giovedì 17 ago
  • Anche questa è Palermo

    Dopo varie esperienze lavorative, carnezziere, fornaio, salumiere, muratore, addetto ai servizi funebri, arrivai ad un punto della vita in cui per l’ennesima volta dovetti cambiare mestiere.
    In quella maledetta pompa funebre, nessuno chiamava più, non so perché, se per sfortuna loro o per fortuna degli eventuali clienti che campavano invece di morire; una volta mi disse il titolare: “Il problema del nostro mestiere è che la gente non muore più, una volta morivano di fame, morivano ammalati, morivano ammazzati, oggi non muoiono manco se ci spari la gente”.
    Capii il senso triste di quelle parole e mi andai a cercare un altro lavoro, ma che potevo fare? Mi presi di coraggio e incominciai a fare lavori di pulizia, insomma tutto quello che capitava, vetrine, scale uffici eccetera e devo dire che le cose si misero subito bene, forse perché più umile è un lavoro più facile è lavorare.
    Sta di fatto che dopo sei mesi ebbi il primo collaboratore che da solo non ce la facevo più, trovai un ghanese, un tale Paul che a vederlo poteva sembrare un americano, talmente parlava bene inglese e vestiva di moda.
    Dovetti però fare i conti con il razzismo delle persone, alcuni clienti presero a cuore il mio collega ma altri e segnatamente una signora dei Pagliarelli me lo disse senza mezzi termini: “NOI AFRICANI NON NE VOGLIAMO”, neanche il tempo di controbattere e via la porta in faccia.
    Fu una settimana di riflessione,che dovevo fare? Licenziare Paul, piegandomi al razzismo della gente oppure puntare i piedi e fare valere i diritti di fratellanza e uguaglianza tra tutti i popoli? Presi la via di mezzo!!
    La Signora appena vide Paul immediatamente mi ricordò le sue parole: “MA IO CHE COSA LE AVEVO DETTO?”.
    Immediata la mia risposta: “LA SCORSA SETTIMANA LEI NON MI HA LASCIATO IL TEMPO DI DIRE CHE IL MIO AMICO PAUL È BRASILIANO….”.
    La signora mi guardò con aria sospettosa,f orse pensava che la stavo prendendo per i fondelli ma ormai tutto era stato fatto, avevo anche istruito Paul su quello che doveva dire.
    “QUALUNQUE COSA TI DICONO TU RISPONDIGLI, RONALDO, BRAZIL, RIO DE JANEIRO, CHI PUÒ DUBITARE DI TE?”.
    Giusto il tempo di allontanarmi e la solita sospettosa signora comincia il suo interrogatorio supportata dall’anziano marito.
    “EHI TU,COME TI CHIAMI?”.
    “RONALDO” fu la risposta dell’onesto lavoratore e la signora che forse incominciava a convincersi pensò tra sé: “MIH COME IL GIOCATORE, ALLORA VERO BRASILIANO È!!”.
    Mossa da un ritrovato ottimismo la signora pensò allora di offrire un po di mangiare al volenteroso operaio che nella sua immaginazione si tingeva sempre più di bianco.
    “TIENI RONALDO, LA VUOI UN’ARANCIA?”.
    E così Paul che non capiva per niente l’italiano usò la seconda parola che gli avevo insegnato:
    “BRAZIL”.
    Meraviglia delle meraviglie, la signora sgranò gli occhi: “MIH SONO VERO ARANCE BRASILIANE, SE LE CONOSCE ALLORA È SICURO DI LÀ”.
    A questo punto senza ormai più dubbi gli chiese notizie sul lavoro da effettuare: “MA CHE DETERSIVO USI?”.
    Terza ed ultima parola “RIO” e la signora felice: “MA VEDI CHE BRAVO QUESTO RAGAZZO, USA IL RIOCASAMIA, NO COME QUELLO DI PRIMA…”.
    Razzismo uguale ignoranza dunque, ma voi ne avevate dubbi? Dopo due anni Paul, che nel frattempo ha imparato l’italiano e il brasiliano, vende frutta esotica a Ballarò e alla signora ho presentato un’altro afrobrasiliano, Mohammed in arte Zico, della serie VAMOS A GHANA….R.

    Ospiti
  • 32 commenti a “Anche questa è Palermo”

    1. Geniale!

    2. bella e triste storia… il razzismo etnico esiste ancora, a palermo, in italia, come facciamo a non vergognarci?

    3. bravissimo!

    4. meraviglioso 🙂

    5. maravilhoso!!

    6. Bravo 😀

    7. ahahahahaahahAHAHAAH questi articoli si che fanno sganasciare dal ridere 😀 altro che i volgarissimi scritti sui rutti della Cubito

    8. Anche questa è Palermo: l’utilizzo sfrenato del passato remoto!

    9. sei molto in gamba a scrivere

    10. Divertente, ma triste.

    11. se fossi editore ti darei una rubrica fissa.
      L’ho letto d’un fiato.Mi hai divertito.
      Ogni tanto ci vuole.Bravo.

    12. Geniale è la parola giusta!

    13. beh! E allora la prossima volta che passo da Ballarò un kiletto di frutta esotica me l’accatto sicuro! 😉
      Davvero simpatico con retrogusto amaro…
      @ effe
      …se dei post della Cubito ,quel che riesci a cogliere, sono “volgarissimi scritti”…che dire… mi dispiace per te!

    14. Bravo due volte Giuseppe, uno per il post molto di attualità, e bravo una seconda volta pe il coraggio che mostri accettando qualunque tipo di lavoro!!! se tutti fossero come te, si vivrebbe meglio. Non esistono lavori umili per vivere, ogni lavoro va rispettato. Complimenti.

    15. Ennesima prova che il palermitano medio ama essere preso per i fondelli… come il resto degli italiani d’altronde…

    16. complimenti per la grande umiltà. è purtroppo la rappresentazione della realtà, di quanta gente fa sacrifici per campare, in una società che non sa accettare le differenze etniche, perchè la gente è sospettosa, non si fida, ha paura, forse di ciò che non conosce, di tutto
      quello che gli è estraneo. tristissimo e direi grottesco quell’uomo che si lamentava che la gente oggi muore di meno…giuseppe ti faccio tanti in bocca al lupo e continua ad affrontare i problemi con questa ironia.

    17. Io lavoro spesso con 2 indiani, purtroppo ho constatato che per i clienti questi due ragazzi educati ed onesti sono soltanto 2 “turchi”. Qualsiasi persona di colore a palermo è considerato un turco o al massimo un marocchino, non esistono nomi o altre nazioni ma soltanto “ù turcu”. I clienti gli danno sempre del “tu” anche se loro si rivolgono alle persone dando sempre del “lei”. Sanno fare bene il loro lavoro ma per il palermitano qualsiasi cosa facciano c’è sempre la solita frase che mi viene rivolta: maaaa… sa fira?? Presi quasi sempre per ignoranti, Ayub è laureato in Ingegneria edile e parla 6 lingue, suo cognato Mannan è diplomato e figlio di un medico.

    18. spettacolo serio,mi stavo pisciando addosso,fra l’altro assomigli moltissimo ad un mio amico di nome nico che non ho mai capito in realtà che lavoro fà,so soltanto che gira sempre,l’ultima volta si comprò una specie di camper vecchissimo in germania e vedneva pezzi al suo interno hahahaha

    19. Bel post, storia di una realtà drammatica raccontata con stile ed ironia!

    20. esilarante!
      ma è tutto vero?
      Una barzelletta pare!

    21. bravo. 😉

    22. Riguardo ciò che dice Andre@
      Mia moglie è turca ed ovviamente è bianchissima. Quando dico la sua nazionalità, a gente si stupisce che non sia nera.
      L’ignoranza…

    23. Bravissimo! I miei complimenti!

    24. Troppo forte!!!
      Queso pero’ ci fa capire qunto il razzismo sia assurdo!!!

    25. Ma è una storia non è reale!! Vero?
      Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere diversamente.
      Purtroppo a parte che il razzismo, presente in varie sfumature in ognuno di noi, trova terreno fertile nell’ignoranza, nell’egoismo e nella poca intelligenza. Per cui in questo periodo che gli italiani sono nutriti per aumentare le insicurezze sociali in modo da poterli distogliere dai problemi reali di tutti i giorni, il terreno è fertilissimo.
      Non pensavo però che a Palermo si ragionasse così…

    26. Ma vi pare possibile che io col mio talento mi mettevo a fare le pulizie?Mi dovevano dare il premio pulizer…
      Storia puramente inventata,io ai turchi che mi fanno la vertenza non avrei mai dato questa importanza….

    27. ti sei preso gioco di noi e dei nostri commenti di solidarietà. e sei pure immodesto.

    28. onore ai veri palermitani.

    29. Storiella banale, inverosimile nella sua esposizione, priva di mordente e di coerenza formale.
      Per quanto impossibile, con il tuo commento di sopra, riesci a peggiorare le cose…
      Non ho parole…Mi stupisco che Rosalio possa avere pubblicato una cosa del genere.
      Perche’ non ci torni a Torino?

      Adesso mi sono ricordato con che fa rima: “Orione”….

    30. io dico sempre sono razzista verso chi non vuole lavorare. Non chi chi di versa provenienza vuole fare.
      Il mio é un razzismo verso chi pensa di non fare nulla, e guadagnare lo stesso di chi fa.
      Ho un razzismo etico, non propriamente razziale, se in questa considerazione si ghettizzano le persone solo relativamente alla loro provenienza. Ci sono molti siciliani, verso cui sono tendenzialmente razzista, secondo il mio punto di discrimine.

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