lunedì 22 gen
  • Io so i nomi dei responsabili

    Io so i nomi dei responsabili della drammatica situazione della nostra città.
    Io so chi è responsabile per i cumuli di immondizie che ormai occupano anche i nostri incubi.
    So chi è responsabile per il progressivo sfilacciarsi del tessuto culturale, imprenditoriale, emozionale di Palermo.
    So chi è responsabile del fatto che da capitale del passato, e possibile capitale del futuro Mediterraneo, siamo oggi poco più di una città di provincia.
    Io conosco i nomi.
    I responsabili sono Leoluca Orlando, il sindaco della rinascita e della primavera, che non è riuscito a radicare l’importante lavoro fatto, lasciando suo malgrado un clima di odi e vendette; Diego Cammarata, l’attuale sindaco, di cui ho avuto l’occasione di sperimentare l’entusiasmo della prima candidatura, che ai tentativi positivi e negativi di quella esperienza non ha saputo dare seguito.
    Ho scritto per lui un progetto per i giovani, fatto di luoghi di incontro, sale prova per i musicisti e compagnie di teatro, sale registrazioni, spazi condivisi per la lettura e la socialità. Ci credevo e sembrava crederci pure lui, eppure qualcosa deve essere successo, qualcosa è cambiato.
    Responsabile è Gianfranco Miccichè, la persona più potente della Sicilia che non sembra ancora riuscire, nonostante le sue indiscusse capacità e qualità, a dare una sferzata positiva alla nostra città. Responsabile è Nino Bevilacqua, probabilmente una delle persone più capaci che ho conosciuto, distratto e legittimamente concentrato nella sua professione. Responsabile Francesco Giambrone, per me un modello: il Teatro Massimo da lui diretto si è aperto alla città, suo il progetto incompiuto dei cantieri culturali, sua certamente una grande capacità di visione che alla fine ha deciso di negare a questa città.
    Responsabile è Gaetano Armao, una promessa politica da anni, ora con un ruolo straordinariamente importante. Assessore di uno degli assessorati più efficienti della regione. Assessore di un comparto che dovrebbe essere chiamato assessorato al futuro. Assessore, è il momento di mantenere quella promessa.
    Responsabile è Sergio Troisi, un intellettuale raffinato da sempre al di fuori della vita pubblica; responsabile è Gianni Riotta e tutti i giornalisti palermitani di primo piano nazionale, sono tanti, che hanno deciso di lasciare Palermo ed adesso che sono influenti ed importanti restano spettatori immobili.
    Sono responsabili Emma Dante e Davide Enia, due artisti di profondo acume che non riescono ad andare oltre una denuncia, forte spietata e necessaria.
    Sono responsabili Franco Scaldati, Michele Perriera, Roberto Alajmo, Giovanni Sollima, tutte figure di primo piano intellettuale ed artistico.
    Responsabile Maurizio Carta, il miglior assessore al centro storico che si potesse desiderare, capitato in uno dei momenti più bui della città.
    Responsabile è Stefania Petyx, che ha mostrato a tutti dei lati oscuri che andavano mostrati.
    Responsabili Fabrizio Ferrandelli, Nadia Spallitta, Vincenzo Tanania, entusiasmante il loro volere dare voce agli ultimi, la loro esigenza di rappresentanza, indispensabile adesso sedersi a dialogare.
    Responsabile è Tommaso Nastasi, mio fraterno amico, che ha deciso di fare lo scienziato in America prima a Roma poi; responsabii tutti gli amici, con i quali a vent’anni piangevano per le stragi con la determinazione di costruire un futuro diverso, ci siamo persi ciascuno dietro ai propri errori, e sembra persa quella disperata energia di cambiamento che avevamo.
    Responsabile Ferruccio Barbera, mio maestro, scomparso troppo presto.

    Questi sono alcuni nomi che mi vengono in mente, ho l’elenco completo, lo abbiamo tutti in realtà, i nomi si trovano in ordine alfabetico nell’elenco telefonico di Palermo. Sono centinaia di migliaia, siamo centinaia di migliaia i responsabili.
    In quell’elenco ci sono anche io, naturalmente, e mi sento particolarmente responsabile, nel mio desiderio di smuovere qualcosa ho commesso errori, tanti, mi sono mosso disordinatamente, ho creato nemici che non volevo, ho offeso talvolta anche volutamente, e peggio, preso atto del fallimento; come tanti, ho dato le colpe agli altri, ai miei concittadini, alla politica, finanche al clima. Ho trovato la giustificazione ai miei occhi per farmi i fatti miei, autoassolvendomi per il mio disinteresse civico. Ho snobbato la moribonda vita culturale e sociale di Palermo, ho fatto crescere in me la disistima ed il rancore per quelli che vedevo inerti ed inermi accanto a me, e non capivo che ero afflitto dallo stesso identico male: una disperata e cinica disillusione.

    Adesso, che sono padre da pochi mesi, come gran parte di quelli che ho citato, come molti di quelli che stanno leggendo, comprendo che le nostre responsabilità sono troppo grandi per lasciarci trascinare nelle puerili beghe di quartiere, alle quali io stesso mi sono prestato e, fino a qualche giorno fa, anche sulle pagine di questo blog.
    Voglio che mia figlia cresca combattente e non si scoraggi, come ho fatto io, come abbiamo fatto tutti noi, arrendendoci di fronte al male che abbiamo ritenuto incurabile, di fronte all’astenia della nostra città.
    Voglio che mia figlia sia proattiva e cerchi di dare un contributo in positivo, che non scarichi comodamente su altri le sue responsabilità, come io ho fatto, come ciascuno di noi ha fatto e fa quotidianamente, in questi anni ed in questi mesi, cercando sempre un colpevole di turno. Sempre qualcuno cui puntare un dito contro.
    Non è il sindaco Cammarata che voglio difendere, ma è stato fatto da persone che stimo un tiro al bersaglio, probabilmente in quella fase necessario, ma che non serve adesso a risolvere i problemi, che non lo aiuta a fare il suo dovere, che non è la soluzione.

    Sono colpevole, siamo colpevoli.
    Mentre Palermo affonda, altre città del mondo, con problemi analoghi o maggiori, sono riuscite o stanno riuscendo a riprendersi, modelli e percorsi noti a tutti, Dublino, Liverpool, Barcellona, Torino e tanti altri.
    È necessario un reciproco riconoscimento ed una reciproca legittimazione. È necessario ripartire con un patto sociale, per ricostruire quello che appartiene a tutti noi. Il nostro amor proprio. Il nostro senso di appartenenza. La nostra voglia di grandezza che si ferma sempre più alle parole e trova sempre meno concretezza nei fatti. Dobbiamo tornare a fare cose grandi, ad emozionarci, a pensare al futuro, e smettere di raccontarci come grandi cose la povertà del nostro quotidiano.
    Nelson Mandela, una delle persone più importanti nella storia del nostro tempo e probabilmente della storia dell’umanità, ha costruito sul perdono il futuro del suo paese che oggi, dopo solo venti anni dalla fine dell’apartheid, ospita i mondiali di calcio. Ho pianto quando è entrato in campo, per lui la coronazione di un sogno durato una vita. Non avrei perso quelle scene per nulla al mondo. Quel gesto significa che con il perdono e la cooperazione, fazioni che per centinaia di anni si sono uccise e violentate, in solo due decenni sono riuscite a rinsaldare il patto sociale ottenendo risultati impensabili.
    Occorre chiudere a Palermo la stagione delle invidie, delle gelosie e delle vendette. Abbiamo molto meno da perdonarci gli uni gli altri di quanto non avessero in Sudafrica.
    Io sono contento che un palermitano sia presidente del Senato, che un giovanissimo regista, Alessando Aronadio, abbia avuto prodotto il suo primo film, sono contento che sia un palermitano ad occuparsi della nostra festa, dopo anni di colonizzazione (che diventi regola piuttosto) e che Emma Dante, Davide Enia, Ficarra e Picone e tutti gli altri abbiano successi in Italia ed all’estero. Sono contento che il mio amico Sandro Tranchina abbia un importante incarico in Brasile. Penso che dovremmo gioire sempre dei successi dei nostri concittadini.
    Abbiamo bisogno di leader, abbiamo bisogno di qualcuno che prenda per mano la Città e la tiri fuori dal fosso, serve per iniziare una generale stretta di mano, un perdono sul passato e l’impegno categorico a costruire e mantenere le regole, un punto zero dopo il quale niente potrà essere concesso o perdonato. Ma occorre azzerare e ripartire. Adesso.
    Serve un movimento civico della città che non faccia esclusi, abbiamo bisogno delle competenze e delle energie di tutti. Abbiamo bisogno di molti passi avanti e molti passi indietro. Dice Mandela che il vero leader segue il gregge. Abbiamo molti capi in testa al gregge, che uno vada in fondo a guidarci.
    Non dimostreremo di essere vincenti se batteremo a braccio di ferro il nostro compagno di banco, è con lui che dobbiamo andare alla conquista del mondo.

    Venti anni fa ho fatto una scommessa. Ho scommesso su questa città. Ero giovane e pensavo da solo di cambiare il mondo. Sono passati venti anni. Non l’ho cambiato. Ho imparato la lezione. Da soli non si può cambiare nulla.
    Scommetto ancora. Con più convinzione di allora. Ma so che se vogliamo cambiare possiamo farlo tutti insieme rispettandoci e sostenendoci nelle difficoltà che incontreremo.
    Sono molto fiducioso, è la fiducia della disperazione, perché so, come chiunque abbia un po’ di buon senso, che non abbiamo altra scelta, se non rimboccarci le maniche e ripartire.

    Ospiti
  • 154 commenti a “Io so i nomi dei responsabili”

    1. Grandissimo post, Giovanni.
      Scommetto ancora e non sei solo. Sono con te.

    2. “È necessario ripartire con un patto sociale, per ricostruire quello che appartiene a tutti noi. Il nostro amor proprio. Il nostro senso di appartenenza.”
      Questo passaggio mi pare politicamente importante e da porre come prorità assoluta.
      Altre volte tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento Palermo ha saputo trovare una formula chiamiamola di solidarietà cittadina nella quale si annullarono le faziosità delle parti.
      Anche oggi possiamo azzerare i giochi politici dei gruppi che si affrontano per contendersi le ossa di una carogna in putrefazione.
      Basta volerlo. Ed iniziare con fatti concreti.
      Si facciano avanti e si mettano davanti quelle persone di specchiata virtù che spesso restano nell’ombra o vengono lasciate all’ombra.
      La Palermo degli onesti è ancora viva, che venga fuori.

    3. Caro Giovanni, il tuo post stimola alla riflessione.
      La città occidentale nasce essenzialmente su un “patto di cittadinanza”, sulla volontà di costruire una armatura dei diversi punti di vista, bisogni e capacità per sorreggere il progetto di futuro che la comunità intende darsi.
      E’ più di un patto sociale, spesso passivo, è un patto di responsabilità, un accordo di progetto, la condivisione di una visione di futuro.
      Caro Giovanni, il tuo post ci richiama alla responsabilità di cittadini e di attori del cambiamento, in qualsiasi posizione della scacchiera ci troviamo, ci richiama all’azione.
      Tutti noi abbiamo avuto occasioni, tentazioni e voglia di andare via da Palermo, ma molti di noi non lo hanno fatto, anzi la hanno eletta a luogo per la costruzione di una nuova famiglia, luogo del lavoro e delle passioni. E negli ultimi anni da professore, da urbanista e oggi da amministratore pubblico sento crescere dentro l’orgoglio di questa scelta e vedo attorno a me, attorno a noi, altrettanta voglia di ricucire il tessuto civile della città, rinunciando ad egoismi spesso consolatori, superando o abbattendo barriere di pregiudizio.
      Abbiamo bisogno di tornare a parlare con voce condivisa, con parole che uniscano, con fatti che aggreghino, perché la soluzione dei problemi di Palermo deve necessariamente poggiare su molte spalle capaci di reggerne il peso, senza sottrarsi dalle responsabilità individuali, ma anche senza nascondersi dietro la difficoltà delle soluzioni.
      Tra le tante domande che possono orientare quell’approccio proattivo che tu auguri per tua figlia, e io per la mia e che cerco di trasmettere ai miei studenti, una tra tutte: cosa vuole essere Palermo? Perché come sarà, quali soluzioni adotteremo e quali strade intraprenderemo dipenderà da quale ruolo saremo in grado di dare alla nostra città in una regione, in un paese, in un mondo sempre più interconnessi e in competizione.
      Il progetto di futuro è innanzitutto avere un futuro da perseguire, capace di fare da selezionatore delle soluzioni e da focalizzatore delle diverse energie.
      Palermo ha grande energia potenziale, ha bisogno di trasformarla in energia cinetica, ha bisogno di generare lavoro e valore, ha bisogno di ricostruire le catene di distribuzione (il tessuto urbano, sociale, economico, culturale) che trasferiscano l’energia a quelle parti più deboli che non sono ancora in grado di generarla.
      Caro Giovanni so che non ti sei arreso, so che non mi sono arreso e che siamo moltitudine, ma dobbiamo tornare una comunità.

    4. Mandela ha pagato di persona la libertà del suo popolo, 27 anni di carcere. Mandela non era solo, c’erano gruppi sparsi in tutto il mondo che lo sostenevano spiritualmente e materialmente. Eppure non è bastato, ora il Sudafrica è il paese con la più alta violenza al mondo, stupri e omicidi. Non mi sembra una paragone felice. Condivido la speranza di trovare una persona che come Mandela sia pastore e non capobranco. Qual è il desiderio del nostro popolo?

    5. Secondo me bisognerebbe organizzare delle iniziative di protesta.
      Tanto per cominciare boicottare il festino, appendere lenzuoli bianchi nel balcone, affiggere manifesti a denuncia dell’attuale amministrazione ecc.

    6. Caro Giovanni, ho compiuto da poco 40 anni tutti vissuti a Palermo, ho vissuto la guerra di mafia, le stragi culminate con quelle di Falcone e Borsellino, la reazione di una Palermo che pareva voler spiccare il volo, le passeggiate alle Mura delle Cattive o al Cassaro, i cantieri culturali, i locali al centro storico, sembrava che la cappa che opprime la nostra bellissima città si stesse dissolvendo eppure con gli anni ho visto Palermo ed i Palermitani “riaddormentarsi”, ho visto giovani politici pieni di idee di tutte le parti politiche uniformarsi “tanto non cambia nulla”, ho visto gente onesta uccisa, diffamata o comunque messa in condizione di non dare fastidio, ho visto la mafia mettersi giacca e cravatta e sedersi sui banchi delle nostre istituzioni e potrei continuare per ore, ci sono certo anche gli esempi positivi ma permettetemi di dire con franchezza che non sono rappresentativi della maggioranza dei palermitani.
      Io ci starei pure a perdonare e ripartire da quel “punto zero” di cui parli ma purtroppo sono scettico circa la volontà da parte di noi tutti di cambiare il nostra mentalità un esempio per tutti da poco nella mia zona è stata attivata la raccolta differenziata, nel mio palazzo le reazioni sono state dal “chi bonnu chisti?” al “un c’hannu a rumpiri i cugghiuna” al “io ci metto tutto nell’indifferenziato e basta” , inutile dire che i bidoni sono sempre pieni anche nei giorni in cui dovrebbero essere vuoti, finchè il bene comune è visto come un fastido, una “camurria”, staremo sempre lì a lamentarci del malaffare ma a cercare sempre “l’amico per velocizzare la pratica”, ci lamentiamo se uno ci chiude con la sua auto in doppia fila e poi parcheggiamo sulle piste ciclabili “tanto non le usa nessuno” (non è vero io uso spesso la bici per il tragitto casa-lavoro-casa ma faccio lo slalom), di fatto continuiamo con questo lamento autolesionistico che non porterà mai a nulla.

      P.S. Io la differenziata la faccio e mi sfottono pure nel condominio per questo.

      Saluti
      Simone “Mastrowebbetto” Tortorici

    7. auguri per la tua paternità.
      mi è piaciuto molto , buoni propositi e speranza tanta ma sarà dura.

    8. La riflessione migliore:
      .
      “Occorre chiudere a Palermo la stagione delle invidie, delle gelosie e delle vendette”.
      .
      Ma,quando ebbe inizio?

    9. grande post
      eccezionale riflessione

    10. Complimenti, ottimo post.
      Di solito evito, con piacere, i post che parlano di politica e politici. Il tuo articolo l’ho letto fino in fondo.

    11. condivido in toto. anch’io sono colpevole.

    12. Bravo Franz.

      E’ proprio questo il discrimine da cui bisogna partire.
      Si perchè se non si discrimina, se non si individuano gli “antagonisti a cosa” si potrà solo continuare all’infinito la fiera delle buone, cicliche, intenzioni.
      E come diceva quel tale “di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno”.
      E cos’è Palermo, se non l’inferno ?

    13. Se l’icipit pasoliniano ha la sua efficacia retorica, le riflessioni e le conclusioni ,di Giovanni Callea,vanno, a mio avviso, in tutt’altra direzione, rispetto all’invettiva di Pier Paolo Pasolini sulle stragi di Stato.E viaggiano,piuttosto, lungo una direttrice consolatoria, che non provocherà la ribellione auspicata dal grande poeta di Casarsa. Anche l’ossimoro, del dire male e bene di tutti, che Pasolini tanto amava,invece di illuminare la realtà la svia e la confonde. No, non sono d’accordo con la tua analisi caro Callea, anche se apprezzo lo sforzo di un “volemose bene” generalizzato,questo sì nel romanesco trasformato in poesia del maggior intellettuale italiano contemporaneo. Viviamo in un tempo, che Lui aveva già prefigurato negli Anni Cinquanta, di dittatura televisiva,la quale, che sta cancellando ogni differenza tra i popoli, tra gli uomini e le donne, tra i ragazzi gli artisti e gli avvenimenti. Per questo almeno un primo colpevole certo c’è!
      Dopo, vengono le sue comparse, ormai incapaci di interpretare un ruolo originale da “uomini”,impegnati come sono nell’immaginare e realizzare i desideri del capo. Palermo è nel disastro a causa dell’accettazione incodizionata questa politica. Città più azzurra d’Italia, diventa il paradigma del progetto berlusconiano nazionale. Un Paese, senza opposizione, senza cultura, senza pietà, senza eleganza e senza ambizioni. Palermo è il miglior prodotto del berlusconismo. Per questo, anche le menti migliori, di ginsberghiana memoria, di questa città, che tu indichi, sono destinate alla sconfitta,nonostante la buona volontà e l’intrisecco valore. Il sistema cultura italiano, che in qualche modo ancora reggeva, è in via di smantellamento, ultima vittima l’Ente Teatrale Italiano, che da qualche tempo provava a far bene. Gli Istituti di Cultura in disarmo. I tagli alla cultura, agli Enti Lirici, ai Teatri a Centri sociali, alle pensioni, che altro sono se non un disegno che non ha eguali in Europa? Persino la disastratissima Grecia, non ha tagliato una dracma alla cultura, anche in questo tempo di crisi profonda. Crisi che non hanno certo procurato gli artisti, che però ora la pagano, insieme alle categorie meno protette.
      Allora le responsabilità vanno distinte e i nomi degli autori della deriva palermitana vanno illuminati con la luce adeguata. Quello che ci divide, è che tu hai ancora speranze nell’attuale classe politica siciliana, pensi che con loro si possa ancora trattare e strappare qualche progetto di qualità. Non è così! Anche il miglior progetto culturale che si possa immaginare è destinato a crollare nell’attuale quadro politico. Allora, con Pasolini, dico: “io so i nomi degli autori di questo scempio”, e diversamente da lui, che non aveva prove, le prove sono chiare e davanti a tutti.

    14. Penso semplicemente che chi ha la capacita’ di capire, abbia poi la responsabilita’ di agire. Quanti comprendono e condividono le parole di Giovanni devono … sporcarsi le mani per contribuire a costruire un modello diverso di città’, fatto di imprese, di comportamenti civicamente virtuosi e anche di prese di distanza (sanzione sociale), che renda visibilmente obsoleto quello attuale.

    15. Io non so i nomi dei responsabili, perche io non sono un fango.

    16. Caro Giovanni, il tuo post smuove qualcosa nel mio intestino di ex ottimista. Spero sia contagioso perché Per una volta vorrei vedere i palermitani metterci la faccia . Non per protestare Ma più semplicemente per dire: ci sono e ci credo. Vorrei vederli in corteo per manifestare la voglia di impegnarsi in prima persona. Sono delusa da una citta’ che si lamenta nei lounge bar o dietro un nickname e poi si accartoccia in moine imbarazzanti quando incontra un politico. Sono delusa perché siamo complici e non più vittime ma non riusciamo nemmeno ad ammetterlo. Vorrei che tua figlia non vedesse queste cose . E’ l’augurio che le faccio.

    17. Il post è suggestivo, ben scritto, ma non lo condivido per niente.
      Tutti colpevoli = Nessun colpevole.

    18. perfettamente d’accordo con Mastrowebbetto. Ottimo post quello di Giovanni ma nel concreto…come fare a non scoraggiarsi! Quello che non va nella quasi totalità “dell’elenco telefonico” di Palermo è la testa…..nun c’arrivano o fanno finta di non arrivarci. Sono stanco di sentire i commenti più assurdi..da quelli citati da Mastrowebbetto per la raccolta differenziata a quelli che mi raccontano la loro “interpretazione” del codice della strada..quando il “selvaggio” parcheggia in sosta vietata..o prende contromano un senso unico e si giustifica con “ma che a ques’ora? si può fare”, oppure “con tutti quelli che ammazzano, rapinano..state pensando a me?” o ancora “lo fanno tutti”. Nel concreto anche chi vorrebbe cambiare qualcosa ma da dove deve iniziare se già di suo si comporta secondo le regole civili…se già quanto meno non ha votato stu sindaco fantasma che suo malgrado si ritrova?? Come ho già scritto in altri post c’è poco da fare…oltra alla classe politica e a tutti i colpevoli noti elencati da Giovanni…non si possono “cambiare” tutti quelli dell’elenco…Ci dobbiamo arrendere nostro malgrado…Palermo è un inferno e rimarrà tale se ognuno di quei nomi sull’elenco “da solo” non si renderà conto che la civile convivenza è possibile solo rispettando delle regole.

    19. Sicilia, Palermo, sicilianità, gattopardo …

    20. giovanni .. sei rimasto sempre una bella persona.
      dopo avere letto tutto, ed i commenti di tutti, tanta e’ la sfiducia che l’unica cosa che mi viene da fare e porgerti sinceri auguri per la tua paternità.
      per il resto dico solo “mah”.. visto che i nomi che hai citato sono ancora presenti e lo saranno ancora nei prossimi anni.
      Siamo ancora nelle loro mani.

    21. E’ un elenco ecumenico: tutti responsdabili, dunque nessun responabile.

    22. Ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità. Cosa possiamo fare per Palermo, visto che Palermo non può e non sa fare niente per noi? Io propongo, molto umilmente, di realizzare “qualcosa” da destinare alla Città. Gratis. Io naturalmente per primo, visto che nell’ordine alfabetico sono quasi imbattibile.

    23. si è vero quello che dice Stefania, siamo complici!

    24. Assolutamente d’accordo con quanto scritto da Matteo Bavera. Post che “denuncia” ma non tende alla ribellione: unica e sola strada che, allo stato attuale delle cose, si possa e si debba intraprendere. Comincerà a cambiare qualcosa solo quando la finiremo di guardare con orrore e con falso moralismo tutte quelle forme di lotta, di stravolgimento, di ribellione e di incazzatura! E’ questa la verità, non sappiamo più arrabbiarci. Forse non siamo mai stati capaci di farlo. Io non sono contento che il sig.Renato Schifani sia Presidente del Senato. Non sono contento per come il sig.Leoluca Orlando abbia condotto la sua azione politica, assolutamente priva di radici e di futuro. Non sono contento del sig.Napolitano, uomo del sud che ha abbandonato il sud.
      Chiudo con una citazione ad hoc di Mario Monicelli: “La speranza è una trappola. Una brutta parola, non si deve usare. La speranza è una trappola inventata dai padroni, quelli che ti dicono «state buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà, perciò adesso state buoni, tornate a casa – sì, siete dei precari, ma tanto fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto. State buoni, abbiate speranza». Mai avere la speranza. La speranza è una trappola, è una cosa infame, inventata da chi comanda.”

    25. Io non mi sento complice per nulla. Penso, anzi di essere ‘vittima’ di questa ‘stagione delle invidie, delle gelosie e delle vendette’ di cui Callea parla. Che poi? Cosa ha a che fare questo con il progetto culturale di una città? Quello che viene fuori da questo post, e da quelli pubblicati nei giorni scorsi, è che per venti anni avete discusso intorno a spazi, fondi, aiuti, progettini etc. etc. senza avere in mente nulla che avesse a che vedere con l’anima della nostra città. Allora non posso considerarvi degli operatori culturali, siete dei politici come quelli con cui siete costretti a rapportarvi per portare avanti le vostre attività. Io sono una cittadina come tanti altri che non sa nulla delle vostre lotte di quartiere, perchè adesso, dopo anni di spreco, dovremmo avere fiducia in voi? Perchè dovremmo tendervi la mano?

    26. io non sono colpevole di niente, io nel mio piccolo faccio il mio dovere, io non “sono contento che un palermitano sia presidente del Senato”, io prima di tutto sono contento che una persona onesta e stimabile sia presidente del senato, se è pure palermitano ovvio sono più contento.

    27. imparate a conquistarvi la credibilità (con i fatti, non a parole).
      .
      i soldi veri arriveranno se saprete proporre e mantenere le promesse.
      .
      attulmente non siete credibili e non inspirate fiducia. come potrebbe ispirare fiducia (o anche solo simpatia) una città che si presenta come è palermo adesso? Ritenete che i non_palermitani pensino che la città sia ridotta così perché in balia di una sorte bizzarra e cattiva? oppure hanno fatto in fretta a capire il perché di questo stato?
      .
      saprete rinunciare ai piccoli orizzonti, piccoli vantaggi, piccoli egoismi? fino a questo momento non lo avete fatto.
      .
      pensate ancora di essere più intelligenti di tutti gli altri?
      .
      pensate di non avere nulla da imparare?

    28. Premetto che provo profondo fastidio per il “buonismo” ed il perdono strategico.
      Poi, come detto anche da altri commentatori, me ne frego se un palermitano diventa politico di successo o direttore di telegiornale, se questi li considero antipaticissimi e non utili alla comunità palermitana.
      Piuttosto che questo clima da vogliamoci bene preferisco una cittadinanza “agguerrita” nel buon senso, cioè per la competizione nel mondo globalizzato.
      E smettetela di considerare le attività di spettacolo occupazionale (quasi sempre confusi con le attività culturali) come la panacea; quelli – meglio se attività culturali e non spettacolo passatempo – devono essere solo la conseguenza di una società che funziona, e non il contrario (cosa peraltro impossibile), nutrimento per lo spirito e in rari casi spunti di riflessioni e magari di condizionamento ma solo in una società che funziona, perché nel caso palermitano si producono prodotti che non hanno nessun impatto sulla vita sociale e non potrebbe essere altrimenti in un microcosmo pieno di problemi che non fa altro che guardare il proprio ombelico a discapito della creazione e della riflessione originale.
      Belle le teorie, dell’autore del post e dei professori intervenuti; teorie, che non tengono conto dei fatti concreti che incidono sul mondo globalizzato moderno.
      Ecco perché io mi baso SOLO su fatti reali e cifre.
      Partenza ad handicap per colpa di chi ha dato vita all’unità farsa con metodi da delinquenti, proseguimento peggio con due dopoguerra ancora peggio della farsa unità, questa situazione, oltre ai ritardi economici e strutturali, ha permesso la proliferazione di classi dirigenti discutibili e incapaci, di metodi di gestione clientelari retrogradi inevitabili alla luce delle incapacità gestionali, vita sociale ed economica fondata su assistenzialismo, parassitismo, popolo consumatore, un po’ di terziario e produzione infima (a parte i prodotti energetici e petroliferi che alla Sicilia lasciano danni ma pochi soldi); le conseguenze di questo processo storico sfavorevole (da 150 anni lo sviluppo è interrotto tranne le scopiazzature di mode e tendenze e l’utilità come popolo consumatore ) si notano pure nell’inciviltà e maleducazione tipiche delle società disorganizzate. In questo contesto sociale tutte le belle teorie sono aria fritta, finché non si inverte la tendenza la Sicilia nel mondo globalizzato non conta un tubo. E per contare, oggi, occorre gestione manageriale applicata da veri managers, quindi nessuno dei politici locali attuali buoni, forse, per gestire un condominio di 4 appartamenti.
      Purtroppo oggi la Sicilia, oltre ad essere roccaforte elettorale, sintetizza tutti i mali del similpaeseitalia. Per fortuna c’è la natura ottima, le tradizioni che non hanno potuto distruggere o rubare, i monumenti stranieri, e alcuni uomini di buona volontà che lavorano malgrado gli svantaggi elencati. Tutto questo per dire che finché non si rivoluzionano i sistemi sociali economici culturali(intesi come modo di interpretare la vita, la politica, la società, l’economia) tutte le teorie e le belle parole sono assolutamente sterili, narcisismi e gargarismi verbali, si parla dei dettagli, solo dei dettagli, di un microcosmo falsato alla base, quindi inutili e che non fanno altro che mantenere lo stato precario in atto.

    29. Grande post, complimenti!
      Anche se devo ammettere che, personalmente, la speranza e l’ ottimismo stanno scomparendo, per lasciare posto alla voglia di mollare tutto ed andare via.
      Tutto ciò credo che avverrà una volta conclusa l’ esperienza universitaria, ovvero tra meno di un anno.
      Io nel mio piccolo faccio quello che posso, mi comporto civilmente, non infrango le regole, ma poi?
      Se il 90% dei miei concittadini se ne frega, perchè io devo pagarne le conseguenze?

    30. Quanto scritto in precedenza è confermato da un servizio che ho visto su internet in un tg regionale alcuni giorni fa. Il servizio giornalistico (? ah ah ah 😀 ) descrive mentalità e situazione politica economica sociale, e pure culturale ( ovviamente si tratta di sottocultura ) meglio di lunghissimi trattati.
      C’erano (o non c’erano):
      – il politico (pseudo) locale che si vantava di creare, insieme alla sua classe ovviamente, opportunità di lavoro, perché davano 20 mila euro circa a 200 giovani, totale 4 milioni di investimento (briciole, parlando di investimenti), lo faceva con enfasi e con quattro frasi recitate a memoria (e questo era evidente !), ma non diceva dove, come, e per fare cosa in seguito. Quali sbocchi?
      – nessun giornalista che faceva le domande elementari: per fare cosa, dove, come, e per fare cosa in seguito, cioè per quali sbocchi lavorativi.

      Una scena del genere, anche se drammatica, compresa l’esiguità delle cifre, fa ridere in tutto il mondo evoluto, tranne che a Palermo.
      P.S. a dire il vero c’è un’altro servizio giornalistico emblematico, effettuato anche questo con giornalisti che non fanno domande: il non-sindaco che ride sempre, il quale ricordando altre etnie passate dalla Sicilia mente sempre e non ammette mai le sue lacune e incapacità nemmeno davanti la vergogna mondiale, diceva che la sua giunta è ottima, e per provarlo citava professori universitari che ne fanno parte. Ora visto lo stato pietoso della città che professori sono? Appunto se ne restino nelle università che “cci fannu cchiu’ fiura”; gestire città e Paesi o aziende con capacità manageriali è un mestiere e anche, in certi casi, talento, non basta avere imparato una materia qualsiasi fino a diventare professore – seppure all’università – di quella SOLA materia.

    31. Condivido il post e straquoto Franz.

    32. Manifestazione a piazza croci (concentramento a piazza croci).Migliaia di palermitani presenti.
      Motivo della protesta: nessun taglio di salario o simili..ma il vuoto lasciato dall’abbattimento di villa deliella e la richiesta a gran voce di un concorso di progettazione per un nuovo edificio ancora più bello.
      Ecco il mio sogno, perchè lì si è raggiunto il punto più basso per questa città e non per mano di al qaida.

    33. Io non mi sento responsabile di nulla. Mi sono sempre fatto un mazzo allucinante a fare quello che più mi piace e che con tanti sacrifici è diventato il mio lavoro: i programmi a Radio2 insieme a Davide Enia, i dischi e i tour con Second Grace e Waines, la produzione del Pan del Diavolo che questo mese ha ben 3 pagine di intervista su Rolling Stone, per fare giusto qualche esempio. E siccome qui ci vivo, ci sono cresciuto e ci pago anche le tasse, ho tutto il diritto di PRETENDERE che chi amministra la mia città faccia quello che deve fare con la stessa passione, impegno e talento. Passione e talento mi sembra chiaro e lontano chilometri che non ce n’è minimamente in chi ci governa attualmente. Ma almeno l’impegno… Niente. Eppure non me ne vado, tappo il naso e tento di trasformare la rabbia e l’indignazione in ispirazione. Io il mio lo faccio porca miseria! E non chiedo niente a nessuno. Chiedo solo di poter vivere in una città meno indecente e il compito, visto che sono eletti e pagati, spetta a loro! Stanno ammazzando una città, Giovanni. Capisco la tua posizione e la tua diplomazia nel tratteggiare i giudizi sui vari personaggi. Io invece, sarà che ho 30 anni e guardo avanti, spero solo nella TABULA RASA e magari, un giorno, nelle seconde generazioni degli immigrati, magari meno affette dal germe del fatalismo palermitano, della lagnusia e dell’assenza totale di intraprendenza.

    34. ha…scommetto che schifani non sarebbe presente.

    35. Callea, certo che ci vuole coraggio ad essere fieri di QUEL palermitano presidente del senato, io me ne vergogno, profondamente.
      mi sa che qui si sta cercando di raschiare il barile infiocchettando le parole.
      altro che velomese bene, qui, come in tutt’italia, c’è da ricominciare a lottare, e di brutto!
      condivido in particolare i commenti di matteo bavera e di simona tudisco.
      e scusami, tu di nomi non ne hai fatto neanche mezzo, hai solo chiamato a raccolta delle persone, molti forse – così traspare perchè non ti conosco – amici tuoi!

    36. ps condivido anche la distinzione che gigi fa tra Cultura (ogni tanto una maiuscola ci sta), e intrattenimento finanziato e spacciato per evento culturale, roba da amici degli amici, e molti stanno ben attenti a scegliersi gli “amici” giusti….

    37. Evidentemente anch’io sono d’accordo con Mastrowebbetto, Stalker, e Tudisco. Già detto che gli spettacoli – confusi per cultura – servono solo a fare occupazione e ulteriore assistenzialismo, se è vero che si parla sempre di “progetti” ( ma cosa progettano? BOH ! ) finanziati da soldi pubblici dove allattare seguendo logiche talmente “strane” che non vale la pena sforzarsi per decriptarle. E cosa avrebbe prodotto culturalmente tutto questo impiego ( spesso spreco ) di denaro pubblico ? Dite almeno un’idea che sarebbe rimasta, solo un’idea.
      A parte Giambrone, del quale ho parlato nei giorni scorsi.
      Quanti sono poi gli addetti allo spettacolo palermitano che si sono confrontati col mercato? E fuori dai sistemi protettivi locali? A parte quei pochi noti a tutti: Enia, Ficarra e Picone, Fortuna (ciao Lidia :-D) Dante, e poi ?
      Ma questo come detto prima è solo il “contorno”, diletto, narcisismo da appagare, piacevole se fatto bene, ma non c’entra niente con la soluzione dei gravi problemi palermitani, anzi, è un ulteriore problema, di occupazione da inventare. Non confondiamo le acque col mestiere, i maîtres à penser in questo caso lasciano il tempo che trovano non hanno niente da insegnare nessun cammino da indicare, ammesso e non concesso che ce ne sia almeno uno maître à penser; la rivoluzione, la rifondazione della società siciliana passa SOLO per fatti concreti e cifre (oggi raccapriccianti quelle del PIL, dei consumi, delle spese, della produzione) da ribaltare: lavoro, economia, competitività, gestione manageriale della vita pubblica. Il resto ne è solo la conseguenza.

    38. Per finire ( picchi già mi siddio’ 😀 anche a Parigi fa caldo ed è piacevole andarsene a spasso sul lungo Senna fresco, dopo avere lavorato ) mi piacciono questi sottintesi di Stalker, un po’ insistiti per la verità 😀 , sugli “amici e amici degli amici” (i baci li sento fino qua !); come ho trovato strano questo eccesso di buonismo e senso del perdono e vogliamoci bene del post; ma vogliamoci bene chi ? Io non voglio bene a chi ha affossato la Sicilia. Spero che non passi l’idea che il buonismo, il perdono, il vogliamoci bene, questo vogliamoci bene, possano risolvere i gravissimi problemi palermitani. E nemmeno le liste qui elencate dei personaggi influenti che non risolvono niente a vedere la decadenza della città ma sembra che risolvano solo i problemi di sopravvivenza immediata di qualche “amico”, come direbbe Stalker, e come penso io.
      A bientôt, je vais me promener, en liberté et content de moi (per non avere mai chiesto niente a nessuno).

    39. Io penso che questa cittá abbia bisogno di gente normale, che lavori normalmente ogni giorno, che non si senta al centro di niente, che svolga il proprio diritto-dovere con serenitá e precisione: disgraziato il popolo che ha bisogno di eroi, diceva Brecht.
      Noi abbiamo chiamato eroi Falcone e Borsellino e gli altri di questo – luminoso – gruppo; ebbene no! Erano lavoratori, che svolgevano con diligenza e acume il proprio preciso lavoro. Impariamo dalla loro quotidianitá, non dalla loro morte “eroica”.

      E quando in tutto il mondo (persino presso i luoghi piú violenti, improponibili, invivibili e criminali del mondo) ci sentiamo dire: palermo= mafia! abbiamo la pazienza e la umiltá di spiegare, invece di indispettirci: cos’altro dovrebbero conoscere della nostra cittá d’oggi? Cosa esportiamo? Per cosa passiamo in televisione o al cinema?

    40. @se68: perfavore non nominare villa deliella che mi metto a piangere se ci penso….

    41. Mmmmmmmmm ….. NO, non ci stò, mi puzza di condono.
      Scurdammece ò passat’ ?
      Ma perchè?
      Non se ne parla proprio, VOI avete bevuto il latte della prosperosa mammella pubblica ed io devo sentirmi sazio come VOI? Maquannumai?
      Ben venga il futuro e la voglia di fare per chi non ha mai fatto, ben venga la voglia di RIPARARE per chi ha sfasciato, ma dimenticare NO!
      Ed io sono fiero di Antibo, oro olimpico cresciuto per le strade sterrate e senza impianti adeguati, sono fiero di Schillaci cresciuto a calci n’culo, sono fiero di tutti quelli che ce la fanno senza intrallazzi.
      Altro che presidenti magici ( un giorno sconosciuto, l’altro senatore), stallieri eroi, mafiosi a scadenza (solo fino al 92), e regionali con le braghe calate fra un rosario ed un accordo mafioso; MA PER FAVORE

    42. io non sono nell’elenco telefonico, quindi in teoria non dovrei essere tra i colpevoli.

    43. Responsabile è questa cultura dell’irresponsabilità per quale nessuno è mai responsabile! Non condivido affatto il tono dell’articolo. Le responsabilità sono ben precise e sono responsabilità della classe di politica che ci governa! E’ fin troppo chiaro e persino banale che in via indiretta la responsabilità sia anche dei cittadini che hanno dato credito a questo sindaco ed a questa maggioranza ma ciò non esclude le precise responsabilità che a loro, e solo a loro, vanno attribuite per il nefasto governo di questa città. La cultura secondo la quale le responsabilità sono così tanto ampie che alla fine non sono di nessuno è essa stessa corresponsabile, in quanto da essa deriva la rielezione di un sindaco che già aveva dato prova della sua inadeguatezza ed è la cultura secondo la quale è probabile che alle prossime elezioni vinca di nuovo la maggioranza che ad oggi ci governa. Dall’interno della maggioranza stanno già tentando di prendere in giro i cittadini facendo dei distinguo rispetto al sindaco in modo da poter presentare qualcun altro, sicuramente corresponsabile ma dissociato, alle prossime elezioni. Sono chiari i responsabili e sono il sindaco, i componenti della giunta ed i consiglieri di maggioranza.

    44. GOKU, bravo, non ci sto manco io a sto calderone di melassa, la memoria è importante, e i nomi o si fanno davvero, o si fa scruscio da salotto!
      GIGI, la storia degli “amici” non mi sembrava tanto “sottintesa”, mi sembra di aver parlato chiaro….della serie: meglio tenerseli buoni tutti che prima o poi magari tornano utili, a seconda di come gira il vento… 😉

    45. io credo chi accetta incarichi importanti debba assumersi in primis le colpe…,farsi eleggere, amministrare(?) portare la citta’ allo sfracello e poi dare la colpa a qualche artista o al cittadino comune del disatro attuale mi sembra un po’ troppo!
      I nostri politici locali invece di andare in sud africa o a dubai,potrebbero venire qui in costa azzurra a prendere lezioni di management.
      Nizza (F) non so chi ci sia mai stato,praticamente non c’è un cass da vedere,ne un monumento degno di nota,un centro storico riempito di ristoranti(?) di pessimo sapore,qualche pub tendenza, artisti di strada qua e la,il mare,la promenade non è certo il massimo della vita…eppure è sempre pieno di turisti,perchè la citta è pulita,e la gestione del turismo non è in mano a dei sprovvedduti,i clienti se li vanno a cercare anche in russia!
      Non è certo colpa mia,di Enia, di Ficarra o la Petix,se un pugno di incompetenti,non ha neanche la forza di dimettersi?

    46. ç Simona Tudisco
      che altro c’e’ da dire?
      Con 4 pennellate hai rappresentato fin troppo bene
      la condizione di chi nella propria vita non ha mai incrociato un politico o un politicante,non ha mai avuto da chiedere nulla a chicchessia.
      Indipendenza,che viene dalla capacita’ e dal merito.

    47. “…abbiamo bisogno delle competenze e delle energie di tutti…”
      .
      La settimana scorsa e’ morto uno che ha subito gravi torti,in questa citta’.
      Non e’ stato possibile inumarlo,si trova in
      “deposito”,in lista di attesa,tanto per cambiare.
      maltrattato da vivo,e maltrattato da morto.

    48. Sia il post che certi commenti mi procurano un profondo fastidio. Sotto l’apparenza in qualche modo rivoluzionaria si nasconde un nuovo e tremendo conformismo. “Rivoluzionaria” forse è esagerato, è più giusto dire apparenza “movimentista”. Propria di certi progressisti. Ecco, Pasolini aveve visto giusto, anche in questo caso. Aveva visto il vero volto del progressista, il volto orrendo se si vuole, tutto quello che si nascondeva dietro parole che sembravano magiche come compagno e antifascista. Da questo punto di vista la sua critica, le sue polemiche sono state, e sono, utilissime ed efficaci.

    49. qui ci vogliono fatti non solo parole le parole saranno belle se accompagnati da fatti concreti io sono il primo a firmare,non votare,manifestare ecc,,,,,,,,,,,,,,,ma sul serio e non con parole io personalmente in questa citta da schifo indifferente ai poblemi delle persone ho perso tutto e tutti perche vittima di usura ed estorsione mi dovevano aiutare tutti con le parole ma con i fatti oggi vivo con la luce tagliata e ho chiesto aiuto alle istituzioni,alla caritas,alla chiesa,alle associazioni antiracket se esistono ancora ecc……………..come se in questa citta non esistesse nessuno ma siao bravi a parlare e poi…………..nei prossimi giornivedrete un mio video su italiaonline.tv vedetelo e divulgatelo e vi faro vedere che nessuno mi dara una mano ricordo che ho pure un figlio disabile.

    50. G.Callea: riprendendo le tue ultime parole
      “perché so che…non abbiamo altra scelta, se non rimboccarci le maniche e ripartire.”

      come ripartire, Giovanni … ?
      idee ?
      proposte ?
      Patti di cittadinanza ?
      Manifesti culturali ?
      Regolamenti sulla cultura da pressare ai consiglieri ?
      what else ???

    51. In tutto questo sarebbe interessante capire quali siano le “indiscusse capacità e qualità” di Gianfranco Miccichè, di cui a memoria ricordo solo l’arroganza in ogni parola e dichiarazione, gli infiniti giochetti/ricatti politici con Berlusconi, Lombardo, Cuffaro etc., l’affossamento della Fondazione Federico II (http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/25825/fondazione-federico-nacque-migliorare-limmagine-dellassemblea-regionale-siciliana-invece-peggiorata-relazione-fantasma-sindaci-revisori.htm), le infelici dichiarazioni sull’aeroporto Falcone-Borsellino, e naturalmente le vicende di droga parzialmente insabbiate (cfr. http://www.repubblica.it/online/cronaca/cocafinanze/mai/mai.html e http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2197411.html).

    52. vedo che il mio sogno non è condiviso granchè..VIVA GLI AUTOLAVAGGI!

    53. comunque, sul post: ripartiamo tutti insieme sì ma.. tu ti metti accanto a cammarata-miccichè-schifani.

    54. Ho abbozzato vari tentativi di risposta, ma non è semplice non scivolare nella polemica quando si mette in dubbio la buona fede, o peggio quando devo leggere basse insiuazioni sulle motivazioni ultime del mio intervento.
      In realtà oggi ho ricevuto moltissimi segnali di stima ed approvazione, SMS, mail, telefonate, segnali che mi confermano che forse è il tempo di un clima nuovo, di voltare pagina.

      Preciso che non è buonismo il mio, ma voglia di nuovo, ed ho voglia di discutere è di costruire con chi vuole questo nuovo, anche soltando un desiderio comune è qualcosa rispetto all'”inaridimento dell’amarezza”, di questi tempi. Chi è troppo sfiduciato, stanco, e tutto il resto faccia la sua strada, mi addolorano le sue opinioni ma non posso farci nulla.

      Dedico a loro e a tutti gli altri per promemoria questa spledida poesia:

      Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
      Altra città, più amabile di questa, dove
      ogni mio sforzo è votato al fallimento,
      dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
      ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
      Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
      della mia vita consumata qui, non vedo
      che nere macerie e solitudine e rovina”.

      Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
      La città ti verrà dietro. Andrai vagando
      per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
      Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
      farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
      non c’è nave non c’è strada per te.
      Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
      tu l’hai sciupata su tutta la terra.

      Lascio ai colti del blog, segnalare l’autore, anche se è un pò più complicato di Pasolini ;).

    55. Si sei colpevole.
      E’ colpevole chi pensa di “vendere la legalità”. E’ colpevole chi si erge a “grillo parlante” e condanna o assolve con disinvoltura.
      E’ colpevole chi, per vendere la legalità e le buone pratiche, sfrutta le amicizie importanti come quella del figlio del presidente del Senato, incensato in un post – a mio parere- irriverente per l’intelligenza.
      E’ colpevole chi pensa che non si possa scegliere e allora ringrazia e loda alcuni potenti che fanno di Palermo ciò che vogliono.
      E’ colpevole chi mischia l’oro con il piombo, il coraggio con l’interesse privato, la giornalista che denuncia con il potente politico e l’uomo di cultura con il ricco professore.
      Mi sembra che nell’elenco dei colpevoli “ringraziati” non ci siano Biagio Conte ed Enzo Galioto, Maurizio Zamparini e Carlo Vizzini, Massimo Russo e Salvatore Iacolino e magari Nino u’ballerino e Caterina “tri muturi”.
      Io penso che Giovanni Callea – nella migliore delle ipotesi – sia molto confuso.
      Io lavoro ogni giorno felice di potere fare un servizio per la società, nella speranza che serva per creare la consapevolezza che chi fa il proprio dovere è una persona normale e può camminare a testa alta, come tante persone citate nel post e diversamente da alcune persone citate nel post. Temo anche dall’autore.
      Non condivido l’apprezzamento e l’entusiasmo sul post perché credo che se veramente ci fosse la consapevolezza di essere responsabili dei danni bisognerebbe farsi da parte almeno per un periodo…. ma lo sappiamo (lo insegna Cammarata) se non c’è una opportunità alternativa e migliore si resta abbarbicati al proprio posto, a costo di dovere uscire dalle porte laterali per evitare le “pietrate” pur di non perdere i benefici.
      Mi sembra in sostanza una preparazione al futuro incerto del tipo: “mi schiero con tutti quelli che domani potrebbero contare qualcosa e poi si vedrà”.

      Se così non fosse mi scuso.

    56. callea, avrai abbozzato varie risposte ma intanto non ne hai data nessuna, come nel tuo post non hai fatto proposte ma solo “poesia” del liberi tutti (perfino le mezze calzette non troppo limpide purchè palermitane) e del damose da fà, ma a fare che concretamente?
      e poi, ci dobbiamo scordare di invidie e gelosie per partecipare alla sfida da isola dei famosi kavafis verso pasolini a chi ce l’ha più lungo?
      lascia stare và……
      se questo è il livello Culturale, leviamoci mano.

    57. guido straquotato

    58. Ora io vorrei sapere se i due gruppi che ho visto poco fa, uno su un ponte de l’île Saint Louis l’altro a place Des Vosges, uno che suonava musica folcloristica con tanto di animazione e danzatrici, l’altro che suonava musica barocca, entrambi apprezzati da pubblico numeroso e libero di pagare o meno – ma pagava e pure contento -, ebbene, vorrei sapere se stavano facendo cultura; sicuramente trovandosi sulla piazza pubblica si sottoponevano al giudizio del pubblico e del mercato, con successo.
      Mi sono ricordato di un passaggio di un commento dell’autore di questo post, Callea, scritto qualche mese fa: “Ancora occorrerà interrogarsi sul ruolo che vogliamo abbia l’artista nella nostra società, cosa gli artisti devono dare in cambio delle sicurezze che la collettività deciderà di garantire loro, quali sono i mezzi e le risorse, in che modo costruire un terreno fertile per il loro operato ecc. ecc. In pratica é importante che questi operatori costruiscano una dialettica da intellettuali” In cambio delle sicurezze che la collettività deciderà di GARANTIRE loro? Non credo ai miei occhi. Non so se sbattermi la testa al muro ! Ma di cosa si sta parlando se non di assistenzialismo? E se la collettività venisse consultata in modo evoluto pero’, e non i soliti ammuini elettorali, neanche 1 euro riceverebbero certi “progettini” fatti ad hoc per ricevere finanziamenti per spettacoli passatempo utili solo per creare un po’ di occupazione a precari dello spettacolo.
      Il colmo, Callea aggiunge: “è indubbio che spetta alla cultura ed agli intellettuali cittadini disegnare il progetto generale della città per affrontare e risolvere l’insieme delle emergenze e delle esigenze”. MUOIO !
      Città allo sbando, PIL sprecato per consumi e assistenzialismo, posti di precari spesso inutili, parassitismo, servizi retrogradi o inesistenti, ritardi strutturali e peso ECONOMICO insignificante nella competizione mondiale, rapporti sociali – interpretazione della politica compresa – retrogradi e talvolta arcaici ( il clientelismo ); insomma problemi gravissimi che richiedono reset totale, rivoluzione dei sistemi falliti in corso, e ci vengono a raccontare che alcuni operatori dello spettacolo-passatempo che peraltro non riescono nemmeno ad affrontare il mercato, con quattro spettacolini e progettini spacciati per cultura dovrebbero risolvere i problemi delle gravi emergenze palermitane?
      L’abbiamo detto in tutte le salse che LA CULTURA è ALTRO, l’abbiamo detto in tutte le salse quali sono i reali problemi della società siciliana, e voi ancora insistete con progettini e spettacolini indebitamente chiamati cultura? Che non risolvono un bel niente ma servono solo a creare ulteriori impieghi precari per sopravvivere.
      P.S. nello stesso post un utente parlava indebitamente di “sussidi” agli artisti in Francia. Distinzione: se non si fanno un certo numero di ore, corrispondenti a mesi di lavoro o anni in molti casi, in genere in teatri, cinema, o concerti per i musicisti, quindi dopo essere stati scelti e contrattualizzati spesso da enti privati, e dopo avere pagato, per mesi o anni, contributi elevati, puoi stare fresco che ti danno i sussidi, che in realtà si chiamano in un altro modo, e quando li danno e per periodi limitati al corrispondente dei contributi versati. Ma poi stiamo parlando di una società strutturata con regole serie, dove cultura e spettacolo hanno i ruoli che competono senza inquinamenti né esagerazioni né confusione di generi, contorno intellettuale, importante si, ma in una società che funziona, conseguenza di una città che funziona, e non occasione per inciuci vari.

    59. non avevo letto la fantastica poesia del poeta disperato più famoso di Pasolini.
      La conclusione per me è semplice:
      si fa finta di non capire, per necessità, perché ognuno tiene famiglia, ognuno si deve guadagnare il pane, ognuno difende il proprio orticello e lo mette in cima alle priorità. Ma non è vero, lo ABBIAMO DETTO IN TUTTE LE SALSE quali sono i problemi gravissimi e prioritari della società palermitana e siciliana, se non si risolvono quelli il resto è aria fritta. Qui c’è chi continua imperterrito, per necessità personali, a mettere in risalto il CONTORNO addirittura a considerarlo prioritario e come una panacea. Come andare a proporre a dei terremotati sfollati o a dei barboni senza fissa dimora… qua manca l’essenziale, il ritardo è angosciante, e questi insistono con i progettini e spettacolo passatempo come soluzione ai problemi gravissimi. You must be joking !

    60. Grazie Stalker, ho scritto quello che penso.

    61. siamo un popolo di abbrutiti(vedi via messina marine o l’autolavaggio) altro che cultura.

    62. Caro Giovanni penso che il post abbia stimolato chi vuole fare e contrariato chi vuole lamentarsi. Complessivamente mi sembra un ottimo risultato.

    63. @guido
      io non lavoro per il comune dal 2006. Non opero a Palermo da allora, a parte una triste ed episodica vicenda del 2007. E poi non capisco per quali ragioni precise e circostanziate pensi non dovrei girare a testa alta.
      Io non mi sono schierato con quelli che contavano qualcosa quando contavano qualcosa. Con Cammarata ho rotto molto prima del suo crollo di immagine e consensi, anche se su alcune cose, controcorrente, sarei oggi disposto a difenderlo. Sarà che prendersela con lui mi sta sembrando lo sport cittadino.
      Lavorando per gli uni non ho mai rinnegato il mio affetto e la stima professionale per gli altri. Non so se ci conosciamo, ma nei miei due anni ci rapporto con il comune ho sempre agito con lealtà e coerenza come potranno confermarti tutti quelli con cui ho avuto a che fare. Esperienza che mi è costata un mezzo esaurimento nervoso e ingrassare di 15 chili per i picchi insulinici dello stress.
      Certo avevo un budget di 300.000 euro e progetti per 10 milioni, molte persone perbene, bravi artisti ed organizzatori sono finiti nel mucchio scartato senza demeriti loro o miei; e alcuni lestofanti, con senno del poi (non tanti per fortuna), sono finiti nel mucchio giusto. Forse altri avrebbero fatto meglio, non lo so, ma stare dall’altra parte non è così semplice come sembra.
      Criticare e tutta un’altra cosa, te lo garantisco.

      Ti invito solo a riflettere sul fatto che chi ritiene di doversi fare benvolere dai potenti presenti o futuri lo fa in privato, esporsi accomunando tutti non mi pare una gran trovata.

      Sinceramente del tuo post non condivido l’acrimonia nei miei confonti un po’ gratuita che offende inutilmente sul personale.
      Sto mettendo in uno spazio pubblico idee e propongo una riflessione, un modello di lavoro, non sono neanche certo sia giusto, cerco e propongo una riflessione; certo che sono confuso; se tu non lo sei dai un contributo conreto; se non ti piace la mia proposta proponi un altro modello, alternativo, diverso, confrontiamoci sui temi, nel merito delle cose, a viso aperto, ragioniamo di idee. Se hai cose puntuali da contestarmi sono disponibile, ho sempre agito in buona fede so spiegare nel dettaglio ogni cosa che ho fatto. Ache gli errori. Offendendomi a casaccio senza consocermi e senza conoscere i fatti cosa ottieni?

      @gigi
      guarda che era proprio quello il senso del mio intervento. Io sono per eliminare ogni sussidio e progettino. Penso che la progettualità culturale debba rispondere a pubblica utilità come i ponti le case e le strade, e che un artista disoccupato non è un problema delle istituzioni in quanto tale, come non lo è un idraulico o un muratore. Riguarda meglio quel post. A causa di quello ho litigato con molti “artisti”.

      Che ci si confornti su idee diverse OK, ma essere contestato per il contrario di quello che ho scritto è un po’ eccessivo. Per quanto ti possa fare prurito, e non capisco il perchè, su questo punto siamo d’accordo.

    64. @sandra,
      Le forze antagoniste partono da lontano, e qui condivido chi ha parlato di unità d’Italia truffa e tutto il resto. Sono convinto che paghiamo in termini macro la conquista piemontese prima ed i patti con la mafia del dopoguerra poi. In termini micro certamente scontiamo il nostro abituarci ed assuefarci, la nostra tendenza ad essere dominati. Per molto meno a Parigi scendono in piazza.

      Io non ho soluzioni, ho speranze. Monicelli (citato da qualcuno) è una grande persona, ma è anziano, non ha futuro e quindi non ha speranza. Le sue parole mi fanno pensare a quelle di Caponetto, anche lui grande persona, al funerale di Borsellino o Falcone, quando disse “tutto è perduto”, parole delle quali poi si pentì e scusò. Momenti di debolezza legittimi, ma sono i nostri vecchi che devono avere la forza della speranza, altrimenti si è tutto perduto.

      Io propongo di partire da una riflessione piccola e locale. Quando c’è un impegno complicato dico sempre ai miei collaboratori “un elefante si mangia a piccoli morsi”.
      Cominciamo con piccoli obiettivi. Prendiamo nuovamente gusto alla partecipazione sociale. Cerchiamo di capire che città vogliamo.

      Ognuno faccia le sue proposte, sulle quali è disponibile a spendersi da domani. Non sono la rivoluzione e che non bloccheranno la globalizzazione o la deriva televisiva, con buona pace di quelli che vogliono che gli altri facciano la rivoluzione.
      Ma partire da una visione condivisa di città è secondo me il primo punto e da li spendersi per qualosa di concreto, che sia l’apertura di un parco o l’approvazione di un regolamento comunale.

    65. caro tony, io ho trovato il post inutile e falsamente propositivo e non penso di essere una persona lagnosa.
      se si è così tranchant nel dividere i commentatori tra chi vuole fare e no – leggi tra chi si inchina al nulla e chi pone domande – credo che si ripropongano gli stessi modelli che si vorrebbero “combattere”…a chiacchiere.
      complessivamente non vedo alcun risultato, ma mi fido del tuo occhio.
      (ci vorrebbe una faccina che strizza l’occhio ma preferisco evitare)
      posso solo aggiungere che la berlusconizzazione si espande come il petrolio nel golfo del messico.
      chi non è in linea è o invidioso, o inutilmente polemico.
      non disturbare i manovratori, di qualsiasi stazioncina si parli.
      quella razza che si fa padrona anche se serva e che non riesce a dialogare con la ggente!
      qui mi sembra di leggere politici in campagna elettorale…questione di olfatto e muso da cane…

    66. Caro tony,
      Come diceva il buon Ferro, a Palermo non mancano i nemici della contentezza.
      Era un bel modo per incorniciare un nostro modo d’essere, fatalmente disilluso, ogni tanto rumorosamente acritico.
      Grazie per l’ospitata, e per questo splendito spazio di democrazia che offi a tutti noi.
      Ad maiora!

    67. caro callea, a palermo, come in italia e nel globo, non mancano quelli che devono mettere su la paentola, tu sembri uno di quelli.

    68. Stalker la berlusconizzazione non c’entra nulla.
      A me risulta che il signor Callea dopodomani inaugurerà questa cosa qui. Altri gestiscono qui su Rosalio nei commenti da tempo delle – con rispetto parlando – amene friggitorie di aria. Scusa se preferisco relazionarmi a Callea piuttosto che polemizzarci. Chiamalo pragmatismo.

    69. Tony, ma lamentarsi di cosa? Io che mi sono lamentato ho argomentato partendo dalle origini dei mali, individuando le vere carenze, QUELLE PRIORITARIE, ma qui continuate a mistificare volendo far credere a voi stessi che le teorie sterili e il piccolo spettacolo-passatempo provinciale possano determinare un’inversione di tendenza sociale in una regione che ha gravissimi problemi strutturali, socio-economici, culturali, etc. Una regione che pesa quasi niente nel mondo globalizzato e quindi non è competitiva; se non si risolvono i suddetti problemi alla base è come parlare di aria fritta. SONO FATTI INCONTESTABILI dei quali ho postato pure le cifre ufficiali che nessuno può contestare, altro che lamento. Tra l’altro, nel post che ho citato in precedenza, il post di qualche mese fa da dove ho tratto il passaggio di Callea, tu stesso dicevi: ” Luigi io scenderei in piazza se col denaro pubblico si desse un sussidio agli artisti che non lavorano. Ci manca solo che dopo gli LSU facciano le cooperative di teatranti! 😀 ” Perché di cosa si parla qui da diversi giorni, se non di progettini-spettacolo e finanziamenti ad attività pseudo-culturali che non sono altro che sussidi camuffati e distribuiti con metodi discutibili? E qualcuno, addirittura vorrebbe spacciarci questo spettacolo passatempo per cultura e addirittura come mezzo per risolvere i gravissimi problemi della Sicilia. Per non apparire lamentoso si dovrebbero lasciare passare queste mistificazioni che sono, se possibile, peggio della malapolitica?

    70. Tony, se permetti in questi giorni si è parlato di regole per l’attribuzione dei finanziamenti alle attività dello spettacolo, di teorie pseudo-culturali come panacea per la soluzione dei problemi della società siciliana, di querelles tra gli addetti ai lavori palermitani, di regolamenti di conti tra politici e addetti ai lavori; anche in questo post, si parla di buonismo, di perdono, di strategie buoniste e del perdono come soluzioni, ancora di tematiche dello spettacolo passatempo. E QUESTI TEMI SONO STATI COMMENTATI. Cosa c’entra l’attività di Callea che tu hai linkato e che nessuno qui ha commentato non essendone a conoscenza e non essendo il tema del post ? Non abbiamo commentato l’intera esistenza di Callea.

    71. A me sembra che il post non parli (strettamente) di cultura e veramente mi pare che ci sia qualcuno che ha impropriamente cercato di processare le intenzioni di Callea (che è certamente uno che fa e che non frigge aria come altri).

    72. infine, se invece di lamentarci, come dice Tony, dobbiamo proporre cose serie, allora: proponiamo come accedere alla politica e alla gestione della città, cioè con le giuste qualifiche di managers capaci e quindi l’esclusione di tutti i sistemi clientelari e la conseguente esclusione dei politici improvvisati in cerca di sistemazione; intrapresa questa via del reset totale della società siciliana per instaurare sistemi da mondo evoluto quindi eliminazione di rapporti sociali retrogradi, arcaici, e di tutti gli atavismi che impediscono lo sviluppo, poi proponiamo come capovolgere tutte le cifre che posto in seguito perché solo dopo averle capovolte si potrà parlare di Sicilia al passo coi tempi e competitiva nel mondo globalizzato, e quindi di società normalizzata e funzionale, cosa impossibile senza questi passaggi obbligati. Dopo si potrà parlare di come gestire il contorno, il piacevole contorno intellettuale e culturale che a quel punto farà parte della “normalità” e sarà gestito normalmente e non in modo inquinato e INUTILE come ora.
      Ecco le cifre DA CAPOVOLGERE ASSOLUTAMERNTE, altrimenti, se non si capovolgono il resto dei discorsi sono solo chiacchiere:
      A CURA: DEL CERDFOS CENTRO STUDI CGIL SICILIA
      Il Prodotto Interno Lordo si è attestato ( a prezzi concatenati) su un valore pari a poco più di 71 miliardi di euro con un incremento medio in termini reali dell’0,4%, modesto se comparato con la media nazionale 0,8% e sostanzialmente in linea con la dinamica fatta registrare dalle altre regioni del Mezzogiorno. Complessivamente le risorse disponibili della Sicilia nel 2008 sono state di oltre 91 miliardi di euro in valori costanti e quasi 112 miliardi in termini correnti con una crescita del 5,7% delle importazioni nette di beni e servizi che si attestano ad oltre 24 miliardi di euro.
      Preoccupa il trend crescente delle importazioni nette di beni e servizi che misura il grado di dipendenza dell’ economia della Sicilia. Appare interessante a tal fine segnalare l’incremento continuo dei finanziamenti alle famiglie per beni di consumo, andamento che rimarca le problematicità attuali del “Sistema Sicilia”.
      Non a caso l’indice di Gini della Regione siciliana (indice che misura l’equa redistribuzione del reddito ) è il piu’ alto tra le regioni italiane.
      La Sicilia complessivamente continua ad indebitarsi con l’esterno non per finanziare investimenti ma per sostenere prevalentemente i consumi che, a loro volta, decrescono.
      Infatti, la componente principale della domanda interna siciliana è rappresentata dai consumi che si attesterebbero intorno ai 92 miliardi di euro (circa il 7,4% dei consumi nazionali e il 25% di quelli del Mezzogiorno). Se consideriamo i dati, resi noti dall’Istat nei giorni scorsi, nel 2008, il Pil e’ calato dell’ 1,2%, gli investimenti fissi lordi sono scesi del 4,2%, ed i consumi delle famiglie dell’1,4%, cresce, invece, la spesa della pubblica amministrazione che si attesta al 27% della spesa complessiva della domanda aggregata siciliana, percentuale notevolmente piu’ alta rispetto al dato nazionale (15,9%) ed a quella delle altre regioni del Mezzogiorno (25%).
      CIOE’: produzione insignificante, prevalenza di consumi, parassitismo al primo posto in Europa.

    73. Tony, io ho scritto “anche in questo post, si parla di buonismo, di perdono, di strategie buoniste e del perdono come soluzioni, ancora di tematiche dello spettacolo passatempo”, quest’ultime non intese come hanno fatto in precedenza come regole per l’attribuzione dei finanziamenti, ma ci sono accenni a progetti presentati in passato, a personaggi dello spettacolo, al ruolo dei cosiddetti, presunti, intellettuali. Nessuno che parli di cambiare i requisiti per accedere alla politica e alla gestione della città, nessuno che parla dell’infima produzione, né di tematiche economiche, di creazione di lavoro reale, né dello spreco del PIL, che sono i veri mali che strozzano lo sviluppo. Non ne ha parlato direttamente di cultura dici, invece io penso che tra le righe ne parla, ma poi pensandoci bene, grazie a te, ora mi chiedo di cosa ha parlato in realtà, oltre alla lista dei buoni, al buonismo e al perdono, tutte cose che non c’entrano con la soluzione dei problemi pratici.
      Buona notte.

    74. Se va be’. Il master universitario in portamento di fascia di sindaco. 😀

    75. E se non puoi la vita che desideri
      cerca almeno questo
      per quanto sta in te: non sciuparla
      nel troppo commercio con la gente
      con troppe parole e in un viavai frenetico.

      Non sciuparla portandola in giro
      in balia del quotidiano
      gioco balordo degli incontri
      e degli inviti
      sino a farne una stucchevole estranea.

    76. Pedro Salinas (o sbaglio?)

    77. chi vuole fare…..dipende COME le fai le cose.

    78. Un altro punto di vista di Kavafis…

    79. a me, piuttosto che friggere la cultura delle panelle e crocchè, friggere aria, non dispiace.

    80. la solita retorica…..
      che palle!

    81. “Lascio ai colti del blog, segnalare l’autore, anche se è un pò più complicato di Pasolini”

      Più ‘complicato’ ??

      ” Stupenda e misera
      città che mi hai fatto fare

      esperienza di quella vita
      ignota: fino a farmi scoprire
      ciò che, in ognuno, era il mondo “

    82. @ Tony Siino

      “Caro Giovanni penso che il post abbia stimolato chi vuole fare e contrariato chi vuole lamentarsi.”

      Ma che dici? Mi sembra una valutazione gratuita. Io non mi lamento, mi tiro su le maniche e lavoro, e nonostante tutto lo faccio con stimolo e dedizione.Devo per forze essere orgoglioso perchè un tipo losco (ma palermitano e che diamine!) sia il presidente del senato? Devo per forza credere che cammarata avesse delle buone intenzioni all’inizio, ma poi….si è perso? Ma allora devo credere anche a babbo natale, gli gnomi ed i folletti!! E siccome condivido solo una parte del post di Callea allora voglio solo lamentarmi? Ma che razza di discorsi sono!!! Condivido alcune cose, altre no! Non penso che la colpa sia di tutti i palermitani ma solo di una parte! Non penso che sia colpa mia ne di tante altre brave persone che lavorano con coraggio in mezzo ad un ambiente marcio ed ostile. E non penso che il fatto di essere parzialmente daccordo con Callea non mi includa necessariamente tra i lamentoni rosiconi!!! E che diamine!!! Usiamo le parole con giudizio per favore….o se preferite, evitiamo di dire **zzate!!!!

    83. noto che il sig.Fabio Rizzo in ogni suo intervento descrive spesso a sproposito e fuori tema, la sua attivita’ imprenditoriale e artistica autocelebrandosi……… ma Rosalia non si sogna minimamente di farglielo notare….. noto e so con certezza, che al contrario Rosalio non pubblica senza un motivo plausibile i post di L.F.Gialdini, questa faziosita’ e’ illiberale e faziosa.

      prof.Sebastiano Luini

    84. Giovanni, a tutti coloro che manifestano voglia di fare qualcosa per la nostra cIttà, avanzo la sessa proposta: un’alleanza intergenerazionale per creare nuove imprese. Solo l’impresa crea vera ricchezza -mentre la politica e’ capace solo di redistribuirla- e con essa la liberta’ economica che e’ premessa di quella civile perche’, se non hai di che campare, il voto e’ un bene superfluo da vendere al miglior offerente. Persino la vita culturale di una città non e’ autentica se non ha alle spalle un tessuto economico vero e non solo una rete di stipendifici. La mia proposta e’ quindi quella di dar vita ad una sorta di micro fondo di investimento promosso da professionisti socialmente responsabili che metterebbero a disposizione un “gettone” di capitale e un tot numero di ore di consulenza gratuita per selezionare e partecipare ad imprese giovanili coerenti con la visione di societa’ che abbiamo. La mia esperienza, molto positiva a riguardo, mi ha insegnato che questi ragazzi, da soli non avrebbero dove andare (si pensi solo all’accesso al credito) mentre con l’aiuto di noi veterani evitano errori di inesperienza e diventano imprenditori di se stessi. Banca Etica o altre istituzioni finalizzate al microcredito possono poi piu’ facilmente assecondare tali progetti.

    85. Vorrei far notare a Callea e a chi come lui ha ancora voglia di scommettere… che l’Italia ormai da anni campa (anche) sul vizio degli italiani per le scommesse. E’ una strada che non spunta, quella di affidare il proprio futuro ad una scommessa. Perché vince sempre il banco.
      Per il resto, molti hanno già detto quello che c’era da dire e gli schieramenti si sono già posizionati ai lati opposti del ring.
      E come sempre, da millenni a questa parte, ognuno rimarrà della propria opinione.
      Il che è sintomatico, a ben vedere.
      “Ci sono periodi della Storia in cui il destino dell’umanità dipende dalle singole azioni di ben determinati individui”
      Purtroppo per la Storia (e per noi) in questo momento si tratta delle azioni degli individui sbagliati.

    86. tutto e’ iniziato in un altro post
      di un certo Faraone
      “la cricca della cultura a palermo”.
      .
      Era gia’ stato detto tutto in quel post,
      sulla cultura (?) sovvenzionata dai politici.
      Ma si vede che quasi 1/2 milione di euro
      dei fondi di riserva del sindaco di Palermo
      fanno gola.
      Si cambia post e si ribatte il tema,con piu’ determinazione.
      .
      Per ammissione dell’autore,con tanta confusione.
      .
      Ho gia’ scritto che questi fondi li utilizzerei almeno per dare una casetta ai senzatetto,o a chi vive nei container’s,anche prefabbricata.
      .
      Non mi vorrei trovare nei panni di chi ha applaudito a questo post,che via via e’ stato fatto a pezzi,fino a rendere necessario vari reinterventi dello stesso autore.
      .
      Citare nomi e dare giudizi,un atto di grande ingenuita’.Anche se avesse parlato il papa.

    87. Responsabile, io? No, grazie! O, meglio, sì! Responsabile di pagare l’Ici, la Tarsu, il biglietto Amat. Responsabile di posteggiare l’auto o il motorino negli appositi spazi e non sul marciapiede o in doppia fila. Responsabile di buttare i rifiuti nei cassonetti e le cartacce nei cestini. Delle mie azioni mi sento responsabile e accetto comunque la sollecitazione ad essere attivi e propositivi. Ma la responsabilità di chi accetta cariche pubbliche a servizio di una comunità, e poi si presta ai giochi di potere, è ben altra cosa; e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
      Quali sono i motivi di natura amministrativa per cambiare l’ennesima giunta? E gli assessori, ad alcuni dei quali è stato riconosciuto il merito per il proprio lavoro, perché non si sono rifiutati di rassegnare le deleghe? Perché non hanno continuato la propria opera a servizio della città, lasciando da parte le beghe politiche?

    88. Monicelli è troppo vecchio, quindi ormai obsoleto, fuori tempo, senza futuro? Beh io non la penso allo stesso modo. Sono proprio loro, questi “vecchi”, che possono – dall’alto della loro età ed esperienza (anche per il fatto di essere delle grandi persone, non certo il primo anzianotto che passa) – illuminare la strada per il futuro delle nuove generazioni. E dunque non è vero che sono persone senza futuro, il loro proiettarsi avanti non sta nell’età bensì nel contenuto delle loro idee: sono le idee a rendere immortali gli uomini. Immortali, altro che vecchi. Le parole di Monicelli le fanno pensare a Caponetto? Invece a me fanno pensare ad un altro vecchino, un altro fuori tempo e senza futuro, un certo Indro Montanelli il quale, nel 2001 in un’intervista a Repubblica, aveva profetizzato tutto ciò che sarebbe di lì a poco accaduto. Un altro stolto? un altro da mandare a giocare a briscola perchè vecchio? Visto che dobbiamo tutti essere “giovani e futuristi” leggiamo qualche commento dei giovani su youtube, sui vari forum o blog a proposito dei messaggi lasciati da queste persone: troverà grande apprezzamento e condivisione. Sarà forse per quel discorso delle idee, dure a morire, anche a 95 anni.

    89. mi scuso ma non avevo letto questa risposta di Callea, altrimenti avrei risposto.
      “@gigi
      guarda che era proprio quello il senso del mio intervento. Io sono per eliminare ogni sussidio e progettino. Penso che la progettualità culturale debba rispondere a pubblica utilità come i ponti le case e le strade, e che un artista disoccupato non è un problema delle istituzioni in quanto tale, come non lo è un idraulico o un muratore. Riguarda meglio quel post. A causa di quello ho litigato con molti “artisti”.
      Che ci si confornti su idee diverse OK, ma essere contestato per il contrario di quello che ho scritto è un po’ eccessivo. Per quanto ti possa fare prurito, e non capisco il perchè, su questo punto siamo d’accordo”.
      Nessun prurito, ma voglia di capire, e, onestamente, non è semplice dato che scrivi una cosa e il suo contrario.
      Queste cose scritte da te io non le ho inventate:
      “Ancora occorrerà interrogarsi sul ruolo che vogliamo abbia l’artista nella nostra società, cosa gli artisti devono dare in cambio delle sicurezze che la collettività deciderà di garantire loro, quali sono i mezzi e le risorse, in che modo costruire un terreno fertile per il loro operato ecc. ecc… è indubbio che spetta alla cultura ed agli intellettuali cittadini disegnare il progetto generale della città per affrontare e risolvere l’insieme delle emergenze e delle esigenze”
      Ora qui analizzi i mali di Palermo formulando una lista di persone colpevoli della decadenza, in prevalenza vicini al mondo artistico e dei media che non hanno completato il loro lavoro e questa la consideri la loro colpa. Quindi, vuol dire che arte media spettacolo dovevano risolvere i problemi di Palermo? Poi ci suggerisci come soluzione la partecipazione collettiva ma limitata alle idee, ci suggerisci bontà e perdono, e pure amore per tutti gli antipatici – eufemismo – che affossano la Sicilia. Non solo, secondo me, non individui le vere carenze ma le soluzioni che hai proposto – bontà, amore, perdono, partecipazione imprecisa ( come e su cosa?) solo teorica – farebbero invidia alle strategie della tradizione democristiana.
      Da alcuni giorni, inoltre, parlate di regolamentare
      il sistema del finanziamento agli spettacoli ( e sottinteso li presentate come occasione di sviluppo sociale, e non come ulteriore assistenza, in questo caso ai precari dello spettacolo-passatempo ). Notare le contraddizioni e la confusione espressa nei tuoi post è PRURITO? Che ci stiamo a commentare, allora, se il disaccordo non è accettato con serenità, e viene etichettato con termini fantasiosi per non accettare il dissenso?
      Non ti conosco personalmente e non ho niente contro la tua persona, quindi non capisco perché mi attribuisci sentimenti che non mi appartengono.
      N.B. dici che è diventato lo sport preferito inveire contro il finto-sindaco; scherzi? Siamo una delle vergogne mondiali, che dovrebbe fare di peggio? Bruciare la città?

    90. ho voluto leggere tutti i commenti fatti e prendendo per “buona intenzione” quanto scritto da Callea e supportato da Siino propendo per quanto ha scritto . Credo che fare il “buon Palermitano” oggi significhi comportarsi secondo le regole di buona educazione avendo “senso civico”. Se volete organizzare un rinnovamento di Palermo dobbiamo partire dalla testa cioè dal Comune controllando tutta l’attività del Sindaco e dei consiglieri. Partiamo da piccoli obbiettivi. seguiamo gli assessori, il sindaco e vediamo come spendono il loro tempo, in quali atti pubblici pongono sollievo ai problemi della città!

    91. Si’ , la liquidazione d Monicelli e’ semplicemente oscena.

    92. “Penso che la progettualità culturale debba rispondere a pubblica utilità come i ponti le case e le strade”
      Callea, aggiungerei a quanto scrivi sopra: musei, biblioteche, centri culturali, teatri, parchi, giardini, spiagge pulite, etc. ma tutte queste belle cose possono funzionare normalmente SOLO in una società che funziona con REGOLE normali, dove lavoro ed economia rispettano i criteri evoluti, altrimenti, come succede a Palermo, sono soltanto occasioni di inciuci, clientelismo, utilizzo nefasto del potere; e si producono solo prodotti bricolage scadenti, quando si producono e non si interrompono in corso per incapacità e mancanza di know how.
      Per me le proposte essenziali, prioritarie SONO DUE, il resto dovrebbe essere la conseguenza logica.
      – regolamentare l’accesso alla politica e alla gestione della città e della regione; che vuol dire professionalità manageriale che si può avere solo con le università della politica( vere e non i soliti ammuini, o scuole-bricolage discutibili nei metodi e nella qualità ), che è come dire che non è possibile che uno si sveglia ed in cerca di occupazione decide di fare il politico.
      – invertire le tendenze del PIL ( le cifre che ho postato sopra ) in particolare sugli sprechi, sull’assistenzialismo, sul parassitismo. Per farlo esiste solo una ricetta: creare lavoro reale, produzione reale, al fine di rendere la Sicilia competitiva nel mondo globalizzato; cosa che genererebbe, come dicono gli economisti veri, il moltiplicatore, ma in questo caso fondato sulla produzione.
      P.S. i primi effetti di quanto scrivo sopra si vedono in questi giorni: la regione ha nominato 12 consulenti esterni per l’estate ( non mancano di fantasia nemmeno nelle denominazioni ). Se qualcuno conosce curriculum utilità e ruoli di questi consulenti ESTERNI…
      Stiamo perdendo tempo inutilmente.

    93. caro matteo,
      ti stimo troppo per credere che tu non abbia capito lo spirito del mio spunto su monicelli. Come sei generalmente troppo acuto per sprecare un agettivo così complesso in modo così banale ed acritico.
      Monicelli, Caponnetto, Montanelli sono combattenti, guerrieri, ed hanno mostrato il loro sconforto dopo una vita attiva e di piena responsabilità.
      Hanno ceduto, davanti a momenti di una drammaticità e gravità incredibili. Si sono battuti e si battono fino alla fine.
      L’intervista di Monicelli è toccante perchè c’è vissuto dietro.
      Senza quelle battaglie e quell’intelligenza prestata agli altri, senza e quel tempo speso per contrihuire in maniera positiva alla società non abbiamo il diritto all’arresa. Abbiamo il dovere di sperare e combattere, come loro alla nostra età hanno sperato e combattuto.

    94. Prof. Sebastiano Luini non ho nulla da fare notare e i commenti a cui fa riferimento sono stati rimossi poiché violavano la nostra policy dei commenti che, se non condivisa, può benissimo non costituire un problema: basta non commentare. Saluti.

    95. a proposito di bruciare,in questo momento TGS fa vedere i rifiuti dei sottopassi di viale Regione
      Siciliana,dati alle fiamme.
      Dice TGS,e’ da 194 giorni che viene sollecitata l’amministrazione comunale a risolvere il problema dei sottopassi.
      Inoltre si parla di ben 70 discariche urbane,al momento,da eliminare.Ma,ovviamente,non sono tutte,solo quelle segnalate dai cittadini.

    96. Non so i nomi dei responsabili, perche io non sono un fango, fango, fango, fango. non sono un fango.

    97. Chiedo scusa a tutti!
      Ma parlate e parlate di Palermo e la sua cultura che sta morendo. E allora chiedo ma che cosa è questa Cultura di cui parlate?
      Forse parlate di quattro spettacoli per quattro “gatti acculturati” ma di che cosa, sono poi acculturati, bho!!
      Pensate veramente che al palermitano gli interessi lo “spettacolino”, credo di no!
      La priorità di Palermo credo non debba essere la cultura, ma il funzionamento della raccolta della “munizza”, le strade pulite, i parcheggi (anche se poi non li usa), la rete fognaria e idrica, il trasporto pubblico, il verde pubblico, la casa e il lavoro.
      Le risorse “scarse” del Comune devono essere indirizzati alla pubblica utilità e poi se ne “avanzano” alla cultura.
      Il Festino non è cultura ma tradizione religiosa e popolare della gente comune, ma negli anni, proprio perchè gli “acculturati ci hanno messo il naso e aggiungo le mani” e diventato spettacolo che non hanno nulla che vedere con l’origine religiosa del festino.
      Ancora, se al palermitano comune spiegassero per bene che quei pochi soldi nelle casse comunali potrebbero servire per altri scopi di pubblica utilità, penso che farebbe a meno della festa e si acconteterebbe del solo rito religioso, con l’approvazione anche della “Santuzza”.
      E comunque qualcuno mi spieghi in che cosa consiste questa Cultura che sbandierate.
      Un comune palermitano

    98. Senza cedere alle lusinghe,mi va bene la tua precisazione.

    99. quanti commenti..quanta cultura…quante parole…Si credo che un post che susciti la voglia di scrivere sia sempre un bel post…ma..ma credo anche che l’unica verità o per lo meno La verità l’abbia detta Stefania..siamo COMPLICI..non tutti ma..Tanti.
      LA CITTà è complice …e purtroppo in giro NON vedo nessun Mandela che sia in grado di riportare in questa città LA DIGNITA’e ..e NON credo che il problema sia Cammarata..il problema è e resterà sempre lo stesso..continuiamo a credere che nulla possa cambiare .E’, purtroppo. questa la CULTURA di cui si alimenta la città..ed è assolutamente vero quello che diceva Ferruccio ..siamo nemici della contentezza..solo l’entusiasm di credere nel cambiamento può portarlo a realizzarsi ed a diventare quello che MAI siamo stati UNA COMUNITA’.
      Ma per trovare entusiasmo occorrono non solo progetti ma anche “capacità di emozionare”chi questi progetti deve realizzare e..quindi mancano Uomini Politici in grado di rendere questo possibile..io non ne vedo..e quindi cammarata è solo unfacile bersaglio..chi sarebbe meglio? scoma? cracolici? musotto?vicari?vizzini?….forse una donna potrebbe…chissà?
      Pequod

    100. “Io non ho soluzioni, ho speranze. Monicelli (citato da qualcuno) è una grande persona, ma è anziano, non ha futuro e quindi non ha speranza.”
      (cit. Callea)
      veramente Monicelli ha detto una cosa ben diversa:
      “mai avere speranza, la speranza è una trappola, inventata dai padroni….state buoni, state zitti, pregate, che avrete il riscatto nell’aldilà…” poi nella famosa intervista invitava all’azione, alla rivoluzione…poche chiacchiere autoreferenziali.
      ce ne fossero di “vecchi” come monicelli, invece abbiamo molti “giovani” con la mente al macero e poche idee e ben confuse!
      certi vecchi non dimenticano….
      http://www.youtube.com/watch?v=bxrmqCvETzw

    101. ps sottoscrivo parola per parola il commento di
      blackcross of malevich delle 12:53

    102. pequod
      veramente,a parte certe caute notazioni del sottoscritto,l’analisi piu’ vicina a quella che potrebbe rappresentare la drammatica situazione di questa citta’ l’ha fatta
      G I G I.
      Inoltre bene anche
      S I M O N A T U D I S C O
      e,perche’ no,anche
      S T A L K E R
      ed ancora
      F U L L .
      Sicuramente ci sono altri,ma non mi va di rileggere
      tutto il Post.
      .
      A Palermo ci sono anche centinaia di migliaia di persone che un politicante non l’hanno mai incontrato in tutta la loro vita,che lavorano e
      pagano le tasse,che rispettano l’ambiente,che promuovono Palermo,e che nulla hanno di spartire con gente senza arte ne parte che deve ricorrere
      alla raccomandazione per andare ad occupare qualche posto nella pubblica amministrazione.
      Quindi queste persone NON sono responsabili di un bel nulla.Purtroppo devono convivere e subire
      tutte le anomalie del sistema,
      Chi ha fede e vuole onorare S.Rosalia ha tutto l’anno per andare al Santuario.
      Cosa c’e’ da festeggiare in questa Palermo di
      precari,disoccupati,e tanta gente con la valigia gia’ pronta con un biglietto di sola andata?

    103. E’ l’essere uniti che ci può fare migliori, anche rimproverraci le debolezze, non giustificarle, non adagiarci. La battaglia per l’essere civili comincia da ciascuno di noi ogni giorno, da tante molte piccole cose. Dall’avere un’idea costruttiva e non distruttiva, di chi guarda gli altri fare, giudicandoli dall’alto, credo che questa città abbia bisogno dell’impegno costante e continuo di tutti quelli che ne fanno parte. Di pensieri positivi e concreti, di ‘impegno’, a tutti i livelli della comunità sociale. Sono assolutamente d’accordo. Callea, ti ringrazio. Ho vissuto in Toscana per 1 anno per lavoro ed ho ammirato la loro capacità di controllo reciproco, se una comunità é forte nel fare rispettare le regole, la comunità diventa madre della città in cui vive e la governa, alla fine più di chi viene eletto per farlo.
      L’impegno é ogni giorno di chiunque, questo dovrebbe essere.

    104. che si fa per aumentare la paghetta!!! 😀
      http://www.youtube.com/watch?v=jEPYlLBkW2E

    105. Ma una proposta concreta per migliorare la situazione, no? E per favore, che nessuno ripeta ancora che ha la coscienza a posto perche’ paga il biglietto sull’autobus o aiuta le vecchiette ad attraversare la strada: queste cose sono la premessa non la soluzione! Un anno fa sono stato aggredito su queste pagine perché’ dicevo che l’Università di Palermo rischiava di essere solo un diplomificio: a distanza di un anno la situazione e’ solo peggiorata, stando all’annuale ricerca pubblicata ieri, ne vogliamo parlare?

    106. L’economia della regione è per metà in nero o nei servizi a basso valore aggiunto e per l’altra metà pubblica amministrazione, produzione poca e di scarsa qualità tranne rare eccezioni. Che conoscenza dovrebbe produrre l’Università? Produce diplomi, ciò che che serve per lavorare in Sicilia. La mia proposta l’ho fatta, prima di studiare il modo si studia il perché, va individuato il desiderio su cui fare convergere la passione e l’intelligenza di una molteplicità di esseri, la vision insomma. Poi parliamo della mission 🙂 Io con i furbi che hanno portato a distruzione questa società non mi ci metterei mai insieme, è come Lucy Van Pelt che toglieva sempre la coperta a Charlie Brown che (ci) cadeva sempre. Fesso una volta, due volte si chiama stupido. Atro che volemose bene! Questa è la mia vision 🙂

    107. IN THE NAME OF CALLEA’S DAUGHTER GENERATION (INCLUDED MY DAUGHTER)
      Sottotitolo: ci sono state tante criticità in molti campi a Palermo, perchè, a mio modo di vedere, spesso non si sono create regole chiare e condivise da rispettare.

      Il post con i suoi innumerevoli commenti, come spesso accade, vede un gioco di fuoco di analisi sullo stato di fatto, dietrologia, assegnazione di colpe (legittime piu’ o meno), di meriti e demeriti vari. E quasi sempre accade che non se ne viene a capo, facendo in modo che il post, con i suoi numerosi commenti, vada a posizionarsi, ormai stanco, tra quelli storici del blog. Dimenticato.
      Cioè ci siamo confrontati, abbiamo detto la nostra, abbiamo fatto un po di storia palermitana, ma non si è quasi mai individuata una “nuova” linea di azione condivisa per il futuro (solo ed esclusivamente RIFLESSIONI).
      Allora, mi domando, a cosa serve confrontarsi per anni sui blog (questa piazza virtuale che altrove nel mondo porta a concreti cambiamenti culturali e sociali), se poi non si cambia insieme registro “sociale e culturale” nella gestione di tante attività soprattutto di competenza pubblica, quando la partecipazione vede anche figure istituzionali ?
      Ok, abbiamo fatto gli analisti a modo nostro e ognuno si è sfogato, ha detto la sua, ma è possibile che da centinaia di commenti non nascano proposte di azione che possano essere sottoposte a condivisione dei palermitani (almeno dei cittadini, assessori, consiglieri e artisti che scrivono nei blog) ?

      In questo post, come in altri 2 di alcuni giorni fa (sul tema cultura, di Faraone e di Scuderi) hanno partecipato operatori culturali che a vario titolo e professionalità hanno operato a Palermo, assessori comunali, consiglieri, artisti, musicisti, gestori di spazi comunali, cittadini che si mostrano interessati al dialogo culturale di questa città, cioè ha partecipato un ampia rappresentanza sociale e istituzionale di Palermo. L’evento in se (confronto) è segno di grande livello civico.
      Tuttavia, ogni volta, in questi post si innesca un corto circuito. Cioè si viene a generare un rimpallo di colpe, e non emerge mai quella voglia di creare una lista di regole comuni da cominciare a condividere e quindi rispettare così da non venirsi a ritrovare nelle stesse situazioni già vissute in passato. Passano gli anni, passano le stagioni di kals’art e dei festini, passano i mandati dei sindaci dell’uno o dell’altro schieramento, senza che ci sia qualcosa di nuovo in fatto di regole chiare e condivise da rispettare.
      E’ chiaro, almeno per me, che senza l’istituzione di regole chiare condivise e da rispettare per tutti, non ci può essere alcun tipo di cambiamento, anche se 15 anni fa non c’erano i blog e oggi invece ci sono e ci gestiamo le piazze virtuali e relativi confronti. Senza regole non si va da nessuna parte e si permetterà sempre a chi ne ha specifico interesse di perpetrare le stesse situazioni di cui oggi molti si lamentano animatamente. Senza regole comuni possiamo passare i decenni a venire ancora a parlarci addosso senza cambiare di una virgola il sistema nel quale viviamo.

      PATTO DI CITTADINANZA E DI COMUNITÀ’ LOCALE
      L’assessore Maurizio Carta parla di un “patto di responsabilità, un accordo di progetto, la condivisione di una visione di futuro”. E conclude “……so che siamo moltitudine, ma dobbiamo tornare una comunità”.
      D’accordissimo, e quale persona sana di mente e con alto senso civico non lo sarebbe a leggere le sue parole. Qualcuno deve pur iniziare a scrivere i primi articoli (art. 1, 2, 3, 4, …) del patto di cittadinanza e responsabilità e dell’accordo di progetto, però. E sempre qualcuno deve cominciare ad abozzare le regole di questa nuova comunità. Bisogna iniziare (cioè ci vuole il primo che lo comincia a fare). E siccome queste regole e questi articoli devono essere fortemente condivisi, sarebbe utile iniziarlo a fare insieme.
      E lei lo ha cominciato a fare con l’iniziativa che fino ad oggi lo relega a più di una mezza pagina della storia positiva palermitana, per aver fatto sedere intorno ad un tavolo associazioni culturali varie per l’apertura pedonale di alcuni assi viari del centro nei weekend. Ma quei tavoli devono essere permanenti. Mensili. Per anni. Per interi mandati di una sindacatura. Possono essere integrati dall’uso delle tecnologie web e assistiti da un coordinamento gestionale per ottimizzare i tempi, ma devono esserci costantemente quei tavoli e devono prefiggersi di individuare concretamente obiettivi specifici da raggiungere in un tempo ben preciso e circoscritto.
      Anche l’idea di aspirare a diventare Capitale dell’Euromediterraneo sembrava stesse timidamente cominciando a costruire nuove basi di operare insieme, cittadini e istituzioni, con l’avvio di laboratori a tema (del piano strategico), ma da quasi 2 anni non se ne hanno più notizie, almeno sul sito web.
      Domando al valido assessore (uno dei migliori che la storia istituzionale di Palermo ricordi), qual è la sua road map operativa che intende seguire insieme ai cittadini, quella concreta, specifica nei punti ?
      Tra piano strategico e pianificazione degli interventi in collaborazione con i privati da realizzare con i fondi regionali fino al 2013, ha la migliore delle occasioni, forse mai presentatasi come ora nella storia di Palermo, per costruire “percorsi condivisi” e soprattutto “regole comuni”.
      Il popolo del web (e anche quello fuori dal web) attende in linea.

      REGOLAMENTO SULLA CULTURA
      Sempre nel post del cons. Faraone (cricca della cultura) di oltre una settimana fa in questo blog si è discusso di questo tanto atteso regolamento sulle attività culturali di Palermo. Sempre regole, quindi, che mancano anche nella gestione delle attività culturali di Palermo e che in quel post hanno generato una serie di commenti negativi sull’operato comunale.
      Sarebbe utile per i cittadini palermitani leggere in questo post (per mano loro) il rinnovato impegno dei consiglieri ad approvare, in tempi veloci, un elenco di regole comuni per tutti. Invece il silenzio di queste figure istituzionali imbarazza. E fa pensare anche male. E allontana da loro i cittadini (almeno di quelli che tentano di pensare). Anche in questo argomento il popolo del web, e quello della vita reale, attende in linea (già ha atteso abbastanza l’approvazione di una delibera di consiglio che, si ricorda, da 17 mesi si trova sul tavolo di Sala delle Lapidi per la trattazione e approvazione).

      REGOLE: le regole servono, e chiamati in causa dai cittadini consapevoli per l’individuazione e ufficializzazione e condivisione di queste stesse regole, sono assessori e consiglieri comunali, cioè quelle figure istituzionali il cui lavoro quotidiano permette il funzionamento tecnico e amministrativo di un amministrazione pubblica locale preposta al governo del territorio palermitano. Non dimentichiamocelo mai. Assessori (tutti in generale) e consiglieri (tutti in generale) sanno che in assenza di regole chiare e comuni per tutti in un determinato campo si è in presenza del caos e nel caos tutto può essere giustificabile. Non dimentichiamolo mai. Altrimenti ci sfugge il punto centrale dei problemi nella gestione di un territorio. E non abbiamo giustificazione valida affermando che loro governano e prendono lauti stipendi per governare e che quando sbagliano hanno l’obbligo morale di dimettersi, se poi noi ci limitiamo solo a lamentarci dietro una tastiera. Se siamo cittadini con alto senso civivo, dobbiamo presentare loro ufficialmente una lista di regole e dobbiamo pretendere che siano approvate in consiglio, in giunta e che diventino legge per la città e dobbiamo stargli dietro fino a quando loro non fanno cio’ che noi cittadini con alto senso civico desideriamo per il bene della città. Se non facciamo questo ci ritroveremo tra 5-10-20-30 anni in una situazione molto peggiore di quella odierna in termini di qualità della vita a Palermo.

      In nome della generazione della figlia di G.Callea (e anche di mia figlia): se non vogliamo che loro ripetano gli errori dei padri e delle madri, leggasi esseri umani di Palermo che non si sono dati regole chiare, ferree e condivise da rispettare, dobbiamo cominciare a scriverle noi sin da oggi (386° festino di S.Rosalia) queste regole!
      Se volete chiamatelo anche “Manifesto S.Rosalia 386”.
      Insieme, cittadini e assessori e consiglieri e artisti e ……..tutti coloro che lo vogliono, che lo desiderano e pretendono.
      Che ognuno, nel suo commento in qualsiasi argomento, dopo aver scritto la poesia o la sua rabbia o le sue analisi storiche, provi a scrivere, almeno solo una REGOLA che pensa possa essere comune a tutti, rispettata e condivisa e che possa, soprattutto, essere una regola in grado di cambiare in meglio l’attuale sistema. Non penso sia un esercizio difficile.
      Un modo per tentare di ristrutturare, riqualificare (e per qualcuno restaurare) noi stessi e il nostro dna e quindi cambiare in positivo la comunità di Palermo.
      (((Non possiamo permetterci di “riflettere”, “criticare” e “analizzare” la situazione palermitana fino a quando la figlia di G.Callea, e quella mia, festeggeranno la loro laurea, perché altrimenti un altra generazione sarà stata masticata dall’assenza di regole, come uno chewing gum ormai privo di gusto)))

    108. quando leggo:SIAMO TUTTI COMPLICI
      mi si rivolta lo stomaco.
      Complici di chi?
      Complice di che?
      .
      1.Politici e politicanti
      2.cittadini che interagiscono con politici e politicanti
      3.Cittadini indipendenti,che credono nell’iniziativa,nel merito,che pagano puntualmente le tasse,che rispettano le regole,che sono convinti che il bene comune si raggiunge quando ognuno fa la sua parte,nel rispetto altrui,
      che non si mettono a fare i capipopolo ed aizzare
      oggi questo e domani quello,che non fanno chiassate,che non hanno alcuna necessita’ di mettersi in vetrina.

    109. 1 Regola – Onestà intellettuale.

      Può sembrare banale e ovvia ma credo che la mancanza di questa regola fondamentale abbia comportato la deriva attuale. Nella pratica si traduce nella promozione di attività realmente valide e costruttive che mettano gli interessi economici in secondo piano. Utopia? Non lo so, ma senza questo criterio non si va da nessuna parte!

    110. infatti non stiamo andando da nessuna parte,e non solo a Palermo.Dovunque c’e’ una voce di spesa pubblica,piccola o grossa che sia,c’e’ sempre pronto qualcuno a gettare la propria rete.
      La corruzione dilaga a macchia d’olio,si grida allo scandalo,si fanno i convegni e se ne parla pure,poi,finito il teatrino,tutti pronti a ricominciare.

    111. Sandra, non pensi che invece dell’ennesima analisi socio-economica o dell’ennesimo manifesto, enunciazione di principii, ecc. la città abbia bisogno di azioni più concrete e visibili? Quando più sopra ho proposto una collaborazione intergenerazionale per promuovere nuove imprese che, senza l’intermediazione della politica, creino lavoro vero e non sussidiato ho chiesto semplicemente se ci fosse qualcuno disposto ad investire una cifra minima di capitale e/o prestare alcune ore di consulenza gratuita per questo scopo. Su 100 e passa commenti non ce ne e’ stato uno che abbia detto una parola pro o contro!!!!! Dei professionisti lungimiranti, in un contesto povero di imprese, dovrebbero vedere con favore la creazione di un vivaio di imprese, ma, probabilmente, chiedere lungimiranza a dei palermitani e’ pretendere troppo perché se lo fossero mai stati non si sarebbero ridotti in questo stato pietoso. Per la cronaca, l’impresa giovanile cui ho dato vita un anno e mezzo fa, partendo proprio da queste pagine, ha dato lavoro -in regola con tutte le leggi- a 10 ragazzi molto in gamba e motivati. Se altri 1000 professionisti palermitani (es. 5 Rotary o Lions) avessero fatto altrettanto partendo dalle rispettive esperienze professionali o capacita di impresa, oggi avremmo 10.000 nuovi posti di lavoro in tutti quei settori che rappresentano il potenziale inespreso della nostra città: turismo, beni culturali, agricoltura di qualità’, innovazione tecnologica, servizi alle imprese e alle famiglie. Questa e’ concretezza, il resto e’ friggitoria come dice bene Tony.

    112. nessuno ha voglia di investire a Palermo
      in attivita’ imprenditoriali che poi finiscono
      per essere bersagliate dalla richiesta di pizzo.

    113. Posso smentire anche questo luogo comune: la società’ in questione e’ socia di AddioPizzo, non ha ricevuto alcuna richiesta e, nel caso, avrebbe sporto denuncia. Il pizzo ormai lo paga solo chi crede di averne vantaggio.

    114. @Donato
      collaborazione intergenerazionale per promuovere nuove imprese che, senza l’intermediazione della politica, d’accordissimo. Un ruolo che molti privati possono volontariamente benissimo rivestire, se lo sentono interiormente come importante innovativo e rivoluzionario per svegliare l’economia locale e renderla un minimo competitiva con altri mercati.
      Le tue varie proposte sul miglioramento dell’economia locale le condivido ed è chiaro che provengono da una persona che ha esperienza e cultura in materia, proprio per la maniera dettagliata con la quale vengono esposte.

      Non possiamo dimenticare che ci sono “istituzioni pubbliche” e relativi numerosi rappresentanti (assessori e consiglieri) che hanno un ruolo estremamente determinante nella gestione del territorio, in diverse attività della vita civile di una comunità (sociale, culturale, trasporto, assistenzi, ambiente, ecc.). I privati possono, con le loro iniziative volontarie, svegliare un mercato dormiente, ma le figure che lavorano nelle istituzioni pubbliche (consiglieri e assessori) devono avere costantemente il fiato dei cittadini nel proprio collo sulle regole da costruire e far rispettare nella comunità, perchè le regole, cioè le leggi locali (regolamenti, ordinanze, decreti), nella Repubblica Italiana le approvano gli organi che fanno parte di un istituzione pubblica locale.
      Quindi non possiamo dimenticare l’esistenza di Consigli comunali e regionali se volgiamo avere nuove regole. Dobbiamo chiederle a gran voce a questi organi e più siamo oggi a chiederle e pretenderle e più facile è il cammino che porta ad ottenerle domani. Credo che la migliore rivoluzione è l’operato del singolo nella vita quotidiana, che esprime il suo diritto di essere cittadino anche con la richiesta di regole chiare la’ dove non ce ne sono affatto di chiare.
      Senza regole è caos e meglio di noi cittadini lo sanno e lo hanno saputo negli anni centinaia di assessori e consiglieri a Palermo e in Sicilia. Loro (di destra e sinistra) sanno che senza regole condivise e chiare i soldi pubblici possono essere assegnati con valutazioni molto soggettive e discrezionali. Lo sanno benissimo. A molti sta bene l’assenza di regole, non a tutti certo. E allora penso che la prima cosa che noi cittadini dobbiamo chiedere a questi rappresentanti istituzionali è l’individuazione e condivisione e approvazione di regole chiare per tutti. Lo scriverò fino a farmi uscire il sangue dalle dita! Perchè dove le varie attività funzionano più efficacemnete che a Palermo, guarda caso trovi regole comuni definite e sistemi di monitoraggio sul rispetto delle stesse regole, proprio all’interno delle strutture pubbliche preposte alla gestione del territorio. E di conseguenza trovi piu’ ordine mentale dei cittadini nel rispettarle e pretendere di farle rispettare.
      Quando non ci saranno più enti pubblici nella nostra regione allora potremmo demandare tutta la materia di gestione del territorio all’iniziativa dei privati, ma fino a quando esisteranno comuni e regione, dobbiamo tentare di pretendere che queste istituzioni condividano regole chieste da tanti cittadini e le approvino facendole diventare leggi pubbliche da rispettare per tutti.
      Una comunità urbana senza regole non è una comunità, è anarchia dove i più furbi utilizzano il danaro e la posizione istituzionale per non perseguire chiari obbiettivi di bene comune.
      Avere senso civico per me significa pretendere da 50 consiglieri comunali di Palermo che prendino una proposta di delibera di approvazione del regolamento comunale sulle attività culturali (bloccata da 17 mesi, non settimane, sul tavolo di Sala delle Lapidi) e l’approvino nel più breve tempo possibile, e cio’ solo per evitare che in futuro i fondi comunali destinati alla cultura possano essere destinati con giudizi fortemente soggettivi e discrezionali, evitando così di leggere nel luglio 2011 sempre la stessa storia su questo blog.
      Comuni molto piu’ piccoli e anche piu’ grandi di Palermo hanno un regolamento sulle attività culturali e sull’assegnazione degli spazi pubblici per la cultura. Palermo non ha approvato questo regolamento, e nessun rappresentante istituzionale che partecipa a questo blog è in grado, o forse ha il coraggio, di scriverne il perchè (perchè?).
      Io pretendo regole chiare e comuni per tutti da chi è preposto per legge italiana ad approvarle. Questa è una delle manifestazioni del mio alto senso civico di cittadina. Questo è uno dei miei modi di partecipare alla vita pubblica della comunità urbana in cui vivo. Questa è una mia proposta di partenza: essere tutti più consapevoli del ruolo di “CITTADINI”, magari rispolverando qualche vecchio testo di educazione civica (testi nei quali venivano riconosciuti dall’ancora vigente Costituzione chiari diritti a tutti i cittadini).

    115. Condivisione, regole, partecipazione; e insistenza ossessiva incomprensibile sul tasto delle regole da scrivere per SPETTACOLI SPACCIATI PER CULTURA e addirittura presentati come panacea, quando invece rappresentano un ulteriore grave problema occupazionale che si tenta di risolvere con altri gesti di assistenzialismo, quindi ulteriore impoverimento invece di arricchimento. BELLE PAROLE, ma i fatti?
      Mi riferisco al post di Sandra.
      E’ come andare a dire ai cittadini di una città distrutta dal terremoto, dove vivono sull’erba senza niente, senza lavoro, senza produzione, di unirsi; ma su cosa? C’è solo da costruire, dalle fondamenta. Unirsi sulle idee in mezzo al disastro non fa altro che perpetuare il disastro. La situazione di Palermo è qualcosa di simile, se è vero che gran parte del PIL è costituito da stipendificio pubblico, spesa pubblica, precariato, parassitismo; ho postato le cifre, c’è da rifondare tutto il sistema sociale, altro che condividere nelle macerie.
      Io li ho scritti i due elementi prioritari:
      – criteri di accesso alla politica e alla gestione pubblica, cioé managers usciti obbligatoriamente dalle apposite università ( meglio se le commissioni giudicanti sono europee, senza ammuini )
      – inversione delle cifre del PIL che passano obbligatoriamente dall’eliminazione di tutti gli sprechi, stipendifici inutili anzi dannosi, parassitismo, assistenzialismo; eliminazione di questi elementi a beneficio di creazione di lavoro REALE ( che non sono i piccoli impieghi tappabuchi ), produzione, ed equilibrio tra import ed export ( oggi le cifre invece indicano una regione improduttiva, incapace nemmeno di sussistersi, visti i volumi dell’importazione a fronte di infima esportazione ).
      Praticamente si tratterebbe di spostare almeno trenta miliardi ( e un esercito di lagnusi e assistiti ) del PIL che non producono un tubo per attività produttive e quindi poi moltiplicati.
      Io le ho fatte le due proposte e, purtroppo, sto dicendo la verità incontestabile ( e me ne frego se qualcuno pensa a un atto presuntuoso da parte mia, invece si tratta di evidenze elementari ) ma ancora c’è chi gira – con mia grande sorpresa ! – intorno ai due problemi fondamentali sopra descritti per lasciarsi andare a belle parole teoriche che lasciano il tempo che trovano; è vero io sto usando le linee generali senza proporre progetti o progettini concreti, ma io non ho aziende da sponsorizzare, mi limito a usare l’aspetto ibrido delle residenze per portare risorse che non hanno niente a che vedere con l’economia locale, e visto l’uso che non condivido – eufemismo – presto trasferiro’…
      P.S. anch’io faccio parte dei 100 che non hanno risposto agli appelli di Didonna, per diversi motivi: per evitare liti virtuali; perché come detto non ho aziende da sponsorizzare A PALERMO; e perché visto il disastro economico e occupazionale palermitano non condivido quelle imprese che consistono nel distribuire “piccole occupazioni” tappabuchi localmente ma che trasferiscono capitali in altre regioni, come detto è giusto nel mondo globalizzato l’import-export ma rispettando l’equilibrio tra i due elementi ed eventualmente creare vera ricchezza sul posto disastrato, in questo caso la Sicilia. Pero’ condivido il resto, cioè quanto detto da Didonna sul fatto che le belle teorie sono roba da bar all’ora dell’aperitivo ma che lasciano il tempo che trovano e occorrono, invece, fatti concreti, da non confonderli, pero’, i fatti concreti.

    116. mi scuso, ma insisto sul fatto che trovo sorprendente, inconcepibile, e da buon palermitano divento sospettoso, questa pesante insistenza dell’utente Sandra sul tema “regolamento per l’attribuzione dei finanziamenti agli spettacoli spacciati per cultura”. Stiamo parlando di una città disastrata, paragonabile a una città terremotata da ricostruire dalle fondamenta, e lei ci viene a parlare con pesantissima insistenza della panacea degli spettacoli, che invece non sono altro che ASSISTENZIALISMO che contribuisce ad affossare ulteriormente l’economia palermitana?
      E perché non investire questi soldi – solo per esempio – nell’agricoltura e l’artigianato da consumare ed esportare?

    117. preciso che non conosco la vita professionale né privata di Didonna, non mi riferisco a tutta la sua attività professionale perché non la conosco e perché non mi interessa, ma solo ad una in particolare ( e alla banca che la finanzia ) e solo perché ne ha parlato e l’ha pubblicizzata qui…

    118. “X” n c’arrivaru cchiù piccioli nella seconda manche, perchè nella seconda manche quelli che hanno portato più voti hanno avuto le pretese. “X” coi…. soldi messi da parte si è fatto l’attività.
      “V” (sta per voi) ci perdete pure tempo, scomodando Pasolini, filosofi, Monicelli, Mandela, colte citazioni, rivoluzioni che pare di ascoltare una canzone di Battiato.
      E ovviamente “Y” c’abbagna ‘u panuzzu, speranzoso e scodinzolante; poi se non ci passano le carte ci farà le battutine.
      Buon “festino” a tuttiiiii! 🙂

    119. Andre, il tuo commento potrebbe essere interessante e condivisibile, da parte mia sono anche intrigato 😀
      Sembri “colui che è al corrente”. Pero’, “V” abbiamo capito chi sono/siamo ( e forse hai pure ragione ), ma non è giusto lasciarci con il fiato sospeso su “X” e “Y”

    120. Il post, a dire la verità, mi infonde ancora più pessimismo di quanto non ne abbia finora maturato. Avrei voluto, infatti, che una coalizione di cittadini “nuovi” (rispetto ai ruoli politici o a ciò che da questi ne deriva) potessero portare avanti un progetto ed un “patto sociale”. Ma continuare a citare e considerare come possibili protagonisti di un tale cambiamento, dei soggetti già da tempo presenti nell’ambito politico, mi pare proprio la cosa meno in linea con le mie aspettative.
      Non sono certo uno che ama lamentarsi sterilmente. Eppure non mi riconosco nè fra quelli che Tony ritiene essere “quelli del fare” (se ciò comporta l’essere accomunati a certi nomi che ho letto in questo post) nè fra quelli che “amano lamentarsi”, per il sol fatto che non si ritrovano nel clima che questo post intende evocare (tutti colpevoli, tutti innocenti).
      A palermo ci sono anche, e non sono pochi (benchè siano pur sempre una esigua minoranza), coloro che hanno sempre evitato ogni possibile compromesso con la logica dell’amicizia, del privilegio…
      A quasi 40 anni di età mi viene da pensare che forse dovrei cominciare anche io a “sporcarmi le mani”, come dice Donato. Ma non nel senso che intende lui.
      Forse dovrei sperare di poter rientrare nel novero di coloro che in qualche modo possono ricevere un beneficio dal fatto di essere amici di tizio o di caio. E cercare anch’io di autoassolvermi da questo “inevitabile” misfatto che in molti compiono senza avvertire alcun peso sulla coscienza.
      Visto che alla fine è sempre possibile autodenunciarsi come responsabili del disastro, accusandosi di tutto e di niente (che è un modo per non accusare nessuno, neppure sè stessi).
      Io invece preferisco accusarmi di non essere (ancora) in grado di cedere a questa mentalità, nemmeno (finora) per una questione di bisogno, nemmeno per necessità di “pignata”. Ma non ho figli (ancora). Chissà se non sarà quella l’occasione che mi spingerà a “sporcarmi le mani”.

    121. @Gigi: uhhhhhhhhhhhhhh tu quanti “X” e “Y” riesci a vedere in questa sballata equazione? (Scusate, mi sono fatto travolgere anch’io dall’onda retorica degli ossimori), però vi risparmio il finale “alla Rocky”.

    122. Andre, rispondo solo a intuito. Tra sospetti e fatti accertati penso che se dovessi contare ne avrei per diverse ore. Pensavo che tu ti riferissi a qualcuno dei presenti in particolare 😀
      Intanto, in questo contesto da rifondare dalle fondamenta (economia, produzione e lavoro VERI), nei posti vitali, e dove tutti gli uomini ai posti della gestione pubblica sono da rimpiazzare con managers ( usciti da apposite università, già detto ) non abbiamo ancora risposta sull’insistenza di Sandra a rimettere sul tappeto la regolamentazione sul finanziamento agli spettacoli ( spacciati per cultura, meglio ribadirlo ) che non solo non sono elementi fondamentali né risolutivi come lascia intendere con la sua insistenza, ma sono semplicemente l’ennesima palla al piede ed occasione di spreco di denaro pubblico e inciuci clientelari, insomma un’altra occasione di assistenzialismo che impoverisce la città.

    123. non c’e’ piu’ sordo di chi non vuol sentire.
      .
      In tempi di vacche grasse ci fu spazio e moneta
      per organizzare le sagre paesane,variopinte e
      strampalate,ma sempre dispendiose,fino a permettersi di cambiare ogni anno il famoso carro di S.Rosalia.
      Oggi questo non e’ piu’ possibile.C’e’ la crisi,
      manca il lavoro.Non e’ ne’ con la poesia,ne’ con
      la musica o il teatro popolare,che si puo’ porre rimedio ai disastri palermitani.
      .
      Organizzare un’attivita’ di servizi,con 10 o venti dipendenti,non puo’ definirsi vera impresa.Aderire ad Addiopizzo,non significa avere eliminato il pizzo.A fronte di 500 adesioni,quanti sono
      quelli che subiscono tutt’oggi questa piaga del pizzo?
      Comunque,ammesso che non sia il pizzo il principale ostacolo allo sviluppo di nuove attivita’ imprenditoriali produttive,
      com’e’ che assistiamo ad una retromarcia piuttosto che ad una avanzata?
      Negli ultimi 2 anni in Sicilia si sono persi molti posti di lavoro,basta andare a guardare certi rapporti delle organizzazioni sindacali.
      .
      Cos’e’ allora che scoraggia le imprese a fare investimenti in Sicilia?
      La burocrazia,le cricche,gli imbrogli,
      la disabitudine a fare un lavoro produttivo,la scarsa serieta’ nella prestazione d’opera,o cos’altro?

    124. Giorgio, c’ e’ di tutto: inutile burocrazia, difficoltà’ di accesso al credito e soprattutto diffidenza. La lotta al pizzo pero’ qualche risultato di rilievo l’ha dato visto che un estortore intercettato consigliava di stare alla larga dagli aderenti ad AddioPizzo perché “camurriusi”. Una piccola impresa puo’ crescere, se ha successo, ma nessun privato con soldi propri comincia con una da 500 dipendenti. La cosa importante e’ che l’impresa genera libertà economica che e’ premessa di quella civile. Se devo il mio lavoro alle amicizie sarò sempre in debito di “amicizia”. E’ la trasparenza amministrativa, totale e accessibile on line, che può moralizzare la spesa pubblica se consente di sapere chi e’ stato pagato con soldi pubblici, quanto e perché. La prima giunta Cammarata prevedeva addirittura un assessore alla trasparenza, ma fu una presa in giro grazie a chi vi abbocco’.

    125. non sono avvezza a frequentare il blog, ma questa volta su invito pressante di amico fidato mi sono lasciata persuadere… d’altra parte oggi è il festino, a palermo non si lavora e c’è pure tempo per amenità di questo genere…
      mi diverte allora provare a dire anch’io la mia…
      caro callea, per i miei gusti il tuo post è un po’ retorico… l’attacco pasoliniano (fin troppo noto e fin troppo abusato) è un po’ magniloquente, ma lo capisco, è un modo abile (?) per creare l’effetto voluto nella tua seconda parte… e va be’ te lo perdono… mi sta un po’ più stretto invece il calderone senza distinguo in cui tutti i nomi galleggiano e nessuno affonda. mi sta stretto perché finisce col non fare distinzioni tra la strafottenza di chi ha fatto male e la volontà propositiva (o proattiva, come diresti tu…, orribile parola!) di chi tenta o ha tentato di far bene… nel riferimento a schifani e ad altri della stessa risma c’è un po’ di campanile e io preferisco di solito supportare chi condivido e non chi per accidente condivide la mia stessa insularità… detto questo però ti aggiungo: il tuo riferimento alla neo-paternità (se è vera!)commuove ed offre forse una chiave di lettura più adeguata che consente di comprendere meglio quel che dici. Al di là quindi di certo narcisismo retorico io leggo in queste righe una volontà di appropriazione della propria storia che, questa sì, mi sento di condividere. in questo senso certo anch’io sono responsabile, e non mi assolve il fatto che pago la tarsu, e tutte le multe che vigili scatenati mi accollano, e mi stupisce per la verità leggere tra le risposte che ci si sente con la coscienza a posto perché si fa ciò che è ovvio fare! Sono responsabile perché subisco e mi trincero dietro la mia inappuntabile vita media, perché rifuggo dal prendere pubbliche posizioni, perché cerco poco la condivisione. Su questo sì ti dò ragione, si esce dal limbo della disillusione e dalle pastoie dell’immobilismo vittimistico solo se ci si solleva sulle proprie gambe senza aspettare che ti tiri su una gru barcollante e arrugginita (come senza dubbio è quella di chi ci amministra!)… Che fare? non lo so, ma per me già l’acquisizione della consapevolezza è un primo passo, almeno è la condicio sine qua non (mi si perdoni il bieco latinismo :-). Amo poco i leader capobranco e gli arringatori, e penso che all’onestà intellettuale debba anche associarsi l’umiltà intellettuale (so di non sapere… senza autore naturalmente, dato l’andazzo criptico delle citazioni di questo post…).
      Consapevolezza, senso della collettività, desiderio di partecipazione e cambiamento questi vorrei fossero gli ingredienti del fare politica, il pane quotidiano di chi elegge e di chi viene eletto. Rifuggo a gambe levate da chi propone (gigi, credo) senza tregua (a ogni suo post, al ritmo di uno ogni cinque minuti!) i manager della politica usciti dalle apposite università… NO!!! la politica prima, così come la politica seconda, sono il senso del vivere in comunità… la visione dello stato-azienda, coi manager e i lavoratori senza diritto di sciopero non mi pare proprio una bella prospettiva! strano che la proposta arrivi dalle rive della senna… è questa la lezione che hai tratto da liberté, égualité, fraternité? E serve a convincerci di questa assoluta necessità di professionisti della politica il continuo riferimento al PIL, che è diventata parola d’ordine e che dietro la veste rassicurante dei numeri si ammanta di verità?
      ancora troppo facile e troppo abusato il raccontino sull’unità d’Italia: ok, lo sappiamo, è storia nota ed è stato e continua ad essere a quanto pare un’ottima giustificazione. BASTA!!!
      Se c’è una cosa buona nel post di callea è questo rivolo di energia propositiva che vuole essere contagiosa e che mi auguro (per me e per tutti) possa nutrirsi dei desideri di tutti e di ciascuno, nella dialettica delle posizioni (orrore per il pensiero unico!) e nella fiducia che intesse relazioni capaci di operare davvero. Questa per me è la prima vera rivoluzione culturale…
      Della “ cultura” e dei “progetti e progettini” di cui si parla in un mare di risposte riesco a vedere poco nel post iniziale. forse si fa riferimento ad altri post del medesimo callea (non mi sono scomodata a verificare…) ma di questo un’altra volta!

    126. @andre
      ““X” n c’arrivaru cchiù piccioli nella seconda manche, perchè nella seconda manche quelli che hanno portato più voti hanno avuto le pretese. “X” coi…. soldi messi da parte si è fatto l’attività.
      “V” (sta per voi) ci perdete pure tempo, scomodando Pasolini, filosofi, Monicelli, Mandela, colte citazioni, rivoluzioni che pare di ascoltare una canzone di Battiato.
      E ovviamente “Y” c’abbagna ‘u panuzzu, speranzoso e scodinzolante; poi se non ci passano le carte ci farà le battutine.”
      *
      mi sa che c’hai proprio ragione tu, e con ottima sintesi hai centrato il problema
      *
      quando leggo che chi non risponde agli appelli “economici” di privata imprenditoria (dieci dipendenti 😀 ) è un venditore di aria fritta, mi viene davvero da ridere.
      io da certa gente non comprerei neanche un’auto usata, figuriamoci finanziare simili cooperative.
      mi sa che qui passa un sacco di gente in cerca di sponsor.

      io fotunatamente, non ho niente da comprare e da vendere!

    127. Gentile ismegone (che bel nick!), per una persona che frequenta poco il blog lei sembra al corrente di molte cose, anche nei dettagli; niente di grave, sa, pure vicino la Senna ci stanno uomini sospettosi, come me.
      Non è grave scrivere amenità e nemmeno scrivere fesserie, sono gravi, invece, ignoranza dettata da malafede ed entrambe le cose separate.
      Se sono interpellato non mi tiro mai indietro, quindi scrivo, ma lei che “ha notato” dovrebbe accorgersi che io commento solo nel 5% dei post pubblicati da Rosalio, solo quando mi sento stimolato. Lei mi sembra una persona molto occupata, ma forse sa che mentre si lavora, per chi fa certi lavori, si può dare ogni tanto una sbirciatina su internet e scrivere un commento di 5-10 minuti (tanto, al contrario di certa gente, il mio tempo me lo pago io).
      In realtà la sua lunga lettera mi fa pensare a un personaggio di una canzone di De André-De Gregori, “isolato” in crisi esistenziale, depresso, “con il tuo collezionismo di parole complicate”, lo dipingevano ad un certo punto. Nella sua lettera io ci vedo un assemblaggio di belle parole senza concretezza, e purtroppo alcuni momenti di ignoranza che cozzano con le belle parole. Li cito a memoria:
      – lei dovrebbe sapere che il fiore all’occhiello della politica francese è l’ENA (si informi prima di fare paragoni), ed io non ho mai parlato d’altro che di know how e di professionalità per accedere alla politica e gestire la città. Della negazione dei diritti ne parla solo lei, e questa è malafede, mista a ignoranza, sulle competenze alle quali alludevo.
      – il PIL e lo studio delle sue cifre dalle quali intercettare i rimedi è il termometro infallibile della situazione socio-economica, se lei contraddice questa evidenza vuol dire che le sue belle parole sono solo gargarismi verbali dell’ora dell’aperitivo, o delle ore disperate solitarie.
      – l’energia propositiva senza i numeri e le strutture per metterli in pratica è solo aria fritta.
      – se lei considera raccontino il grave problema dell’unità mai avvenuta, si sfiora il grottesco, perché è la base fondante della società italiana, è attualità, non è affatto passato, e purtroppo è l’origine dei mali attuali della Sicilia, mali perpetuati e aggravati a più riprese e per lungo tempo, sono le basi dalla società siciliana attuale, aggravati – e l’ho sempre riconosciuto – dalle incapacità e dalla cattiva interpretazione che noi abbiamo della vita sociale, comunque conseguenze quest’ultime anche della farsa-unità. L’ho sempre detto che loro hanno affossato e noi diamo il colpo di grazia.
      – infine, lei che è attenta può accorgersi che in alcuni post si è riparlato di “finanziamenti allo spettacolo” e che nel post di callea si parla principalmente di progetti culturali non portati a termine e citati come esempi di colpa; stia più attenta oltre ad ammirarsi per quel collezionismo di belle parole che scrive.
      Reposez vous bien, Madame.

    128. ismegone, solo una cosa.
      per quella “cosa vecchia” dell’unità d’italia si stanno spendendo e si sono spesi e si spenderanno un fottio di piccioli pubblici per manifestazioni da sagra di paese.
      quindi, al di là di come la si pensi, credo sia una “notizia” all’ordine del giorno.
      poi a volte penso che scrivere in rete, specialmente in post come questo, sia un consumare polpastelli e tastiere inutilmente appresso a setacciatori di risorse

    129. 5 minuti sono passati e posso aggiungere qualcosa a beneficio di ismegone ( che vuol dire questo bel nick ? ).
      A proposito dei managers: in realtà il comune e la regione si “servono” di consulenti esterni, in genere senza arte né parte o con esperienze professionali lontanissime – e know how equivalente a zero – dalle problematiche sociali per le quali vengono impiegati con immenso spreco di denaro pubblico e con effetti non solo inutili ma certe volte devastanti. In un certo senso vengono impîegati come managers. Io parlavo anche del livello superiore, perché dall’università per la politica e l’amministrazione pubblica logicamente dovrebbero uscire politici e managers competenti, e magari oltre alle competenze managers di talento che aggiunto alle competenze è un ottimo elemento, il talento.
      La regione, a proposito di managers, o consulenti esterni, in questi giorni ne ha nominati 12, ma il fatto eccezionale, il colpo di genio, è che si chiamano “consulenti per l’estate”, solo questo copyright merita la spesa.

    130. condulenti per l’estate???
      mi ritorno in mente i governi balneari, ma i consulenti bagnini è davvero geniale…e voi sempre a lamentarvi! 🙂

    131. @ gigi
      il dubbio fonda la conoscenza, il sospetto è un occhio torvo che teme di incrociare uno sguardo… declino l’accusa di malafede, non ho mai alluso a tuo possibile “schiffaramento”, quanto all’ignoranza, l’ho già detto… so di non sapere, ed è già qualcosa.
      i dettagliatissimi dati sul PIL senza l’energia propositiva sono la quintessenza del nulla; lo dimostrano i politici in tv che lo citano senza tregua e affossano il paese.
      su de andrè-de gregori andiamo a braccetto 🙂
      e di rimando ti dico: “per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti”. vale per chi è in malafede, e temo pure per chi è in buona.
      le parole, è vero. mi piacciono… io credo facciano il mondo, ma è questione di punti di vista!
      promenez-vous bien mon ami, sur la rive gauche du coté de boul’mich’
      p.s. se fai il computo dei miei post, noterai che sono molto al di sotto del 5%

    132. :-). No comment

    133. Donato Didonna
      hai visto i nostri giovani campioni ai mondiali?
      C’e’ chi dice che erano come bloccati,forse per essere troppo giovani (almeno alcuni).
      Fare imprenditoria giovanile in Sicilia
      richiede determinati prerequisiti,indispensabili
      ad evitare il “blocco”:
      1.la sicurezza (proprio protezione dalla malavita)
      2.sostegno economico,anche grazie ai Fas
      3.semplificazione burocratica
      4.No tasse per i primi 10 anni
      5.prevalente indirizzamento verso settori tipo Manufacturing,con impiego di tecnologie avanzate,
      il che richiede ovviamente una “cultura di base”
      che puo’ venire sola dalla Universita’.
      .
      I giovani hanno dalla loro parte il “tempo”,
      molto tempo per vedere fiorire l’inizio di un’attivita’ e raccoglierne i frutti anche in una sola generazione.
      .
      Poi ci sono le grandi imprese,gestite da Manager’s
      maghi del Mktg,della Finanza,della Pianificazione
      e Controllo,le quali in Sicilia hanno scoperto oggi il filone dei Centri Commerciali.
      Servono capitali notevoli per realizzare un grande centro commerciale,che porta una rivoluzione
      culturale profonda nel settore Distribution.
      Vado in un solo posto,trovo facile parcheggio,trovo una notevolissima offerta,faccio
      la provvista settimanale,ed alla fine risparmio tempo e denaro.
      Unico particolare gia’ sollevato piu’ volte da qualcuno,e’ che sto drenando denaro a favore di
      svariate industrie che non producono in Sicilia.
      Altro particolare,aggiungo io,e’ che non ci sono tante posizioni per tanta gente che si ritrova a Palermo una Laurea e non riesce ad impiegarla.
      .
      E qui torna il tema del “prodotto universitario”.
      La gente che si iscrive ad una qualsiasi Facolta’ deve tenere presente che allo stato attuale,la scelta che fai fa di te un predestinato a rimanere nella tua citta’ piuttosto che emigrare.
      .
      Tornando al Manufacturing,fatto dalla grande impresa,dopo il caso Fiat di Termini Imerese,
      ci sarebbe da approfondire il tema di come mai non riusciamo ad avere stabilimenti per una miriade di prodotti che pure “consumiamo” routinariamente?

    134. Giorgio, ho avuto la fortuna di fare esperienze professionali in lungo e in largo per la penisola, di seguire il mio istinto per il mondo degli affari e di ricavarne di che vivere senza aver bisogno di farmi pubblicità’ su Rosalio come qualche idiota pure insinua. In questo momento sono ad un diverso fuso orario sotto l’ombrellone a godermi un panorama mozzafiato e a tentare una missione impossibile: aprire una via d’uscIta, una exit strategy, anzi una exodus strategy (se mi consentite il paragone autoironico con Mose’ 🙂 ) per convincere il popolo palermitano che, nonostante le sue responsabilità’ (e’ il tema del post), può, anzi ha il diritto di aspirare a qualcosa di
      meglio. Ma come? Ecco come: se dei professionisti socialmente responsabili e consapevoli che non c’e’ un diritto assoluto ad avere un po’ di fortuna nella vita, ma se l’hai avuta e’ cosa buona e giusta tentare di fare qualcosa dI buono per gli altri, volessero unirsi per favorire concretamente la creazione di nuove imprese, potremmo moltiplicare gli effetti di una positiva esperienza. Caminante no hai camino, se hace camino al andar (non mi sottraggo neanche io alle citazioni). Il tema del post era la responsabilità’ di tutti che potrebbe essere anche di nessuno: io intendo la responsabilità’ in termini positivi e porsonali, cometa risposta alla semplice domanda. Cosa ho fatto io di concreto per la mia città’?

    135. Giorgio, per dimostrarti infine che anche io sono bravo a fare proposte che non sono sotto la mia responsabilità, ma magari sotto quella della politica o della grande impresa economica, ti dico che farei di Termini. Produrrei microcogeneratori di energia elettrica sul tipo Wolkwagen in un quadro di incentivi per il risparmio energetico (sono comuni motori a metano con controllo elettronico e coibentazione … La stessa tecnologia di un’ automobile) oppure auto elettriche, secondo lo stimolante progetto di Simone Cimino che ho conosciuto tanti anni fa a Milano e che necessiterebbe di provvedimenti per la limitazione del traffico veicolare nei centri storici delle città siciliane. Ma a suggerire cosa dovrebbero fare gli altri siamo tutti bravi …

    136. ismegone, premetto che se scrivi centinaia di post su Rosalio sono solo fatti tuoi e non è un disonore, al contrario.
      Non capisco questo tuo snobismo strano nel volere precisare che non frequenti il blog, proprio perché secondo me sei al corrente di “troppi” dettagli del blog e pure questi sono fatti tuoi.
      Confermo tutto quello che ho scritto in precedenza, e aggiungo: l’ignoranza non è un fatto grave, ma affermare le proprie ignoranze con presunzione è gravissimo, come hai fatto nel post di ieri in diversi punti che ora eludi.
      Invece devi pensare che quelle dei politici sono solo parole sterili quando parlano del PIL, come le tue, perché sanno che dietro le loro parole non ci sono fatti concreti. L’energia propositiva senza materia e struttura per metterla in atto non solo è inutile ma può pure sfociare nel delirio… quello dei mitomani convinti di essere imprenditori e uomini d’affari, come, per esempio, quello di chi si sente grande artista, scrittore, intellettuale, etc. e ne ho visti tanti, anche qui a Parigi, che poi diventano solo impiegaticchi o addirittura “poveri miserabili morti di fame”, eppure erano pieni di “energia propositiva”.
      Io non mi sento né assolto né coinvolto, sono solo uno che sceglie di lasciare la propria città “schifiato” dal parassitismo, dall’assistenzialismo, dall’inciviltà, e dalla compravendita del diritto di voto, e dalle minacce ricevute per opporsi a questo mercimonio (1997, ultimo gesto di politica attiva prima dell’astensionismo per sempre ) e non essendo masochista scelgo di vivere normalmente. Se ho citato il collezionista di parole belle è perché tu ci sei a tutti gli effetti, parole che hanno un’utilità effimera, pochi secondi, utili solo ad appagare per qualche tempo il tuo narcisismo.
      Rispondi sui fatti se ce la fai.

    137. didonna scrive “qualche idiota insinua”. Io ho semplicemente scritto che non ho aziende da pubblicizzare, e che mettere in piedi strutture il cui scopo principale è andare a fare la spesa in altre regioni italiane è solo un sistema per prendere percentuali sul prezzo ma soprattutto spostamento di capitali dalla già disastrata economia siciliana verso altre regioni, quindi non la considero impresa che crea sviluppo.
      I bersagli di didonna potremmo essere solo io e Stalker. Ma forse didonna non viola la policy alla quale Rosalio tiene tanto?
      Dico qui pubblicamente che io a Palermo ho cercato didonna qualche mese fa, e lo cercherò tra 3 settimane quando ci tornerò. Non è minaccia di stampo mafioso, semplicemente devo dare il suo indirizzo al mio avvocato, ma didonna ha un indirizzo difficile da intercettare in Sicilia, tutto quello che ho saputo finora è che è un piccolo intermediario che vive di modeste parcelle.

    138. P.S. ismegone: “la visione dello stato-azienda, coi manager e i lavoratori senza diritto di sciopero non mi pare proprio una bella prospettiva!” io non ho mai scritto queste cose, e per malafede intendo attribuirmele.
      Ce ne sono altri esempi, ma tralascio… Concentrati nella lettura e nell’interpretazione di ciò che leggi. Non parlavo della mia partecipazione qui, quel tuo riferimento ai miei commenti ( se sono interpellato devo rispondere, normale ! ) è solo gossip stupido… non è malafede.

    139. Gigi, non sono interessato a polemizzare con uno che si riconosce in un riferimento agli idioti una volta tanto che proprio non era a lui riferito
      🙂

    140. Gigi, e allora mi sa che “l’idiota” era riferito a me, e se devo essere sincera lo spero, che rientrare nelle persone che lui può ritenere intelligenti sarebbe per me un insulto.
      sul fatto che non faccia pubblicità alle sue “imprese” su rosalio lo dice lui, ma forse intende unicamente il fatto che rosalio non percepisce compensi?

    141. Stalker, la battuta di didonna non si può nemmeno commentare. Noto che lui che critica il linguaggio omertoso poi entra in questo blog e non ha nemmeno l’accortezza di nominare i suoi bersagli; per poi rifugiarsi dietro scuse verbali insensate; perché oltre a te e me – e non solo oggi ma pure in passato – nessuno ha parlato di pubblicità per aziende vicine al didonna. Tutti gli altri commentatori non avrebbero nessun motivo di ritenersi bersagli delle amenità del didonna… Io gli devo fare tre domande “face à face” a Palermo, dalle sue risposte prenderò la mia decisione se dare mandato al mio avvocato, non per il post di oggi – ovviamente – perché non nomina , ma per altri post del passato pieni di offese denigrazioni diffamazioni, che conservo con cura.
      Non ho più niente da scrivere in questo post.

    142. come si conclude l’andazzo di questi commenti è significativo… potrebbe sembrare OT, ma in realtà è perfettamente IT

    143. Donato io ci sto per il supporto alla nascita di nuove imprese.

    144. io pure, ma con imprenditori seri, che a piazzare il giardiniere o la donna di servizio son buoni tutti.
      tony, la mia mail la conosci.

    145. Anche io li so i nomi.

    146. MA nono so se si possono dire.,

    147. Voi che dite?

    148. Non sono Palermitana, mi sono commossa però. Si il buon senso è capire che da soli non si va da nessuna parte, e gioire del bello che accade agli altri, domani potrebbe toccare a chiunque…l’invidia è solo una “brutta bestia”…

      Ho rispolverato questa poesia…a volte ci facciamo prendere da troppi pensieri, da troppi problemi, per i quali purtroppo non sempre si può fare qualcosa…siamo individui…che insieme possiamo fare molto, ma ognuno deve partire da se stesso….
      LA MEDITAZIONE
      La nostra paura più profonda
      non è di essere inadeguati.
      La nostra paura più profonda,
      è di essere potenti oltre ogni limite.
      E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
      a spaventarci di più.
      Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ”
      In realtà chi sei tu per NON esserlo?
      Siamo figli di Dio.
      Il nostro giocare in piccolo,
      non serve al mondo.
      Non c’è nulla di illuminato
      nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
      non si sentano insicuri intorno a noi.
      Siamo tutti nati per risplendere,
      come fanno i bambini.
      Siamo nati per rendere manifesta
      la gloria di Dio che è dentro di noi.
      Non solo in alcuni di noi:
      è in ognuno di noi.
      E quando permettiamo alla nostra luce
      di risplendere, inconsapevolmente diamo
      agli altri la possibilità di fare lo stesso.
      E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
      la nostra presenza
      automaticamente libera gli altri.
      Nelson Mandela

    149. Ci sono momenti nella storia in cui non è mqterialmente possibile fare niente, aqnche avendo le migliori intenzioni. Bisogna saper aspettare ilmomento giusto, e temporeggiare. Ce lo haq insegnato machiavelli , Quinto Fabio Massimo, Kutuzov ecc.. Ma bisogna restare sempre VIGILI, informati pronti a cogliere l’occasione.
      Oggi chi collabora col malaffare non èuò che fallire, se ha boune intenzioni, o fare carriera se viene contagiato.

    150. Mi sono accorta solo ora che questo è un post del 2010, e io che pensavo fosse stato scritto ieri, 3 novembre 2013…

    151. Caro Callea, Pasolini non è cosa tua

    Lascia un commento (policy dei commenti)