Buonanotte Carlo
Manco tanti anni da Palermo anche se due, tre volte all’anno trovo sempre una scusa per scendere.
Questa estate ho attraversato a piedi i vicoli della Kalsa di notte, via Alloro e Piazza Marina, il Cavalluccio Marino. Una luce gialla rassicurante mi ha accompagnato, non ho avuto nemmeno per un attimo la percezione della paura, né di cosa averne.
Ho risalito il Cassaro morto fino al piano della Cattedrale e mi sono seduto ad aspettare il 35, non so con quale numero delle centinaia davanti. Non una persona a piedi per la strada, qualche rara auto ogni tanto.
Un clochard con la barba lunghissima mi ha chiesto se in quella fermata passava il 418 e io gli ho risposto d’istinto “non sono di Palermo, non lo so…” e appena detto la frase mi sono bloccato, mi sono sentito scendere una lacrima involontaria e stavo per correggermi, in qualche modo, ma avevo un groppo in gola.
“’Un far’accussì Giovanni…” – mi disse il clochard battendomi con delicata dolcezza una mano sulla spalla e sebbene avesse un aspetto decisamente trasandato non aveva l‘aspetto sgradevole e puzzolente di molti mendicanti.
Lo guardai negli occhi, tra le ombre delle statue e le luci della notte, vidi una barba da San Giuseppe, due occhi neri come la pece, profondi e belli e un sorriso appena accennato ma espressivo di un lampo di felicità ritrovata in quel momento, dopo oltre trent’anni.
“Ma sei Carlo…sì…sei Carlo M., di’… È vero ?”. Continua »

































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