venerdì 20 ott
  • L’antimafia non si ostenta

    Qualche settimana fa, nel corso di una conferenza stampa a Villa Niscemi, sfoggiando dal suo repertorio, il più ironico dei sorrisi, Leoluca Orlando rivolgendosi ai cronisti, ebbe a dire che le sue denunce, non sono accompagnate dal fragore di una conferenza stampa. Non più, sarebbe stato corretto aggiungere, per amore di verità storica, dal momento che il sindaco palermitano per anni ha occupato, quasi in esclusiva, la ribalta dell’antimafia siciliana, ben oltre la circoscritta definizione dell’ambito mediatico locale.

    Il riferimento comunque, ai limiti dell’esplicito, è tutto nei confronti del Governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Qualche giorno dopo, a base di scontri e di definizioni contro “il circo Barnum dell’antimafia” (definizione di Antonello Cracolici), l’intero Pd finisce dietro la lavagna, nella scelta della candidature per le elezioni Europee. Sullo sfondo, ancora una volta, il conflitto con il senatore, eletto nelle liste del Megafono, Beppe Lumia, espressione contestata di una militanza antimafia eccessivamente propagandata.

    Certo o il partito di Renzi in Sicilia ha troppa considerazione dei propri elettori, o ne ha troppo poca. Ma lo vedremo meglio nell’ultima settimana di maggio.

    Quello che incuriosisce maggiormente e ci fa riflettere, è piuttosto l’eterno ritorno dell’uso, a volte oggettivamente improprio, che si fa dell’argomento lotta alla mafia, da parte della politica.

    Correva l’anno 1987 quando, sul Corriere della sera, usciva un articolo destinato a rimanere nella storia: I professionisti dell’antimafia, di Leonardo Sciascia.

    L’autore di Racalmuto si rivolgeva in realtà al sistema ed alla filosofia che talvolta ne ispirava i comportamenti, stigmatizzando l’uso dello strumento per una finalizzazione apertamente politica. Non voleva colpire le persone. È pur vero che siamo negli anni in cui Orlando combatteva la sua battaglia di potere contro la Dc di Lima, scardinata anche in virtù di questa contestata, ma illuminatissima ed apprezzata vetrina.

    Sciascia metteva di fronte in sostanza «il potere dell’Antimafia in terra di mafia»: una miscela di contrasto che rischia anche oggi di creare vittime del discredito e della delegittimazione della più importante missione che va combattuta in Sicilia.

    Oggi Orlando è “un sindaco ritrovato”, ma depotenziato nel suo ruolo alla guida di un ente ai limiti del dissesto, che ha trovato però, in materia di antimafia, la scena occupata.

    A Rosario Crocetta infatti si rinfaccia, un uso eccessivo, che qualcuno, sbagliando, a volte gira in parodia, del suo sbandierare denunce, proiettili, che pure arrivano, e complotti.

    Ultimo a proferire verbo in questi giorni, tra i censori delle dimostrazioni di uso politico dell’antimafia, il giurista Giovanni Fiandaca, autore con Salvatore Lupo di un utile ed importante saggio La mafia non ha vinto (Laterza) che riassume in una sintesi che merita pienamente la ribalta nazionale, i tre livelli: giudiziario, storico politico ed etico nella vicenda della presunta trattativa Stato-Mafia.

    Fiandaca entra a piedi uniti sull’argomento: «Il vero vangelo antimafia non può essere imposto né da grandi star mediatiche che vogliono dettare l’agenda al governo, né da alcuni esponenti politici che, come accaduto nel caso del dibattito sul 416 ter, si fanno interpreti di una sorta di volontà popolare: è un atteggiamento che rasenta il populismo penale».

    Passa qualche giorno e Fausto Raciti, segretario regionale del Pd, pesca il jolly, convincendo lo stesso Fiandaca che cambiare pagina si può. Risultato anche il Prof. va in lista per le europee.

    La verità, per quanto potrà apparire banale, è che l’antimafia comunque non si fa con i discorsi, non si spiega con le parole complicate, ma si vive ogni giorno, con il proprio esempio, nelle cose semplici, quando siamo automobilisti ad un incrocio o cerchiamo parcheggio, nell’assenza e nel rifiuto della prevaricazione e del sopruso, nelle scuole, nel contributo quotidiano alla comunità.

    La si mostra, non la si insegna, ma soprattutto, come la carità e le opere di misericordia, non si ostenta.

    Ma questo, penso, lo sappiano già, sia Orlando sia Crocetta che tutti gli altri. Nessuno escluso.

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