domenica 19 nov
  • La questione Emergenza cultura e precariato

    In questi mesi l’incontro Emergenza cultura a Palazzo delle Aquile e l’occupazione dei Cantieri Culturali da parte dei “Precari dello Spettacolo” ha messo in evidenza una situazione drammatica per la cultura cittadina. Circostanza peraltro origine indiretta della nascita del forum di Rosalio a fine agosto, cui simbolicamente Enzo76 ha dato l’estrema unzione su questo blog pochi giorni fa.
    La problematica, grave ed amplia, è stata rappresentata, semanticamente dai vari operatori con le parole Emergenza e Precariato. Queste parole a mio avviso spiegano da sole il disastro nel quale viviamo. Lo stato di emergenza, per definizione, non può prevedere interventi strutturali quanto piuttosto interventi in corsa. Se ho l’emergenza incendio, l’imperativo è spegnerelo, non certo progettare dei sistemi di sicurezza antincendio. E se mi percepisco in una situazione di incendio perenne, spenderò tutte le risorse a buttare acqua sul fuoco piuttosto che a prevenire che gli incendi ri realizzino e questo sia che gli incendi ci siano sia che non ci siano. Questo approccio ha portato nell’ultimo decennio ad una gestione in affanno e di brevissimo periodo, con il risultato, ad esempio, che non esiste a Palermo un regolamento per la gestione dei fondi pubblici per la cultura, la cui spesa è affidata alla sensibilità o alla forza politica dell’assessore o del consigliere di turno; ed alla capacità dialettica da parte dell’operatore di turno di urlare più forte il suo stato di necessità. Non esiste un progetto per la cultura e purtroppo non esiste in città un progetto condiviso quasi su niente, se non, forse, sul Palermo Calcio, progetto (per la fortuna di tutti noi) concepito al di fuori del nostro contesto socio-economico. Emergenza necessita interventi non ragionati, ma quasi istintivi, non un progetto quindi ma la negazione del progetto stesso. Il piano delle priorità non viene definito pertanto, come per la progettazione, dopo una analisi del problema ed una pianificazioe degli obiettivi, quanto piuttosto seguendo il carattere di urgenza delle questioni poste. Urgente ed importante sono d’altro canto due connotazioni delle necessità tra loro ben differenti. L’urgenza dettata dal telefono che squilla è cosa io credo ben diversa dall’importanza di leggere un libro o dare un bacio alla propria compagna. Non è un caso che pur condivisa la priorità delle seconde siamo generalmente travolti dalla prepotenza della prima. La sociologia del nostro vivere ci porta generalmente sotto la pressione delle urgenze, dettate da squilli, scadenze, che condizionano la nostra vita e la nostra capacità di guardare in prospettiva più di quanto pensiamo.
    In questi termini porre la questione cultura come emergenza, non fa altro che alimentare quel percorso involuto che in questi anni ha visto compiere sempre azioni a brevissimo raggio (rispondere al telefono) senza una visione unitaria e progettuale (leggere un libro). Ed allora (mi si perdoni il gioco) forse l’emergenza cultura è proprio il non saperla concepire altimenti che come emergenza. Aspetto purtroppo che accomuna entrambi gli attori della vicenda, le istituzioni ed i politici da un lato e gli artisti/operatori dall’altro. Stesso discorso vale per la questione del precariato. Io non sono in alcun modo solidale con un artista in quanto precario. Sono solidale con i precari in generale, e credo che le vertenze del precariato vadano affrontate nella loro totalità come questione strutturale nella società. L’accezione dell’artista precario è una sottospecie di quella categoria. Cosa diversa è affrontare la questione del precariato degli artisti nell’ambito di una generale assenza di progetto del comparto cultura. La risposta alla questione “precario” infatti è l’assunzione, il sussidio, la stabilizzazione; non mai la definizione di una progettualità nell’ambito della quale viene definito il ruolo dell’artista, i suoi diritti ma anche i suoi doveri. Il punto pertanto non può essere stabilizzare un precario, la progettualità generale dovrà tenere di conto del fatto che un percorso legato alla cultura necessità di artisti e che questi devono essere invogliati a operare e rimanere sul territorio in ragione del contributo che possono e sanno dare alla società.
    Ancora occorrerà interrogarsi sul ruolo che vogliamo abbia l’artista nella nostra società, cosa gli artisti devono dare in cambio delle sicurezze che la collettività deciderà di garantire loro, quali sono i mezzi e le risorse, in che modo costruire un terreno fertile per il loro operato ecc. ecc. In pratica é importante che questi operatori costruiscano una dialettica da intellettuali.
    Intendo chiarire che pongo la questione in maniera non polemica nei confronti di alcuno. Trovo importante che alcuni operatori abbiano cercato di sottolinerare dei problemi piuttosto importanti in Città, l’estremo gesto dell’occupazione rappresenta uno stato di disagio ben maggiore di quello che sembra rappresentare a prima vista, non è solo il disago di alcune compagnie di teatro, ma il vertice di una questione molto grave e profonda. Voglio quì farne fare una questione di sguardi, e la capacità di prospettiva che questi devono avere. Nella sostanza questa capacità è mancata a gran parte degli operatori e delle istituzioni che hanno operato a Palermo ed in Sicilia nell’ultimo decennio, e le eccezioni che per fortuna ci sono e ci sono state non eliminano la gravità del problema nel suo complesso.
    Penso che solo attraverso una reciproca assunzione di responsabilità ed un netto cambio di prospettiva si possano affrontare e risolvere i problemi in maniera strutturale, certo credo che affrontare le problematiche nella loro parzialità, visto l’oggettivo stato di degrado della Città, oltre ad essere inutile rischia di essere pericoloso, perchè continua ad alimentare un sistema, che privo di regole, ha generato molti elementi cancerosi.
    Aggiungo una notazione più banalmente strategica, come affettuoso consiglio ai miei colleghi. Porre la questione in termini di emergenza, di fatto indebolisce le vertenze per un’altra semplice ragione: se il tavolo è l’emergenza e non il progetto, allora è fuori discussione che in città esistono cose ben più urgenti della questione cultura. È quindi solo la sua importanza strategica che può dare la corretta priorità a questi temi, in quanto è indubbio che spetta alla cultura ed agli intellettuali cittadini disegnare il progetto generale della città per affrontare e risolvere l’insieme delle emergenze e delle esigenze. La cultura quindi è una questione importante perchè può intervenire sulla struttura stessa dei rapporti e dei pensieri che costruisocno la Città.
    La questione, sia chiaro, non può appartenere ad una parte politica o all’altra. Ma è politica nel suo appartenere a tutti noi come comunità. Prova per me ne è stata una discussione con un esponente politico locale sul tema generale delle regole. La mia tesi è che occorre riscrivere le regole del nostro agire comunitario, più prosasticamente bisogna decidere come devono essere spesi i soldi, e per realizzare quale progettualità di medio e lungo periodo. La sua posizione era che scrivere le regole ci distrae dall’urgenza del momento, dalla necessità di fare cultura. Mettendo in evidenza una dislessia tipica qui da noi e cioè che una cosa sia pensare, una cosa fare cultura. Con il risultato ad esempio di propugnare l’apertura degli spazi della cultura, prima di avere deciso cosa farci dentro, quali operatori e con che progetto coinvolgere. In pratica si apre un padiglione con un cartello “spazio della cultura” e la cosa sembrerebbe fatta. La politica dell’aprire spazi senza progetto è di fatto una delle Emergenze, generate dall’agire in Emergenza come dimostrano i Cantieri (guardando al passato), ma anche il Deposito Locomotive Sant’eramo (guardando al presente); usato quest’ultimo negli ultimi anni come discoteca, area fieristica, area espositiva ed adesso non si capisce usato da chi e per fare cosa.
    La buona fede del ragionamento di quel politico mi induce oggi a pensare che la questione è molto collegata alla incapacità da parte di tutti noi di immaginare il futuro. Qualunque esso sia, e quindi procedere per emergenze aiuta a tenersi impegnati credendo di fare qualcosa, ci aiuta forse a distogliere quello sguardo che guarda lontano, che forse ci spaventa e che forse non sappiamo più lanciare.

    Ospiti
  • 15 commenti a “La questione Emergenza cultura e precariato”

    1. La piazza del mercato è affollata, la calca inverosimile, tutti gridano e sperano di farsi sentire dall’unico bottegaio che ingaggia lavoranti, per un giorno, per un mese, chissà. Terra persa! Quoto il tuo pensiero, Giovanni Callea.

    2. sottolineo l’uso assolutamente improprio del termine dislessia. Dato che il testo riguarda la “cultura”, ci si attende che i termini usati non diano adito a confusione nei lettori e che parole dal significato assolutamente preciso non siano usati in modo qualunquistico come accade nelle più scadenti radio locali . Questo almeno nel rispetto dei dislessici.

    3. http://www.rosalio.it/forum è stato un tentativo per stimolare la riflessione sull’emergenza cultura a Palermo, ma anche un opportunità per tentare di costruire, quanto meno, una rete di individui che in questa città condividono la voglia di progettualità culturale ed artistica a medio-lungo termine.
      Se i politici di dx e sx che amministrano questa città non avranno mai di fronte una rete compatta di operatori che chiedono regole chiare e comuni per tutti, è logico pensare che il progetto culturale sarà sempre un fatto isolato approvato a tizio e a caio, amici di quell’assessore in quel contesto temporale.
      A Palermo, come dice Callea, si e’ uniti solo nel calcio. Ma sulla cultura si è stati sempre divisi, e questo è tornato comodo agli amministratori politici che hanno così costruito efficacemente la rete dei consensi sul territorio.
      Ma non c’è mai stata una rete di operatori culturali che abbia tentato di costruire un “regolamento comunale” per l’assegnazione dei fondi comunali alle iniziative culturali e abbia quindi chiesto a gran voce all’amministrazione di adottarlo come LEGGE UGUALE PER TUTTI.
      Se nessuno chiede l’adozione di questo regolamento comunale che tanti comuni piu’ civili di Palermo hanno, perchè gli amministratori locali dovrebbero adottarlo.
      Se in una comunità non c’è negli individui sensibilità verso le regole comuni, l’iniziativa non puo’ venire certo dagli amministratori comunali, almeno a Palermo!
      E allora si va avanti a forza di EMERGENZE e PRECARIATI, c’è il precariato degli LSU, c’è quello dei PIP, oggi c’è anche quello della CULTURA, ma l’emergenza non genera pianificazione strategica e progettazione a medio e lungo termine! Genera solo l’evento isolato che una volta concluso, non genera null’altro, e si ricade nuovamente nell’emergenza!
      Se non si capisce questo meccanismo, si cade nell’eterno errore del passato.
      Oggi, 2008, il comune di Palermo sta avviano il Piano Strategico che si basa su 9 assi, tra i quali l’ASSE CULTURA. E per questo ASSE l’amministrazione si siederà con i portatori di interessi culturali della città a discutere di pianificazione e medio e lungo termine (FORUM fisici). E i progetti (partenariati pubblico-privato) che nasceranno dal confronto (FORUM fisici) potranno trovare fondi nel POR SICILIA 2007-2013 che all’asse Turismo e Cultura dedica il 22,5% delle risorse nei prossimi anni (parliamo di miliardi di Euro).
      Quello è il momento in cui gli operatori culturali di Palermo possono sedersi nei FORUM fisici che l’amministrazione comunale organizzerà (stay tuned on-line 😉 e parlare NON DI EMERENZA CULTURA, bensì di PIANIFICAZIONE STRATEGICA CULTURALE a medio-lungo termine !!!!!!!!!!!!!!!!
      L’estrema unzione simbolica al Forum sulla “città che vorremmo” l’ho dato, ma come vedete la malattia di mandare input non l’ho ancora persa.
      – A BUON INTENDITOR CULTURALE: cancellate la parola “EMERGENZA” (è un loop, senza uscita) e cominciate ad allenarvi al termine PIANIFICAZIONE STRATEGICA E PROGETTAZIONE ESECUTIVA, dotate le vostre Associazioni artistiche e culturali di PROJECT MANAGER e cominciate a costruire progetti a medio e lungo termine (anche e soprattutto in rete con altri operatori) e presentatevi con progettualità ai FORUM fisici dell’amministrazione comunale sull’ASSE CULTURA del PIANO STRATEGICO DELLA CITTA’ http://www.comune.palermo.it/Bandi_di_gara/bandi_2007/bando_571_capitolato.pdf
      …. stay tuned on-line !!!

    4. Sei di Palermo se…lavorare ti stanca, la casa ti spetta, il sussidio pure, senza far niente, pensare ti stressa…. ferro e fuoco la città… ti devono dare tutto quello che vuoi… i politici… cu e ghe’… a te non interessa… sei fautore del precariato sicuro… ti piace questa definizione… speri, fiero, che tuo figlio segua le tue orme, prenda il tuo posto, un giorno. Un c’è bisogno ca ti susi e 6, non è ca a timbrare!
      Degli amici bergamaschi mi chiedevano, in visita a Palermo, che cosa ci facessero tutti questi uomini, senza fare niente, in piazza. Io ho risposto che stavano facendo i “precari sicuri”, non sembra ma si stancano! Ed io pago! Qui, purtroppo, volontà di lavorare non ce ne è! Chi vuole, lavora.
      Adesso vogliamo i “precari sicuri” pure nello spettacolo… la casa teatro…il sussidio al mese… perché mi spetta…. e se non me lo danno, lo spazio, lo occupo e se me lo tolgono, me ne prendo un altro! Curiosa, poi, a guardarla bene, la lista dei firmatari… da una parte enti o associazioni che hanno letteralmente prosciugato le casse regionali, provinciali e comunali, che prendono “aiuti” dallo stato, dall’ Eti e che possiedono una “casa-teatro”, chiusa agli artisti locali, e dall’altra ignoti, senza arte né parte e…. mi scuso se , invece, in mezzo c’è chi, cerca di costruire qualcosa di buono giorno per giorno, ma non ha ancora capito che i “collettivi” non sono un bene per la città e soprattutto per l’arte in genere.
      Studiamo…lavoriamo…ma tanto… è un nostro dovere… da uomini… cerchiamo di non pensare solo a ciò che crediamo ci spetti… ad ipotetici diritti… è da perdenti… da “precari sicuri perdenti”!

    5. allora innanzi tutto gli spazi vengono ceduti non so con quale criterio.
      perchè personalmente conosco ragazzi che avrebbero usato lo spazio suddetto del sant’erasmo per un piano organico e interessante ma invece è stato ceduto ad un locale-pub-discoteca.

      per il discorso semantico di “emergenza” forse sono d’accordo. l’emergenza porta sempre altra emergenza.
      ma l’emergenza in quanto emerge vuol dire che c’è tanta roba sotto.
      tanti bocconi amari.
      tanti c’è tanto altro da fare che cosa vuoi fare lo spettacolino?
      tanti “fai il progettino al comune, però che capiscano se no non te lo finanziano”.
      tanti anticamere assessori che non sanno, quasi, mai cosa dire.
      purtroppo c’è un impoverimento generalizzato e i nostri politici soprattutto questi cercano di rincorrere l’abbassamento invece di cercare un innalzamento.
      perchè è più facile è più “immediato”.
      nessuno ormai pensa ad un progetto a lungo termine.
      faccio un esempio aria di libri, la notte dei mille racconti, il genio di palermo… possono essere considerati belli o brutti non importa ma attiravano gente e facevano conoscere cose diverse epunti di vista diversi.
      erano manifestazioni che avendo già qualche anno dovevano diventare “un’impalcatura” a palermo. invece tutto si perde.
      si perde perchè (come è sempre stato) l’arte è considerata cosa facile, cosa che tutti possono fare.
      del resto tutti siamo un po’ artisti!! NO???
      nessuno si sente un po’ biologo.
      ed è lì il problema.
      banalizzando così l’arte si danno i soldi a chi pare al politico di turno destra e sinistra.
      perchè con orlando lavoravano i soliti noti e ora lavorano altri soliti noti.
      i vecchi compagni di scuola gli amici di vecchia data. etc etc.
      e quindi si danno i finanziamenti per attività di “amici” men che mediocri.
      attività a cui ho partecipato anch’io e lo vedo come si sperpera il denaro.
      ma il biondo stesso quanti soldi si frega e quanto ridà a Palermo… vergogna…
      io credo che ci voglia una certa trasparenza nel sapere come fare ad avere fondi e sapere a chi vengono dati.
      io la soluzione non ce l’ho. perchè per primi noi artisti/operatori appena il comune ci dà 3000 euro ce ne andiamo a casa soddisfatti come immensi mendicanti quali siamo.
      non abbiamo dignità alcuna, elemosiniamo spiccioli alle volte, bei soldi altre. ma elemosiniamo e poi ci vediamo passare cantanti Pop strapagati per una serata.
      o teatri che possono permettesi questo e quello o santuzze varie con swarosky.
      siamo umiliati.
      allora invece che precari dello spettacolo preferisco chiamarci UMILIATI DELLO SPETTACOLO.
      mentre cerchiamo di andare avanti la gente ci dice per strada andate a lavorare. mentre i negozidi griffe sono pieni con la fila noi siamo lì a cercare di capire che fare.
      è una situazione nera io ne parlo da Presidente di Libraria. ma credo che comunque sia una questione nazionale. e quindi vedo aempre più lontana una soluzione
      amen

    6. proseguendo: noi dove eravamo quando hanno chiuso il genio di palermo???
      e con noi intendo quelli che operano in quest’ambito. perchè il lelio ha quel po po di finanziamenti nonostante la scarsezza evidente a tutti del cartellone?
      purtroppo la cultura è polvere intangibile non è una cosa solida (se no la copiavano i cinesi?? heheheh)

    7. Accolgo l’invito alla riflessione lanciato da Giovanni Callea a cui mi associo nell’analisi generale e a cui vorrei integrare alcuni brevi concetti e metafore che mi sovvengono in queste ore di degrado nazionale.
      Vorrei ricordare infatti che esistono delle massime universali che in se racchiudono il significato delle nostre azioni e una di queste é quel famoso adagio buddista che recita: “se vuoi conoscere chi sei guarda che cosa hai fatto, se vuoi immaginare chi sarai guarda a ciò che fai adesso”.
      Una frase così semplice ci indica in maniera chiara ed inequivocabile le nostre responsabilità individuali ed al tempo stesso collettive in merito alle azioni che sono state svolte o anche volutamente o indirettamente omesse e che le azioni da svolgere saranno determinanti per la sanità della nostra esistenza.
      I rifiuti di Napoli, monito del baratro in cui abbiamo spinto il nostro territorio, è emblema del “nostro rifiuto” a sentirci cittadini e protagonisti della nostra era e a delegare sempre ad altri la decisione e la non decisione, a disinteressarci del quotidiano “collettivo”.
      Adesso, quando oramai è troppo tardi, ci rendiamo conto che tutto ciò si paga realmente con la vita, con i nostri malanni, con le nostre nevrosi ed angoscie, con la violenza del nostro quotidiano, con il p.i.l. che diminuisce. Ce la prendiamo con i politici e gli amministratori, ma i politici che abbiamo eletto sono lo specchio di noi stessi, ovvero siamo “noi”, è il nostro amico, il nostro parente, il nostro vicino di casa.
      La richiesta di una progettualità profonda è quindi sacrosanta se non vogliamo essere sommersi dai nostri “rifiuti”, che non sono fatti solo di immondizia, ma anche di una lunga assenza di assunzione di responsabilità a tutti i livelli che ha acconsentito di farci divenire “rifiuti” di noi stessi ovvero quello di essere e divenire cittadini, civili, umani, pienamente europei.
      C’è da dire, con una nota di umor nero, che stiamo facendo veramente una figura “immonda”.
      Allora in un quadro così devastante Palermo e la Sicilia non possono tirarsene fuori perché è ancora per puro caso che non siamo alla situazione di Napoli (basterebbe realizzare gli inceneritori previsti, mantenere la raccolta differenziata al 5% come è attualmente e bruciare tutto il resto per autodevastarci con diossina, polveri sottili e ceneri tossiche e per compromettere per decenni le nostre città e il nostro territorio). L’emergenza è quindi totale e va affrontata in maniera decisiva ed energica per ottemperare alle necessità vitali, ma parlare di “emergenza” culturale è una contraddizione in termini in quanto la cultura serve a costruire nel tempo (e non nell’immediato, poiché è impossibile) capacità progettuali, dare senso alla collettività, costruire e ri-costruire identità, forgiare gli uomini nuovi. Quindi, se non vi è una pianificazione reale dei pensieri e delle azioni, una mobilitazione estemporanea, se pur legittima, ma destinata ad avere solo obiettivi “intermedi”, non aiuterà a salvarci dai “rifiuti”. Se quindi siamo in questo stato la cultura, la società. la politica stanno dimostrando di aver finora fallito o per incapacità o per omissione: non sarà il forse il caso di darsi una smossa attraverso una mobilitazione coordinata e costruttiva, per evitare il perpetrarsi di errori che potrebbero rivelarsi fatali tra qualche “ora”?
      A ogni modo gli amministratori locali e i cittadini, ovvero tutti, devono rendersi che è finita l’era della deresponsabilizzazione a cui la guerra fredda e gli ultimi vent’anni d’incoscienza collettiva ci hanno abituato, e che è arrivato il momento che le opportunità non si devono buttare al vento perchè non ce le regala più nessuno. Fare politica è un’opportunità per cambiare la società: il più grave atto che un uomo o un gruppo di uomini può fare è sprecarla facendo solo i propri interessi o omettendo una visione “glocale” (globale in relazione al locale, parola molto gettonata da qualche anno). Gli intelletuali, gli uomini di cultura, gli artisti sono chiamati in causa a progettare il futuro nelle forme e negli idonei contenuti e di pretendere energicamente che l’amministratore, qualora non lo faccia, spenda bene le risorse (senza mai dimenticare che sono “frutto” del sudore di chi lavora e paga le tasse), obbligandolo a muoversi in un mondo di regole sane e intelletualmente concorrenziali (ovvero vincano le idee migliori e più sane!).

    8. 14 gennaio 2008 ma in Francia gli attori e gli artisti hanno un sussidio quando non lavorano lo sai?
      certo forse non tiriamo su balatoni ma magari anche il nostro lavoro serve.
      certo non pretendiamo di avere il sussidio (troppa grazia) ma almeno di avere la possibilità di capire come chiedere finanziamenti e spazi e soprattutto come non vedere quelle inutili quanto mai fastidiose facce delle segretarie e inservienti vari dei vari palazzi zino trabia e chi più ne ha più ne metta che ti guardano dall’alto in basso come se fossimo elemosinanti!!!

    9. Luigi io scenderei in piazza se col denaro pubblico si desse un sussidio agli artisti che non lavorano. Ci manca solo che dopo gli LSU facciano le cooperative di teatranti! 😉

    10. certo l’Italia non è la Francia. ma l’emergenza cultura è un’emergenza vera e propria. il discorso che fai tu giovanni è assolutamente vero e sacrosanto, ma parallelo. nel senso che un’emergenza è una situazione da cui si parte svantaggiati. allora si deve recuperare l’emergenza e poi mettersi al lavoro per tentare di disegnare una politica culturale di lungo termine, un progetto per la città e la regione. il precariato non è un male, penso che lo sappiano bene i “precari dello spettacolo”, quello che è male è che non ci siano le opportunità affinchè si possa vivere con il precariato. questo non è chiedere uno stipendio, è chiedere che si rispetti il lavoro in cultura. questo è quello che penso io. se quattro teatri sono diretti da una persona sola e tutti gli altri sono schiffarati che si fa? è una cosa normale o va sotto il nome di “emergenza”?
      così per l’uso degli spazi, ancora oggi alcuni artisti di teatro riconosciuti a livello nazionale e internazionale non hanno nessun posto dove provare. così per l’organizzazione delle mostre (contate le mostre di bruno caruso o gianbecchina negli ultimi 10 anni) con tutto il rispetto per entrambi,e altri artisti che vanno in giro in tutto il mondo, qui non lavorano. in tutto questo denuncio una situazione di ignoranza diffusa e di approssimazione non indifferente. oggi tutti organizzano mostre e parlano di management della cultura. non tutti però sanno esattamente cosa sia. anche questo va messo sul piatto, la professionalità e la creatività vanno di pari passo, la famosa definizione di creatività: 10% ispiration e 90% perspiration, non è casuale. per cui un discorso sul merito e le competenze è preliminare, non cozza con il sacrosanto diritto che tutti abbiamo di dire la nostra, ma sono due livelli diversi e tali vanno mantenuti.
      non sto scrivendo molto per ora su rosalio nonostante siano argomenti che mi stanno a cuore perchè ho scelto di fare qualcosa su di un altro piano. non perchè non ritengo validi strumenti come forum o altro, anzi! ma perchè niente è sufficiente in questa situazione e quelli che siamo siamo comunque troppo pochi.

    11. Siamo pochi e scriviamo troppo ahimè…mentre quello che serve è darsi da fare come ripeto da settimane. Continuano a latitare le collaborazioni, le nuove iniziative, la voglia di rischiare.
      Cristina Alaimo mi farebbe piacere sapere (sempre se possibile) che cosa intendi con “altro piano”.
      Magari potrebbe aiutarmi a risolvere il mio annoso problema!

    12. Sì, Luigi, so benissimo che in Francia gli “attori” prendono un sussidio se non lavorano; il problema è che qui il termine “attore” è diventato, per la maggior parte, una semplice definizione di picciutteddi senza esperienza. Come dicevi tu, qui, tutti si sentono un po’ attori, un po’ artisti. Il sussidio, in Francia, non viene dato a chi si definisce attore o artista ma a chi lo è veramente, a chi cioè ha fatto un certo numero di giornate lavorative, a chi ha una certa esperienza. Professionisti, insomma. E non è una cosa soggettiva. E non dura una vita.

    13. certo è vero che ci sono degli improvvisati anche tra i più famosi in città.
      tutto sa di improvvisato.
      di impostato solo per prendere il finanziamento

    14. paloma, il problema (a mio avviso ma anche di altri) è politico, per cui pur continuando a fare e a scrivere, cerco di lavorare dentro la politica…a cosa ti riferisci con annoso problema? (se è lecito?)

    15. Sinceramente non mi stimola l’idea di passare prima dalla politica per ottenre un risultato. Mi sembra assrudo. Chi fa politica deve garantire le condizioni ideali affinchè tutti possano sfruttare le propriè capacità. E non diventare un politico per sfruttare solo le sue.

      PS: Dove posso trovare info sulla scuola Teatès? Esistono ancora i corsi? Sul web non trovo nulla!

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