La pensilina
Oggi finalmente ho capito perché non riuscivo mai a prendere l’autobus. Non che i mezzi non passassero: passavano. Solo che non si fermavano. Gli autisti mi vedevano e tiravano dritto. Eppure ero lì, proprio in corrispondenza della pensilina, e mi sbracciavo per segnalare il desiderio di essere preso a bordo. A un certo punto mi ero persino convinto che a Palermo far salire un passeggero su un mezzo pubblico rientrasse nella sfera discrezionale del conducente.
Spesso mi vedevano e si fermavano molti metri dopo, tanto che ero costretto a inseguirli. Proprio uno di questi autisti oggi mi ha fatto salire facendo un gesto come dire: per questa volta voglio essere buono. E quando sono andato a protestare mi ha spiegato che ero io a essere in torto, e dovevo ringraziarlo, perché quella fermata era stata abolita da un sacco di tempo. Per anni ho aspettato l’autobus a una fermata fantasma.
In effetti, ora che l’autista caritatevole mi ci ha fatto pensare, una decina di anni fa in questa città hanno piantumato delle nuove pensiline, più piccole ed eleganti. Solo che poi le vecchie pensiline non le hanno mai smontate. Le hanno lasciate lì. Tutte. Come quando compriamo delle scarpe nuove e quelle vecchie non ci decidiamo a buttarle via. Solo che non pretendiamo di indossare contemporaneamente le due paia di scarpe. Continua »
































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