mercoledì 23 ago
  • 14 commenti a “Cuffaro a Uno Mattina”

    1. Se il buon giorno si vede dal mattino… oggi mi sto dentro.

    2. faremo la solita figura barbina….e pensate che lui rappresenta la sicilia nel mondo….che vergogna!

    3. …con o senza la coppola ??

    4. con o senza vasa vasa?

    5. magari ha tutto l’armamentario oltre la coppola….

    6. Peccato (o per fortuna!) l’ho perso… ma qualcuno l’ha visto? Quali cose “esilaranti” ha raccontato? Aveva la coppola?

    7. Per fortuna me lo sono perso! Preferisco qualcosa di buono per iniziare la giornata.
      Ma chi ha pagato perché lo invitassero?

    8. Io purtroppo ero a lavoro, per questioni di serietà e credibilità non ho proposto di accendere la tv per seguirlo però sarei curioso di sapere quali cose esilaranti ha detto…

      Ma si può sapere cu ciu puittu alla presidenza a chistu?

    9. che poi dico io….ma u s’affruntano a invitarlo?

    10. DELLA SERIE, I MIRACOLATI DI LOURDES:::…
      CACIOTTARO>Radiologo>MEGA (alla Fantozzi) PRESIDENTE DEL REGNO DELLE 2 SICILIE. DITEMI VOI SE QUESTO NON è IL QUINTO MISTERO DI FATIMA??

    11. ma chi ha visto il programma ?
      raccontate .. raccontate !

    12. E’ notizia di oggi.
      La Regione Siciliana dovrà restituire alla Snam circa 85 milioni di euro che l’azienda aveva versato in base ad una tassa introdotta nel 2003 e che la Corte di Giustizia europea ha ritenuto illegittima.
      Il governo Cuffaro aveva stabilito che, in virtù del passaggio sul suolo siciliano del metano proveniente dall’Africa, la Snam dovesse pagare un’imposta: un po’ come quando, nel Medio Evo, signori e signorotti imponevano una gabella a chi doveva attraversare un ponte o entrare in un villaggio.
      Ancora oggi, del resto, una cosa del genere avviene in quei paesi considerati “a rischio” e in cui la civiltà e la democrazia hanno un livello molto basso secondo i nostri standard o inesistente del tutto.
      Il fatto è, comunque, che ora la Regione deve restituire i soldi già incassati.
      Niente paura, dall’assessorato Bilancio fanno sapere che questa somma era stata comunque accantonata (forse in previsione di un esito sfavorevole del ricorso della Snam?).
      E allora dove sta il problema?
      Il problema è che questi soldi sarebbero potuti (o dovuti?) servire per finanziare l’intera “legge sullo sviluppo” che è ferma all’ARS da mesi proprio per mancanza di copertura.
      Come se non bastasse, il dirigente generale dell’assessorato Bilancio ha dichiarato di stare lavorando per cercare di rateizzare la restituzione della somma per ridurre in qualche modo l’effetto negativo di questa spesa imprevista.
      A questo punto, mi chiedo:
      1) Ma insomma, questi soldi ci sono o non ci sono?
      2) Se non ci sono, dove sono andati a finire?
      3) Ma possibile che qualcuno abbia avuto la faccia tosta di far credere ai siciliani che c’era la copertura per la “legge sullo sviluppo” grazie a questi soldi non nostri?
      4) Dopo che la Regione Siciliana ha contratto prestiti con le maggiori banche internazionali (su cui paghiamo interessi salatissimi), visto che ormai non troviamo più nessuno che ci presta soldi, è questo il “trucco” che il Governo si è inventato per fare un po’ di “scruscio”, cioè imporre tasse illegittime, incamerare un po’ di soldi e spenderli non si sa come, e poi dare la colpa a Bruxelles?
      Mi sa che siamo proprio alla frutta… anzi, all’amaro, e tutti noi dovremo lavare i piatti, dato che non abbiamo i soldi per pagare il conto.

    13. ma è vero che vuole ristabilire pure il primae noctis?

    14. IL PROCESSO al governatore CUFFARO
      cercavo spazio per la notizia e..

      “Antimafia di facciata”

      PALERMO – “L’ostilità di Cuffaro alla mafia è stata solo di facciata. A questo sono servite le sue grida sulla ‘mafia che fa schifo’ e i protocolli sulla legalità con le forze dell’ordine che ci ha rappresentato. Vi sono numerosi indici del grado di consapevolezza che nel tempo Cuffaro ha avuto delle dinamiche dell’organizzazione mafiosa e delle conseguenze che le sue informazioni pervenute a Guttadauro avrebbero provocato”.

      “La fonte di Cuffaro è il maresciallo Borzacchelli”. Riprende così la sua requisitoria il pm Maurizio De Lucia, nel processo alle cosiddette “talpe” nella Dda che si celebra davanti la terza sezione del tribunale di Palermo. Nel processo, tra gli altri, sono imputati l’imprenditore della sanità Michele Aiello, accusato di associazione mafiosa, e il maresciallo del Ros Giorgio Riolo, che deve rispondere di concorso in associazione mafiosa.

      “Da tutto il processo – ha detto il pm De Lucia – emerge che tra Borzacchelli e Cuffaro, vi è un collegamento sistematico e costante. Il rapporto tra i due risale nel tempo. L’elezione di Borzaccheli alle regionali del 2001 era per Cuffaro essenziale”. De Lucia ha poi ricordato le affermazioni del pentito Francesco Campanella, il quale ha dichiarato che “Borzacchelli proteggeva Cuffaro dalle indagini”. Borzaccheli attualmente è sotto processo a Palermo per concussione.

      “L’attività di Cuffaro è stata diretta specificamente all’agevolazione dell’associazione mafiosa”. Ha continuato il pm Maurizio De Lucia illustrando i profili giuridici dei reati di concorso in associazione mafiosa e di favoreggiamento aggravato dall’articolo 7, che configura l’aver agito nell’interesse di Cosa nostra.

      “Nel caso di questo processo – ha detto il pm – è fuori discussione che attraverso le condotte di Cuffaro sia stato conseguito il risultato dell’agevolazione dell’organizzazione mafiosa. Per questo motivo riteniamo provata la condotta di favoreggiamento e l’aggravante dell’articolo 7 contestato per la vicenda Guttadauro e per questi reati chiederemo che venga sanzionata la responsabilità penale dell’imputato”.

      De Lucia ha sottolineato che Cuffaro, ponendo in essere le condotte contestate, “ha avuto il fine di salvaguardare l’associazione mafiosa o almeno la sua propagine di Brancaccio dalle indagini”.

      “Per quanto riguarda Cuffaro, manca il requisito di base del concorso esterno in associazione mafiosa, nel senso di una iniziativa dell’imputato volta a costruire un accordo con l’associazione criminale”. Ha detto il pm Maurizio De Lucia analizzando il profilo giuridico del concorso esterno in associazione mafiosa, reato che era stato originariamente contestato al Governatore, nella prima parte dell’indagine.

      “Per ipotizzare il concorso esterno – ha detto De Lucia – è necessario che vi sia un rapporto con l’associazione mafiosa e la volontà di interagire con le condotte altrui. Ovvero la ritenuta sussistenza di un preciso patto criminoso”. Il pm ha quindi rilevato che “il punto cruciale è la candidatura di Mimmo Miceli alle regionali del 2001”.

      “Se vi fosse la prova – ha detto De Lucia – che tale candidatura è stata concordata con Guttadauro, saremmo in presenza di una responsabilità di concorso esterno in associazione mafiosa per Cuffaro. Dagli atti, però, non emerge la prova di questa condotta. Non sono ritenute, infatti, prove sufficienti le dichiarazioni di Aragona le le conversazioni intercettate a casa Guttadauro sulle manovre pre-elettorali”.

      “Antimafia di facciata di Cuffaro? È solo un modo di vedere le cose”. Dice l’avvocato Nino Mormino, difensore del presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro. “Abbiamo portato in aula – ha detto – una serie di iniziative politiche di Cuffaro, tutte volte in direzione del contrasto alla mafia. Abbiamo preso atto dell’impostazione del pm che ovviamente non condividiamo – ha osservato Mormino – l’aspetto dell’intenzione di favorire la mafia attribuita a Cuffaro a noi sembra non provato, anzi provato al contrario”.

      “Il presidente Cuffaro – sostiene l’avvocato Nino Caleca del collegio di difesa – non si è limitato alle grida contro la mafia, come hanno testimoniato sia l’ex presidente dell’Antimafia, Roberto Centaro, che il capo della polizia Antonio Manganelli, i quali in aula hanno riferito come anche nei colloqui riservati Cuffaro si sia sempre espresso chiedendo l’adozione di provvedimenti contro la mafia”.

      Cuffaro è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa in un procedimento parallelo che è stato aperto nei mesi scorsi e di cui sono titolari il procuratore Francesco Messineo e gli aggiunto Giuseppe Pignatone e Alfredo

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