martedì 24 gen
  • Fuori i sassi dalle nostre piazze

    Sabato ho avviato una petizione a sostegno del progressivo processo di degrado della nostra città. Credo che il sindaco debba sentire vicino a se la città, soprattutto dopo l’ultimo atto censorio che intende arrestarne il progetto di rivoluzione culturale previsto con la inaugurazione della mostra di avanguardia contemporanea di Hermann Nitsch, peraltro rappresentante di spicco dell’azionismo viennese e grande amico dell’assessore.
    È una sfida aperta, che è stata accolta già da 34 cittadini, disposti a spendersi ed a lottare perché Palermo possa crescere ancora liberandosi da quanto impedisce all’immondizia di accumularsi all’infinito: insulsi sassi spacciati per fontane da sediziosi immigrati austriaci e dai loro accoliti.
    Siamo 34 ma siamo cattivi ed agguerriti. Perché crediamo che sia un atto di violenza bloccare l’accumulo naturale dell’immondizia nelle piazze e per le vie. È una battaglia di civiltà contro ogni censura.
    Siamo 34, ma sappiamo di essere nel giusto e sapremo fronteggiare i 64.698 ipocriti che si sono già espressi per fermare la modernità ed arrestare la libertà di espressione culturale.

    Siamo in 34, un numero adeguato a farci considerare una élite colta a difesa dei diritti di tutti.
    Vi invitiamo pertanto a non firmare la nostra petizione, a non esporvi, un conto infatti discutere di qualche tela imbrattata di sangue; un conto discutere del degrado nel quale viviamo, e nel quale alleviamo i nostri figli.
    Non firmate la sottoscrizione pertanto, peraltro sarebbe comunque del tutto inutile. Siamo in 34 e contro i sassi basta ed avanza.

    Giovani Callea
    Passivista Palermitano
    Socio fondatore dell’Associazione
    Fuori i sassi dalle nostre piazze.

    Palermo
  • 48 commenti a “Fuori i sassi dalle nostre piazze”

    1. premesso che anche io sono “fissato” con questa città e dunque apprezzo chi se ne interessa in maniera attiva….però, francamente, rimango perplesso da tali iniziative/indignazioni/lamentele…andiamo per punti:
      concordo soltanto sulla sostituzione delle balate…in altro post qualcuno giustamente faceva notare la difformità di giudizio con le mura storiche della Favorita tutelate dalla sovrintendenza che negò tempo fa anche la possibilità di spostarle per ampliare viale del fante in un ottica di chiusura della favorita…..ma, piuttosto che lamentarsi, bisognerebbe chiedere, formalmente, al Comune e Soprintendenza il motivo tecnico per cui non è stato possibili recuperare le antiche basole.
      Sul resto…totale disaccordo: invito coloro che si lamentano del taglio degli alberi (dolorosissimo) a non utilizzare in futuro anello,tram e dunque non mettere piede nelle costruende fermate…
      In realtà, una città priva di cantieri è una città morta. A Palermo, dopo anni di immobilismo, si sta realizzando una infrastruttura che cambierà la mobilità in questa benedetta città: pensate veramente che il sacrificio, ripeto doloroso, di qualche albero non ne valga la pena? dovreste piuttosto gridare a gran forza e protestare e fare petizioni circa la possibilità che il Comune abbandoni il progetto MAL…sempre che sappiate cosa sia…So soltanto che quando mi capita di andare nelle città civili, stravolte dagli innumerevoli cantieri di metropolitane/nuovi edifici etc.. nessuno si sconvolge più di tanto, perchè consapevoli e fiduciosi che detti lavori siano funzionali all’evoluzione…..
      sulla mostra: vedi sopra. Non credo che ( a parte il caso di città del messico) in altre città ci si smuova più di tanto per un artista del genere….a me, ad esempio, sconvolge di più pensare ( lo dico da felice possessore di gatti) che con i soldi che il mondo occidentale spende per nutrire/coccolare cani, gatti, etc..si potrebbe risolvere la fame nel mondo..e poi, In fondo, guardando su internet le immagini/video dell’artista in questione, medito sempre più la scelta vegetariana…

    2. Mi piace questa nuova visione estetica che pone il fetore come attualissimo criterio estetico contro il noioso e superato concetto della bellezza. Sono un attivista entusiasta di questo nuovo movimento. Intendiamo diffondere e mantenere in vita il fetore della immondizia al fine di sensibilizzare l’ opinione pubblica. L’immondizia non è solo mero scarto, può ricevere un senso, essere consacrata e diventare opera d arte. Però i sassi rischiano di rovinare queste nuove e innovative istallazioni. E questo non va permesso. Già sento l’ eco ignorante, di chi ci accusa di essere contro la natura. Si sbagliano, siamo naturalisti convinti, noi abbiamo e curiamo nelle nostre case giardini e fiori di inestimabile bellezza, noi facciamo raccolta differenziata e chi ci critica magari no, i sacchetti sono già immondizia di loro, non li creiamo noi, noi manteniamo la vita inorganica ancora un pò, il tempo di sensibilizzare una riflessione profonda e favorire una sorta di catarsi spirituale. Il visitatore delle nostre mostre, infatti, prende contatto con la bruttezza inconscia nell animo umano e si libera. C è chi ci ha scritto che prima non si lavava ma dopo avere visitato le nostre istallazioni ha cominciato a farlo. L e donne sono felici se i loro uomini si lavano più spesso. I risvolti positivi di questa nuova corrente d avanguardia sono moltissimi.

    3. e poi, aggiungo: Caro Callea, il degrado di questa città è dovuto a molteplici fattori, tra questi c’è sicuramente lla pervasiva presenza delle auto che “occupano” gran parte dello spazio a disposizione, invadendo i nostri marciapiedi ( in cementazzo sconquassato, a proposito di degrado) le nostre piste ciclabili ( chiamiamole così) la nostra aria, la nostra esistenza; mi spieghi come mai tanta avversità verso opere che potrebbero risolvere questa situazione..

    4. geniale: le donne sono felici se i loro uomini si lavano più spesso. geniale: 34 sottoscrizione a 64.698 cittadinanza ipocrisia: hommage per la pigna taroccata della fontana 1591 alla piazza garraffello, cuore e dna della nostra città capitale. questa piazza ha una strada troppo lunga e profonda. eliminare questa maledizione, mi pare, é impossibile. geniale: il sig giovanni callea, padre dei suoi figli, é venuto un anno fa in questa piazza. cosa si fa in questi casi? ci si guarda negli occhi, ci si dice la veritá e cerca insieme la strada migliore.

    5. super geniale: piuma, filo, genio. i cittadini hanno votato il nome del tram al favore del sindaco “genio”

    6. Concordo con Sergio, siamo ad un punto davvero insostenibile: di questi sassi-marciapiedi, questi sassi-alberi e sassi-giardini che sottraggono gran parte dello spazio sacro in cui offrire in olocausto pedoni, umani e non umani, ad auto, lapini e motocicli dai soavi suoni truccati che elevano lo spirito palermitano fino alla sommità dei cieli, là dove lo sguardo amorevole del piccolo padre incontra i volti rudi e le pance prominenti del suo popolo eletto, ne vogliamo parlare?! Pensate quanto lavoro in più ci sarebbe per i chirurghi estetici di Villa Sofia. Il degrado aumenta il PIL siciliano, e i nostri amministratori – sempre siano lodati – per nostra fortuna investono su di esso, pensate un po’: senza neanche muovere un dito. GENI!

      Movimento passivista palermitano: riscaldate i polpastrelli!

    7. dov’è piazza vucciria?

    8. Sergio Chiaramonte
      La fame nel mondo e’ un’altra fame.La fame degli animali d’affezione viene smorzata dagli avanzi degli animali da macello ,che,altrimenti,andrebbero persi.Con questi avanzi si regge una industria dello scatolame che fattura non so quanti miliardi di dollari nel mondo,creando posti di lavoro direttamente è nell’indotto.Che poi sono soldi che rientrano in circolo,nell’economia reale.

    9. Sergio, mi era sfuggita, la tua idea è geniale, come il tram: in Cina, infatti, cani e gatti non li coccolano, se li mangiano, tra l’altro cuocendoli vivi (vedi Yulin). Pensa le corse che devono fare gli artisti azionisti viennesi e cinesi per riuscire ad ottenere il “materiale” per le loro performance prima che il sangue coaguli. In Cina infatti la corrente nitschiana è chiamata “azionismo ansante”. In Europa siamo più furbi, abbiamo inventato l'”azionismo coloniale”: l’animale scannato fattelo portare dallo schiavo/operaio a basso costo del mattatoio. E, en passant: 1) il cibo che dai al tuo gatto è un sottoprodotto dell’industria alimentare carnea (carne, latte e derivati), si tratta dei residui delle lavorazioni che vengono impacchettati in scatole colorate per farteli piacere e venduti come cibo per animali “da compagnia”, o smaltiti mescolandoli ai mangimi anche di animali erbivori, che poi stranamente “impazziscono”. 2) i costi e le risorse impiegati per l’allevamento di animali “da reddito” e la loro lavorazione basterebbero a sfamare almeno una volta e mezzo la popolazione mondiale se impiegati nel settore ortofrutticolo, con le simpatiche conseguenze di avere una riduzione in media del 14% di emissioni di CO2 (con punte del 26% là dove ci sono gli allevamenti), di ridurre la desertificazione e fermare il disboscamento, senza dimenticare le ricadute in termini di salute. Pensa, si potrebbe diventare di colpo civili semplicemente smettendo di allevare, uccidere e mangiare gli animali, pur non avendo il tram… come a Pushkar e Palitana in India. Altro che GENI! 🙂

    10. Noemi, io non sono un gay. Ma quando mi devo innamorare in un uomo, mi devo innamore in Giovanni Callea

    11. oh noemi, mu r’unni sbaiccasti?? pari chi t’agghiuttisti a radio, mamaaaa
      poi uwe, me frati, u viri comu ti tratta giuvanninu?? rici chi tu sì n’emigrante austriaco, ma unni???? tu un sì n’emigrante austriaco, tu sì no stravacante austriaco!!
      e poi sent’a tò frati, ai fimmini ci piace ch’u masculu un si lava, accussì quannu s’avvicinanu ciarano nu beddu feto ri capra e si eccitano, scientificamente provato è!!!! u pilu s’attacca siempre a 2 cuose: alla pila e o feto. Chistu significa chi s’unnai pila aimenno hai a puzzari com’un brancu ri capre fituse.
      Uora vattinni subbito a mmanciari ah, assinò cchiu taiddi strammii n’atra vuota. Pigghia na bedda mafalda e fattilla inchiri ma leggera ah…. facci mettere sulu na menza chilata di presciutto e tuma
      e un ti lavari, c’a costanza ci piace, sent’ammia

    12. Infatti Piero, la schiavitù e lo sfruttamento degli animali è il più grande business del mondo, più della prostituzione, della droga e della tratta di uomini, ecco perché ci bombardano di pubblicità e di disinformazione per renderci invitante e farci accettare la peggiore barbarie che l’umano abbia mai messo in atto: la zootecnia e il carnivorismo.

    13. noemi,
      evidentemente non intendevo soltanto l’aspetto cibo, ma tutto ciò che è correlato: case di riposo per cani, centri estetici o quant’altro. Adesso fanno negli stati uniti pure le operazioni di chirurgia estetica… Sul cibo avrai anche ragione..ma il paradosso per me c’è eccome, fermo restando che, non so se hai capito, io ho due gatti.
      Ma veniamo alla CO2: forse tu sarai così GENIALE da spiegarmi come fai a ridurle in un centro urbano, non investendo nei mezzi pubblici, ecco perchè per me il problema a Palermo non è la mostra dell’austriaco al quale piace insozzarsi con il sangue..ma quelli che, come te, piangono per qualche albero non capendo l’importanza di ciò che sta avvenendo in questa città con tram, passante, anello e ( si spera) MAl. Ma tu sai di cosa sto parlando vero? Aspetto la tua GENIALE risposta.

    14. volevo scrivere MAL (metropolitana automatica leggera)..

    15. oh sergiuzzo ma lassa stari!! unn’u capisti chi noemi vegetariana vegetale vegana è inzomma campa d’aria?? pi idda avissimu tutti a stari ancuora nni cavieinne, manciannu l’erba com’i pecuruna e usannu siempre u 2 pi caminare…. i 2 peri
      e sugnu sicuru chi puru schietta è, cu si l’avi a pigghiari una accussì?? ti ci rici chi ci offri na bedda sasizza e idda ti rispunni “noo noo a sasizza noo, sulu a bbanana mi piaci” ma a banana viera, chistu è u pobblema

    16. Noemi
      scrivendo così rischi di fare disinformazione.I cinesi mangiano cani e gatti,ma non tutti i Cinesi.
      A Yulin sono intervenuti movimenti animalisti cinesi per cercare di contrastare il massacro.
      C’è ,e’ vero,molta strada in salita da fare,dato che chi mangia in Cina carne di cane e gatto e’ convinto che più
      l’animale soffre più e’ saporita la carne.
      Da qui le atrocità.Animali sottoposti vivi alla fiamma ossidrica,o bolliti vivi,come si fa con le aragoste!
      Bisogna fermare questi crimini,verso gli animali domestici.
      Da noi le cose in teoria vanno diversamente,dato che sono previsti protocolli che riducono a pochi istanti
      la sofferenza degli animali avviati alla macellazione.
      Nella pratica però, chissà cosa succede !
      Io credo che al di la’ di quanto avviene nei mattatoi,
      i luoghi di sofferenza sono negli allevamenti intensivi,
      con spazi ridotti al minimo,scarsità di igiene,affollamento,clima inadatto,rumori,etc.
      Insomma ambienti innaturali per questi poveri animali.Un inferno.
      Condizioni di tremenda sofferenza.

    17. @sergio chiaromonte,
      con tutto il rispetto per le tue idee, ma io non capisco il sermone sugli alberi. Penso che sugli alberi ci sia molto da dire, non rispetto al tram, sacrosanto, o all’anello ferroviario, sacrosanto, ma quanto rispetto al fatto che l’amministrazione oltre a non tenere informata la cittadinanza (ha usato i soldi per la comunicazione con una arrogante campagna nella quale si limitava a non scusarsi), non era lei stessa informata di quello che stava succedendo. Gli assessori di turno lo hanno bellamente ocnfessato alle assemblee cittadine. Questo dà la misura che nessuno governa il progetto (questo e tanti altri), e da progettista posso solo dire che non può che andare male se vai senza sapere dove e sansa sapere perchè. Ma chiudo la questione alberi, che non era il tema, e non capisco percgè lo hai tirato dentro. Io parlo del degrado, ed il degrado non è “u trafficu” come nelle pantomime a tutti note, e come da te affermato.
      Il degrado è l’immondizia ovunque. Ma peggio (e di questo parla il mio post) il degrado è la piazza più famosa di Palermo. Piazza Garraffello, abbandonata a se stessa. O forse, io temo ad un progetto speculativo, che presuppone l’acquisto adesso a prezzi di realizzo, per poi intervenire e ristrutturare generando plusvalenza da capogiro, il prossimo sacco di Palermo è il centro storico, la mia e la tua storia, svendute ad arabi e magnati di turno. La vucciria è un immenso giacimento. MIgliaia di metri cubi abbandonati nel cuore di Palermo, un brand unico ed internazionale, è la nostra storia e la nostra identità (io da bambino andavo con mio padre a fare la spesa, e quella Palermo era unica al mondo). Queste riflessioni non posso averle fatte solo io. E’ evidente che c’è qualcuno molto potente ed interessato a questo degrado. Il punto è che la città non interviene, noi cittadini non interveniamo, non ci indigniamo. Accademicamente la città si divide se sia o meno arte scrivere si vende sulla fontana, ma assiste disinteressata mentre fisicamente la piazza (nella fattispecie le balate) vengono vendute. Neanche sa e forse neanche è interessata al fatto che la pigna sulla fontana era di bronzo, è stata rubata e sostituita con una finta in marmo. Neanche sa che i palazzi crollati, sono crollati per incuria nelgi anni 60 e non a causa dei bombardamenti. Il degrado della città siamo noi. Il mio post è semplicemente un atto di accusa a tutti noi, intellettuali benpensanti, pronti a discutere ore se imbrattare con il sangue di un animale ammazzato sia o no arte; e del tutto disinteressati al fatto che il nostro sangue è sommerso da tonnellate di incuria, immondizia, abbandono. Ho scelto la strada del sarcasmo, perchè si arriva un punto in cui l’ovvio non può essere spiegato. Ho poco da argomentare, sono solo basito da quello che vedo attorno a me. Ho due figli. E so che urlerò in questo modo ed in modi ancora più scomposti, finche non avrò deciso, molto educatamente di mandare tutto e tutti a quel paese e trasferirmi. Fino ad allora prometto molto poca diplomazia. La buona notizia, c’è sempre una buona notizia a Palermo, è che il tram si chiama genio per voto di 7000 cittadini con oltre 150.000 visitatori alla pagina. C’è di che gongolare!

    18. Sarei cauto con certe affermazioni.Il sacco di Palermo non può verificarsi nel centro storico perché non siamo più negli anni 60/70 in cui si abbattevano le ville Liberty per edificare grandi volumetrie ,in via Libertà e dintorni.Ci sono vincoli volumetrici che rendono poco vantaggioso restaurare nel Centro Storico.
      È comunque chi lo vorrà fare dovrà mettere sul piatto tanti soldi.
      La Vucciria degli anni della fame,parlo del dopoguerra,non può più rinascere nel 2015,in pieno consumismo,
      nell’era degli ipermercati.Certo,negli anni della fame,la Vucciria appariva come un’oasi.
      Gli edifici abbandonati al degrado ?Difficile pensare a strategie di così lungo termine.Piuttosto mi pare che i proprietari avessero poco da poter fare in epoche in cui la città si espandeva con nuove edificazioni.
      Lasciare Palermo e la cosa più saggia che oggi si può concepire.Qui tutto puzza .

    19. Giovanni Callea,
      se il tema che tu proponevi era il degrado di Palermo, inteso come fisico e culturale, non ho potuto fare a meno di ricollegarti tra quelli che, in un altro post, lamentavano ironicamente il taglio del ficus di viale Lazio o il tuo post sulla mostra dell’austriaco scannatore che da quanto ho inteso è anch’essa sintomo del degrado della città..
      Ecco, vedi se parliamo del degrado di Palermo, non posso non pensare alla maggioranza dei nostri concittadini che non sanno nemmeno distinguere la differenza tra il cantiere del tram con quello del passante o quello dell’anello. Sanno soltanto lamentarsi per il taglio degli alberi….. (evidentemente era necessario e non capisco cosa sarebbe cambiato se ci avessero avvertito prima). Ecco, questo per me è degrado, culturale, parlare esclusivamente del taglio di un albero propedeutico ad un cantiere fondamentale… ed ecco perché, a mio avviso, non sono affatto andato fuori tema. Per quanto riguarda “u trafficu”,, vedi invece è proprio quello uno dei più gravi problemi di Palermo inteso come degrado fisico, nei termini di vivibilità della città ed è grave perchè è associabile non solo alla cattiva educazione stradale del Palermitano, ma soprattutto a come è stata concepita negli anni del sacco la città moderna. E’ un problema strutturale ben più grave della munnizza, risolvibile semplicemente con una buona gestione del personale e dei mezzi, oppure di una tinta mostra… Quello del “u traffico” forse lo stiamo risolvendo con questi benedetti cantieri..nonostante i palermitani non sappiano nemmeno cosa sia il Piano integrato dei trasporti …Sulla vucciria, io non penso a macchinazioni complottiste..penso soltanto che il suo degrado è anch’esso figlio delle scelte scellerate fatte negli anni 50-60. E’ semplicemente svuotato dei suoi abitanti, ecco perchè muore a poco a poco; forse basterebbe semplicemente riportarglieli..In conclusione, penso sia grave che l’intellighenzia palermitana sia, del tutto, o quasi, indifferente/ostile alla rivoluzione relativa alla mobilità in atto. Mi scaldo perchè più che petizioni contro un artista o indignazioni contro il taglio degli alberi vorrei vedere interesse ed entusiasmo verso queste opere e, caso mai petizioni affinchè non si abbandoni, come temo stia avvenendo, la realizzazione della MAL, che sarebbe l’ultimo e fondamentale completamento del piano dei trasporti. Ecco, se vedessi una petizione del genere ( non sia mai che la organizzo io) allora nutrirei qualche speranza per i miei figli…altro che” munnizza”.. perchè, anche se la elimini, Palermo, in enormi porzioni della città che sarebbero da ripensare integralmente, sempre brutta rimane…

    20. L’espansione edilizia ha fagocitato le borgate fuori porta,inserendo nuovi edifici a fianco di vecchi caseggiati.
      Centinaia di trazzere sono diventate rotabili,ma la loro carreggiata sempre quella e’.
      Disordine edilizio elevato a potenza.
      Altro che bella città.
      Nemmeno i marciapiedi si riescono a tenere in ordine.

    21. Negli anni 50 e 60 non c’erano le condizioni per dare una casa decente in pieno centro storico.
      Quindi le scelte furono corrette.A grandi linee di espansione.
      Solo si ammazzarono per qualche metro quadrato in piu.
      Bisognava prima tracciare le strade e poi edificare.
      Si fece esattamente il contrario.
      Caoticamente.

    22. Finché ci sarà gente che continua a scrivere che questa e la città più bella del mondo,gente che non è mai andata oltre Ficarazzelli,
      nulla qui potrà migliorare.

    23. @scusami sergio chiaramonte,
      e se invece di ricollegarmi a quello che altri hanno scritto provassi ad entrare nel merito di quello che io ho scritto e firmato?
      troppo complicato?

    24. concordo pienamente con il pensiero di Pietro. Dovremmo uscire dalla retorica della bella città che siamo e del “potremmo vivere di turismo” viaggiare un po’ e capire che il mondo non aspetta noi.
      non siamo una città bella, lo siamo stati e potremmo tornare ad esserlo, ma occorre lavoro (e l’attrito dei polpastrelli sulla tastiera non è lavoro)

    25. ..ma scusa callea:
      ..” e vai!!! uno di meno. Segnalo il ficus a villa garibaldi. ed i platani in via libertà. deforestizziamo palermo, facciamone una città moderna.”.. e il post sulla mostra, non sono forse cose che hai scritto tu?
      Inoltre, sul post in questione: come già detto, lo ribadisco nuovamente, piuttosto che petizioni sulla “munnizza”, che francamente, detto tra noi, sono comparabili, per originalità, alle pantomime sul “traffico”, preferirei vedere persone come te, interessate alla città e credo anche con un discreto seguito, fare petizioni per chiedere sul destino della MAL…(o forse se ho capito bene sei contrario perché verrebbe abbattuto qualche albero?) oppure sul destino della costa sud.. oppure….ma forse le devo fare io queste petizioni. ‘notte.

    26. adesso 43 sottoscrizione fuori le balate della piazza garraffello. che in realtá il comune stesso di oggi giá ha fatto quasi 20 anni fa. peró senza comunicazione. ora giá hanno cominciato di nuovo.
      adesso 66.066 sottoscrizione contro nitsch. ma salta questo show o no?

    27. forse dovremmo rileggere “il piccolo principe”
      In particolare quando parla della rosa e dei suoi pregiudizi sulla rosa, e poi spiega che uno dovrebbe pensare allo rose per quello che fanno. Dare profumo ai luoghi che li ospitano. E non per quello che tu pensi stanno facendo o potrebbero fare.

    28. sono abbastanza corioso, perché 43 firme per un progetto di 2,4 mio euro soldi pubblici, che in realtá una atto abusivo contre le regole dei beni culturali, mentre 66.066 firme sono contro una mostra, quella si fa ovunque? forse mi sbaglio, ma lento capisco perché quasi 70% dei siciliani non pagano giustamente le tasse?

    29. pure kim jong-un lo sa fare

    30. pi coittesia uwe, t’a stari zittu!!
      nuatri ci semo abbituati ai fissarie chi cunti, ma chiddi da correa ddu nord un te canusciunu. Capaci chi penzano chi tu sì ‘n capitalista reaziunariu nimico du nobbile popolo correano e mannano ‘na bumma atommica direttamiente ‘a vucciria e accussì s’astutanu tutt’i cannili.
      Va mancia và, chi quannu manci un fai ddanno

    31. chiddici, troppa confidenza

    32. Sergio Chiaramonte rilassatiiiii, facciamo uni scambio, insegnaci cos è il Mal, noi ti insegniamo cos è l ironia, non divagare sul tema, noi siamo contro i sassi e tu sei un po’ pedante

    33. Sergio, prendersi cura dell'”altro” a me pare una buona cosa, e se la gente impiega il proprio tempo a farlo, non posso che esserne felice. Altra cosa è l’idea del possesso dell'”altro” che ci fa ritenere di avere il diritto di controllarne la vita e di manipolarne il corpo. Idea che, ad esempio, attraversa la mostra di nitsch, ne è fondamento, ed è il motivo per cui io mi oppongo ad essa. È un concetto che la nostra società sta cercando di superare (ipocritamente) quando si tratta dell'”altro” umano, ma che continua ad accettare e legittimare quando si stratta dell'”altro” non umano (animale, pianta, ecosistema). Ed è mia convinzione che tutto il degrado sociale e culturale che viviamo sia dovuto a quest’idea di assoggettamento e appropriazione del vivente che ha percorso invariata tutta la storia umana ed è fondativa della nostra civiltà. E nasce da un errore di fondo: ci riteniamo umani, ma non lo siamo; siamo animali, anzi terrestri, anzi parte dell’universo. L’errore è stato considerarci altro dal mondo, creazione esclusiva e differente, separata e quindi legittimata a dominare e distruggere; incapaci di vedere che distruggere ciò che ci circonda significa distruggere noi stessi poiché siamo parte del tutto. Le nostre pratiche risultano distruttive, e per quanto possano produrre del bello, e a volte essere grandiose, partono da un atto fondamentale distruttivo di annichilimento dell’altro: l’umano prima di tutto e al posto di tutto. Davvero il tram vale più della vita di un albero? Davvero tu o io abbiamo più diritto di quell’albero ad esistere? O degli uccelli che l’abitavano e delle formiche che si nutrivano dei suoi frutti e semi a non perdere la loro casa? Davvero l’unica prospettiva è quella umana? Davvero l’unico interesse da prendere in considerazione è quello dell’umano, e dell’umano che sta in vetta ad una data scala degli esseri, “data” da egli stesso?
      Per rispondere a tutte queste domande e alla connessione tra cose apparentemente distanti, ci può venire in aiuto Michel Serres, che nel suo saggio “Il mal sano” afferma: « La percezione rivela a forza di fare cadere veli. Niente nasconde di più le cose che i rifiuti propri alla proprietà. Che siano tolti, e la bellezza del mondo verrà svelata. […] Crediamo di percepire e comprendere le cose direttamente; invece no, lo facciamo passando […] attraverso le strategie di appropriazione». Strategia di appropriazione è la “marcatura”. Gli altri animali marcano il loro spazio vitale col le loro deiezioni, l’animale umano fa lo stesso, con altre marcature, altri segni, altri odori: «La proprietà si acquista e si conserva con la sporcizia. O meglio, la proprietà è ciò che è sporco. Lo sputo insozza la minestra, il logo l’oggetto, la firma la pagina […] viceversa, notate – è evidente! – come le stanze d’albergo vengano pulite per esser messe a disposizione di terzi. Altrimenti nessuno ci si fermerebbe». Colonizziamo il mondo sporcandolo, impregnandolo dell’odore che ci è proprio, che segna la nostra proprietà, disconoscendo, soverchiando l’odore e il “proprio” degli altri. Ciò che è pulito è terra di nessuno, colonizzabile attraverso la sua contaminazione: « Il primo che, avendo dissanguato un bambino o un maiale dopo avergli fatto percorrere il perimetro del luogo, inondò quel luogo con il sangue sacrificale, potè recintarlo e ne face un ‘tempio’. […] Il sangue segna lo spazio interno. Nessuno ha il diritto di entrare in questo ‘templum tabu’. Volete profanarlo? Allora sporcatelo! Al fondamento “naturale” del diritto di proprietà segue quello religioso. […] Dopo l’urina il sangue. E dopo il sangue, le ceneri. […] Attraversando la storia, questo movimento procede per l’appunto da una durezza “naturale” dei corpi, verso la moderazione “culturale” dei segni. L’appropriazione, in particolare, tenderà a realizzarsi sempre meno con le deiezioni e sempre più con le firme sulle pagine, le immagini e le parole gridate, affisse, ripetute e scritte; sempre meno con il sangue e l’urina e sempre più con una sigla. Tuttavia […], sporcando e contaminando quanto le suddette deiezioni, i segni, con la loro dura dolcezza, perpetuano gli antichi gesti dell’appropriazione. […] Coloro che vi lasciano tracce e marchi orribili si appropriano dei luoghi, senza frequentarli, ma escludendone chiunque altro. […] Imponendosi alla percezione, questi segni, facili e infimi, occultano il paesaggio, spesso incomprensibile, discreto, muto, morente poiché non visto, dato che è la percezione a salvare le cose. E coloro che non lo vedono più possono sporcarlo ancora meglio. […] Il simbolo annulla la cosa. I segni esprimono e sopprimono il mondo. […] Continuando a sporcare ciò che ci circonda, noi (ma noi chi…?) ce ne appropriamo senza rendercene conto. A malapena lo confessiamo quando parliamo dell’ambiente. Si tratta evidentemente dell’ambiente che circonda l’Uomo, designato come centro. Continuiamo a dichiararlo possessore. Ai limiti di questa espansione, l’inquinamento segna l’appropriazione del mondo da parte delle specie»… e l’espansione continua fuori dal pianeta, nello spazio circostante sempre più abitato da spettri metallici, dallo ‘space junk’, e ancora su altri pianeti… i confini approprianti di quel tempio eretto col sangue degli inermi sembrano allargarsi senza fine, il gesto sacrificale sembra inarrestabile. Ecco il collegamento tra nitsch, il taglio degli alberi e la rivolta dei sassi: l’appropriazione dello spazio comune, condiviso, di convivialità con l’altro (umano e non umano) attraverso un gesto annichilente, sacrificale, invadente, attraverso un confine che segna una seprazione ed un’esclusione.
      Ma questo gesto si può arrestare. Ancora Serres: «Tutto può cambiare. Poiché, al contrario, non inquinare equivarrebbe a non appropriarsi e quindi a non invadere. Ecco la sublime novità: un passo avanti in direzione della pace […] Suggerisco di liberarci di tutti questi compartamenti e costrizioni legati all’appropriazione. Di allontanare queste deiezioni. Con lo stesso gesto, ripetuto ovunque, affranchiamo la terra dal sacro: dal sangue, dal sacrificio, dalla guerra; e il suolo dalla morte: dai cadaveri, dalle tombe, dai cimiteri; e le donne e i bambini dal giogo dell’appropriazione e dalla dominanza sessuale e genitale; infine lo spazio e la nostra percezione dell’appropriazione pubblicitaria; e il pianeta dalla bomba sporca delle proprietà… sto scoprendo, finalmente, un nuovo nome della libertà? Affittuario, libertario». Ecco l’orizzonte culturale: dismettere l’habitus del padrone, far cadere i veli dell’appropriazione e disvelare la bellezza del mondo, per abitarlo come degli affittuari, liberi.
      Ed ecco il nostro compito e delle generazioni future: la libertà, che «consiste, ad oggi, in questa tripla liberazione: liberare lo spazio, liberare le anime, liberare almeno un luogo».

      Sul piano pratico, che non è disgiunto da quanto fin qui detto: premettendo che non mi pare né di aver messo in discussione la necessità o la possibilità del tram e dell’anello ferroviario né di aver negato il problema del traffico, mi chiedo se davvero fosse necessario 1) fare la fermata “politeama” proprio lì e 2) tagliare gli alberi; a questo hanno già risposto loro stessi: non era necessario, non ne sapevano niente. In alte parti del mondo, forse proprio in quelle città a cui lei si riferiva, non solo tutelano il verde, mal o moltiplicano e gli alberi, quando proprio necessario, li spostano, anche grandi alberi.
      In un discorso più generale, le opere sono in progetto da parecchi anni, eppure non mi sembra di aver mai visto da parte delle varie amministrazioni campagne, progetti e piani volti ad interventi alternativi e/o complementari, ad esempio: incentivare l’uso delle bici e del car sharing, usare mezzi elettrici per il trasporto e i servizi pubblici, aziendali e privati, implementare servizi di mobilità pubblica su prenotazione per scolari, anziani e bisognosi, organizzare il telelavoro, sviluppare l’egovernment e implementare le vie digitali, favorire i negozi di quartiere e le botteghe artigiane invece che grandi magazzini e supermercati, ecc. Decentrare e spalmare sul territorio invece che accentrare e concentrare. Serve progettare un piano di sviluppo che permetta di portare ad uno stesso e buon livello di vivibilità periferie e centro, con punti di attrazione, culturali e di intrattenimento (musei, monumenti, biblioteche, gallerie, cinema, ecc.) e di socializzazione (parchi, palestre, piscine, centri benessere, ecc.) che rendessero vivi i quartieri, appetibili anche per il turismo. Ma il tutto dev’essere fatto attraverso la partecipazione attiva della gente, coinvolgendola in progetti ed attività, quartiere per quartiere, casa per casa. Non ci sono fondi? Cavolate, ci sono una marea di soldi europei, e poi si potrebbe introdurre la moneta complementare per sostenere il circuito locale e alimentare, ad esempio, il reddito di cittadinanza, così da poter assegnare i lavori di manutenzione dei quartiere agli stessi abitanti. Insomma non servono risposte geniali o innovative, basterebbe copiare, adattandole, le soluzioni applicate in altre parti del mondo, visto che noi non siamo capaci.

      Comunque, la cosa positiva del tram è che i palermitani avranno tanto spazio aggiuntivo in cui ammucchiare munnizza. Evviva! 😉

    34. Sig. Chiddici, la sorprenderà sapere che al mondo ci sono milioni di veg più o meno felicemente accoppiati e sposati, così come milioni di onnivori single. E tra l’altro milioni di single felici di essere tali, al di là addirittura delle loro scelte etiche! E la sorprenderà sapere che non manca, nientemeno, neanche una certa promiscuità tra veg e onnivori. La cosa in effetti stupisce anche me: possibile mai che per quanto riguarda sesso e amore la gente, malgrado tutto, non ragioni solo con la pancia? Possibile mai che non tutti abbiano le fette di salame sugli occhi? Siamo alla follia!
      E poi, non ha idea di quante cose buone si possono fare con le banane. Le consiglio di provare, al posto di assaggiare sempre e solo la salsiccia. Ah, per sua informazione, esistono anche quelle vegetali, di ogni tipo, gusto e dimensione. Le provi, visto che mi pare di capire ne sia un’appassionato.

    35. Piero, che da noi sia diverso ce lo raccontiamo solo per autoassolverci, per placare le nostre coscienze e poter continuare a sfruttare senza scrupoli degli individui senzienti. Le atrocità avvengono da loro come da noi, e come in ogni altra parte del mondo. I protocolli e tutta la retorica sul benessere animale servono solo a tranquillizzare i consumatori. Ad esempio, nel 20% dei casi la pistola captiva non stordisce e l’animale è sgozzato e dissanguato mentre è ancora cosciente (dati ufficiali tedeschi, chissà di quanto sale la percentuale nella realtà). E questo nella civilissima Europa, con tutti i protocolli e controlli che crediamo ci siano. Ma al di là di questo, non è forse un’atrocità (e per me un crimine) negare ad un altro individuo la possibilità di vivere in santa pace e per intero la propria vita e in libertà? In base a che cosa ci arroghiamo il diritto di decidere della loro vita e della loro morte, se non in funzione di un diritto dispotico e di un potere tirannico?
      Il movimento animalista cinese non difende solo cani e gatti perché animali “da compagnia”, ma si oppone allo sfruttamento di tutti gli animali. Da reddito, da compagnia, da intrattenimento, da ricerca, ecc. sono categorie che assegniamo agli animali per sentirci autorizzati a sfruttarli, abusarne e usarli per appagare i nostri interessi e desideri e hanno la funzione di nasconderci la semplice verità che sono solo individui senzienti come noi e non oggetti a nostra disposizione, predestinati ad un utilizzo umano. Siamo noi che dispoticamente li assoggettiamo alla nostra volontà e li costringiamo alla schiavitù per essere al nostro servizio. La zootecnia è peggio del nazismo: quello sterminava fino alla scomparsa, questa invece riproduce la vita in continuazione per schiavizzarla e sterminarla all’infinito, in un moto perpetuo e circolare di violenza, crudeltà e cinismo. È questa logica di appropriazione che va messa in discussione, anche nelle sue forme apparentemente più “dolci”, come realizzare e mostrare un quadro imbrattato del sangue di un individuo sventrato per diletto personale e collettivo.

    36. Noemi
      Perfettamente d’accordo su quello che scrivi e complimenti per come lo scrivi.

    37. noemi,
      non sai quanta pena provo nel vedere piazza politeama ridotta così..quei ficus tra l’altro nascondevano, in parte, “giusto giusto” gli edifici più brutti..ma detto questo la fermata non poteva che essere lì dove è prevista. Non sai poi che pena provo nel vedere tagliati i pini della circonvallazione..eppure bisogna pensare all’obiettivo grosso: meno macchine e più mezzi pubblici. Ecco perchè trovo incomprensibile la protesta…perchè in realtà dovremmo solo essere felici che si stia andando in quella direzione. E bisogna adesso insistere perchè a Palermo si piantino più alberi, in tutta la città; intere strade a Palermo sono inspiegabilmente prive di quelle alberature che oltre ad abbellire, invoglierebbero secondo me ad andare a piedi ( protetti da sole e pioggia) . Sulla cura verso “gli animali”, figurati, la penso come te; se ho affermato di “avere due gatti” l’ho fatto utilizzando il termine più comune. In realtà li “ho” nel senso che li amo e li coccolo. Solo..ho sempre guardato con fastidio alle degenerazioni che portano alcuni ad amarli più degli esseri “umani”. In realtà secondo me, come dici tu, siamo tutti allo stesso livello.
      Sull’esibizione, infine, non conosco in realtà quale sia il messaggio, se c’è, dell’artista. Forse ha ragione chi si oppone e fa petizioni. Io posso solo ribadirti che osservando le immagini su internet, si rafforza in me l’idea vegetariana ( magari un giorno ci riuscirò) e chissà, forse lo stesso potrà accadere per altri che vedranno l’esibizione..questo per dirti che l’arte ( sempre che di arte si tratti) può scavalcare le logiche e i tabù comuni per aprire a nuovi scenari che magari si configureranno in un mondo, penso migliore, dove non mangeremo più carne.

    38. Tigri,leoni,coccodrilli,anaconda,squali,orche,piranha,
      se incontrano un uomo,
      lo fanno a pezzi,
      però !

    39. pietro,
      …vero è!

    40. miiii chidda chi s’agghiuttiu a radio tuinnò!!!!
      U sacciu chi quaiccuno vegetalista sta nsemmula cu quaiccunautru chi si mancia puru i stigghiuola, ma tu caso paitticolare sì, picchì comu rumpi i cabbasisi tu un ci nnè n’autra in tutta palieimmo e provincia!! attacchi a parrari e pì fariti stari zitta t’hannu a mettere u tappu ‘mmucca, pì coittessia
      e poi, cu rispetto pallando, a sasizza ri puoicco o vigitali t’a manci tu, u capisti????
      oh pietruzzu, macari quannu nesc’i casa nu coccudrillazzu t’acchiana ‘n capo e accussì a finisci ri sparari fissarie

    41. oh uwe, chi sunnu sti palore ah???? tu me frati sì, n’anticchia alluccutu ma siempre me frati!!!!
      Tu scuiddasti quannu picciuttieddu annavi nti pizz’i muntagna austro-ungariani e appina viriri un pecuruni ci scrivevi ‘ncapu “si vende” e poi ti nni fuivi picchì si ti pigghiava u pecuraru ti rava na bedda fracchiat’i lignate?? aittista eri, puru quann’eri picciriddu e puru n’anticchia scimunito.
      e uora, picchì addiventasti viecchiu e un poi cchiu’ curriri dietr’i pecuruna scrivi tutti sti fissarie ‘ncapo a funtani palazzi e balat’i palieimmo

    42. http://www.gatesnotes.com/Health/Most-Lethal-Animal-Mosquito-Week
      Nel 2014 Gates ha pubblicato la classifica degli animali più pericolosi per l’uomo, in termini di numero di morti all’anno. E il più pericoloso, indovinate un po’, è proprio l’uomo dopo la zanzara (che uccide però non direttamente, ma perché trasmette malattie). In pratica siamo al primo posto, e credo che poche specie uccidano così tanti loro simili, forse nessuna. E credo che nessun’altra specie abbia creato lager, allevamenti e laboratori di sperimentazione. E non è automatico che se un animale predatore incontra l’uomo lo aggredisce; anzi, il più delle volte scappa e reagisce solo se si sente minacciato e non ha via di fuga. D’altronde da secoli li cacciamo e stiamo invadendo e distruggendo tutti i loro habitat e continuiamo ad espanderci, cosa ci aspettiamo che ci ringrazino? 🙂

    43. In qualche modo viene smentita l’affermazione pesce grosso mangia pesce piccolo.
      Batteri,Virus,zanzare ed altri svariati tipi di insetti provocano più danni di uno squalo!

    44. cara noemi, palermo non é un passeggio a domenica

    45. neanche l’arte, eppure…

    46. Mentre ero davanti al negozio per guardare le mercanzie, un leggero colpo di vento turbinando lungo la strada, sollevò una polvere immensa che subito s’introdusse in tutte le botteghe e finestre. (…) “Da dove viene la sudiceria ?” (…) Il mercante rispose : “Tutto ciò che gettiamo fuori dalla casa marcisce ammucchiato davanti la porta. Voi vedete qui strati di paglia e di canne, di rifiuti di cucine, e ogni sorta di immondizie; tutto questo insieme si secca e ritorna a noi in polvere contro cui ci difendiamo tutto il giorno”. (…) Alla mia ripetuta domanda, se non fosse stato possibile prendere un provvedimento, egli rispose che fra il popolo si diceva che quelli che dovrebbero vigilare per la nettezza, non potrebbero, essendo persone importanti e influenti, essere costretti a fare del pubblico denaro l’uso che si dovrebbe. E vi si aggiungeva una circostanza singolare : togliendo quello strato d’immondizie si vedrebbe come il lastrico è ridotto in cattivo stato e ciò svelerebbe la disonestà dell’amministrazione.
      Questo brano , è tratto dal famoso libro “ Viaggio in Italia” dello scrittore tedesco Wolfgang Goethe , che visitò la nostra città nel 1787. Anche allora problemi d’immondizia di scarsa manutenzione stradale e di…. truffe, dovuti in gran parte a responsabilità degli amministratori cittadini di allora. Oggi, dopo più di 300 anni, è i problemi sono sempre gli stessi Temiamo che gli amministratori comunali di allora sono gli antenati di quelli di oggi.

    47. Cara Noemi, scrivi molte Verità, tutta la mia grande famiglia non consuma carne latte ecc.. siamo forti anzi fortissimi, abbiamo letto dei libri x vegani e crudisti, spero di vivere fino a 120 anni ( ne ho 70) e mangio tante BANANEEEEE!!!!!!ahahah a tutti consiglio di mangiare carne e cibo spazzatura, anche i medici e le industrie farmaceutiche devono guadagnare.

    48. Cara Anna, complimenti per la tua grande famiglia vegana! Invece la mia piccola famiglia, a parte me che lo sono da 15 anni, purtroppo non ha ancora fatto questo passo importantissimo. Hai ragione, i vegani non solo vivono più a lungo, ma anche in condizioni di salute migliori. E non solo facciamo del bene agli animali e a noi stessi, ma a tutto il pianeta. E mettiamo in discussione tutto il sistema criminale delle lobby che lucrano sulla nostra alimentazione, sulla nostra salute e sulla sopravvivenza stessa del pianeta, col beneplacito delle associazioni ambientaliste che preferiscono far finta di niente, come bene ci racconta questo bellissimo documentario: “Cowspiracy”, https://www.youtube.com/watch?v=Z_iTQKLeOsc
      Che i più vogliano accettarlo o meno, il veganismo, e ciò che esso implica, ovvero il recupero di una dimensione umana compassionevole ricollegata al resto del vivente, è l’unica via per fermare la follia di questa civiltà distruttiva e al collasso.

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