Profilo e post di Giuseppe Barcellona

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Biografia: Non capirò mai perché nacqui a Torino, io primo e unico genito laureato all'Università del Borgo, cresciuto con il ferreo dogma panormita che la panella è il cibo dei re.
Trentatre primavere alle spalle, chimico quasi perito (appendicite non diagnosticata), mi piace scrivere storielle tragicomiche. Non è forse così la nostra Palermo?

Giuseppe Barcellona
  • "Notti in strada"

    Il cartellone dimenticato

    1,2,3,4 è uno strano modo di cominciare una storia ma quello che sto per raccontarvi mi impone di farlo.
    L’8 dicembre del 2013 qualcuno mi ha appeso e sono ancora qui, all’angolo tra via Notarbartolo e via Sciuti; sono un cartellone pubblicitario, ma il mio lavoro si è esaurito tanti tanti giorni fa.
    Quanti giorni? Ve lo dico subito, sono trascorsi esattamente 1234 giorni da allora, quindi adesso avrete capito.
    Ma non è strano cominciare un racconto con dei numeri, è strano che nessuno mi abbia ancora tolto. Continua »

    Palermo
  • 11 giugno 1984

    Esiste un giorno, un mese, un anno in cui la politica è finita? Per me sì.

    Io me lo ricordo il giorno in cui è finita, me lo ricordo come se fosse ora; ero ragazzo ed avevo due passioni, il calcio e la politica.

    Ero innamorato pazzo del Palermo, se mi tagliavano le vene usciva sangue rosanero, e fu allo stadio che conobbi la politica. Continua »

    Palermo
  • Palermo rosa, città d’amore

    Quando i fenici videro per la prima volta questa perla della natura incastonata tra le montagne non ebbero dubbi.

    «Qui dobbiamo fondare una città, un giorno sarà bellissima».

    Cominciarono a costruirla mattone dopo mattone, tanti anni fa.

    Ad un certo punto si chiesero:
    «Come dobbiamo chiamarla?».

    Con l’occhio dei naviganti la guardarono e videro due fiumi (il Kemonia e il Papireto) che incrociandosi divenivano un unico torrente che sfociava in mare.

    «Guarda lo stelo, la corolla e più su quante fronde luccicanti, sembra un fiore questa città».
    E così la chiamarono.
    Zyz, che in fenicio vuol dire fiore, il fiore del Mediterraneo. Continua »

    Palermo
  • L’ultima cena di Berlusconi

    Ho fatto il cameriere durante la cena che il cavaliere Silvio Berlusconi ha proposto in una nota sala ricevimenti a Palermo, mangiare a volontà e tanti bei discorsi.
    Molto entusiasmo tra i partecipanti, in molti sperano in un suo ritorno al potere, chissà perché.
    Prima di andarmene ho afferrato uno dei menu che copio e incollo. Continua »

    Palermo
  • Berlusconi a un passo dal Palermo

    Non è una fesseria, leggete e capirete.
    C’è stato un momento nelle vicende del sodalizio rosanero in cui la storia poteva prendere una direzione invece che un’altra, Silvio Berlusconi prima di rilevare il Milan fu vicino all’acquisto del Palermo; tutto ciò può sembrare fantasia ma non è così, ma andiamo con ordine. Continua »

    Palermo
  • Vite senza speranza

    Mattia ha 10 anni, era un bambino come tanti altri.
    Gli insegnanti lo ergono a modello perché nonostante le condizioni di salute è il primo della classe.
    Trascorre in un ospedale del nord Italia una settimana al mese, ma i compiti li fa lo stesso.
    È una famiglia distrutta, Mattia è figlio unico.
    Totò, il padre, sta uscendo pazzo; i medici sono stati chiari, la rarissima forma della malattia diagnosticata al figlio non da speranze ne molto altro tempo.
    Il destino si è accanito contro di loro, mamma Agata ha scoperto da poco di avere la stessa patologia del figlio in fase embrionale.
    «Che strano» hanno detto i medici chiedendo possibili fattori di rischio comuni a Totò; lui ha scrollato le spalle.
    Da un po’ è fuori di testa, chi non lo sarebbe al suo posto? Continua »

    Palermo, Sicilia
  • Palermo sotto le bombe, 9 maggio 1943

    «Papà dobbiamo sfollare, hanno ritrovato una bomba della guerra e la devono detonare».

    «Io rimango qua, sono già scappato quel giorno, per me non vale.
    Quanto avevi nel maggio 1943?».

    «Dieci anni e me lo ricordo come se fosse ora».

    «Racconta papà».

    Questo è il suo racconto di quei giorni. Continua »

    Palermo
  • Un chilu ri capuliatu

    La globalizzazione sta facendo scomparire tanti mestieri, spero che non riuscirà mai ad eliminarne uno: il chianchiere, quello che gli italiani chiamano macellaio.
    Specie nella nostra amata Palermo questo lavoro è interpretato da personaggi leggendari che rimangono scolpiti indelebili nella memoria collettiva; baffuti, panciuti, spiritosi, amati dalle donne, malacarne eccetera eccetera, il nostro chianchiere di fiducia è quasi sempre un personaggio picaresco.
    Ciò deriva dalla materia che trattano, ad esempio le interiora bovine, il quinto quarto, quello che vive nella pancia dell’animale celato alla vista. Continua »

    Ospiti
  • La bona a scuola

    Sono orgoglioso di essere palermitano, non era mai successo e credo che la memoria non mi inganni che in un solo colpo le due più alte cariche dello stato fossero nostri concittadini, ma c’è dell’altro, c’è un personaggio che mi rende ancora più orgoglioso di appartenere a questa città, un mio carissimo ex compagno di classe con il quale ho condiviso anni bellissimi all’istituto Piazzi e poi al Majorana.
    Sono anni che progettiamo la rimpatriata ma tra i suoi impegni e quelli di noi compagni di classe non si è potuta realizzare, così colgo l’occasione di salutarlo via etere.

    Ciao Davide e grazie per quello che stai facendo.

    Avrete capito, sto salutando Davide Faraone, al momento sottosegretario all’istruzione.

    Mi ricordo quell’altro di Arcore che aveva promesso un milione di posti di lavoro, che furfante.

    Lui invece quatto quatto, senza tanti proclami ne ha promesso centomila e solo nella scuola, ma vi rendete conto?

    Con la crisi che c’è centomila cristiani che lavorano non è un dato da buttare. Continua »

    Ospiti
  • Cento passi indietro

    Francesca guarda suo marito mentre scende la scaletta dell’aereo, certe volte è come un bambino; vive in un mondo tutto suo, immagina cose che non esistono, vede la sua Sicilia non com’è, ma come diventerà. Paolo lo dice sempre «un giorno sarà bellissima», e Giovanni ci crede, sente questo giorno vicino ora che i nuovi collaboratori di giustizia hanno rivelato i segreti del terzo livello.
    Paolo tiene tutti gli appunti in un’agenda, ora che Giovanni è sceso da Roma glieli darà; Giovanni si liscia i baffi, il venticello di Punta Raisi gli mordicchia il naso.
    «Che bella la Sicilia» – pensa, – «è come Francesca». Continua »

    Ospiti
  • Racconto erotico palermitano II

    Nadia e Ale erano stati compagni di scuola, dopo vent’anni si ritrovano su facebook. Lui è rimasto stupito di vedere quella ragazzina impacciata e un po’ bruttina divenire la donna bella e avvenente di adesso.
    Miracolo dei social network, una parola tira l’altra…
    – «Dove stai?».
    – «A San Martino».
    – «Ci passo sempre».
    – «Non ci credo».
    – «Giuro».
    – «Vieni a cena».
    – «Non vorrei disturbare».
    – «Mio marito è partito, non ti preoccupare».
    Ad Ale sale il sangue alla testa: «Ma può essere mai?». Continua »

    Ospiti
  • Racconto erotico palermitano

    La motoape incede zigzagando tra le viuzze strette, facendosi largo tra macchine posteggiate e stendini ricolmi di vestiti da asciugare.

    Arrivato in piazza, Calogero impugna il microfono.

    «Ca sugnu, chi su’ belli ‘sti banani».

    Maria ha un sussulto, l’arrivo del fruttivendolo ambulante è un momento gioioso nelle lunghe interminabili giornate di noia.

    La donna aspetta strategicamente come ogni giorno che le massaie compiano i propri acquisti in modo da avere Calogero tutto per se, almeno per qualche momento.

    «Che gli do signora, taliassi chi bello citrolo che ho oggi».

    Lei sorride, gli fa gli occhi dolci; prova tenerezza per quel giovane aitante che gli potrebbe venir figlio.

    «E che devo farci, piccolo è. Mi servirebbe piuttosto una zucchina».

    Quando parla così Calogero ha un brivido d’eccitazione, non è l’unica sua cliente che si diverte a fare la pulla; però parla, stuzzica, provoca, ma alla fine non fa niente. Continua »

    Ospiti
  • La palazzina di via Maqueda

    C’è un palazzo di tre piani proprio di fronte ad una chiesa, in quella via che scende dal Teatro Massimo fino alla stazione e che a piazza Vigliena si interseca formando una croce con l’altra, quella che va da Porta Nuova a Porta Felice.
    Il primo piano è disabitato, le case sono vuote; al secondo ci sta una vecchia da un lato ed un parrino dall’altro, ma pure loro non ci sono mai.
    Vice’ ha affittato il buco che hanno ricavato abbassando il tetto di un appartamento creando una stanzetta umidiccia e fredda, senza riscaldamenti ma molto economica.
    Effetti collaterali della separazione, gli hanno tolto ogni cosa; figlio, casa, dignità e tutto il resto.
    L’inverno non vuole finire, dall’unica finestrella passano gli spifferi, la stufetta elettrica non funziona; esce nel pianerottolo, si fuma una sigaretta, che nottataccia.
    Ha i brividi.
    Lei è uscita all’improvviso, si è spaventata quando l’ha visto tutto imbacuccato e la marlboro in mano; non si è nemmeno resa conto di non indossare la parrucca. Continua »

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  • I romani con la coppola

    Da qualche tempo Palermo ha un “primato” in meno, non è più la capitale della mafia.
    È scoppiato lo scandalo mafia-capitale ed alcuni palermitani si sono posti una angosciosa domanda; ma questi romani come hanno imparato il mestiere?
    La globalizzazione favorisce gli interscambi culturali e criminali, ma questa vicenda originale e originaria merita una risposta più approfondita, per trovarla dobbiamo leggere la cronaca con l’occhio della storia; vi chiedo uno sforzo per compiere insieme un viaggio nel passato. Continua »

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  • I cento passi

    Peppino Impastato è diventato un’icona della lotta alla mafia, il suo coraggio in quel di Cinisi nel contrastare il boss Gaetano Badalamenti gli è valso post mortem l’intestazione di numerosi plessi scolastici e vie in ogni parte d’Italia.

    Ma a Palermo la sua storia non deve aver commosso gli addetti alla toponomastica che gli hanno intitolato una via nascosta dalle parti del mercato ortofrutticolo, come per celare alla vista dei cittadini la storia di questo eroe dell’antimafia e consegnare ai posteri nella città scudocrociata, l’idea dei comunisti mangia bambini e nemici della democrazia. Continua »

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  • Da Palermo un messaggio di pace

    «Sciarra chitarra musica e battaglia», quante volte da bambini abbiamo cantato questo ritornello per sancire ufficialmente un litigio in atto con un amico, è nella tradizione palermitana, una cosa che si è tramandata da una generazione all’altra.
    Chissà da quanto tempo visto che noi siamo di origine araba e dalla lingua degli islamici abbiamo ereditato tantissimi termini di uso comune compreso questo.
    Sciarra deriva dall’arabo “sciara” o più probabilmente dal persiano “sciur”; in entrambi i casi la traduzione è “litigio, rissa”.
    Da bambini litigavamo spesso ma facevamo altrettanto velocemente la pace; i litigi dei grandicelli invece sono di maggiore portata ed intensità.
    Dicono che gli arabi sono litigiosi e quindi noi palermitani gli somigliamo molto; sarà un luogo comune? In fondo noi fummo la capitale del loro regno.
    Di certo facciamo pace alla stessa maniera; sarà capitato anche a voi dopo un litigio tra due persone auspicare “’a vasata”, «amunì, ‘un c’è nienti ‘a vasata».
    Per una questione di casuale assonanza abbiamo pensato per secoli di parlare il dialetto e di dire “la baciata”, invero il tradizionale bacio pacificatore tra due persone che litigano.
    Invece abbiamo parlato arabo utilizzando lo stesso termine che gli arabi usano per le riconciliazioni dopo i litigi o le guerre: “wasatia”, che si pronuncia alla stessa identica maniera, semplicemente perché è la stessa parola tramandata di generazione in generazione di arabi fino ai giorni nostri. Continua »

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  • Se questo è un uomo a Palermo

    Le estorsioni stringono in una morsa la città di Palermo, distruggendo la vita di quanti non hanno la forza di ribellarsi.
    Dedico questa lettera a loro, uomini e donne di mafia, nella speranza che una qualche scintilla possa scattare nei loro cuori.

    Se questo è un uomo che vive alle spalle degli altri
    riscuotendo il pizzo, seminando il terrore
    distruggendo le vite altrui e la propria
    smaltendo veleni nella natura
    che faranno ammalare e morire centinaia di bambini
    compresi i propri stessi figli.
    Se questo è un uomo che per il vil denaro
    gestisce ogni tipo di traffico illecito
    corrompendo uomini, minacciandone altri
    uccidendone direttamente ed indirettamente alcuni
    Se questo è un uomo che si sporca le mani con la droga
    rubando il futuro di giovani e meno giovani
    che precipitano in un tunnel senza fine. Continua »

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  • Palermo-Trapani, amore odio

    Trapani è sempre stata una colonia rosanero, storicamente e non solo nel calcio la città capoluogo di provincia è sempre stata per certi aspetti un’appendice di Palermo.

    Oggi le cose sono cambiate, ci ritroviamo nel calcio con l’US Città di Palermo lanciatissimo verso la massima serie ed a ruota il Trapani Calcio che sta compiendo ogni sforzo per seguire i rosanero e coronare il sogno della promozione nel paradiso del calcio.

    Tra le due tifoserie da un po’ è nata una rivalità, i supporters granata non mancano di cantare ad ogni partita ogni sfottò possibile verso la tifoseria palermitana e tutto questo ha fatto storcere la bocca a molti tifosi rosanero che guardavano con simpatia le imprese dell’undici di Boscaglia ed a tantissimi trapanesi per i quali il Palermo è sempre stata una squadra amata. Continua »

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