venerdì 9 dic
  • Zamparini, finite le polemiche arriva la Battaglia?

    Zamparini, finite le polemiche arriva la Battaglia?

    Il motto recita: bene o male, purché se ne parli.

    Il punto è che, oggi, non è più così.
    Nell’era delle informazioni che viaggiano autonome rimbalzando da una piattaforma all’altra, dei pareri e delle voci che si rincorrono nel mare dei commenti, l’equazione cambia.

    La tradurrei così: «Bene o male, purché non diventi noioso parlarne».

    Per carità, sono profano.
    Un profano del social media e un profano del calcio.

    Sono un “profano professionista”.

    Zamparini?
    Che noia…

    Lo stadio vuoto.
    Naaaaaa, che noia…

    Non me ne fotte niente. La verità è questa.
    Così parlerò, guarda un po’, di me. Non credo di esagerare dicendo di essere stato calamitato nel mondo del calcio (pace all’anima mia…) e nello specifico dei colori rosanero (sempre siano lodati!) proprio dall’attenzione che il Patron Zamparini è riuscito negli anni ad attirare su di se.

    Seriamente, devo molto a Zamparini.

    E lo dico con un certo orgoglio: sono una specie in via d’estinzione. A breve – diciamo, dal prossimo esonero in poi – diventerò specie protetta: a Palermo sarò rimasto l’unico ad avere un motivo valido per essergli, a distanza di dodici anni, riconoscente.

    È stato un avvicinamento progressivo, quello mio al Palermo. Ma sullo sfondo c’è sempre stato lui. Il Patron Rosanero. Tutto ha avuto inizio con la promozione in serie A dopo 31 anni. Era il 2004 e una sera mi apparve Santa Rosalia che mi rimproverava di non aver ancora servito i colori del Palermo, così feci voto.

    Ero sempre stato affaccendato in altre attività ludico-formative, preludio alla fornicazione (mea culpa.). Ma mentre io accumulavo collezioni di farfalle, il Palermo collezionava grandi imprese: derby vinto 5-0 col Catania (cornuti!), Vasari che segna l’ultimo goal prima della promozione (santo subito.), e mi fermo. Per i motivi di cui sopra (*vedi farfalle).

    Erano anni in cui il Renzo Barbera esplodeva.

    Lo so perché da qualche tempo la disperazione mi ha portato su YouTube (benedetto sia.) alla ricerca di emozioni esaltanti a tinte Rosanero. Durante uno dei miei raid per colmare il vuoto di senso creato dall’ennesima sconfitta casalinga con stadio deserto – e chi se ne fotte! – mi sono imbattuto in un gioiello: un documentario prodotto da Sky, sul ritorno del Palermo in serie A.

    No.

    Forse avete letto la riga di fretta.

    Un-documentario-di-Sky-sull’impresa-del-Palermo-che-torna-in-A.
    Mentre io pomiciavo!

    Si intitola Controluce. Oltre ad avere un titolo bellissimo il documentario va visto per una semplice ragione: Zamparini, qui, non dice, non parla, non viene nemmeno intervistato.
    Roba da Mesozoico. Accadeva dodici anni fa…

    E dodici anni dopo…
    Non c’è granché da aggiungere a ciò che è stato fatto e disfatto nelle ultime settimane in casa Rosanero.

    Eppure qualcosa la voglio dire, anzi sussurrare.

    Qualcosa che finalmente puzzi di sudore e abbia l’urgenza della pipì che ti scappa, ma non la vai a fare perché sennò ti perdi un’azione del Palermo.

    Che sappia di necessità e bellezza.

    Come un grazie.

    O molti.

    Grazie.
    Partendo da Stefano Sorrentino. Integrità, maestria e umiltà in un mix che… Boh, io vorrei avercelo come cugino. Va bene anche di secondo grado. In una fase delicatissima della squadra ha mantenuto salde le motivazioni e i valori personali e li ha trasmessi alla squadra.

    Grazie a Morganella che mi ha risposto su Twitter: di fronte ai miei dubbi che a rispondere fosse davvero lui e non qualcuno che avesse creato un account fake si è limitato a scrivermi
    «Twitter non lo uso spesso, amico».
    Respect.

    Grazie al Mudo che resterà un pezzo di cuore rosanero, nonostante lo veda giusto al Milan.

    Grazie al tizio che in curva nord, due domeniche fa, gli ha urlato che per 12 miliardi glielo avrebbe accompagnato lui a Milanello, con la Panda.

    Grazie a Rispoli, che da qualche giornata ha imparato a stare al suo posto: in panchina.

    Grazie a mister Beppe Iachini. E qui i perché si sprecano.
    Di tutto, grazie.

    Grazie a Ballardini (A proposito, qualcuno sa come si chiama di nome?).

    Si, proprio lui.

    Perché in un solo pomeriggio, con una sola mossa, ha spinto il gruppo a dare pieno compimento all’idea di identità suggerita da Iachini e ha costretto Zamparini a tirare fuori il cuore.

    Grazie coso.

    E per concludere: la questione dello stadio (vuoto.). Va guardata nella giusta prospettiva.
    In controluce.

    Il racconto in chiave epica di un Palermo già glorioso.

    Ho capito. Ho capito lo stadio vuoto.
    Me lo vedo il palermitano che bivacca sul divano, che rischia di soffocare fra sudore, appiccicaticcio della pasta al forno rimasta attaccata al copridivano e i picciriddi che urlano e non gli fanno sentire il telegiornale…

    Lo vedo… Posso sentire la moglie che gli chiede

    «Ma o’ stadio ‘un ci vai cchiu’?».

    E lui indolente

    “Nooo… Chi c’ hagghiri a ffari? Ojmai… Ni ficiru puru u documentariu…”

    Sì. Senza ombra di dubbio è questo il motivo per cui lo stadio la domenica è deserto.

    Il palermitano è sazio.

    «E chi fa? Siccome vinni una vota scai, ‘Un c’ha gghiri cchiù?».

    Rincara la moglie

    «S’iddu c’è motivo ci vaju. Chi sacciu: Letizia Battaglia ca fa ‘i fotografii a’ curva… Ma sinnò…’NZ».

    Presidente, pronto per il prossimo acquisto?

    Palermo
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