L’affidabilità del freelance
L’estate scorsa ho preso casa in centro. Il proprietario è un’ottima persona: preciso, onesto e gentile nella misura sufficiente ad averne simpatia anzichenò. E dire che il nostro rapporto era iniziato con qualche difficoltà e perplessità da parte sua: «Musicista? Ma non è che vuole suonare tutto il giorno a casa?». Ma soprattutto: «Ha busta paga mensile?». E no che non ce l’ho. Vivo di quello che faccio, ma non sono retribuito mensilmente. Sono quello che si definisce un freelance, cioè uno che può non beccare una lira per mesi e occasionalmente introitare gli importi che vanno a compensare e di fatto costituire il reddito annuale. Questa impostazione ha parecchio disorientato il padrone di casa, che ho potuto convincere solo sottoponendo a sua scrupolosissima analisi la dichiarazione dei redditi dei due anni precedenti. Ora, la mia riflessione è: in tempi come quelli che viviamo, fatti di flessibilità (o precariato dilagante) e per di più in una città come Palermo dove o ti inventi qualcosa o hai ben poche chance, la busta paga come unica fonte di affidabilità ha ancora un valore così assoluto? Quanti altri freelance o liberi professionisti hanno avuto difficoltà o “diffidenze” simili a quelle che ho sperimentato io? Continua »


































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