giovedì 17 ago
  • L’autonomia regionale siciliana secondo Mario Mineo

    Celebrare l’anniversario dello Statuto autonomistico, in uno dei momenti più difficile della storia economica e sociale della nostra isola, appare solo un fatto retorico se non lo si accompagna ad una riflessione critica non tanto sul presente, che tutti immaginiamo di conoscere, ma sul passato nel quale, a mio giudizio, troviamo le ragioni del mancato funzionamento di uno strumento che, invece, avrebbe dovuto essere, ma che quasi mai lo è stato, il motore di crescita della nostra terra. Per questo motivo mi pare opportuno ricordare in breve il contributo che Mario Mineo, un irrequieto e generoso giovane intellettuale socialista, diede ai lavori della Consulta regionale.

    C’è, a nostro avviso, fra le tante, una ragione del mancato funzionamento dello Statuto – e della stessa si rese conto per primo proprio Mario Mineo – che trova origine nel prevalere di quella scelta riparazionista per la quale lo Stato “avrebbe dovuto riparare i torti storici finanziando le iniziative economiche della Regione”. Una scelta imposta dai grandi borghesi del blocco agrario, interessati a rallentare le dinamiche sociali per preservare i propri privilegi di vecchia classe dirigente. Una scelta sostenuta, soprattutto, da Enrico La Loggia, il loro più importante esponente. La tesi riparazionista, come si diceva, aveva trovato opposizione in Mario Mineo, che contro la stessa si era battuto trovando, solo nella fase iniziale, sostegno nell’Alto Commissario Salvatore Aldisio e nei cattolici ex popolari. Mineo, infatti, piuttosto che il pietistico e retorico ruolo di riparatore di torti – che come ha evidenziato Giarrizzo ha finito per giustificare attendismo e vittimismo – aveva individuato proprio nello Stato il propulsore di un’economia di piano all’interno di un quadro autonomista con essa coerente. E, come ha scritto Piero Violante, con grande lucidità intuì che la soluzione adottata avrebbe portato, come di fatto avvenne, ad un’autonomia “come recipiente di provvidenze e non come centro propulsore di una politica economica che avrebbe ribaltato il discorso pubblico sul meridione e svuotata progressivamente la polemica nord-sud”. Mineo, dunque, si era apertamente contrapposto, anche in questo caso, alla lettura laloggiana che considerava l’autonomia come elemento di separatezza rispetto al Mezzogiorno – la cosiddetta Sicilia senza Mezzogiorno – e che esaltava, cioè, una orgogliosa solitudine. Egli invece auspicava stretto rapporto con lo stesso Mezzogiorno, consapevole che la solitudine non poteva che tradursi in sostanziale debolezza. Proprio in un articolo del ’45 Mario Mineo, a questo proposito scriveva: “Ho sempre tenuto presente che il problema siciliano non è che un aspetto particolare del problema meridionale, che pertanto l’autonomia regionale siciliana non può essere che il primo passo verso un regime di autonomie regionali che si estenda almeno in tutta l’Italia meridionale”. Tesi forte che non lasciava spazio al becero sicilianismo ma andava al cuore del problema vero dell’isola che è, poi, quello di strappare dalle secche del sottosviluppo economico e sociale la Sicilia e proiettarla, da protagonista nel contesto meridionale, nazionale e europeo. Un’impostazione moderna, di grande apertura e, soprattutto, “utile” rispetto al tradizionalismo retorico nelle cui pieghe si nascondevano i nemici della mobilità sociale e della riconfigurazione in termini di equità degli stessi rapporti economici e sociali. Mineo fu, però, lasciato solo a combattere una battaglia nobile perduta anche per la defezione della sinistra piuttosto preoccupata di dare una risposta politica immediata a quel separatismo che, proprio il giovane intellettuale palermitano, indicava come un nemico di classe.

    In un’intervista del 1977, ricordando quel momento esaltante e deludente che lo vide protagonista della Consulta regionale, Mineo affermava che nella sua proposta, condensata in una bozza di Statuto di grande qualità e finezza giuridica, per liberare forze borghesi moderne in Sicilia, aveva “cercato di dare al progetto dello Statuto un’impostazione che prevedesse un reale impulso pianificatorio da parte dell’Ente regione anche perché convinto che troppe volte la borghesia siciliana aveva perso l’occasione per cui non era detto che bastasse il quadro dell’autonomia per mettere queste forze in movimento. Ritenevo – proseguiva Mineo – che bisognasse dare all’istituto regionale un forte carattere propulsivo e anche strumenti di pianificazione. per questo ero fortemente contrario all’impostazione laloggiana dell’art. 38”.

    Quella di Mineo fu dunque una battaglia contro i mulini a vento, la sua sconfitta, lo diciamo con convinzione, non può che essere considerata la sconfitta stessa della Sicilia e dei Siciliani.

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  • 4 commenti a “L’autonomia regionale siciliana secondo Mario Mineo”

    1. Al quattordicesimo rigo c’è un “che” in più. Scusate ma spesso il computer fa scherzi di questo tipo.

    2. …una sconfitta che la “conservazione” inflisse alla “modernizzazione”, che nasce da prima, che si realizza con lo Statuto e che dura ancora, che è causa prima dei mali che condannano la Sicilia ed i siciliani alla marginalità economica ,politica e storica.

    3. secondo me il parassitismo di questi ultimi anni è servito solo ai 90 deputati della regione siciliana ed al presidente della regione che di fatto stanno uccidendo la sicilia e la sua economia. non si capisce perché di fronte ad un governo che di fatto ha finito il suo mandato dobbiamo aspettare che si rimpasti per poi dimettersi senza fare nessuna riforma a cominciare dalla diminuzione del numero dei deputati che sarebbero dovuti diminuire da 90 a 70 unità. sarebbe giusto un immediato commissariamento della sicilia per mandare tutti a casa,anche nella considerazione che un bilancio di fatto zoppo e senza nessuna copertura finanziaria sara causa di forti tensioni sociali nei prossimi mesi.

    4. siamo al 15 maggio 2012 ed i CUD dei Regionali
      anche quest’anno
      risultano non ancora spediti.
      Recatosi in un ufficio di via Abela(CENTRO CITTA’),un mio conoscente si è sentito proporre:
      MI FACCIA UNA RICHIESTA DI DUPLICATO,E
      TORNI DOMANI.
      Questi sono i servizi resi dalla Regione Sicilia?

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