Gettoniera
Al ginnasio mi chiamavano “gettoniera”, perché parlavo a gettoni.
Lentamente.
Non nel senso che ero riflessivo e soppesavo le parole, ma pro – prio – nel – sen – so –che – quan – do – e – ro – e – mo – zio – na – to – par – la – vo – len – ta – men – te.
Ora non più.
Adesso, in genere parlo poco e mi faccio i cazzi miei.
Il ragazzo in testa al corteo è diverso da” gettoniera”.
Chiama la sua professoressa “Patrizia” e non si vergogna a darle del tu.
Patrizia è bruttina e le sue gambe sono avvolte da dei pantaloni neri, indecisi se essere gonna.
Il ragazzo cantilena monosillabi e guarda Patrizia come se fosse Lilli Carati in “La professoressa di scienze naturali”.
Al Convitto Nazionale i cortei in genere non avevano successo.
In tutto il liceo non eravamo più di cento.
Uno sputo di ragazzi se paragonati all’ondata di studenti del Meli e del Garibaldi.
C’eravamo o non c’eravamo non se ne accorgeva nessuno.
Una volta decidemmo di occupare scuola. Continua »


































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