La gatta di Mondello
La gatta di Mondello aveva gli occhi azzurri. Sembrava una nuvola con le zampe. Forse è la suggestione ad azzardare metafore e paragoni con l’infinito. Ma io ci vedevo il cielo e il mare annegati in quegli occhi da bestia. Le vibrisse mandavano un profumo di ricci appena pescati e stesi sul molo.
La gatta di Mondello cacciava con la sicurezza di una sovrana. Sorpassava collinette e corsi d’acqua senza darsi pena eccessiva. La sua gioventù felina e l’olfatto la spingevano verso l’ignoto. E dal buco nero dei suoi viaggi tra spiagge e topi e lupi di mare e barche rovesciate al sole tornava col corpo ammaccato. Con l’anima rilucente di gioia e gagliardia. Poi le si è gonfiata la pancia. È diventata un peso carico di ricordi inutili. Il profumo di ricci ha preso la consistenza marcia di una fogna. Era come una vecchia col girello. Era mia nonna che, nell’ultima estate, rotolava di stanza in stanza, sul suo supporto metallico di rotelle – mezza donna, mezzo cyborg – fino all’ultima casella nel gioco dell’oca delle ombre. Si è distesa sul muretto screpolato la gatta di Mondello. Continua »



























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