Trova le differenze

Me la ricordo bene quella notte. C’era nell’aria una strana atmosfera, di quelle che presagiscono catastrofi.
per strada le macchine, parcheggiate male, lasciate così, nella loro solitudine. La gente camminava a testa bassa, passi veloci, stretta nei cappotti con le spalle curve, contava i propri passi senza sorrisi.
Donne tenevano strette le borse e trascinavano bambini capricciosi tirandoli a se, stringendo quelle mani, giovani eppure così vecchie. Come le rughe appena accennate sugli occhi.
il cielo anonimo, macchiato qui e la da qualche nuvola, dalla forma strana, misteriosa, trasportata dal vento va via in un attimo.
il mare non si muoveva, piatto come una tavola, nero, dello stesso colore del cielo. Sul prato di fronte una coppia, consumava saliva che colava da un preservativo bucato, incurante dei passanti. Pochi per la verità. Continua »
Mai di sabato, quando il resto della città si appresta al riposo.
Mai con i Muse in sottofondo, perché sono meravigliosamente tristi.
Mai aprire scatole chiuse fin dal precedente trasloco, perché c’era sicuramente un motivo.
Mai pensare che con quattro scatoloni risolvi tutto, perché gli scatoloni non bastano mai.
Mai stare a chiederti questo lo tengo o lo butto, perché se solo lo pensi lo devi buttare.
Mai incazzarti per quel paio di scarpe preferite che non trovavi e che erano invece sepolte sotto l’aspirapolvere rotta, perché poco dopo gioirai nel ritrovarle bucate.
Mai cercare di trovare metafore nella stringa precedente, perché in fondo sono solo metafore.
Mai cercare di riordinare dei documenti sparsi sul tavolo, meglio buttare tutto in una scatola e rimandare l’ordine.
mai dannarsi per i troppi libri e cd raccolti negli anni, perché poi leggere quella dedica su quel libro ti restituirà quello stesso sorriso della prima volta. Continua »
Diletta Sereni e Daniele Dodaro si sono divertiti a “far quadrare i conti” della movida milanese. Ci provo ora io, con quella palermitana e qualche modifica. Il truzzo diventa tascio. Il radical chic è comunista in Lacoste. Il nostro fricchettone si chiama punkabbestia. Lo snob viene ribattezzato fighetto.
Premetto che è un gioco caricaturale, che ci sono forzature, che ho dimenticato milioni di locali e che anche in questo caso lo scopo è quello di divertirsi.
Ho pensato di essere alla guida della navicella Curiosity, piuttosto che di una Yaris, sorpreso da ciò che ho visto e da ciò che ho lasciato nella “mia” Palermo.
Per arrivare da Napoli (città da non citare sicuramente come esempio…) inizia un’autostrada ben tenuta; nello spartitraffico e nei laterali non si vedono bottiglie di plastica ed immondizia (segno che – periodicamente – qualcuno lì fa pulizia…); l’asfalto è del tipo auto-drenante, così quando piove non si scivola, e gli automobilisti guidano con prudenza (persino i napoletani!), dissuasi dai “tutor” e da numerosissime postazioni fisse di autovelox.
Penso per un attimo alla ns. strada statale costiera (la 113) con le cunette stra-piene di bottiglie di plastica ed immondizia (senza soluzione di continuità), dove l’Anas non sembra fare alcuna pulizia da anni, nonostante invece dovrebbe competerle (ved. sentenza Cass. Civ., Sez, III, 28 aprile 1997 n° 3630 nonché quella – più – recente del TAR Puglia – Lecce, Sez. I, ordinanza 18 giugno 2008 n° 487); basta percorrere – ad est – il tratto costiero da Bagheria a Termini o – ad ovest – quello da Sferracavallo a Terrasini per rendersi conto visivamente di questo scempio. Continua »

Vi scrivo in merito all’articolo del Sig. Vinci, che ho conosciuto personalmente perché mio cliente per l’affitto di motociclo. Voglio solo evidenziare che ho fatto visitare la mia trattoria “Trattoria Ariston da Angelo” e dopo avergli fatto vedere il pesce pescato nella mattinata, ha prenotato un tavolo per la sera. Per un disguido dovuto al cameriere che ha comandato un tavolo che era arrivato dopo di lui lo stesso si è alzato spostandosi in altro ristorante. Tutto ciò si è verificato in quanto io, che normalmente prendo le comande, mi sono dovuto allontanare per emergenza pochi minuti. Il cameriere non ha notato chi fosse arrivato prima e il Sig. Vinci si è allontanato.
Voglio dire, che se il Sig. Vinci non fosse stato convinto che il pescato era fresco naturalmente non avrebbe prenotato il tavolo per la sera. Debbo sottolineare che nessuna richiesta mi è stata fatta relativa alla carne, preciso che nella nostra Trattoria e nelle altre attività di ristorazione c’è anche la carne, perchè non tutti gli avventori mangiano il pesce. Se il Sig. Vinci avesse voluto mangiare della carne la sera che ha prenotato il tavolo, non avrei fatto altro che chiedergli se preferiva solo un controfiletto o anche qualche involtino o salsiccia. Discriminare solo per il piacere di farlo mi sembra poco corretto e lascia il tempo che trova.
Questa osservazione è la pura santa verità. Continua »
Dice che
la resa dei conti nel PD è arrivata, ma se ne è andata presto per non disturbare.
Dice che
Il problema su Musumeci è di trasparenza. Uno non può avere il pizzo bianco ed i capelli marroni.
Questi tempi sono passati l’elettore vuole chiarezza.
Dice che
Orlando ha incontrato Ingroia, tema trattato, come ci deve andare il giudice in Guatemala con la crisi della WINDJET. Continua »
Nino Buttitta, antropologo stimabile di vasta cultura, definisce il “mito come meccanismo ideologico per trasferire nell’immaginario contraddizioni irrisolvibili nel contemporaneo”. Una bella definizione che si può riferire a tanti personaggi che riempiono la cronaca e che vogliamo applicare ad uno in particolare, si tratta di Andrea Finocchiaro Aprile, leader storico del separatismo siciliano mitizzato da quanti amano immaginare una Sicilia indipendente, perché la cautela prevalga sulle passioni. Per quelle giovani generazioni che potrebbero appunto sentire la fascinazione del mito, mi pare opportuno raccontare una vicenda che pesa come un macigno nella storia personale di questo tribuno populista alla ricerca di un’affermazione personale costi quel che costi e la cui intelligenza consente di toglierlo dagli altari per riportarlo alla dure realtà delle miserie umane. Continua »
In via Cataldo Parisio angolo via Ugo Falcando da giorni si accumula spazzatura che non viene rimossa. Ugualmente accade nelle vie Lancia di Brolo dalla via Noce alla via Giovanni Aurispa con marciapiedi stracolmi di cartacce e immondizie varie mai spazzati da settimane ormai, e ancora nella via Campolo e vie limitrofe.
Ma, fermo restando che la discarica di Bellolampo è ancora chiusa, non si può certamente affermare come asserisce l’Amia e l’amministrazione comunale che si è ritornati in una condizione di ordinaria raccolta, a me pare che siamo in una condizione di ordinaria cecità e/o follia ormai e purtroppo complice anche l’inciviltà dei cittadini.

È impossibile mangiare carne (o formaggio) se si è turista nelle isole! Ustica, Lampedusa, Procida, Salina o Vulcano. Non importa: al ristorante è obbligatorio mangiare pesce. E per chi non ci sta ecco la tristissima fettina ai ferri, scongelata. E dire che le isole pullulano di macellerie (o carnezzerie). Ma nessun canale collega questi esercenti con i ristoratori.
Ma che pesce si mangia nelle isole ad agosto? Fresco? No! Pescato dai pescatori locali? Non ce ne sono più di pescatori locali! Le ultime testimonianze risalgono ai tempi del «pesce spada pigghialu, pigghialu…» di Domenico Modugno.
Insomma pesce scongelato, magari di provenienza oceanica pagato, però, come pesce fresco appena tirato fuori dalle acque cristalline a poche miglia dalla costa da immaginari pescatori del luogo! Continua »
Credevo ormai d’aver visto tutto: il litorale tra Mondello e Vergine Maria ridotto ad un vero mondezzaio, sacchetti di plastica, centinaia di bottiglie di vetro lasciati da ragazzi senza un credo e materia cerebrale dopo una notte brava, lumini e candele sparse tra gli scogli, carta, giornali ed assorbenti di ogni marca, cicche di sigarette con e senza filtro……ma la vista di stamattina scendendo lo scivolo d’accesso libero al mare dell’Addaura al civico 2765, un tempo “fortunata proprietà” della peggiore espressione di abusivismo edilizio a ridosso, del nostro, un tempo, meraviglioso litorale…ha superato la mia più fervida immaginazione!
UN MATERASSO CON…VISTA MARE!!!

Mi alzai con gli occhi ancora pieni di sonno. Dalla finestrella vedevo gli ulivi sulla collina dietro casa già illuminati dalla luce del sole del mattino, sullo sfondo le montagne verdi di boschi. La voce della mamma: «Dormiglione, vestiti, lavati la faccia e vai a prendere il latte». Quell’incombenza toccava a me: non mi dispiaceva stare per un po’ in mezzo agli animali; noi avevamo solo il mulo e la cagna Gemma. Il podere di zu’ Ninu, dove andavo per il latte, oltre alla vecchia casa, c’erano una grande stalla, il fienile, una piccola costruzione cadente e dei recinti con mucche, vitelli, conigli, galli, galline, oche, capre, un branco di cani, anche un cavallo panciuto e tranquillo. Un mondo per me diverso e affascinante. Feci presto, indossai in un attimo pantaloncini e zoccoli di legno. Passai alla stanza d’ingresso adibita a soggiorno e cucina. Diedi un’occhiata alla cartolina fissata sopra la cornice di uno specchio a muro, riproduceva un treno in corsa coi soldati affacciati ai finestrini e stipati anche sui tetti delle vetture, tutti festanti; al margine della foto la scritta: «Macchina avanti a tutto vapore a casa ritorniamo dal nostro amore», ce l’aveva inviata zio Manè dal fronte albanese. Degli zii Gioacchino e Santo non avevamo notizie; zio Pinù era disperso in Russia. La stanza, come al solito, era in perfetto ordine, il tavolo ricoperto da una tovaglia a fiori, la cucina lustra, la pentola di rame, sul fornello a legna, luccicante, gli altri due fornelli ripuliti dal carbone e dalla cenere. La mamma era una fanatica dell’ordine e della pulizia; non sopportava neanche uno sportello della credenza lasciato aperto. Continua »
L’idea, accreditata da ambienti separatisti, che da parte degli angloamericani, che avevano occupato la Sicilia dopo lo sbarco del giugno del 1943, ci fosse stata un consenso tacito alle iniziative degli indipendentisti di Finocchiaro Aprile, risulta storicamente smentita facendo mente locale sui vari passaggi che precedettero la riconsegna dell’isola al Regno d’Italia il 10 febbraio del 1944. L’interesse degli Alleati infatti era quello di staccare definitivamente l’Italia dall’alleanza con la Germania per farne un utile alleato nella guerra contro le armate del terzo Reich. La restituzione della Sicilia all’Italia costituiva, in questo senso, merce di scambio e strumento di pressione per convincere il governo Badoglio a quella decisione. Continua »
In questi giorni, dove per motivi ovvi non si fa che parlare di Bellolampo, penso che non si possa non parlare di gestione rifiuti, ma non mi riferisco soltanto alla Raccolta Differenziata (magari sognando per Palermo un impianto sul modello Centro Riciclo Vedelago) o alla riduzione a monte dei rifiuti (quindi evitare il più possibile il monouso, realizzare dei centri di riuso ecc…), parlo in particolare del rifiuto più problematico, quello che in discarica è la causa di percolato e biogas, quello che costituisce più del 35% della nostra “munnizza”: l’organico.
È vero che il nuovo piano rifiuti prevede la costruzione di impianti di compostaggio, ma c’è una buona pratica che è possibile portare avanti fin da subito: il Compostaggio Domestico. Continua »
Sono palermitano dalla nascita e vivo in quella che può essere definita «una città da cartolina x l’arte, il patrimonio artistico, le bellezze naturali, la cultura…ecc…».
Il giorno 27 c.m. ho accompagnato degli amici turisti (residenti a Riva del Garda) verso i Cantieri della Zisa (Museo del cinema e Goethe Institut) e poi dovevamo andare al Castello della Zisa recentemente rimesso in ordine dopo i recenti episodi vandalici.
Pensate il mio sconforto quando, scesi alla fermata di piazza Principe di Camporeale (dopo aver visto il Teatro Massimo e il Teatro Politeama), dopo pochi metri “lo spettacolo naif altra faccia di Palermo”.

Mortificato ho cercato di dire che si trattava dell’ora in cui i rifiuti venivano conferiti nei contenitori e poi svuotati la notte… Continua »
In un momento storico in cui la presenza del web condiziona sempre di più la vita quotidiana di milioni di persone, diventa necessario riflettere sulla relazione che intercorre tra lo spazio fisico e lo spazio virtuale.
L’informatica ed il web offrono nuovi stimoli alla pianificazione territoriale che ha l’occasione di innovare il proprio approccio progettuale offrendo nuovi modelli di urbanistica partecipata e di governance tecnologica.
Nasce così la mia proposta per la Prima Circoscrizione di Palermo.
Il progetto presentato consta di tre percorsi tematici di attraversamento del centro storico di Palermo. Continua »
Uno studio approfondito sulla Sicilia islamica, che andasse al di là delle conclusioni a cui due secoli fa è pervenuto Michele Amari con la monumentale Storia dei Musulmani in Sicilia, ancora mancava nelle nostre biblioteche, ci ha pensato Alessandro Vanoli con la sua La Sicilia musulmana, edita dal Mulino. Continua »
Giorgio Ciaccio è un ragazzo di 30 anni, che per me con pregi e difetti è uno di quei palermitani che fanno la differenza e, cosa più importante, nel bene e (a volte) nel male è il mio migliore amico!
Così, eccomi qui a raccontare la sua prossima nuova avventura da lui ideata e che partirà all’alba di domattina: Il Cammino della Taranta!
Lo scorso fine settimana, una delle cose da fare assolutamente per chi rimaneva a Palermo, era visitare la manifestazione intitolata Salon des Refusés – quest’ultima parola spesso scritta con l’accento sbagliato su quotidiani e siti internet –, tenutasi negli spazi all’aperto di Palazzo Steri. Già leggere gli articoli di presentazione faceva storcere un po’ il naso: troppa carne al fuoco, tra proiezioni video, dj-set, mostre, incontri, film, workshop, area market… E poi, quel titolo ispirato, nientemeno, alla contro-esposizione parigina del 1863! Il tutto all’insegna del “vintage”, un termine che andrebbe abolito dal nostro vocabolario per uso eccessivo e spesso improprio.
Ma già sento qualche appunto levarsi: «Sempre a lamentarvi, voi palermitani: se non c’è nulla da fare, o perché c’è troppa roba!». Comincerò allora con quello che è più piaciuto ai miei amici e al sottoscritto: un bar senza molte pretese e a prezzi equi, l’apertura serale dello Steri, già di per sé un avvenimento, la presenza di appassionati venditori di dischi e oggetti di modernariato, e poco altro. Peccato non potersi esprimere sul ricco programma di arti visive. Già, perché a luglio inoltrato non è agevole sfidare l’afa per partecipare a incontri e proiezioni in orari ancora roventi. Continua »
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