci trasi, nè stritta ci vieni”, ovvero, non siamo mai contenti.
      fermo restando che i mezzi pubblici a palermo (e non solo a palermo) sono irregolari e instabili, è anche vero che in altre città funzionano bene. non parliamo poi delle città fuori dall’italia… incredibbile per me, palemmitana abituata a vedere fermate del bus strapiene e bus strapieni…
      eppure è così. è una tautologia, un cane che si morde la coda: a palermo non si usano molto i mezzi pubblici perché non funzionano bene, e i mezzi pubblici non funzionano bene perché c’è traffico perché ognuno preferisce prendere il proprio mezzo…
      la mia soluzione? tutti in bici! 😀
      sei indipendente, non inquini, non ti mangi i capelli degli altri, ti respiri solo il tuo di sudore, fai bene al tuo corpo e non spendi soldi per muoverti ogni giorno. il tuo carburante è la tua colazione 😀
      scusate se non andata un po’ fuori topic, ma la cosa mi preme assai.
      sabbinirica baciamo le mani.

    2. L’imprevisto non è gradito alle nonnette milanesi! Quelle combattive che se il tram salta una corsa costituiscono subito un comitato e non appena salgono sul mezzo investono l’autista con le loro invettive. L’autista ha un accento terrone e le sue giustificazioni sono rigettate per default. L’ardore delle nonnette aumenta a dismisura, una attacca con un’arringa carica di sdegno e rievoca i tempi in cui tutto funzionava alla perfezione, 1960. Milano è ormai da tempo una città polietnica, la sua anima è sintetica, l’arringa non sortisce effetto e la nonnetta scende dopo un tot di fermate più arrabbiata di prima. Variante B, ne nasce una discussione tra nonnette e nonnetti, che socializzano un po’ in una metropoli sempre più anonima. Quasi benefico, questo ritardo. Una volta ad una nonnetta gliel’ho detto, con cautela ma gliel’ho detto.

    3. …perdonatemi, proprio perdonatemi ma…
      non ce la faccio a preferire il disastro dei trasferimenti nostrani, proprio non ce la faccio perchè ho assaggiato l’ordine ordinato dei tram e delle metro milanesi e non solo nonnette ma anche donne e uomini e ugualmente “adolescenti, affamati e carichi di libri ed ormoni impazziti che stimolavano la sudorazione”:) ne usufruiscono, anche di più perchè ne hanno la puntuale possibilità, la “garanzia” e … mi pare solo rispetto in fondo quell’ordine, per i passeggeri… no?;)

    4. é tutto vero, lo stomaco piegato a portafoglio dalla fame, sudati sotto improbabili giacche a vento nel clima palermitano, e poi l’atmosfera rancida e infernale una volta saliti in vettura, e le facce note; il borseggiatore, il maniaco, la signora coi carciofi nel sacchetto, lo sceriffo che sale e l’autobus che miarcolosamente si svuota alla prima fermata di fronte alla friggitoria.
      Una volta, si narra, il 4 era così pieno che alla curva di Piazza Indipendenza si alzò su due ruote…ma forse era solo una leggenda.

    5. Io a scuola andavo a monreale e prendevo lo stesso autobus, perche’ arrivava fino a li’! Tanta la folla che una volta una ragazza salendo, è rimasta col collo tra “la bussola” spettacolo atroce…ma poi si è salvata!

    6. Simona finiscila ti prego…non esageriamo. Prendo ogni giorno un bellissimo e pulitissimo (oltre che nuovissimo, profumatissimo e coloratissimo) autobus che AL massimo, nel caso peggiore, mi fá aspettare quindici minuti. Posso contare sulle dita di una mano quante volte sono rimasto in piedi. Fino a 18 anni, a Palermo, non sapevo neanche che esistesse il concetto di tabella d’orario degli autobus. Ricordo che una volta un turista me lo chiese, ed io stetti a guardarlo per un minuto buono come se fosse un alieno, per poi dire…ma perché gli autobus seguono un orario?
      Spero che tu abbia raccontato questa storiella con una nota di sarcasmo, tanto per farci quattro risate (che poi non c’é tanto da ridere).

    7. ma si! viva gli autobus affolati e sudorecci, viva i ritardi ad libitum dei mezzi pubblici, viva le corsie preferenziali opzionali….viva Palermo che ha un tasso di inquinamento tra i più alti d’Italia!

    8. Dunque, si stava meglio quando si stava peggio?
      Inoltre. Noto che una gran parte dei lettori, scrittori, commentatori di questo sito sono a Milano. A mio avviso, paragonare quello che si trova li con quello che c’e’ qui (a Palermo, non ad Haiti) e’ il piu’ grossolano degli errori. Milano e Palermo sono due evoluzioni storico-urbanistiche completamente diverse. Inutile ricamarci sopra.

      Cordialmente

    9. Ancora con sto discorso che non possiamo paragonare due cittá…allora continuiamo con questa scusa a chiudere gli occhi e girare le spalle. D’altronde neanche possiamo paragonare il terzo mondo con i paesi civilizzati, quindi é giusto che muoiano di fame, tanto sono due evoluzioni storico-sociali differenti.

    10. preferisco i tram milanesi ai maniaci che ti si appostano dietro…per sbaglio.

    11. C’è da poco da ricarmarci sopra? In via Roma esiste un tabellone digitale per gli orari delle corse. Ha funzionato due giorni e poi è dipartito, come avviene per tante altre cose di casa nostra.

    12. Simona, ho letto questo post con piacere perchè anch’io ho frequentato “quel” Liceo Classico di Palermo e anch’io ho vissuto esattamente tutte le tue stesse avventure/disavventure con gli autobus, quindi mi sono un pò rivista in queste scene. Per il resto…mi sforzo di cogliere, tra le tue parole, quell’ ironia che spero tu ci abbia messo, se no sarebbe davvero deprimente assistere all’ennesimo confronto improduttivo e sterile tra Palermo e Milano, nonchè all’ennesima valanga di commenti pro o contro il Nord o il Sud. Non volermene…

      N.B.= si, a Piazza Indipendenza, ci sono ancora sangue, polvere e sudore…ma i tempi sono cambiati.

    13. Pure io figlia del 389!!! Salendo per Monreale arrancava fiacco per il carico passeggeri….e quelle malaugurate volte in cui in inverno fioccava qualche sputo di neve si fermava alla Rocca perchè le ruote scivolavano….tutti a casa e niente scuola!Bei tempi!!! Serena andavi al liceo Basile?

    14. Comunque, ho visto questi tabelloni anche a Bologna. Anche lì pare sia normale e non li guardano neppure in modo estasiato. Quindi, tanto per non annoiarci, possiamo fare un “confronto improduttivo e sterile” anche tra Palermo e Bologna 🙂

    15. Tarata tatata tataa ta a passo di corsa come un bersagliere entro nella querelle, un c’è chi ddiri s’appiccia sempre lu focu ca. Paragonare Palermo a Milano è come paragonare mele e pere, su questo sono d’accordo. Ma ‘sta frutta com’è? Piri o pumi sanzieri, ammaccati, frarici: chi sacciu!

    16. si si al liceo basile….ma poi sono passata in convento!

    17. Sebastiano, grazie per il commento. Ti confermo che ipotizzare politiche di sviluppo per i paesi del terzo mondo (che brutto termine) secondo i criteri culturali ed economici di crescita di quelli Occidentali, significherebbe dargli il colpo di grazia.
      E confermo che paragonare Milano e Palermo mi pare alquanto superficiale. Lo sviluppo e l’evoluzione della citta’ di Palermo possono essere paragonati con Napoli, Bari, e Catania.

      Cordialmente

    18. Non conosco bene Catania, ma se non sbaglio la chiamano la Milano del sud….sicuramente sono piú avanti 🙂

    19. Ma certo che c’è ironia! Altrimenti la nostra autrice sarebbe in competizione, quanto a demenza, con – nientepopòdimenoche – il carissimo e sempre misurato senatore a vita – chiedo scusa, ex senatore – Kossiga! Quanto agli autobus, a palermo la fetidissima non è cambiato praticamnete niente da quegli anni, tempi in cui anche io frequentavo un liceo classico cittadino, però nella palermo bene della borghesia bene della borghesissima – e fetidissima – Palermo. Come dite? Sto disprezzando la nostra città? Certamente, per la saudade dovrei avere lo status di emigrato… purtroppo no, sto inchiodato in questa fetidissima terra, e mi muovo – eufemismo panormita – a cavallo dei mezzi dell’amat (sincope di amatissima) non più color arancio di sicilia ma sempre fetidi.

    20. oooh…finalmente un ribelle non perbernista 😀

    21. Premesso che sui paragoni tra città ci si può discutere milioni di anni o 30 secondi, domando solo una cosa a tutti i nostalgici (me incluso):
      Vi manca davvero il sudore e il tempo buttato santiando contro l’AMAT, o piuttosto i mitici tempi del liceo?
      😉
      Sergio

    22. Anch’io, per quanto mi sforzi, non riesco a capire perchè non si possano paragonare città come Palermo e Milano… e mi convinco sempre più che, se Palermo è Palermo – ribadisco, fetidissima – e Milano è Milano, è, forse, anche, per questo approccio di Giullare, per cui si può fare a gara solo tra pari grado – nel nostro caso, quindi, si fa a gara a chi è più fetido – e guai ad andare oltre perchè si è superficiali! Boh; non capisco e non mi adeguo.
      marco

      Cordialmente

    23. No, Marco,
      non stabilisco che i criteri di paragone devono viaggiare sull’attuale livello di qualita’ della vita, ma su altri.
      Palermo e Milano hanno alle spalle due storie diverse, due evoluzioni economico – sociali che si sono basate su diversi criteri. Di diverso c’e’ anche la posizione geografica, che ha dato ad entrambe una collocazione ed un ruolo politico diverso, in epoche diverse.
      Diverse sono altresi’ le culture di base, tali da incoraggire gli stereotipi dell’uomo del nord da quello del sud.
      Certo, entrambe sono citta’ Italiane, e come tale entrano di logica nelle classifiche della qualita’ di vita. Ma le differenze, a mio avviso, sono piu’ che le similitudini.
      Questo naturalmente non deve privare il Palermitano a migliorarsi, e Palermo a cercare di raggiungere un adeguato livello di qualita’ di vita, ma ho avuto l’impressione che si guardi Milano come esempio da seguire. E non credo che sia corretto.

      Cordialmente

    24. Sebastiano, ti sbagli. Il Catania e’ dietro parecchi punti in classifica.
      🙂

      Cordialmente

    25. Se Palermo fosse come Milano io non tornerei mai a Palermo :). Ma appunto come dici tu il mio discorso era esattamente quello, ovvero ció non é una giustificazione per non migliorare.

    26. bella ragazzi…mi havete fatto proprio divertire 😀
      io ho fissuto palermo e vivo milano…
      nn vanno ne paragonati ne classificati…
      i siculi come me e come vuoi…arrivati a milano ci stupiamo della perfezione di tutto…poi alla lunga pero’…ti accorgi ke e tutto cosi’ perfetto…ke alla fine nn ci sono piu odori sensazioni…tutto e sempre perfetto…come il metallo trovi tutto sempre freddo e distaccato…viva la perfezione…ma preferisco u fetumi di palermo…ke se ala fine lo guardata da un altro punto di vista…vi accorgete ke e vitalita’ e socialita’…bay bay

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