martedì 12 dic
  • L’economia civile secondo Zamagni

    Così come la democrazia è comunemente ritenuta la migliore forma di governo che conosciamo, l’economia di mercato è il modello economico più efficiente che conosciamo per ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta di merci e servizi, misurato com’è dal profitto. Fino a ventidue anni fa conoscevamo anche un altro modello, quello dell’economia pianificata del c.d. socialismo reale, ma questo modello è scomparso dalla faccia della terra senza neanche tanti rimpianti.

    L’economia di mercato, in realtà, non dispone di uno solo, bensì di almeno tre modelli economici: quello liberista di stampo anglosassone, quello sociale di matrice tedesca e quello civile di origine italiana, anche se tendiamo a dimenticarcene per provinciale esterofilia e soprattutto per gli interessi legati all’impresa di tipo capitalistico.

    Ho partecipato l’altra sera, nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo, a un’interessante e affollato incontro con il prof. Stefano Zamagni dell’Università di Bologna sul tema: La dignità del lavoro, valore non negoziabile.

    Per Zamagni l’impresa capitalistica e quella sociale o civile non sono alternative, ma complementari. Il sistema capitalistico, specie nell’attuale fase di jobless growth (crescita senza creazione di posti di lavoro) dovuto all’uso delle tecnologie, digitali e non, non vive come prioritario il problema della piena occupazione, anzi presuppone un livello fisiologico e costante di disoccupazione mentre l’impresa civile intende il lavoro come un fine e non solo come un mezzo o un fattore della produzione.

    La soluzione che Zamagni propone per affrontare efficacemente la grave crisi occupazionale che stiamo attraversando, forte anche dell’esperienza maturata alla presidenza dell’Agenzia per il terzo settore, è a costo zero attraverso l’estensione alle imprese c.d. sociali o civili dei benefici già previsti per le Onlus. Questa misura si aggiungerebbe a quelle del governo Monti, in tema di sviluppo, attraverso le liberalizzazioni, la semplificazione degli adempimenti e la costituzione di società di capitali con soci under 35.

    Cos’è un’impresa civile? L’Italia si è dotata di una legislazione avanzata attraverso il D.Lgs. 155 del 2006 sulle imprese sociali stabilendo all’art. 2 quali siano le attività a rilevanza sociale. Questo settore che opera nell’ottica della produzione, non della redistribuzione del reddito, si svilupperebbe senza oneri per lo Stato se solo, come già detto, fossero riconosciute le stesse prerogative delle cooperative sociali e delle Onlus quando agiscono come imprese.

    Si tratta di una rivoluzione culturale che presuppone altri due capisaldi: la rivalutazione della dignità del lavoro manuale rispetto a quello intellettuale («se non studi ti mando a lavorare» è la tradizionale minaccia delle famiglie italiane che sottintende che lo studio non sia già un lavoro mentre il lavoro manuale sia invece una condanna, con la conseguenza che i nostri disoccupati intellettuali sono i meno propensi – in Europa – ad accettare una, sia pur transitoria, occupazione manuale) e l’armonizzazione tra lavoro e famiglia che in Italia ha portato alla minore fertilità femminile pur con la più bassa quota di partecipazione femminile al mondo del lavoro: un’assenza che ha privato questo mondo della naturale maggiore attenzione della donna al senso dell’equità e alla ricaduta sociale del proprio impegno.

    In conclusione Zamagni ha affermato che i modelli improntati alla razionalità delle leggi di mercato e all’efficienza produttiva devono bilanciarsi con quelli ispirati alla “solidarietà fraterna” in modo da consentire, attraverso il lavoro vissuto come fine e non come mezzo, lo sviluppo integrato della persona attraverso il soddisfacimento dei suoi bisogni materiali, socio-relazionali ed esistenziali. L’incentivo alla promozione di imprese sociali potrebbe portare alla nascita di 50.000 nuove imprese con una ricaduta occupazionale di 500.000 nuovi posti di lavoro che sorreggerebbero il Pil.

    (in collaborazione con il Fatto Quotidiano)

    Palermo
  • 17 commenti a “L’economia civile secondo Zamagni”

    1. Se non faccio riferimenti personali i commenti scemano 🙂

    2. No, è che non gliene frega niente a nessuno di ciò che scrivi.

    3. C’è un’apposita funzione di Hot post (oggi/24ore) che ti smentisce 🙂

    4. Beh, è normale che un post pubblicato su un blog ad alto traffico come Rosalio riceva varie letture. Io mi preoccuperei più del feedback, e se la “deviazione standard” spazia fra “zero commenti” e “solo critiche”, qualche dubbio sulla validità dei contenuti l’avrei.
      PS: non sono mai intervenuto finora, ma non ho problemi a dire la mia: i post di Donato Didonna sono pessimi.

    5. Veramente ho solo sintetizzato l’intervento di Zamagni. Delle due, l’una: o non l’hai letto o non l’hai capito.

    6. Parlo della generalità dei tuoi post. Rileggi sopra.

    7. Perchè li leggi allora? Non li condividi, ma ti rodono? Fatti visitare da uno bravo! 🙂

    8. E perché dovrebbero rodermi? Neppure la tua volgarità mi tange. Ho semplicemente espresso la mia opinione (se vuoi ti spiego cosa vuol dire).

    9. Tieniti la tua verità e abbi le palle per offendere, se ne senti il bisogno, senza nasconderti dietro un Nick come un vigliacco.

    10. A differenza di te, non ho bisogno di offendere per farti vacillare (come sta accadendo). Capisco che ti rode che tanta gente ti disprezzi, ti faccio notare però che questo non è legato al fatto che tu rientri “cosmologicamente” nella categoria degli “sfigati”. E’ legato semplicemente a ciò che scrivi, a ciò che esprimi ed al come lo esprimi, che evidentemente in generale non piace e non è condivisibile. Fattene una ragione e, magari, traine le conseguenze scegliendo di dedicarti ad altro. Quanto al nick, preferisco l’anonimato e qui ciò è permesso.

    11. Vi invito a rimanere in tema e vi ricordo che questa non è una chat. Donato gli autori dovrebbero dare l’esempio. Saluti.

    12. Rosalio, sarebbe interessante come spunto di studio il profilo psicologico di certi commentatori che, indipendentemente dal contenuto del post, sentono il bisogno di aggredire l’autore come accaduto puntualmente anche questa volta. A causa di questo fenomeno alcuni autori hanno rinunciato a scrivere, come è noto. Poichè si ritiene importante monitorare, ma non invece chiedere la registrazione dei commenti, di fronte alle aggressioni anonime la posizione dell’autore è asimmetrica e quindi svantaggiata. Certo, si potrebbe porgere l’altra guancia, ma nella sua infinita saggezza Nostro Signore ce ne ha date solo due e le ho date già da tempo. Sotto il nick La Verità scrive l’autore di un blog che non legge nessuno e le cui iniziali sono FV. Mi scuso con gli altri lettori delle fastidiose discussioni, ma non rinuncio al principio, proprio in questa terra, di subire mai da nessuno intimidazioni.

    13. Ho appena finito di leggere il tuo “trafficatissimo” blog fermo al 2009 e ti devo dire con sentimento che anche secondo me scrivi delle cagate pazzesche. Però apprezzo il coraggio che hai nel pubblicarle.

    14. Io sono davvero senza parole. Per Didonna tutti i critici del suo pensiero sono iterazioni della stessa “personalità malata”. Ma mettersi un po’ in questione no?

    15. Rimuoverò ulteriori commenti fuori tema. Saluti.

    16. Cosa vuol dire esattamente “questo settore opera nella produzione, non della distribuzione del reddito”? Le attività elencate nell’art.2 della legge sono di solito pagate in modo piu’ o meno diretto con soldi pubblici (inclusi, ma non limitati a, assegni di invalidità, pensioni dei beneficiari, fondi pubblici veri e propri quando le attività svolte sono sub-appaltate dalle autorità statali responsabili dell’erogazione del servizio). Non è semplice ri-distribuzione di soldi pubblici? A quale punto del processo si crea valore?

    17. Ale, sto cercando anch’io di comprendere meglio visto che Zamagni escludeva intenti redistributivi. Un’esempio di impresa civile è sicuramente Banca Etica, ma vorrei conoscere anch’io altri casi concreti.

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