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Biografia: Sono nato a Palermo, nella Palermo antica, quella all'interno delle mura medievali, quella che ancora oggi considero la vera Palermo, quella più autentica. L'ho lasciata circa 40 anni fa, quando decisi di completare altrove i miei studi universitari. Il fatto di averla lasciata non mi ha però impedito di seguirne, anche da lontano, le vicende. Anzi, guardando le cose di Palermo da quasi mille chilometri di distanza, ho potuto vedere e capire meglio i meccanismi che la governano, ieri come oggi, come sempre. Dopo essermi laureato (in Ingegneria), ho vissuto nelle tre città che si trovano ai vertici di quello che una volta veniva definito il "triangolo industriale" d'Italia, del quale ben poco oggi è rimasto. Da quasi un quarto di secolo vivo in quella delle tre che si trova sul mare, città che trovo particolarmente affascinante, per certi versi misteriosa, e in questi anni ho scoperto, conoscendone bene la storia, gli usi, che sono tanti gli elementi che la collegano alla città dove sono nato. Ogni anno trascorro a Palermo brevi periodi di tempo (non riesco a starci più di un mese) e dedico gran parte del mio tempo alla (ri)scoperta dei luoghi, dei sapori, degli odori (su tutti, quello del pane caldo) che amo di più e di cui sento la mancanza. Mi piace passeggiare per le strade della città antica (non sopporto il termine "centro storico"), quelle che percorrevo da bambino, anche se ogni anno che passa noto con dolore (nella generale indifferenza dei palermitani, apatia che proprio non riesco a sopportare) che i pezzi che mancano alla "mia" Palermo sono sempre di più, e questo fatto procura in me una tristezza indicibile. Da poco ho smesso di lavorare e così mi sono riappropriato del mio tempo, cioè di quella che considero la risorsa più importante a disposizione di una persona. Ho così cominciato a scrivere (ho creato un mio blog), coltivando così una vecchia passione.

Franco Torre
  • Palermo, città metafora della vita

    Chiunque, in Sicilia, sia siciliano o meno, rappresenti lo Stato, inteso come comunità, come interessi generali da difendere, come regole da fare rispettare a tutti, senza alcuna distinzione, è visto come “estraneo”, è considerato “strano”.

    E il Generale Dalla Chiesa, al quale è dedicata la targa posta in via Isidoro Carini, in ricordo di uno degli omicidi più eclatanti che insanguinarono le strade di Palermo negli anni ottanta, era una persona considerata “strana”. Continua »

    Palermo
  • Basta un mosaico per capire Palermo

    La chiesa greco-ortodossa di Santa Maria dell’Ammiraglio, tra i monumenti del percorso arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale appena divenuto patrimonio mondiale dell’Unesco, costituisce una delle testimonianze più spettacolari dell’incontro tra l’architettura araba e l’arte bizantina del mosaico.

    In stile bizantino, con scritte in greco, S. Maria dell’Ammiraglio offre la possibilità di ammirare il più antico, assieme a quello della Cappella Palatina, ciclo di mosaici della Sicilia.

    La chiesa prende il nome da Giorgio di Antiochia, famoso ammiraglio di Ruggero II, che la fondò nel 1143 (“ammiraglio”, da amir al-bahr, vale a dire “comandante del mare”, è una delle tante parole di derivazione araba di uso comune). Continua »

    Ospiti
  • Perché sulle coste siciliane non esistono monumenti per lo sbarco alleato?

    La guerra di liberazione, della quale nei giorni scorsi si è celebrato il settantesimo anniversario, ebbe inizio nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943, con lo sbarco degli alleati sulle coste meridionali della Sicilia.
    Tanti luoghi, in tutto il territorio nazionale, sono stati sedi di importanti eventi che hanno segnato quei 21 mesi, luoghi meritevoli di essere ricordati: per le battaglie che vi furono combattute, per le orrende stragi di cui furono teatro, per altri episodi che vi si svolsero. Continua »

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  • L’assuefazione a certi comportamenti non consente di coglierne l’anomalia

    Lo scorso settembre mi trovavo a Palermo e un pomeriggio, a conclusione di una passeggiata nel quartiere del Capo, arrivai a Villa Bonanno, per me uno dei luoghi più affascinanti della città.
    Attraversandola, notai un gruppo di persone sotto il monumento dedicato a Filippo V.
    Incuriosito, mi avvicinai e così vidi che si trattava di persone che partecipavano ad una visita guidata.
    A un certo punto, la mia attenzione fu colpita da un gesto compiuto da un signore, di non giovane età, che collaborava con chi guidava quel gruppo di persone nell’illustrazione di quel monumento: mentre raccontava alcuni episodi legati all’epoca alla quale risale quel gruppo scultoreo, finito di fumare (non ricordo se una sigaretta o un sigaro), gettò il mozzicone, con assoluta naturalezza, all’interno dell’area racchiusa dalla cancellata che circonda quel monumento, di quel monumento di cui esaltava la bellezza. Continua »

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  • Rivoluzione popolare? Impossibile, soprattutto se manca il popolo

    Il 4 aprile 1860 è una delle date che i cittadini palermitani dovrebbero conoscere e tenere sempre a mente.
    Si tratta della data che segnò l’inizio dell’ultima insurrezione contro i Borbone, insurrezione nota come “rivolta della Gancia”, dal nome del convento che fu al centro di quei fatti.
    Quel 4 aprile il palermitano Francesco Riso, che capeggiò la rivolta, decise di agire, di passare all’azione comunque, anche contro il parere del comitato segreto cittadino.
    Come al solito, i rivoltosi erano uniti solo dalla volontà d’insorgere, ma non dagli obiettivi da perseguire.
    Alla base del parere contrario di quel comitato non c’erano però tanto le idee politiche di Francesco Riso (era un mazziniano) quanto la sua estrazione sociale (si trattava di un fontaniere).
    Il timore del comitato, il motivo del sospetto col quale veniva guardato Riso era infatti che quell’iniziativa, guidata da un “semplice” fontaniere (vale a dire da un popolano), potesse avere successo.
    A fare paura, quel 4 aprile, era, allora come sempre, l’iniziativa popolare. Continua »

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  • Chiude il Museo Guttuso, ma quanti sono quelli che lo conoscono?

    Ho letto che l’amministrazione comunale di Bagheria ha deciso di chiudere il Museo Guttuso.
    Questa decisione, secondo quanto riportato a commento della notizia, sarebbe conseguenza del fatto che la pinacoteca ospitata a Villa Cattolica (una delle ville che resero famosa Bagheria) presenta un bilancio dal quale risulta che in un anno, a fronte di uscite che ammontano a 480 mila euro, si registrano entrate di appena 20 mila euro.
    La sproporzione fra i due dati è evidente, parla da sola.
    Credo però che proprio questa incredibile sproporzione richieda una seria analisi per individuarne le cause e agire per rimuoverle, pensando non solo a chi vive in Sicilia ma anche a tutti quelli che, spinti dal fascino che evoca, visitano quella terra. Continua »

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  • “La” conoscenza e “le” conoscenze, un errore che può costar caro

    Se dovessi indicare, tra le tante, una specificità (secondo me negativa) dei siciliani, non avrei alcun dubbio su quella che metterei al primo posto: il fare riferimento, dovendo individuare (qualunque sia l’ambito, qualunque sia l’attività) la persona giusta, non al merito, non alle competenze, non al valore, non a qualcosa di oggettivo, misurabile, riscontrabile, ma alle “conoscenze”, alle “amicizie”, vale a dire a quanto di più soggettivo ci sia. Continua »

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  • Progetti privi dei presupposti necessari sono destinati al fallimento

    A Palermo, in piazza Indipendenza, quasi all’angolo con corso Calatafimi, c’è una targa che ricorda Francesco Paolo Di Blasi.
    Questo avvocato palermitano, teorizzatore di una limitazione dei privilegi del clero e della nobiltà siciliani, cercò di mettere in pratica nella sua città le idee messe in circolazione dalla rivoluzione francese.
    Ma come spesso accade a certi intellettuali, soprattutto a quelli meridionali (che, privi come sono di concretezza, del senso della realtà, del concetto di fattibilità, non considerano la differenza che c’è tra un’idea e la sua realizzazione, risultando in tal modo non solo inutili ma anche pericolosi, per sé e per gli atri), non considerò il contesto nel quale si muoveva, un contesto nel quale l’Illuminismo non aveva creato nessuna forza capace di contrapporsi al sistema feudale, introdotto in Sicilia dai Normanni. Continua »

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  • Scene di ordinario degrado urbano

    Scene di ordinario degrado urbano

    Davanti a situazioni come questa (la foto l’ho scattata ieri mattina in viale Strasburgo, quasi all’angolo con via De Gasperi) vorrei porre una semplice domanda, tramite Rosalio, al sindaco Orlando: c’è qualcuno, a Palermo, che risponde del degrado urbano di cui questa foto non è che una delle numerosissime evidenze? Se questo responsabile esiste, in che modo ne risponde? Ho la sensazione che in questa città, dove si vive alla rovescia, dove ogni giorno si assiste ad episodi propri del teatro dell’assurdo, chi ricopre ruoli di responsabilità nel settore pubblico non abbia nemmeno la consapevolezza del significato della parola “responsabile”, del fatto che questa voglia dire “rispondere del proprio operato”, tanto di ciò che si fa quanto di ciò che non si fa. Un cordiale saluto.

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  • “L’altro”, concetto completamente estraneo a molti palermitani

    Quest’anno, dopo tanto tempo, sto trascorrendo un periodo significativamente lungo a Palermo.
    Per muovermi in centro preferisco andare a piedi; ci sarebbero i mezzi pubblici (ai quali ricorro abitualmente) ma, tenuto conto dei tempi di attesa alle fermate e di quelli di percorrenza, muoversi a piedi è la soluzione migliore.
    Mi capita comunque, anche se raramente, di dover fare ricorso all’auto e in quelle occasioni, prima di mettere in moto, faccio sempre il pieno di pazienza, che in questo caso rappresenta un elemento molto importante, quasi quanto il carburante.
    Guidare l’auto a Palermo significa però non solo avere a che fare col traffico di una città caotica, una città nella quale il numero delle auto in circolazione è decisamente sproporzionato rispetto a quelli che sono gli spazi disponibili.
    Guidare l’auto a Palermo significa, soprattutto, prima di tutto, sperimentare un aspetto centrale di quello che è il modo di pensare di gran parte dei palermitani, di quella che è la loro mentalità. Continua »

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  • Perché a Palermo certi comportamenti sono tollerati?

    A proposito dell’annoso problema dei rifiuti di Palermo, ho letto che tanti indicano, fra le cause di questo fenomeno endemico, assieme all’inciviltà di molti cittadini palermitani, la mancanza di controlli e di sanzioni nei confronti di chi sporca la città.
    Che il mancato adempimento di quelli che sono specifici compiti di chi, in una città, svolge determinate funzioni, rientri fra le cause del problema, credo sia un fatto incontrovertibile.
    Non c’è dubbio infatti che responsabile di una situazione negativa non è soltanto chi commette le azioni che la determinano ma anche chi, colpevolmente, consente, con i propri comportamenti, con ciò che fa e ancor di più con ciò che non fa, che quelle azioni vengano compiute impunemente, non sanzionando in misura adeguata gli autori.
    Se un problema (come quello dei rifiuti di Palermo) continua ad essere presente per così tanto tempo è segno evidente dell’incapacità o, peggio, della mancanza di volontà, di affrontarlo adeguatamente da parte di chi è deputato ad amministrare la città (a meno di non volerlo considerare insuperabile, come se si trattasse di un male incurabile, nel qual caso non dovrebbe valere neanche la pena di cercare inesistenti soluzioni). Continua »

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  • E ora, a Palermo, dove vado a bere “un autista”?

    E così, anche la gioielleria Fiorentino e il bar Pinguino non ci sono più.
    Anche loro sono entrati, assieme, l’una accanto all’altro, a far parte del popolato album dei ricordi della Palermo di un tempo ormai perduto.
    Anche di loro si parlerà d’ora in poi solo al passato, secondo un’usanza molto diffusa fra i siciliani.
    Quello che più mi colpisce in simili occasioni (che si vanno facendo sempre più frequenti) non è tanto il fatto che l’elenco delle attività commerciali palermitane che hanno cessato di esistere diventi ancora più lungo, quanto il fatto che continuino, senza sosta, i segni della perdita d’identità che, sempre di più, caratterizza la Palermo di oggi, ridotta ormai ad un luogo incomprensibile, indefinibile, privo di una propria connotazione.
    Il dato che ho trovato più impressionante, quando ho letto di queste due ultime chiusure, è che siano capitate a distanza di poco più di un mese dalla perdita di un altro dei luoghi-simbolo della città che fu: il bar Mazzara.
    Sembra proprio che Palermo stia precipitando, che stia franando (e non solo in senso metaforico), che stia cambiando sempre più velocemente pelle, che si stia trasfigurando.
    Non voglio dire che il cambiamento che, ormai da parecchi anni, sta interessando la città sia in peggio (ognuno lo giudichi come vuole, secondo i propri parametri, secondo le proprie priorità), voglio solo dire che quella che è in atto, visibile agli occhi di tutti, non è una cosa di poco conto, ma una vera e propria trasformazione irreversibile; sta accadendo quello che a volte accade in seguito ad una violenta eruzione vulcanica: il paesaggio cambia, si formano nuove isole, ne scompaiono altre ecc. Continua »

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  • Scaricare su altri le proprie responsabilità è comodo, ma inutile

    Nei giorni scorsi il presidente della Regione Siciliana ha imputato al sindaco Orlando la responsabilità di aver distrutto la città di Palermo (detto per inciso, lo stesso Orlando, nei mesi scorsi, aveva ventilato la possibilità di un commissariamento della Sicilia).
    Ora, al di là della fondatezza o meno dell’accusa mossa da Crocetta, trovo francamente incredibile come ancora oggi si ricorra all’antichissimo, ma evidentemente (e incomprensibilmente) sempre efficace, meccanismo del capro espiatorio.
    Anche se a me appare incredibile, non si può però non constatare come poche cose abbiano resistito nei secoli come questo antichissimo, irragionevole, processo di trasferimento, capace di dare alle persone l’illusione di liberarsi delle proprie responsabilità, semplicemente scaricandole su altri. Continua »

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  • Il potere pubblico come strumento per fini privati

    In un mio precedente articolo avevo parlato dell’incredibile numero di dirigenti (1.800, vale a dire uno ogni nove dipendenti) della Regione Siciliana e di come questo numero fosse assolutamente sproporzionato al livello della qualità dei servizi a disposizione dei siciliani.

    Ma siccome il presente non è altro che la conseguenza del passato, è nel passato che vanno ricercate le origini di quel che accade oggi.

    Ecco perché è importante studiare la Storia, stando però attenti a non fermarsi a quella ufficiale. Continua »

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  • Palermo si sta sgretolando, a quando una mobilitazione delle coscienze?

    Leggendo il resoconto di quello che è accaduto in via Argenteria sono stato assalito da una montagna di sensazioni, di sentimenti.
    Mi si sono passate davanti agli occhi, come in un flashback, le immagini della Vucciria della mia infanzia (fine anni cinquanta), quando nelle sue stradine, sfavillanti di luci, di colori, inondate di profumi, risuonavano le famose abbanniate e quando aveva ancora un senso dire quannu s’asciucanu ‘i balati r’a Vucciria.
    Oggi, per rivedere quel “mondo” ormai scomparso, faccio ricorso ad una copia del quadro di Guttuso del 1974.
    La cosa triste è che la notizia di quello che è accaduto in via Argenteria segue di poco quella della fine di un altro luogo della mia infanzia, villa Orleans. Continua »

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  • A proposito della funzione di una corretta informazione in una società

    E così, stando a quello che in questi giorni si legge sui giornali, nel corso del 2013 l’Ars è costata ai siciliani 165 milioni di euro.
    Si tratta di una montagna di soldi, di una cifra sicuramente spropositata, ingiustificabile, non solo in termini assoluti ma ancora di più se rapportata a quello che i siciliani ricevono in cambio da questa struttura, che conta ben 1800 dirigenti (uno ogni nove dipendenti), tanto elefantiaca quanto inefficiente.
    Il problema infatti, prima ancora che nella quantità di questi soldi, sta nel fatto che a fronte di questa spesa i cittadini vivano in condizioni non degne di un Paese civile.
    A scandalizzare dovrebbe essere non il rapporto col numero di abitanti, ma quello col livello della qualità dei servizi sui quali i siciliani possono contare.
    E invece, in questo Paese dove un milione e passa di persone vivono di politica (nel migliore dei casi inutile), dove esistono regioni che più che parti di uno Stato sono esse stesse uno Stato (inteso però non come lo strumento col quale una comunità si organizza per vivere pacificamente, ma come distributore di soldi, come una mammella da mungere), notizie come questa scivolano via come la pioggia su una parete di vetro, per lasciare il posto ad altre simili, in una sequenza senza fine. Continua »

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  • Sognando di andare in teleferica da Monte Pellegrino a Mondello

    Ogni volta che, soprattutto dal Foro Italico o dalla piazzetta di Mondello, osservo il massiccio montuoso di Monte Pellegrino, mi immagino come sarebbe bello un collegamento via teleferica tra la città e la montagna che la sovrasta.

    Penso, per esempio, allo spettacolo mozzafiato che si godrebbe scendendo in teleferica a Mondello.

    Credo proprio che questo sistema di collegamento diffonderebbe ancora di più, sia in Italia che all’estero, l’immagine della città e, in particolare, di quello che Goethe definì «il promontorio più bello del mondo».

    Eppure, nonostante l’indubbio richiamo che un’opera del genere sarebbe in grado di esercitare (e non solo sui turisti), penso che questa mia immagine rimarrà solo un sogno; andrà ad aggiungersi alle tante cose belle che si sarebbero potute fare e che invece non si sono fatte.

    Ma perché questa città non riesce a valorizzare come meriterebbero le bellezze di cui dispone?

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  • L'”emergenza rifiuti” e una città alla rovescia

    E così a Palermo è tornata l’emergenza rifiuti.

    Quello che trovo incredibile in questa vicenda, che definire allucinante è dir poco, è che si possa dire “è tornata” di una cosa (l’emergenza rifiuti) che in effetti non è mai andata via e che si possa continuare ad usare il termine “emergenza” per indicare qualcosa che in realtà è la normalità.

    Solo in un luogo dove si vive alla rovescia, in un luogo nel quale sono tante, troppe, le condizioni straordinarie (delle quali quella dei rifiuti è soltanto un esempio) che purtroppo vengono considerate ordinarie, normali, si può usare il termine “emergenza” per indicare quella che in realtà è una condizione ordinaria.

    Ma che cosa pagano i cittadini di Palermo quando pagano le tasse sui rifiuti?

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  • Quando si dice “l’efficienza dell’amministrazione pubblica”

    Chioschetto corso Vittorio Emanuele
    (foto da Google Maps)

    Ho letto della chiusura, per mancanza delle necessarie autorizzazioni, del chioschetto di bibite situato di fronte alla Cattedrale, all’angolo tra corso Vittorio Emanuele II e via Pietro Novelli.

    La notizia, però, a mio modo di vedere, più che nella chiusura di questo “storico” chioschetto, sta nel fatto che (stando a quanto riportato dal sito) l’amministrazione pubblica della città si sarebbe accorta di questa mancanza dopo trent’anni.

    Se le cose dovessero stare effettivamente così, i cittadini palermitani ne ricaverebbero un’ulteriore conferma del grado di efficienza della macchina pubblica a loro disposizione.

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  • “Molto movimento ma nessuno spostamento”

    Ho notato come in alcuni organi d’informazione (o sedicente tale) venga dato rilievo (evidentemente nel presupposto che ci si trovi di fronte ad una notizia sulla quale l’opinione pubblica debba essere informata) al fatto che in questi giorni alcuni politici siciliani stanno chiedendo di iscriversi al Partito Democratico e, soprattutto, stanno cercando di entrare a far parte della cerchia di Matteo Renzi, dato per certo vincitore delle prossime primarie di quel partito.

    La cosa che trovo davvero incredibile è quella di ritenere che ci si trovi davanti ad una vera notizia. Continua »

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