mercoledì 16 ago
  • Il sonno della Regione genera mostruosi sprechi

    La mia impressione, da persona con un minimo di dimestichezza con il mondo degli affari, è che ciascuna compagine politico-burocratico-affaristica con le mani “pro-tempore” sulle leve dell’amministrazione regionale siciliana, abbia scelto un proprio campo d’azione per mettere finanziariamente al sicuro se stessa assieme a figli e nipoti. Si pensi alla spesa sanitaria, alle operazioni di mercato dei capitali della Regione Siciliana, alla costruzione dei termovalorizzatori, alla valorizzazione del patrimonio immobiliare ecc. Tutte operazioni sfiorate con ritardo e incredibile incapacità di comprensione dei meccanismi, sia dalle inchieste della magistratura contabile e penale che da quelle giornalistiche, con lo sconfortante risultato di assicurare impunità e di sprecare irrimediabilmente tanti soldi dei contribuenti a vantaggio di pochi spregiudicati. E, per dirla tutta, queste compagini non esitano a nascondersi neanche dietro i valori più sacri, quali quelli della lotta alla mafia o per la legalità: solo in Sicilia mi è capitato infatti di sentir parlare di “cordata di imprenditori anti racket”, conoscendone solo del settore o non, di capaci o incapaci.
    Se avessi le prove, la mia civile denuncia non sarebbe stata certo indirizzata in questi anni a blog e non sarebbe contro ignoti, ma non sono pagato per fare il mestiere di altri e, soprattutto, non ho a disposizione gli strumenti di indagine cui altre professionalità hanno accesso. Alcuni interrogativi, comunque, rimangono nella legittima opera di vigilanza della pubblica opinione cui mi rivolgo ricordando alcuni fatti che ci riguardano tutti, sia come cittadini che contribuenti.
    Nell’agosto del 2005 la Regione Siciliana, con il nobile intento di valorizzare il proprio patrimonio immobiliare, lancia un bando per selezionare un socio privato individuato con una inusuale procedura. Nasce così la SPI-Sicilia Patrimonio Immobiliare SpA con la Regione al 75% e il socio privato, rappresentato fondamentalmente da Ezio Bigotti da Pinerolo, al 25%, preferito ad una cordata di blasonati colossi del settore. Compito del socio privato è quello di censire, valutare e predisporre progetti di valorizzazione del patrimonio immobiliare. E mentre il socio privato vara il primo dei tre fondi immobiliari ipotizzati e fa il censimento, la Regione apposta tra le sue entrate, per anni, centinaia di milioni di proventi che non saranno mai realizzati (potenzialmente capaci di rendere “falsi” i suoi bilanci?).
    Nel primo fondo immobiliare, gestito da Pirelli RE (oggi Prelios), confluiscono incautamente i gioielli del patrimonio pubblico regionale: i centralissimi palazzi residenziali adibiti ad uffici degli assessorati ed enti regionali nel centro di Palermo e Catania. La Regione, in parte, li apporta in cambio delle quote del fondo (35%) e in parte li vende al fondo stesso che utilizza a tal scopo la massima possibilità di indebitamento prevista dalla legge, il 60% del patrimonio. E poiché la Regione continua a detenere il possesso degli uffici a fronte di un canone pari al 7,95% del loro valore, pari a 21 milioni circa, l’indebitamento del fondo viene pagato con i soldi della Regione che si fa carico, peraltro, dei costi di manutenzione.
    Al lancio del primo fondo, seguono aste andate deserte per gli altri due previsti che avevano ad oggetto terreni e altri fabbricati meno appetibili: sarebbe stato più saggio creare un mix di beni senza privarsi sin da subito dei più remunerativi. Il fondo ha una durata di 15 anni e alla fine andrà liquidato a prezzi di mercato: la Regione avrà i soldi per esercitare la prelazione, continuerà a pagare un affitto così generoso, sarà sfrattata?
    Un’indagine della Corte dei Conti denuncia che il fondo immobiliare regionale si è rivelato una forma mascherata – e un po’ maldestra – di indebitamento per finanziare spese correnti (es. deficit sanità) aggirando il divieto di legge. Indebitamento per indebitamento, sarebbe stato più intelligente emettere obbligazioni al 7,95% presso i risparmiatori, garantite magari da questo patrimonio: chi avrebbe detto di no? Oppure fare un lease back come in altre Regioni (es. Lazio). Oppure, vendita per vendita, si potevano vendere gli immobili a reddito ad un fondo immobiliare di terzi.
    Ma tutto questo è quasi irrilevante a confronto dell’operazione del censimento. Proprio l’altro ieri si è avuta notizia dell’esito di un arbitrato a favore del socio privato che pretendeva altri 60 milioni, oltre agli 80 già versati dalla Regione: dovrà accontentarsi di 12 milioni. Ma la domanda giusta da porsi non era forse: quanto ha pagato la Repubblica Italiana per censire il suo patrimonio nell’operazione di valorizzazione, Fip, cui è ispirata quella siciliana? Se vi dicessi che il censimento è costato due milioni scarsi, come la prendereste?

    Sprechi, privilegi e abusi vari, in Italia come in Sicilia, non vengono mai conseguiti a mano armata, ma costituiscono, confortate anche dalla giurisprudenza, “rapine” a rigore di legge, ovvero di contratti che hanno pur sempre forza di legge tra le parti. Per questo l’uomo d’affari ha bisogno del legislatore, dell’amministratore e del burocrate, oltre che dei migliori liberi professionisti sulla piazza, così come questi ultimi del primo, mentre la stampa intrattiene l’opinione pubblica con ben altro. Scrivevo già nel 2008: se qualcuno ha impoverito, per dolo o per stupidità, il patrimonio dei siciliani, è giusto che ora paghi con il proprio!

    Palermo, Sicilia
  • 19 commenti a “Il sonno della Regione genera mostruosi sprechi”

    1. Effettivamente sembra un costo esagerato: chissà cosa c’é dietro.

    2. Siamo pieni di vicende cosi’,e poi hanno il coraggio di parlare di spending rewiew.
      Questo significa invece : buttare i soldi e i nostri beni fuori dalla finestra

    3. Certo, in questo caso la denuncia di didonna è inappuntabile.
      “Sprechi, privilegi e abusi vari”…
      da estendere a tutta la spesa pubblica, in particolare lo stipendificio (compreso quello politico) assistito e improduttivo, principale rovina della Sicilia.
      Stipendificio pubblico che, come sappiamo, comprende tra gli assistiti gli pseudo-politici, consulenti inutili, commesse inutili, migliaia di impiegati in eccesso, migliaia di precari e categorie simili, di ogni sorta, che non producono niente, e non escludo dalla lista i finanziamenti per gli spettacoli(ni) passatempo spacciati per attività culturali.
      Stranamente didonna non commenta mai quest’ultimo spreco (spettacolini passatempo), forse perché tra i beneficiari ci sarebbero anche suoi parenti se è vero quello che è stato riferito dalla stampa nelle cronache recenti (alcuni giornali scrivevano di un ultimo finanziamento di circa 70000 euro, appunto, a un parente di didonna).

    4. N.B. evidentemente considero il finanziamento agli spettacolini passatempo – spacciati per attività culturali – alla stessa stregua dell’assistenzialismo ai precari vari, di ogni nome e categoria, con le loro denominazioni fantasiose.

    5. Mi scusi caro Gigi se m’intrometto, sono la moglie di Donato Didonna, credo parlasse di me, no? Ci tengo a risponderle personalmente: intanto erano 6.000 e non 60.000, ma questi sono dettagli. La contestazione riguarda alcuni pagamenti all’Inps per una cifra di 26 euro. Ovviamente dopo quella buriana mediatica hanno fatto un controllo all’Inps ed è risultato che i 26 euro sono stati pagati, non una, ma ben 3 volte. A quanto pare il mega centralone dell’Inps questo pagamento non lo voleva vedere e lo riproponeva ingiustificatamente. In definitiva al momento l’Inps deve loro soldi, credo 52 euro. Ha rilasciato un documento in cui si dice che tutto è ok e pace fatta. Peccato che nel frattempo uno sia finito in un’inchiesta e sui giornali. E che persino gli affini, non dico i parenti stretti come me, debbano leggere commenti di questo tipo. Sono stata esauriente?

    6. Gentile Signora, per quel che mi riguarda non è stata esauriente, in quanto, si evince da quello che scrive, non ha capito (mi scusi) il senso del mio post.
      Io non parlo di inchieste, né delle somme contestate, da lei citate.
      Non mi interessa l’aspetto “giuridico”, non lo prendo nemmeno in considerazione.
      RIPETO allora: io considero i finanziamenti dati per gli spettacoli passatempo (cioè tutti i soldi dati in forma di finanziamento, tutti, contestati e non, tutti i soldi dati ok?) una forma di assistenzialismo elargita alla stessa stregua delle altre categorie che elenco sopra, e che didonna, chissà perché, dimentica ogni volta che parla – giustamente – degli sprechi che sono la rovina economica, ma anche sociO-culturale, della Sicilia.
      A differenza dei precari (lsu e affini, ma anche politici in cerca di sistemazione) dei quali sappiamo che si tratta di stipendificio usato come “calmiere” sociale (data l’incapacità di creare produttività e sviluppo locale), nel caso dei finanziamenti agli spettacoli passatempo (per pochi intimi peraltro) si tende a far credere, agli sprovveduti e disinformati, che si tratterebbe di attività culturali, quando non sono altro che spettacoli passatempo che lasciano il tempo che trovano… a questo proposito – ma qui si tratta di giudizio personale – ritengo più vicini al concetto di espressione culturale gli abbanniatori del mercato Ballarò con le loro tipiche figure, linguaggio, gestualità.
      Sono consapevole del fatto che i post in un blog non cambierebbero sistemi sociali consolidati, ma perlomeno didonna, che è un fustigatore senza eguali, quando denuncia gli sprechi di denaro pubblico non dovrebbe dimenticare quelli che riguardano i suoi familiari; altrimenti non è credibile per il resto.
      P.S. io mi riferivo a cifre scritte in un giornale locale non le ho inventate io, dove si scrive di 76000 euro richiesti (come finanziamento suppongo!)
      http://livesicilia.it/2014/02/11/irregolarita-contributive-le-accuse-a-sabrina-petyx_442488/

    7. in effetti l’articolo che posto è sintetico, poco dettagliato, si potrebbe pensare a 6000 + 5000 euro elargiti, su 76000 richiesti… mica richiedono cifre modeste!

    8. O hanno beneficiato di 76000 euro di finanziamenti e le contestazioni riguardavano 6000 + 5000 euro?
      Poco chiaro da com’è esposto.

    9. Il contributo pubblico per alcuni settori non e’ il demonio in persona.BEN VENGA soprattutto nella cultura, di cui giusto i siculi sono stirpe negletta. Per non dire del danno di immagine che un certo giornalismo gridato strumentalizzato e molta disinformazione hanno provocato in pesone che se dovessero davvero fondarsi sui contributi e sulla pensione attesa ..mandrebbero tutto in malora. C’e’ invece chi desidera l’inverarsi di un mondo di capre e caproni.

    10. ..persone )pardon)

    11. SOLO un provinciale ignorantone come l’utente folklorista può confondere gli spettacolini passatempo con la cultura e la politica culturale. Ecco perché il rating socio-culturale tende verso il basso, tranne poche eccezioni, proprio perché la domanda e la “conoscenza” sono formati da ignorantoni come folklorista.
      Non sa nemmeno leggere: io mi riferisco ai finanziamenti agli spettacolini passatempo (la maggior parte di quelli citati nell’inchiesta in oggetto), questo folklorista per mancanza di conoscenza li confonde per cultura, io non ho parlato di cultura, a parte la citazione sugli abbanniatori di Ballarò.
      O forse questo folklorista ignorantone ha qualche amico in “conflitto di interesse”?

    12. Sono d’accordo con Gigi sul tema dell’assistenzialismo alle attività culturali, capace di generare forme di parassiti diversi, ma sempre parassiti, ma ottimizzerei l’uso delle risorse pubbliche nel confronto con le migliori pratiche estere.
      Gigi, però, io parlavo di uno spreco di 92 mln: de minimis non est disputandum! 🙂

    13. MA vede , Gigi, cultura puo’ significare tante cose , anche intrattenimento ,passatempo. Se avesse studiato, LEi, un minimo di Antropologia culturale, saprebbe bene che il veicolo culturale non sono affatto soltanto pomposi e pallosi spettacoli di teatro dell’avanguardia , ma anche le ridicole commediole da parrocchia.Certo, Sua Altezza infinita e’ comunque in diritto di non pregiarle nemmeno di uno sguardo commiserevole, solo di immediate e gia’ ritrite contumelie.Quelle solite che la sua cultura personale sa produrre.

    14. i post delll’uomo per tutte le stagioni didonna mi interessano sempre meno, ma questa volta ha dei commentatori degni di nota: una “parente stretta” che si firma donato didonna.
      surreale.
      uno nessuno e centomila (famiglia compresa)

    15. Comunque , mi pare che siamo usciti fuori tema. Il discorso verteva su QUEL fatto IMMOBILIARE che denota ‘l’impreparazione delle strutture regionali ad affrontare e difendere qualsiasi forma di patrimonio e redditivita’ pubblica .Riempiamo a regione di precari ,e questo sara’ l’effetto.Volare sempre basso o schiantarsi e’ la vocazione di mama regione.

    16. “Signora lei è una donna piuttosto distratta” (cit)

    17. “MA vede , Gigi, cultura puo’ significare tante cose , anche intrattenimento ,passatempo”.
      Uno che scrive questa frase è un border line da come non scrive correttamente (cosa per la quale, gli ho detto tante volte, dovrebbe vergognarsi a scrivere in un blog), e anche perché è evidente che delira, tenta di ricamare con le parole, non sa cosa sta scrivendo perché non conosce IL SENSO. Non vuol dire nulla “cultura può significare tante cose”.
      “Antropologia culturale”, ha cliccato nel web e gli è uscita questa indicazione, tra le tante maniere, o tentativi, di spiegare con milioni di parole più o meno complicate, più o meno sensate, concetti che invece sono semplici. Infatti folklorista ha scritto “antropologia culturale” per fare bello, ma non sa scrivere cos’è (altrimenti lo faccia, anche nel suo italiano raccapricciante), come non è chiaramente e semplicemente spiegato dai veri teorici della materia “antropologia culturale”.
      La spiegazione – cos’è cultura – invece è semplice, tranne per coloro che vorrebbero avvolgerla nel mistero, come gruppi esoterici fanno con altri concetti semplici:
      cosa resta – dopo l’evento, l’espressione artistica, dello spettacolo, di ogni forma espressiva – tra le abitudini, conoscenze, formazione, eventualmente crescita intellettuale, individuali e collettivi?
      Ecco, questa è una delle forme culturali, in questo caso riferita al tema dello spettacolo.
      Dopo gli spettacolini NON RESTA NIENTE, che si tratti di quelli che raccontano barzellette, o quelli che fanno teatro raccontando i loro turbamenti esistenziali del livello diario adolescenziale, o quelli che scopiazzano male il déjà vu, e simili…
      Lo spettacolo che ha valenza culturale (che contiene almeno quei semplici elementi sopra) necessita di commissioni titolate che lo stabiliscano, non la distribuzione di assistenzialismo clientelare in uso, nella maggior parte dei casi, dalle nostre parti.
      P.S. Non ho scritto che culturale è sinonimo di pomposo. Anzi ho persino citato gli abbanniatori del mercato Ballarò che, in un certo senso, sono rappresentanti di cultura folcloristica. Evidentemente l’utente folklorista conosce solo i luoghi comuni.

    18. Vi invito a essere rispettosi nei confronti degli altri commentatori e a rimanere in tema. Grazie.

    19. Una denuncia seria su evidenti sprechi come quello del costo del censimento immobiliare é stato banalizzato da commentatori a sproposito di professione che, senza nemmeno essere a libro paga di coloro che si intendeva denunciare, fungono da utili idioti a vantaggio degli stessi. Ad ogni modo, per rispetto alla verità e all’onorabilità di mia cognata e degli altri artisti incautamente coinvolti da un’indagine giudiziaria sensazionalistica e condotta in modo poco professionale, ecco l’esito della vicenda: http://livesicilia.it/2014/09/18/linchiesta-sui-teatri-privati-archiviazione-per-26-indagati_540246/

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