sabato 19 ago
  • Caro Rosalio

    Caro Rosalio,
    tra qualche settimana torno a Palermo dopo la prima parte della mia esperienza da studentessa milanese. Sono partita con il bicchiere mezzo vuoto e tanti stereotipi nel sacco ma adesso il bicchiere è mezzo pieno e quel sacco si è in parte svuotato. Con grande meraviglia ho scoperto che Milano non è quella città grigia, caotica, triste e distante di cui molti mi dicevano. Sì, è vero, piove molto spesso, ma è una città abituata alla pioggia sicché ogni attività si riesce a svolgere senza problemi se ti ricordi di portare l’ombrello (e se impari ad usarlo). Io l’ombrello l’ho sempre considerato un optional ma qui è un accessorio indispensabile e quotidiano, te ne accorgi da come lo destreggiano abilmente. È un apri e chiudi continuo: sei in strada e lo apri, arrivi nel sottopassaggio e lo chiudi, esci e lo riapri, sali sul tram e lo chiudi. Milano sotto la pioggia è affascinante, personalmente trovo molto rilassante stare seduta dentro il Duomo quando fuori piove, se ci si concentra bene sembra di ascoltare il mare come da una conchiglia.
    Penso sempre a Palermo, qualsiasi cosa vedo di bello immagino come sarebbe se fosse così anche da noi, come i mezzi pubblici: c’è la metro (una metro vera), ci sono i tram elettrici, i filobus, i bus, i passanti ferroviari. Nella maggior parte dei casi spaccano il secondo in puntualità, se va male aspetti cinque minuti in più e il giorno dopo trovi un articolo sul City (che è aggratìs) dal titolo “Servizi pubblici a Milano, migliorare si può”, ma se sale un vagabondo sul tram con una birra e una coperta sudicia il mio pensiero va dritto a Biagio Conte e alle persone che vivono con lui la missione, perché sottraggono tanta gente dalla solitudine e dal degrado. Un motivo per cui si può essere fieri di essere palermitani.
    Quando sono arrivata una delle mie più grandi preoccupazioni era quella di dover combattere contro i tanti pregiudizi e le tante verità che ci circondano, della serie “essere siciliano significa…”, invece per mia fortuna ho conosciuto tanti milanesi mangioni e appassionati della nostra cucina, alcuni mi hanno anche raccontato dei loro viaggi in Sicilia e del loro approccio mistico alle arancine dell’aeroporto Falcone-Borsellino. In definitiva, ho una lista di cose da portare al ritorno e almeno 6 kg di anelletti (a Milano non si trovano).
    Passando gran parte del mio tempo in ambito universitario mi sono accorta che molti giovani milanesi hanno due fissazioni in comune: l’inglese e una parola speculare a quella che noi intercaliamo sempre (non è il caso di scriverla!). Il massimo è stato sentirmi dire: “Figa, mi dispiace se non hai trovato una location, purtroppo casa mia è già full, comunque io vado a fare un break, prendo uno snack e magari ci ribecchiamo alle sliding doors, ok?”. Sgomento. A sentirlo dire fa proprio ridere, ma non quanto le nostre traduzioni dal siciliano all’inglese.
    All’università spesso e volentieri parlo di noi, delle nostre tradizioni, del nostro mare e dei nostri colori. Ho scoperto di avere tante cose belle da raccontare e, nello stesso momento in cui le racconto, mi accorgo di quanto siano veramente belle, di quanto facciano parte di me da sempre. Ho capito che occorre una certa distanza psichica per apprezzare ciò che si ha e credo che questo mio pensiero sia condiviso da tanti studenti che lasciano la nostra città per andare a studiare o a lavorare (ahimé) altrove. Spero, dopo questo periodo di studio, di avere la possibilità di tornare. Ma se così non fosse, sono sicura che dovunque mi troverò nei prossimi anni e qualsiasi lavorò farò, avrò sempre il mare nello sguardo e la Sicilia nel cuore…e il desiderio di voler tornare. Per questo, nonostante questa città non mi dispiaccia, non sarò mai una milanese doc. 😉

    Ospiti
  • 12 commenti a “Caro Rosalio”

    1. Ali abbiamo già parlato del partire,del tornare, del restare e del vagabondare…la mia probabilmente è un’irrequietezza che mi porto dentro dalla nascita e sò che dovunque andrò dopo un pò mi sentirò oppressa e avrò voglia di fuggire nuovamente.
      Io intanto ti aspetto perché non mi perderei per nulla al mondo le avventure di una palermitana doc nella metropoli milanese:)

    2. Sono d’accordo su tutto…
      Ma dall’alto dei miei 36 anni di esperienza penso che sia molto bello partire perchè ho sempre la consapevolezza di quanto sia molto + BELLISSIMO tornare…
      per il resto la ns città ha bisogno di persone FRESCHE e BRILLANTI e x quanto sia + difficile vivere a Palermo piuttosto che vivere a… sarebbe bene provare a cambiare le cose negative di questa città senza arrendersi fuggendo via…
      buona fortuna…
      daniela

    3. ieri un articolo di una che andava a milano …. oggi di una che torna da milano …. domani cosa? un articolo di una tipa che ci resta? 😀

    4. Complimenti Alice. mi sembri davvero molto carina…

    5. Nalya: le persone che vanno e che vengono da Milano sono veramente tante e forse questo è un periodo particolarmente propizio per le partenze e gli arrivi 🙂

    6. Carissima Alice,
      grazie.
      Grazie di avermi fatto sentire meno solo per quello che penso, per quello che dico, per quello che, nel mio piccolo e con le mie contraddizioni, faccio.
      Credo di avere colto lo spirito delle tue parole e posso dire di condividerLo appieno.
      Anche io, come te, ho conosciuto Milano e ne sono rimasto enormemente affascinato. I luoghi comuni sono fatti per essere smentiti e quello su Milano non fa eccezione.
      Ritengo che il Primo problema di Palermo sia la radicata mancanza di amore e di rispetto dei suoi abitanti nei confronti della propria citta’.
      Cosa che non va confusa con il campanilismo, che mi fa orrore, e neamche con la cieca difesa di aspetti talvolta indifendibili.
      Ritengo che il diritto, in certi casi, forse, il dovere di andare a vivere in un altro posto sia sacro al fine di potere realizzare aspirazioni altrimenti irraggiungibili a queste latitudini, ma il rispetto, se non l’amore, quello, deve essere sempre vivo, per la mia maniera di intendere l’essere una Persona.

      Mi pare di avere intravisto appunto questo spirito nel tuo post e ne sono felice.

      Un abbraccio

    7. Cara Alice,tu dici che Milano e` una citta` piovosa??
      E che c@**^o dovrei dire io che da due anni lavoro in Irlanda,dove un giorno si e l`altro pure cade acqua a dirotto??
      A differenza di te,mi sto abituando sempre meno e non vedo l`ora di tornare in territori piu` ameni!

      Ciao,ciao.

    8. Ahimè io per lavoro abito a Brescia, che è molto meno carina di milano, città che adoro per tantissimi motivi, ma ogni volta che torno a palermo non posso fare a meno di pensare che avremmo mille risorse che non sfruttiamo, ma nonostante i difetti sono innamorato della mia città e prima o poi ci torno portandomi dietro tutte le esperienze ke si possono fare qui, anke la ricetta per una buona polenta con i funghi e il capriolo…ah ah..
      LOVING PALERMO

    9. scusate se abbasso un po il tono del carinissimo articolo di Alice…. ma vorrei porre l’attenzione su di un punto che mi colpisce nel cuore e nella mente: qualcuno sa dove si possono trovare gli anelletti a milano????

    10. se ti va si organizza e n’attrezzamo per farli in casa…

    11. Una domanda…cosa studi a milano?

    12. Ciao Marco, sto frequentando un master in comunicazione. Se ti interessa avere qualche informazione in particolare scrivimi pure una e-mail (la trovi nel profilo)
      Piervi, mi hanno comunicato che all’Esselunga dovrebbero venderli nella parte in cui sono esposte le specialità locali 😉

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