Che sia un personaggio, per certi versi, un po’ enigmatico è fuor di dubbio, ma deve esserci il modo per verificare se, dietro la retorica politica dell’interesse del popolo siciliano, si celi la grammatica di interessi ben più ristretti, anche se, sicuramente, siciliani anch’essi. L’operazione politica del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, di azzerare le sue giunte in aperta sfida con i suoi alleati, a cominciare, lo scorso anno, dagli uomini del predecessore Cuffaro per finire, oggi, con quelli del PDL nazionale, ricorda, più che la stagione del milazzismo, quella di Piersanti Mattarella.
Anche lui, esponente di una minoranza (sinistra DC), sembrava garantire vecchi equilibri e invece cominciò a fare di testa sua, toccando degli interessi che gli costarono la vita.
La nuova giunta appena varata da Lombardo con l’appoggio, determinante e quasi unanime, del PD e la sorprendente benedizione della sfidante (sonoramente sconfitta) Anna Finocchiaro, è senza dubbio composta da alcuni “tecnici” sui quali, per diretta conoscenza, potrei mettere la mano sul fuoco. C’è poi il sostegno “esterno” di quella Confindustria siciliana, forte del nuovo look del suo codice etico in formato export, capitanata da Ivan Lo Bello, il cui mandato sembra essere stato prorogato apposta.
Ma basta, per assicurare un cambiamento in questa terra, circondarsi di assessori che non dovrebbero rispondere a clientele (e neanche avere interesse a farsene)? Continua »
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