Quaderno di Palermo 8
A quanto pare Palermo e bellezza è un’equazione scontata per tutti quanti vivano a migliaia di chilometri dall’ombelico del mondo dove io e te lettore ci troviamo – come sappiamo bene ce ne sono tante di queste città-cerniera e non è il caso di cominciare a nominarle adesso – o per quanti permangano arrotolati nel suo cordone senza essersi mossi dalla loro nascita (sempre te, caro lettore capitalino e isolano).
Per i primi anzitutto, le persone che abitano in paesi benestanti, avanzati e ordinati in mezzo a una bellezza anche antica e conservata in modo impeccabile, ma che a forza di asepsi può diventare disgustosa perché svuotata di ogni senso (addirittura di quello più importante, come le traccie lasciate dal passare del tempo su ogni pietra e poi cancellate con una patina leziosa); per quelli dunque Palermo viene interpretata come un posto esotico, saturo di echi, di voci, di parole lette in tanti libri di storia o letteratura o ascoltate in quasi tutti i film a sfondo mafioso; parole magari pronunciate da loro stessi quando si incontrano per evocare nel loro immaginario un viaggio che nella loro quotidiana mollezza capitalista appare più che affascinante, diciamo pure sfacciatamente intrepido nonostante abbia a che vedere con una crociera per il Mediterraneo o con un pacchetto turistico per famiglie con tanto di alberghi di lusso e di gite fantastiche e, certo, di acquisti inutili (non è un segreto per nessuno che ormai siamo quasi tutti diventati dei viaggiatori più che fasulli, degli avventurieri da marciapiede in questa nostra società marcia e decrepita e agonizzante). Questo per quel che riguarda i borghesi stranieri mettiamo occidentali, ma anche giaponesi, che sono mossi dallo stesso impulso consumistico. Continua »




































Ultimi commenti (172.602)