martedì 22 ago
  • Il quadro dello Spasimo

    Raffaello Sanzio - “Spasimo di Sicilia”

    (Lo Spasimo di Sicilia, che riproduce l’andata al Calvario di nostro Signore Gesù, è un dipinto ad olio su tavola, trasportata su tela di Raffaello Sanzio e aiuti, realizzato tra il 1516 ed il 1517 e attualmente conservato nel Museo del Prado di Madrid. L’opera, che misura cm. 318 x 229, reca la firma “RAPHAEL URBINAS”)

    Sfogliando un vecchio libro, ho trovato la storia, che riporto testualmente, di questo quadro e su come lo stesso non è rimasto più nella nostra amata (e martoriata) città.

    Dalla Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni, riprodotta su quella del Cav. D. Gaspare Palermo dal Beneficiale Girolamo Di Marzo-Ferro, Regio Cappellano, curato dei Reali Veterani (stampato da Pietro Pensante, Albergheria, Vicolo delle Ruote n. 5 in Palermo nell’anno 1859)

    «Si chiama Spasimo dal famoso quadro dello Spasimo, che il fondatore fece dipingere in Roma dal celebre Raffaello di Urbino. Ed a questo luogo non sarà discaro al viaggiatore ed al paesano sapere l’istoria di questo quadro. Perfezionato il medesimo in Roma, fu imbarcato per portarsi in Palermo; appena uscita, la nave ruppe in uno scoglio, naufragandosi e merci ed equipaggio, salvandosi soltanto il quadro in Genova o, come altri vogliono, in Terracina, trasportatovi dalle onde. Incassato com’era, fu ripescato e portato a terra, essendosi mantenuto illeso e senza macchia o difetto alcuno. Non durarono i Padri poca fatica a ricuperarlo, avendo dovuto adoprare insino l’autorità del Pontefice, come scrive Giorgio Vasari nella vita di Raffaello, aggiungendo la tronfia ed iperbolica espressione: «che ha più fama e riputazione del monte Etna». Ma di questo imprezzabile tesoro, e quasi prodigiosamente riacquistato dal naufragio, ne venne spogliata la città di Palermo e la Sicilia nel 1661 e, quello che è peggio, per opera degli stessi monaci, che lo possedevano. Il dottore D. Giovanni Dies, volendosi procacciare il favore del Vicerè D. Ferdinando di Ajala, Conte di Ajala, per ascendere alle toghe perpetue, e specialmente a quella di Uditore degli eserciti, e profittando delle discordia che vi erano tra l’Abate del Monistero di S. Spirito Padre Clemente Staropoli e i monaci, già passati nel sopraddetto Monistero, ne fece fare donazione al Vicerè e da questo fu regalato al Re Cattolico Filippo IV, il quale sulle prime non lo voleva accettare, considerandolo come uno spoglio, che si faceva al suo Regno di Sicilia, ma poi assicurato che era stato donato da persona legittima, qual’era l’Abate del Monistero, lo fece collocare nella sua cappella di Madrid. Si lasciò alla Chiesa una copia del detto originale, che è oggi nella Chiesa di San Giorgio dei Padri Benedettini Bianchi, ed in segno di gratitudine concesse il Sovrano al Monistero una pensione di quattromila scudi annuali ed altri scudi 500 vitalizi al detto Abate Staropoli, sebbene né il Monistero né l’Abate ne percepissero un soldo».

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  • 5 commenti a “Il quadro dello Spasimo”

    1. Beh, almeno questo sappiamo dove andare a vederlo. Ma la Natività con i santi Francesco e Lorenzo di Caravaggio?

    2. l’atto dovrebbe quindi essere annullato.
      I musei del mondo sono pieni di cose italiane rapite

    3. .o rapinate con la legge o con l’inganno

    4. è questo il famoso quadro La Vucciria di Gattuso (ex milan)?

    5. Esiste una (copia?) del quadro, di dimensioni ridotte al museo diocesano di Caltanissetta, anch’essa, da alcuni, attribuita a Raffaello. C’è qualcuno che sa altre notizie sul quadro?

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