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e-mail: oliverigiovanni@tiscali.it

Biografia: Nasce il primo ottobre 1958 e dopo solo cinque anni esatti è dietro un banco di scuola. L'anno avanti viene prontamente ripetuto all 'Umberto che lo dichiarerà totalmente maturo spedendolo a Medicina.
Dopo tre anni trascorsi a fare il bravo studente, decide di lasciare Palermo per il mondo conosciuto e finisce a Cagliari dove contribuisce ancor'ora a tenere alto il prestigio dell'Hotellerie locale.
Scrive, scrive molto, di tutto e su tutto, prende premi da tre anni con "Parole in corsa ", senza prendere una lira, è nel regolamento, fa politica attiva, dipinge, diciamo che colora, ha una moglie splendida e una figlia e un figlio che sono due crastoni precisi.
Ama Palermo, piange come una fontana quando rivede Monte Pellegrino, ha il cromosoma C 34 alterato dalle ore esagerate che ha trascorso aspettando il fatidico...34.
Ama, adora e odora la cucina palermitana quando può e la ricrea per i suoi amici sardi che ricambiano scannando e arrostendo porcetti e agnellini.
Ha passato un paio di ore assunto presso una famosa guida rossa culinaria ma in contratto era escluso il mare e il sole ed è tornato nell'Isola magica ma con la testa sempre alla Nostra Palermo.

Giovanni Oliveri
  • Cagliari – Palermo, l’Aquila spennata

    Il peggior Palermo di quest’anno. Al Sant’Elia baciato dal sole, l’Aquila rosanero perde piume, ali e finisce per rovinare a terra.
    Un anno che aspetto i rosanero e loro si presentano in bianco appena appena spruzzato di rosa. Un mio conterraneo nelle stesse mie condizioni (leggere alla fine…) mi ricorda che sono i colori in trasferta del Palermo. Il Cagliari non è il Barcelona, anche se il rossoble’ delle maglie ricorda il blugrana dei catalani, ma davanti a questo Palermo i sardi parevano davvero dei marziani. E non lo sono. La partita parte con ritmo mattutino, vista anche l’ora, le due squadre si studiano ma giusto il primo quarto d’ora. Il Cagliari capisce che ha davanti una brutta copia, ma proprio brutta, del Palermo e comincia gradatamente a spingere. Vero è che i primi quindi minuti il Palermo pareva avere il possesso del campo, l’iniziativa ma con una sterilità offensiva impressionante.
    Certo, complici le assenze davanti ma anche al Cagliari mancavano un certo Cossu e un certo Lazzari, che ha già pronti i calzettoni rossoneri, e che nei loro reparti fanno la differenza. Continua »

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  • Isole parallele

    Bella Casteddu
    a mengianu kitzi
    arribendi
    cum sa navi d’emigrau
    prena.
    Che bieddra Paliermu
    ‘i matìna priestu
    arrivannu
    c’u pustàli chinu
    d’emigrati.
     
    Is ventanas
    totta serraras
    parinti
    is ogus serraus
    de femminas sdirrigaras
    de traballu.
    I finièstri
    tutt’attangàti
    pàrinu
    l’uocchi chiusi
    ri fìmmini ch’i rini rutti
    r’u travagghiu.
     
    Postu unu pei in terra
    bessiri una lagrima pitichedda
    da is ogus spantaus
    Casteddu cittadi mia
    t’appu sonnau po tres annus
    e immoi su prantu no si firmara…
    Appuiàtu u pieri ‘ntierra
    niesci ri l’uocchi scantàti
    na lagrima nica
    Paliermu, Paliermu mia
    avi tri anni ca t’insuònnu
    e uòra ùnna finìsciu cchiù i chianciri…
     
    Po ita, po ita mi seu domandau
    meras nottis
    is fillus de Sardigna
    deppint lassai sa mamma
    e agattai traballu innoi
    in sa terra nostra
    esti unu trumentu mannu
    commenti unu campu
    e perdas ‘e foghu…..
    Picchì, picchì m’addrrumannàva
    pi tanti nuòtti
    ‘i figghi r’a Sicilia
    hann’a lassàri ‘i matri
    nna tierra nuostra
    è truoppo difficili
    cuòmu iri no na chiàna
    china ri pietri ‘nfucàti…..
     
    S’omini nou
    narara
    ki esti arribendi
    una Sardigna noa
    cum traballu e trigu
    po tottus.
    Chistu ca cumànna uòra
    rici
    ca sta nasciènnu
    una Sicilia nuova
    cu travàgghiu e abbunnànza
    pi tutti.
     
    E nosus de Iglesias, de Nugoro,
    oi
    torraus a emigrài….
    Intantu nuatri ri Tiermini, ‘i Carini,
    pa ccamuòra,
    am’ a pàrtiri fuòra pi
    travagghiàri…
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  • Un foglio, un racconto: re di bastoni

    «Fammi finìri ‘u cornettu» – disse il “re di bastoni” -.
    «Che dici, magari ti arrimìno pure lo zucchero del cappucci…dammi i pòoolsi, amunì, tutti e due…subbito» – gli ripeto urlando quel subito con due b nel silenzio che era sceso nel bar di seconda del traghetto che scendeva da Cagliari a Palermo. Sono vestito tutto di bianco, vestito da commissario di bordo, il sovraintendente Trapanotto è alla cassa del bar, Marradi è da ieri che fa caffè e cappuccini ed è il nostro capo. Quattro passeggeri che giocano a Scala 40 e parlano in sardo stretto sono quattro colleghi della catturandi di Abbasanta. La madre del “re di bastoni”, avevamo fatto il verso a Bush con il mazzo di carte degli amici di Saddam Hussein, compiva 80 anni il giorno dopo e Nino Eleutero, aveva solo quella nave settimanale se voleva arrivare a Palermo in tempo senza separarsi dalla sua Porsche Cayenne. Fumatore incallito, secondo Marradi sarebbe passato dal bar o per acquistare i tre pacchetti giornalieri o a prendere il caffè. Ieri non l’ho visto, né a cena né nelle sale comuni, segno che sta in guardia, il suo volto è noto e la nave è sempre piena di agenti o militari dell’Arma che scendono in Sicilia a prendere servizio o di rientro da una licenza. Continua »

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  • Palermitanu ra Avusa

    Eri, sei Palermo.
    La Palermo dei palermitani onesti che camminano a schiena dritta, cui hai fatto rinascere la speranza che sembrava morta. La Palermo che non sopporta le sovercherie, che non si piega ai ricatti, alle prevaricazioni, alle scadenze del pizzo, dei pizzi e non danno a quei pezzi di pazzi alcuno spazio.
    Sei morto assieme ad altri innocenti, ma non ti hanno ucciso, ti hanno
    eternato tra quelli che sono i nostri santi laici, no, non eroi, tu non
    volevi essere considerato tale, affrontavi la vita pubblica con lo stesso
    coraggio e le stesse umane paure di uomo normale. Continua »

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  • Come faccio…

    Ho lasciato Carlo, mio amico dall’infanzia, su un cartone di frigorifero combinato bello lungo dove passava le notti d’estate. Era la sua casa. Mi hanno detto che ora ha un tetto in un centro sociale ma le sue insofferenze ad orari, norme e la sua sregolatezza lo spingono a rifugiarsi di tanto in tanto al suo paesello di origine, vicino Palermo.
    Come faccio ad augurargli buon Natale? Dove glieli mando i miei pensieri, le mie speranze di vederlo sereno, in salute ed in pace con il mondo? Ci separano centinaia di miglia marine, la vita ci ha separato impietosamente. Lo vedo assieme a me fare colletta al Giardino Inglese per comprarci i gettoni dell’autoscontro, poi prendere il 28 ed andare a farci il bagno a Sferracavallo e il panino con le panelle, i cortei contro il carobus, l’occupazione al Liceo. Lo abbiamo trascinato appena dopo la Maturità in quel viaggio in…, dividendo le spese per dodici anziché tredici, pur di non privarci della sua allegria, senza farglielo pesare, lo imboscavamo nei campeggi, sugli autobus, perfino nel traghetto… Mi chiedo se di quei dodici compagni di liceo qualcuno gli stia vicino, ma mi viene difficile pensare che l’avvocato, il medico,il giudice, il funzionario, il capoaerea, che oggi sono quegli studenti, abbiano il tempo per farlo…
    So che la famiglia lo ha abbandonato, nonostante lui, cuore immenso di padre, dia i quattro euro che gli passano i servizi sociali alla figlia per finire gli studi universitari.
    Dove sei, Carlo? Continua »

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  • Buonanotte Carlo

    Manco tanti anni da Palermo anche se due, tre volte all’anno trovo sempre una scusa per scendere.
    Questa estate ho attraversato a piedi i vicoli della Kalsa di notte, via Alloro e Piazza Marina, il Cavalluccio Marino. Una luce gialla rassicurante mi ha accompagnato, non ho avuto nemmeno per un attimo la percezione della paura, né di cosa averne.
    Ho risalito il Cassaro morto fino al piano della Cattedrale e mi sono seduto ad aspettare il 35, non so con quale numero delle centinaia davanti. Non una persona a piedi per la strada, qualche rara auto ogni tanto.
    Un clochard con la barba lunghissima mi ha chiesto se in quella fermata passava il 418 e io gli ho risposto d’istinto “non sono di Palermo, non lo so…” e appena detto la frase mi sono bloccato, mi sono sentito scendere una lacrima involontaria e stavo per correggermi, in qualche modo, ma avevo un groppo in gola.
    “’Un far’accussì Giovanni…” – mi disse il clochard battendomi con delicata dolcezza una mano sulla spalla e sebbene avesse un aspetto decisamente trasandato non aveva l‘aspetto sgradevole e puzzolente di molti mendicanti.
    Lo guardai negli occhi, tra le ombre delle statue e le luci della notte, vidi una barba da San Giuseppe, due occhi neri come la pece, profondi e belli e un sorriso appena accennato ma espressivo di un lampo di felicità ritrovata in quel momento, dopo oltre trent’anni.
    “Ma sei Carlo…sì…sei Carlo M., di’… È vero ?”. Continua »

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  • 8 settembre 1943

    Palermo subì la guerra e i bombardamenti. La preparazione dello sbarco in Sicilia degli Alleati costò alla nostra città, ai nostri parenti, lutti e sacrifici. Mia madre ancora non si capacita perché “’dri cornuti r’ingrìsi” bombardassero con tutti quegli aerei che oscuravano il cielo, mentre gli americani, che non hanno perso il vizio di essere pasticcioni, lanciassero bombe su qualsiasi cosa si muovesse e senza pensarci su. “Finiscila la pasta, mangiala tutta !” mi diceva bambino e anche dopo, lei che non mangia più attuppatieddri perché quand’era sfollata aveva conosciuto i morsi della fame e l’unico alimento per quasi un anno che mia nonna riusciva a procurare, barattando e facendosi pagare in alimenti,erano attuppatieddri e qualche uovo, a volte una gallina.
    Pane di farina scura, credo di segale, di olio appena l’odore.
    Mamma è nata sotto il fascismo, così mio padre che mi raccontava sorridendo amaro che il Foro Italico era pieno di sagome di legno che simulavano la contraerea, la cttà era sostanzialmente indifesa, non per altro gli Alleati sbarcati per la Liberazione in una settimana erano già a Messina.
    Palermo, medaglia d’oro per i bombardamenti subiti, ha pagato con tante vite e tante rovine il prezzo di una guerra che nessuno dei palermitani voleva. Continua »

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  • E biri chi manci (VI)

    Anelletti al forno
    È forse il piatto più popolare di Palermo ed essendo la nostra amata città barocca nella sua identità, è il piatto che subisce quotidianamente aggiunte, cambiamenti, ognuno lo personalizza come crede, fino a creare vere e proprie bombe caloriche, ho visto anelletti serviti persino con la bechamelle e la panna e chi ci mette l’uovo duro.
    Proporrò quella semplice che io realizzo e che si richiama a quella di mia madre.
    Per sei persone: carne di vitellone macinata 600 grammi, pisellini 300 gr., ottimi i primavera Findus, cipolla sottile, due spicchi d’aglio che poi toglieremo, solito extravergine e partite con il ragù.
    A metà cottura mezzo bicchiere di vino rosso e uno schizzo generoso di concentrato di pomodoro.
    Il ragù deve cuocere soffrendo, dunque fuoco bassissimo e arriminare spesso.
    Gli anelletti, 800 grammi, se avanza all’indomani è ancora più buona, che siano di marca locale, quelli pubblicizzati nazionali si spaccano. Continua »

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  • E biri chi manci (V)

    Peperoni leggeri
    No, non è una contraddizione e vi dico il trucco, anche se molti lo sanno.
    Dopo averli fatti a strisce, cucinati almeno venti minuti in padella con olio, pepe e sale, appena li vedete appassiti del tutto, fateli freddare e spellateli, quando sono tiepidi non ci vuole niente ed assicura una completa digeribilità.
    Condire quindi con un po’ d’aceto, a gusto personale, una sbrizziata di zucchero e servire freddi.

    Pasta alla palina
    Sarde fresche, togliete testa e coda e deliscate.
    Nel frattempo avete fatto soffriggere una cipolletta in olio extravergine, almeno cinque cucchiai di cucina e aggiungete tre quattro schizzi di concentrato di pomodoro. Quindi mettere le sarde, sale, pepe e se un mezzo bicchiere d’acqua calda.
    Usare bucatino, appena cotto mischiare in una zuppiera il tutto e servire dopo dieci minuti, il tempo che si assapora. Continua »

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  • E biri chi manci (IV)

    Brevemente mi piace sottolineare che non posseggo il Verbo dei fornelli, né quello che scrivo è da intendere oro colato.
    Mi piacciono gli interventi critici, correttivi e discorsivi.
    Mi piacciono meno gli interventi sarcastici e con un po’ di puzza al naso, ma non posso evitare che ci siano.
    Il mio intento è unicamente al fine di divertirmi e trasmettere esperienze personali dilettantistiche, nulla di più. Saluti belli.

    Overtime ma non troppo.

    Sarde allinguate
    Togliete teste e panze da sarde freschissime, deliscate (livàti i rieschi) aprendole a libretto, se per qualcuna non vi riesce andate avanti, usciranno buone uguali, fatele riposare in un piatto con mezzo bicchiere di aceto e per mezz’ora. Passare nella farina e friggere. Calde sono cala cala, fredde ancora più buone. Continua »

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  • E biri chi manci (III)

    Tre minuti
    Olive insapori?
    Padella, filo di extravergine, due spicchi d’aglio, che appena biondi toglieremo, una manciata di prezzemolo, servire calde.

    Tre minuti
    Solita fettina?
    Filo di extravergine, la giro su un piatto, la pano, senz’uovo!, metto in padella. La carne più dura diventerà tenera…

    Tre minuti
    Solita fettina?
    Sulla fettina distendo una sottiletta o una fettina sottile di formaggio dolce, due tre pachini spaccati a metà e una spruzzata giusta di origano. Cucino in padella con il solito filo di extravergine. Servire caldo. Continua »

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  • E biri chi manci (II)

    Il pane con la milza fatto in casa ha un altro sapore e una volta apprese due tre cose da conoscere assolutamente, sarà un pretesto piacevole per radunare a casa vostra amici di comitiva in gran numero o familiari entusiasti di voi. Provare per credere.
    Per quattro persone, acquistate due kg di polmone e un mezzo chilo, anche meno, di milza, una volta cotto riduce parecchio.
    La prima cosa da fare è mettere il tutto a bollire in una pentola ben capiente e riboccare d’acqua calda man mano che questa evapora. Aspettativi un certo odore caratteristico sui generis…
    Dopo circa due ore di cottura, azziccando la forchetta vi rendere conto se è cotto, spegnere e lasciare dieci minuti a mollo nella sua acqua bollente a riposare. Continua »

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  • E biri chi manci

    La chiamerei “E biri chi manci”, rubrica settimanale (?) di slow food palermitano. Tre minuti, sei minuti, nove minuti, over time.
    Ricette facili, veloci e brevi per single, ingrizzati, sfacinnati e manciatàri.
    A ciascuno il suo minutaggio specifico.
    Appuntamento ogni giovedì, giorno di metà settimana in cui puoi,per esempio, organizzare una serata in casa diversa dal solito con gli amici, o con il proprio compagno, marito o convivente.

    Tre minuti.
    La ricotta fritta.
    Con estrema cura taglio delle fette di ricotta fresca spessa almeno un cm, la passo nell’uovo sbattuto, la passo quindi nella farina sempre con estrema cura e friggo in olio di semi.
    Asciugo su carta tipo scottex e servo caldo con una spruzzatina di pepe nero, se piace.

    Continua »

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  • Riscursi ri màsculi

    Arriva il tempo che ti guardi giù, sì lì proprio lì, e vedi comparire un po’ di peluria. Se sei maschio, palermitano e vai alla scuola media vuol dire che stai spicando e stai diventando uomo. O , quanto meno, ti sembra di cominciare a sentirti meno picciriddru. I guai cominciavano quando ti confrontavi con il ripetente e ti accorgevi di quanto eri “calvo” e della montagna di peli che aveva lui. Insomma più eri peloso e più eri masculo.
    Se poi avevi uno schizzo di peli sul petto non potevi chiedere di più dalla vita, neanche un Lucano.
    Peli e barba andavano in parallelo, se avevi il viso come carta vetrata grana 0,50 eri un macho perfetto, andavi a traino con le picciotte e ti godevi la vita.
    In terza media, quarto ginnasio era lo sbocciare e il fiorire del pelo ma anche dell’acne in viso ricca di maionese, di racconti di avventure improbabili, di ostentazione di schiniàte spesso inventate spudoratamente. Quando si sapeva che uno si era ingrizzato, nella comitiva, la prima domanda che gli si faceva era che ci hai fatto, le minne le ha e come le ha, il bacio con la lingua com’è stato? Continua »

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  • I nati attorno al ’60 nel 2007

    Andiamo per i 50 anni ma ci sentiamo di acchianare i mura lisci e di abballare sopra un mattone, siamo arrivati fin qui con l’entusiasmo di un ventenne, ma che dico di più, molto di più, almeno con due entusiasmi.
    Le nostre assemblee di Istituto avevano 800/1000 partecipanti, oggi “costringono” i rappresentanti di classe a fare la presenza in assemblea , che viene concordata con la Presidenza per fare i ponti nel corso dell’anno.
    Le assemblee di Istituto, conquiste nostre, sudate e tribolate, diventate vacanze istituzionalizzate, con buona pace e soddisfazione di tutti.
    I sogni e le aspirazioni spesso velleitarie di tanti anni fa si sono a volte piegati “al peggio non c’è mai fine” e o’ “megghiu ‘u tintu appruvatu ca ‘u tintu ‘a pruvàri”.
    Eppure quella tensione, bipartisan, diciamolo, di quegli anni ha prodotto di certo effetti positivi per la nostra democrazia e il vivere civile, tinto è che ci ha lasciato la vita per situazioni createsi per lotte di potere e che meritano tutto il nostro rispetto senza assurde distinzioni di colore politico. Poteri contrapposti, intrecciati con poteri di affari, con poteri politici sempre più avidi, sempre più ingordi. Questo è il passato, recente, sì, ma passato. Superato e vinto, con fatica, non sconfitto del tutto, vero, ma messo al tappeto da coloro che credono nella democrazia comunque, sia che il voto popolare ti mandi all’opposizione, sia che ti designi a governare.
    Oggi, 2007, fiorisce una coscienza civile che dalle parti nostre pare pensiero novello, proprio come vino che non ha ancora visto botte e dal mosto vivacissimo, eppure messo in commercio, alla portata di tutti. Continua »

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  • Quelli nati attorno al 1960…

    “Malizia” al cinema Dante, il diario Vitt, il Supersantos, il San Siro, I tre Campetti, ‘U chian’i l’anca, il Malvagno, ‘U zu’ Totino, i suoi palloni ovalizzati, popolare popolare c’è centu liri ‘a differienza, scavalcare allo Stadio lato ippodromo, il pallone di cuoio a riparare ai Leoni, L’ORA, fare l’ora, Le Ore, ABC e POP, quest’ultimo non serviva per il box delle email ma ci istruiva al “fai da te” e al bricolage, il Collettivo Politico, ciclostilato in proprio, via Principe Belmonte 99, i sette cortei consecutivi contro il carobus di Marchello, il Marsala “Garibaldi” in via Mazzini o alla Taverna Azzurra, la brioscia con la panna a San Domenico, le ficodindia agghiacciate alle Croci, le prime birre alla spina alla Treffpunk, il pingpong all’Endas, gli ambulatori all’Empas, i derby del Cantiere con l’Akragas, lo spareggio perso dal Cantiere Navale per la serie C con il Siracusa, la Juventina, la Bacigalupo, il primo campo in erba dell’Olimpia alla Favorita, i mommi terribili della Favorita e un vigile urbano famosissimo che fermava tutti i motorini che andavano a Mondello, il 125 Primavera e il 50 portato a 91 con il carburatore a trombetta, il Caballero 50 con sei marce che pareva scorreggiasse quando tiravi le marce, il 21/31, la “C” rossa e nera, il 7 circolare destra e sinistra, forse già da allora per par condicio, sul 28 pagare il biglietto per Tommaso Natale e scendevi a Sferracavallo e accanzavi dieci lire, la gita a Ustica per restare due ore e poi ripartire, la gita a Piano Battaglia con il pullman e le prime schiniatine assistimati, lo squillo di telefono che voleva dire sono rientrata a casa richiamami, la prima dichiarazione fatta per telefono, gli anni che a Mondello si prendevano i funghi ma non i porcini, la Targa Florio Munari-Mannucci dalla Lancia Fulvia HF alla Lancia Stratos.
    Sono sicuro che qualcuno vorrà continuare ad aggiungere qualche scatto fotografico rimasto impresso sulla pellicola del tempo, a Palermo, sul filo di una memoria per nulla imbalsamata che ci tiene freschi, giovani e pimpanti come se gli anni fossero volati via lievi lievi…

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  • Detto tra noi

    È evidente che il gruppo di persone che gravita attorno a Rosalio, e mi riferisco a chi vi scrive a vario titolo e a chi poi legge, è un campione di internauti eterogeneo ma nel contempo omogeneo e cerco di spiegare l’apparente contraddizione.
    Rosalio è punto d’incontro a prescindere. Ci bazzica , per la maggior parte, l’internauta puro e semplice, il politico strictu senso, l’arrampicatore, il parvenu, il curioso, il tifoso, l’ultras, insomma una eterogeneità di persone accomunate, ed ecco l’omogeneità, dall’ amore per Palermo.
    Il cemento che lega questa diversità di persone è effettivamente un amore forte, confessato, lampante per la nostra Città, espresso magari, come tutti gli amori, in maniera irrazionale, spesso con la veemenza propria degli innamorati, a volte in palese contrasto con il presunto e creduto proprio credo politico. Capita quindi, e questo è un miracolo d’Amore per Palermo, di assistere ad una rinata e piacevole apertura mentale e di un comune sentire al di là degli schieramenti politici e partitici. Continua »

    Ospiti, Rosalio
  • Venerdì, vigilia di “Festino” 2007

    Mi chiancìu ‘u cuori a bìriri Paliermu chin’e munnizza, unn’e gghiè, o’ Stasbùrgu com’a Aàvusa. Puozzu capiri ruòppu ‘u Fistinu, ‘a confusioni, assai gienti…. A’ Cuba nicarieddra un ghiardìnu i limiùna siccu, senz’acqua, lassatu n’trìrici e tuttu ricintatu di munnizza, pianti servaggi siccàti ca spàccanu i marciapiedi, oramai patruna ri màghini posteggiati supra e decorati ri cacàti ri cani cu ‘i patruna lagnùsi e malirucàti.
    Mobìlia ri cucina e stanz’e liettu ittàti mezz’a strata, cartazzi, cartùna, sacchitieddri e sacchi sdivacàti insièmmula a marùna rutti e privulàzzu. Ravanzi ‘o Spitali da via Pindemonte, ‘i maghini na tutti rui ‘i marciapièri e ‘a gienti ca camina mezz’a strata, menz’e maghini ca cùrrunu.
    U Pulitiàma chinu ri carti intierra, buttigghi vacanti r’acqua e ‘i cestina vacanti….
    Ruòppu ‘u Garraffièllu, n’o mienzu r’u Cassaru, una muntagna ‘i munnizza arriva a tuccàri ‘i decorazioni r’u settecièntu r’un finistruni r’u primu pianu.
    Màghini abbannunàti, puru iddri chin’e munnizza, ma no unni pirdìu ‘i scarpi ‘u Signuri, no, ma a’ Via Notarbartolo, a’ Via Campolo, o’ Strasburgu, una cunnùtta sbummicàta in Via Alloro ca lassà un fetu ‘i muòriri e ti fa ‘i levasapùri ruoppu un paninu c’a mièusa. Continua »

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  • Notte prima degli esami, del 1977

    Diciotto annuzzi abbuccàti e una tensione da corde di contrabbasso, altro che violino.
    La Maturità nel 1977, anno rovente di contestazione, faceva ancora paura, timore per una commissione che veniva da fuori, tranne quello che veniva definito membro interno, che ci conosceva, unico appiglio in un mare tempestoso e aperto.
    Pomeriggio di scirocco africano, i libri messi uno sull’altro a formare altezze mai viste prima.
    Sulle rive dell’Oreto, non è uno scherzo, sulla collina che dà verso l’interno siamo in una casetta a ripassare fisica, filosofia, italiano, in realtà aspettiamo che un paio di galline anarcoidi facciano l’uovo, si, di pomeriggio, non sapete che delizia succhiarlo, con il doppio pirtuso, proprio caldo appena uscito dallo sfintere della gallina…
    Alla fine vince scirocco e decidiamo di scioglierci alle sette di sera, ognuno per i fatti suoi, quello che sappiamo, sappiamo.
    Mi telefona C., e mi fa: “Devo ripassare Fisiologia, vieni a casa mia così ti sbarìi e non pensi agli esami.”
    C. ha tre anni più di me, è una donna che tutto il Liceo conosceva per la sua sensualità e con la quale facevo pezzi di strada a piedi, all’uscita del Liceo, parlando di Kant, Lenin, del Brass e dei Cineforum del Cristal. Pur di poterla accompagnare, facevo a piedi un giro così largo che arrivavo a casa oltre mezz’ora dopo, a piedi, sempre a piedi, ma valeva la pena, era una ragazza con la quale potevi discutere di tutto, non bella ma di una sensualità incredibile e di un fascino mentale eccezionale. Continua »

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  • Tra i settanta e gli ottanta a Palermo

    La proposta di Veltroni di fare a Roma un muro dei ricordi di tutte le vittime del terrorismo ideologico negli anni settanta e ottanta mi trova pienamente d’accordo.
    Ho vissuto a Palermo quegli anni e con me alcuni di quelli che ho letto in questo blog, sia di destra che di sinistra.
    Erano anni, mi riferisco in particolare dal 1972 al 1980, dove chi girava con eskimo e maglioni lunghi, barba incolta e capelli lunghi, era classificato di sinistra, chi vestiva un certo jeans di firma o aveva un certo tipo di motorino, era di destra.
    Passare davanti al cinema Fiamma “vestiti” di sinistra voleva dire rischiare una sonora pestata a prescindere, attaccare un manifesto di destra all’Umberto o al “Terzo” scientifico, era rischiosissimo per il motivo ideologico inverso.
    Esistevano nutriti gruppi ideologicamente contrapposti che nutriti da cattivi maestri andavano spesso in giro per i licei e in parte per le università a seminare violenza, cercare occasioni anche futili per aggaddarsi, mentre esistevano folti gruppi di cattolici e aderenti alle organizzazioni giovanili di sinistra che si impegnavano, spesso in modo serio e convinto, a portare avanti politiche di dialogo costruttive. Continua »

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