sabato 19 ago
  • Finestre

    Certe volte, vado in giro di notte a guardare le finestre accese dei palazzi tra piazza De Gasperi e piazza Europa. Si vede appena una trasparenza di lucciola sospesa nel confine che annuncia la dogana di un’altra vita. Anche le porte sono ingressi, ma raccontano spesso bugie. Se ti aprono una porta, stanne certo, prima si sono spazzolati e pettinati per fare bella figura. Hanno cacciato la polvere dell’odio sotto il tappeto del salotto. Hanno diluito il sangue dell’ultima lite con vigorose passate di cera, perché non si avverta nemmeno l’odore.
    Hanno ripetuto a memoria il copione indicato sul retro dei biscotti del Mulino Bianco per fingere un paio d’ali bianchissime. Hanno spolverato il santino di Maurizio Zamparini benedicente, messo accanto ll’acquasantiera di Santa Rosalia. Hanno preparato un piatto di stigghiole, per mangiarti meglio. La finestra è proprio un’altra cosa. È un varco clandestino. È un flash nel buio. È uno scatto a tradimento che sorprende la verità, nel momento in cui è vera. È una breccia nella trincea di un cuore sconcosciuto, una di quelle trincee che solo l’immaginazione può scavare.
    Adesso, vieni con me. Guarda quella finestra accesa del settimo piano. Sarà la stanza di una bambina o di una ragazza. Ci appare il dorso degli idoli, presumibilmente di profeti contemporanei, appiccicati al vetro. Nella sua opacità tutto è più chiaro delle figure rivolte verso l’anima fatata che abita quei luoghi. Guarda quella finestra accesa del primo piano. Si indovina il bluastro intermittente del televisore. Chiacchiere di piatti.
    Voci di porcellana antica. Echi di felicità non verificata e non verificabile. Per questo, tanto suggestiva e a portata di mano. La chiazza scarlatta del secondo piano indica assenza di colori celesti. La notte lassù
    sarà senza angeli custodi.
    Vuoi entrare nel cerchio di una vita? Lascia stare la porta. Fai come Peter Pan. Vola e picchia le nocche sui vetri. Ama qualunque ombra ti venga ad aprire.
    Ora rientriamo. La siepe di gelsomino già profuma sotto casa. Devo ancora
    accendere la luce dietro la mia finestra.

    Ospiti
  • 12 commenti a “Finestre”

    1. Bello…

    2. Il cuore non è poi così lontano dal cervello e Robertone ce l’ho ha ricordato. Bravo!

    3. Grazie a todos e al mio amico Gerone

    4. Puglisi, un mio amico praticava spesso lo stesso esercizio, macinava centinaia di chilometri sui marciapiedi, non si stancava mai, lo faceva anche in altre città.
      Talvolta pensava che quella che vedeva illumunata oltre le finestre fosse la vita vera, bella e interessante, rispetto alla sua. Poi si è accasato pure lui ed ha capito che non era vero.

    5. Anch’io come Gigi ho conosciuto questo tipo di osservatori attenti, chissà cosa cercavano dietro le finestre delle case altrui.
      Puglisi, il tuo racconto stavolta mi piace, pero, sinceramente, preferisco i tuoi racconti tristi di morti disgraziate, dove dai il meglio del tuo talento, secondo me, e sei piu’ profondo.

    6. la trovo splendida

    7. Complimenti! Anche a me capita spesso di guardare le finestre altrui.E comincio a vagare con la mente, immagino facce, scene di vita quotidiana, mobili antichi…Grazie! Sei riuscito a scrivere ciò che io sento

    8. Ieri sera, mentre voi facevate i calciatori, mi sono ritrovata a stare con la testa rivolta verso l’alto a guardare le finestre illuminate delle case, forse nel tentativo di “Volare e picchiare le nocche sui vetri. Amando qualunque ombra ti venga ad aprire”.
      Roberto, forse non lo sai ma a me non piace fare complimenti, soprattutto se gratuiti, perchè penso che a volte risultino superlui, ma tu, credimi, li meriti quasi sempre.

    9. Grazie

    10. A Gigi: hai colto il punto esatto. A Pat: quanto prima mi rimetto in riga, tranquillo. Buona Pasqua a tutti e a voi, carissimi “nemici”

    11. bellissimo.
      niente di più vero.

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