sabato 21 ott
  • Quaderno di Palermo 13

    Adesso che tutti noi viaggiamo in massa per il mondo globale con le compagnie aeree low cost, le quali ci portano in luoghi prima accessibili solo a gente benestante, adesso che possiamo parlare di viaggi realizzati e non più sognare luoghi irraggiungibili per le nostre tasche, adesso crediamo di essere più certi che mai – i nostri occhi ne sono infallibili testimoni – che i comportamenti degli umani non possano risultare uguali da nessuna parte, nonostante la globalizzazione ormai dilagante. È chiaro che ciò che fanno quotidianamente gli abitanti di un qualsiasi luogo, sembra loro la cosa più naturale al mondo. Al contrario, gli sprovveduti viaggiatori che si recano in qualsiasi luogo, quando rientrano a casa pensano di aver scoperto non-si-sa-che-cosa, mentre la loro sfuggita presenza non ha probabilmente lasciato alcuna traccia negli abitanti dei paesi visitati che, come se niente fosse, continuano a campare con le loro abitudini.
    E una delle vostre abitudini, cari palermitani, che colpisce tanto il forestiero di passaggio come chi abita tra di voi da ormai più di due anni, è lo strano rapporto che instaurate con la macchina e il motorino. Certo, per voi che siete di qua sarà una cosa assolutamente banale, ma per me ancora oggi è motivo di stupore e di riflessione. Non mi riferisco tanto a questo bisogno che ha ognuno di voi di spostarsi dietro l’angolo di casa con uno dei due suddetti veicoli, perché quasi tutti qui possiedono sia l’uno che l’altro, proprio come se i piedi servissero soltanto a mostrare in giro un paio di scarpe – italiane, ci mancherebbe altro -, quanto al bisogno diciamo naturale poiché intrinseco a una cultura, di passare gran parte della propria giornata dentro una macchina o sopra un motorino. Sì, uno rimane attonito quando per le strade della città, in macchine parcheggiate alla meno peggio, continua a imbatttersi in persone messe nella loro auto come se fossero nel salotto di casa. Ecco, forse non sarebbe sbagliato dire che la macchina funge per il palermitano addirittura da aggiunta o complemento del focolare protettivo e domestico; questo senza considerare il solito status symbol dell’automobile, oggetto tanto importante in una mentalità così individualista come quella siciliana. E cosa fanno quindi tutte queste persone chiuse nelle loro auto, parcheggiate su strade che sono roba di nessuno, luoghi che si usano per abbandonare quello che non serve, munnizza o altro? Per prima cosa, appunto, si godono il loro possesso; poi, parlano al telefono, per ore, instancabilmente, oppure si fanno un pisolino, verificano documenti, lavorano, ascoltano musica… o abbassano il vetro del finestrino attaccando discorso con qualcuno. Certo, c’è di peggio, come è il caso di quei concittadini che fanno gli acquisti nei mercati rionali senza scendere dallo scooter e appestano l’aria e il cibo con il gas di scarico. Anche se gli autisti, se possono, posteggiano davanti al negozio per poter controllare meglio la macchina da dentro. Come mi aveva detto un amico un giorno mentre mi sgranchivo un po’ per le vie di questa amata città, i palermitani non solo hanno appena abbandonato il cavallo, ma si spostano dovunque come se ancora ce l’avessero e indubbiamente pensano di avere il diritto di poterlo lasciar dappertutto una volta usciti di casa.

    Inarrivabile.

    Ospiti
  • 11 commenti a “Quaderno di Palermo 13”

    1. Gentile Eduardo,

      una domanda breve e schietta: ma cosa ama di questa città? Curioso di leggere la sua risposta.

    2. nemmeno i cavalli, gli asini e i muli si poteva lasciarli ovunque.

      e comunque a parte l’educazione che si impara dai genitori, ammesso che questi ultimi la possiedano, se la polizia municipale andasse subito al nòcciolo del problema, sanzionando e applicando telecamere in punti strategici, nessun palermitano con un qi accettabile, oserebbe più lasciare la macchina come càpita.

    3. Il cavallo? Il mulo!

    4. Ah ah splendido post Eduardo, mette a fuoco uno dei viziacci del Palermitano ferendolo nell’orgoglio. Mai toccare la macchina ad un palermitano, mai!!!

    5. io quella del cittadino n°76345 ( ma cu è? ) non la considero nemmeno una domanda.
      Orgoglio assurdo.

    6. Purtroppo i palermitani del 2010 riflettono perfettamente con i loro usi la Sicilia del dopoguerra, mantenendo il dna dei padri che una volta si facevano portare in giro dallo “sciccarieddo”, solo che adesso si “annacano” dentro macchinoni e su motoroni sui quali il 99% delle volte stonano non poco!!!

    7. Io non ho la macchina e mi sposto con una bici elettrica, ma siamo davvero in pochi!

    8. Dopo le precedenti elucubrazioni solipsiste, di cui francamente era difficile cogliere il senso, questa volta Eduardo centra il bersaglio. Evidentemente – lo si vede da alcune reazioni scomposte – ha toccato un nervo scoperto del palermitano medio!

    9. cittadino 76345 (mi sa tanto di grande fratello .. quello di george orwell .. 1984), invece tu cosa ami di questa città?
      ancora più curioso di leggere la tua risposta….
      pregasi astenersi risposte del tipo: il mare, le panelle, la giovialità, la simpatia del palermitano .. e analoghe min..te

    10. Anche io mi sposto con una bici elettrica e sono uno dei pochi di cui parla Franz. Marcopy, ti basta come risposta? Preciso inoltre che la domanda era rivolta all’autore del post e non a utenti con username del tipo marcopy o altro. Non è assolutamente ironica ed è stata formulata in base alla particolarità che Eduardo sembra non essere nativo del luogo. Per questo la sua risposta potrebbe essere interessante. Marcopy, sia chiaro, ti ho risposto per educazione.

    11. Strano che tu “straniero” a Palermo non lo sappia. Il problema di tutto ciò è la mancanza di servizi pubblici efficenti che sono del tutto assenti in una città africana di queste dimensioni. In una città europea cm Palermo esisterebbe una seria metro pesante che in qualsiasi città di una certa dimensione è stata fatta ma qui stranamente l’ingegneria moderna è incapace di fare. Si eliminerebbe così sia il traffico sia l’inquinamento sia i posteggi in tripla fila e tutto quanto… Puntare solo su Autobus e Tram non risolverà nulla… È strano che la gente non ne parli mai della necessita di una metro pesante…con fermate frequenti e nei punti cruciali della città….anche per eliminare certi vizi di cui parli. Bisogna proporre alla gente mezzi che convengono, non autobus o tram che non sai quando li prendi ne quando arrivi.

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