giovedì 18 dic
  • 8 settembre 1943

    Palermo subì la guerra e i bombardamenti. La preparazione dello sbarco in Sicilia degli Alleati costò alla nostra città, ai nostri parenti, lutti e sacrifici. Mia madre ancora non si capacita perché “’dri cornuti r’ingrìsi” bombardassero con tutti quegli aerei che oscuravano il cielo, mentre gli americani, che non hanno perso il vizio di essere pasticcioni, lanciassero bombe su qualsiasi cosa si muovesse e senza pensarci su. “Finiscila la pasta, mangiala tutta !” mi diceva bambino e anche dopo, lei che non mangia più attuppatieddri perché quand’era sfollata aveva conosciuto i morsi della fame e l’unico alimento per quasi un anno che mia nonna riusciva a procurare, barattando e facendosi pagare in alimenti,erano attuppatieddri e qualche uovo, a volte una gallina.
    Pane di farina scura, credo di segale, di olio appena l’odore.
    Mamma è nata sotto il fascismo, così mio padre che mi raccontava sorridendo amaro che il Foro Italico era pieno di sagome di legno che simulavano la contraerea, la cttà era sostanzialmente indifesa, non per altro gli Alleati sbarcati per la Liberazione in una settimana erano già a Messina.
    Palermo, medaglia d’oro per i bombardamenti subiti, ha pagato con tante vite e tante rovine il prezzo di una guerra che nessuno dei palermitani voleva.
    L’otto settembre 1943 l’armistizio la colse già liberata dal nazifascismo ma tanti nostri concittadini si trovarono nella terribile scelta di dover cancellare un ventennio di promesse, di parole roboanti, di frenesie di grandezza, loro che erano cresciuti in quella retorica folle, giovani inconsapevoli, spesso in buona fede, senza colpe.
    I nostri concittadini erano sparsi per i vari fronti di guerra e non fu facile per loro scegliere se schierarsi per la libertà o per perseguire un ideale senza futuro.
    A quelli che sono caduti, che hanno sacrificato la vita, per qualunque “parte” lo abbiano fatto, vada il nostro ricordo e il nostro grazie per averci consentito di rimetterci in piedi dopo una guerra lancinante.
    Oggi, caduto il fascismo e dimenticato il comunismo, dobbiamo cercare sempre di più la concordia, la pace e il lavorare assieme al di là di qualsiasi steccato e di retoriche nostalgiche.

    Ospiti
  • 15 commenti a “8 settembre 1943”

    1. Grazie Giovanni …per averci ricordato il valore immenso della “Memoria” e del trasmettere ,di generazione in generazione,quello che l’essere umano è stato in grado di fare(nel bene e nel male)!!
      Mio padre è del ’45 e su quattro nonni ne ho conosciuta solo una(che mi raccontava di come ,per riuscire a prendere il treno che dalla stazione di S.Erasmo li avrebbe portati a Misilmeri ,dov’erano sfollati,entrò in carozza dal finestrino mentre il treno,stracolmo, era già in partenza)ma ho la fortuna d’appartenere ad una famiglia che ama Tramandare,come un dono lasciato da chi ormai non c’è più!!
      Ciao

    2. io ringrazio solo la parte che mi ha dato la libertà, non quella che me la voleva togliere.

    3. e ancora il nostro centro storico risente dei bombardamenti…. ke skifo….

    4. Sono pienamente d’accordo con iachino.
      Non dimentichiamo che una “parte” lottava per tenerci la dittatura, le leggi razziali, le manie espansionistiche e tante altre cose molto graziose…

    5. Mauro, oggi il MINISTRO La Russa (un rappresentante delle istituzioni, quindi) ha detto che si deve “rispetto” ai fascisti della Repubblica di Salò che combatterono contro l’invasione degli angloamericani.
      Ogni commento mi pare superfluo, ma ricordare la verità è un obbligo permanente, altrimenti va a finire a tarallucci e vino. Soprattutto per i giovani che non ne sanno più niente.

    6. Chiarisco.
      Sono un antifascista militante.Il mio pensiero era rivolto, per la parte italiana che combatteva assieme ai nazifascisti, a quei giovani e spesso giovanissimi che non potevano o non volevano scegliere l’altra parte, o perchè nati sotto il regime e imbevuti di tutte le ideologie violente che il fascismo incarnava o perchè ,in specie al Nord, minacciati di fucilazione immediata perchè considerati disertori. A questi giovani che persero la vita per un ideale senza futuro dedicavo un pensiero di pietà.
      Per coloro che invece abbracciarono deliberatamente l’ideologia nazifascista e combatterono strenuamente per tenere su un regime ormai morente, non riesco a trovare parole di comprensione.
      Ribadisco ancora che la pregiudiziale antifascista ha per me un valore che nel tempo non è venuta meno.
      Giuanni

    7. W LA LIBERTA’……….

    8. Bisogna sempre stare molto attenti,ora come allora, a non confondere i militari con i signori della guerra.

    9. Non può esserci comprensione per chi in potere di scegliere tra libertà o dittatura, tra totalitarismo o democrazia, ha scelto di continuare a perseguire i folli ideali reazionari del nazi-fascismo.
      Per chi dopo l’8 Settembre ha dato la caccia ai suoi compatrioti, chiamandoli traditori. A chi non ha avuto pietà per i propri fratelli nemmeno sapendo che i Nazifascisti uccidevano e torturavano partigiani e partigiane, non può esserci commiserazione.
      Si può avere pietà per loro, perchè sono morti da stupidi seguendo gli uomini che per 20 anni avevano imbrogliato l’Italia intera. Quello sì.
      Ma avere compresione non è possibile. Proprio perchè non è razionalmente comprensibile ogni giustificazione al di fuori del loro credo sviscerato nel fascismo.
      Così come sono fascisti tutti quelli che oggi si battono per sdoganare “i ragazzi di Salò” ed i loro compari.

      ANTIFASCISTA PER SEMPRE!

    10. Quoto in pieno le parole di giovanni, ma devo anche dire che cominciare a fare politica per decidere chi vada ricordato o meno è sbagliato perchè seppure uno possa essere di estrema destra deve riconoscere che i partigiani combattevano il regime (anche loro hanno ucciso italiani) I soldati della rsi che si erano arruolati nella Xmas combattevano per il regime alcuni per l’Italia invasa dagli americani altri. Non ci dobbiamo scordare che gli americani si ci hanno liberato dal regime ma sono comunque stati un esercito invasore, non ci scordiamo che molte collusioni tra politica e mafia le dobbiamo a loro. E’ altrettanto vero che i partigiani hanno permesso la fine di un’era che aveva soppresso i diritti fondamentali dell’uomo. Ma non tentiamo di schierarci dall’una o dall’altra parte perchè sappiamo di simpatizzare per l’uno o l’altro partito politico, tutti combattevano con il nostro tricolore in mano, erano tutti italiani e per tutti quelli che hanno combattuto convinti di fare il bene del nostro paese vanno ricordati. Dall’una o dall’altra parte, è chiaro poi come dice mauro che chi combatteva per l’oppressione di un regime, per le leggi raziali ecc… è da giudicare in modo completamente diverso. E poi non vedo cosa c’entri l’essere antifascisti militanti con il ricordare italiani caduti per la guerra, lo vedo come un estremo tentativo di politicizzare questioni che dovrebbero stare al di fuori della politica visto che politica non se ne faceva ma prevaleva la demagogia e le bugie. Antifascisti o anticomunisti possono avere ragione per le cose succese durante la storia, ma va bene per tutti i dibattiti che riguardano la politica NON per quanto riguarda il ricordare i caduti che hanno combattuto e sono morti. Così come gli eroi di El Alamein sono morti ma vivranno per sempre, è vero che hanno combattuto per un regime totalitario ma è anche vero che magari molti di loro non lo condividevano eppure hanno fatto il loro dovere pur sbagliato che fosse. Quindi tagliamo fuori la politica e ricordiamo solo chi ha fatto il proprio dovere da entrambe le parti

    11. Forse sarebbe anche il caso di ricordare che i militari italiani che si trovavano nel centro nord, o passavano in clandestinità alle brigate partigiane o, non aderendo alla RSI, venivano fucilati…

    12. 8 Settembre 1965 è solo il giorno del mio compleanno,io lo ricordo solo per questo…e basta.

    13. A volte spero che si possa andare avanti e superare quelle divisioni da guerra civile, invece ci troviamo ancora costretti a usare le nostre energie per difendere la verita’ della storia da chi prova ancora a cambiare cio’ che gia’ e’ stato.

    14. Manfredi, mi spiace ma tu confondi i fatti storici. A El Alamein ha combattuto un esercito regolare dello stato italiano che era in guerra contro gli inglesi. Piaccia o no, era una guerra “regolare” e gli italiani dovevano farla a prescindere da qualsiasi convinzione politica.

      Altra cosa sono i fascisti della repubblica di salò, che si ribellano allo Stato italiano, che ha dichiarato l’armistizio, e si batte contro non solo i nuovi alleati dell’Italia, ma anche e soprattutto contro i partigiani e i soldati italiani che, obbendendo alle decisioni dell’unico vero stato italiano, combattono i nazisti.

      I fascisti della repubblica di salò sono appunto dei fascisti, e come tali non possono meritare parità di trattamento con chi è morto per la libertà. La pietà per i morti è altra cosa, anche se tanta pietà per chi ha torturato e violentato non ce l’ho proprio.

      Per questo il post di giovanni non mi è piaciuto nel momento in cui ringrazia i morti “di qualunque parte” (che poi non l’ho capita tutta sta frase).

    15. La Storia non si interpreta, i fatti avvenuti sono nelle cronache del tempo e vanno letti con serenità e obiettività.
      Brevemente.
      Il Re scappò con tutta la corte e si imbarcò ad Ortona per salvare la sua pelle e quella dei suoi familiari, calpestando quel poco e scarso sentimento di Patria che la corona aveva il dovere di dimostare.Fuga vile e vigliacca.
      Mussolini si inventò una repubblica di Salò, foraggiata totalmente dai comandi tedechi, che nulla rappresentava dell’Italia. Erano reparti fedelissimi al duce, di comprovata adesione politica e militare, la politica c’entra, eccome !
      La mia “pietas”, nel senso latino del termine, va solo ed esclusivamente, lo ribadisco, a quei giovani e giovanissimi che ci lasciarono le penne perchè costretti, specialmente al Nord, ad aderirvi, pena la fucilazione. Un certo Giorgio Almirante, che avremmo conosciuto in anni successivi come l’interprete del fascismo del doppiopetto, aveva firmato di pugno un avviso in cui prospettava la fucilazione a chi non avesse aderito alla repubblica di Salò.
      Ovvio che quei signori della guerra, quei finti strateghi da operetta che erano i gerachi rimasti fedeli al duce, nn rappresentavano nessun sentimento nazionale e nessun anelito di libertà. Erano disperati, feroci e determinati fascisti che il nazismo aveva ulteriormente esaltato e che andavano giustamente combattuti e, in tempo di guerra, non solo con le armi politiche ma con quelle vere. Una guerra, nella guerra.
      In quei frangenti tragici, è anche da ricordare la ricostituzione dell’ Esercito Italiano che combattè da subito battaglie sanguinose affianco agli Alleati, per cominciare a liberare l’Italia partendo proprio dal Sud.
      In questo quadro storico complesso e non facile da studiare, provate ad immaginare al 9 settembre i reparti italiani sparsi sui vari fronti di guerra senza direttive, senza chiari ordini e con un nemico che due giorni prima era loro alleato.
      I quasi diecimila morti di Cefalonia della divisione Acqui sono la drammatica testimonianza di chi ha subito intuito che la scelta della Libertà sarebbe passata con la lotta armata al nazifascismo.
      Lontana da me ogni istanza di revisionismo dai fatti storici avvenuti, la storia è davanti agli occhi di tutti.
      Celebrare , come ha fatto il ministro La Russa, i caduti della Repubblica di Salò è un atto da condannare in toto, senza se e senza ma, con l’aggravante che a farlo è un ministro della Repubblica nata dalle ceneri di una monarchia da marionette e su rigurgiti neofascisti che per tanti anni hanno creato stragismo e destabilizzazione.
      La nostra Repubblica ha bisogno di ben altro tipo di coesione, di concordia nazionale come l’ha chiamata Napolitano, che niente ha a che spartire con i nemici che abbiamo combattuto e dobbiamo continuare a combattere, nelle forme odierne delle democrazia, senza tentennamenti.
      Giovanni Oliveri

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