mercoledì 16 ago
  • Le ragioni di una, cento, mille proteste

    “Freddie” ha scritto (23 dicembre 2010 alle 11:20): «Tranquilli tutto a posto! oggi è il 23 Dicembre le vacanze di Natale sono arrivate, le proteste sono improvvisamente cessate e del decreto Gelmini non importa più a nessuno». Vorrei poterti dare ragione, caro Freddie: il Natale, il panettone, tutto si dissolve (e dunque si risolve). Credo, purtroppo, che non finirà qui. E anche se finiranno, inequivocabilmente, le proteste per una riforma sulla via dell’approvazione, non è finito il tempo delle discese in piazza per il popolo italiano.
    Lo so benissimo che da anni oramai l’agitazione studentesca a Palermo è fissa come gli scrutini: da ottobre a dicembre gli studenti manifestano, occupano, autogestiscono e quando va male distruggono. Del resto, il movimento delle Pantere nel 1989 iniziò proprio da qui, dall’occupazione della facoltà di Lettere e Filosofia (allora i ministri incriminato erano Ruberti e Galloni).
    Nella mia giovane età, ricordo la protesta (siamo nel 2002 e tocca alla Moratti andare sotto torchio) come una delle più splendide esperienze della mia adolescenza: mai favorevole all’occupazione, sempre in prima linea per riprendere il dialogo con il preside, conciliante con i compagni – tutti interessati solo a farsi qualche giorno di vacanza – e con i rappresentati d’istituto (loro si che ci credevano davvero che si poteva cambiare qualcosa). È stata una delle prime volte in cui io ho dovuto confrontarmi con un sistema complesso, un linguaggio difficile, con la burocrazia e le istituzioni, con la società intera. Rapportarti con realtà macro, che pensavi non ti riguardassero affatto. E invece gestiscono tanto della tua vita.
    Non sono mai scesa in strada a manifestare, e non me ne vergogno. Personalmente ritengo che il cambiamento debba avvenire dall’interno, e avverrà soltanto quando giovani coscienziosi si prenderanno la responsabilità di governare con mitezza e senso di giustizia. La società in cui viviamo è il fallimento della generazione sessantottina che, passando dai cortei e dalle strade alle stanze dei bottoni, ha messo alla porta i buoni propositi e si è assoggettata alle logiche di potere. Oggi, ben vestiti e profumati, con una previdenza da sogno e stipendi con cifre che noi forse accumuliamo in un anno, quelli che sono stati giovani rivoluzionari sanno solo fare spallucce e prosopopea. Tanto c’è sempre la carta “estero”, ci dicono. Lì fuori tutto è migliore: poco importa se chi è nato a Palermo voglia anche lavorare e far crescere i propri figli qui.
    La violenza vista nei giorni scorsi ha dato ragione alla classe dirigente che ci sfiducia ogni giorno. Io ribadisco che non sono studenti quelli: sono semplicemente delinquenti, non hanno ancora imparato che la cosa pubblica è dei cittadini che pagano le tasse e non dei potenti. La collettività pagherà la malattia ai poliziotti feriti, risarcirà i cartelli stradali e gli altri danni provocati da irresponsabili. I motivi per protestare in merito alla riforma Gelmini ci sono e sono anche tanti, basta guardare il mini glossario redatto dal Coordinamento Precari Università per averne un’idea. Ma, inevitabilmente, danneggiando quanto ci appartiene, abbiamo perso il diritto a far sentire la nostra voce. Abbiamo causato problemi e non ne abbiamo risolto nessuno.
    Non credo l’indigestione di panettoni sederà gli animi. Alcuni non avranno la possibilità di saziarsi, altri nemmeno avranno voglia di mangiarlo quel panettone. Sento, nelle mie due città (quella dove sono nata, Palermo, e quella dove vivo da un po’, Bologna), lo stesso disagio. Per me, questa è la tanto acclamata Unità d’Italia.

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  • 22 commenti a “Le ragioni di una, cento, mille proteste”

    1. complimenti! sei davvero un’esperta di “comunicazione pubblica” che poi si diramerà in “comunicazione Sociale e Istituzionale”. Ma ti sei chiesta cosa vuol dire? Aiutooo!!!

    2. Ma possibile mai che tutti i post in cui si parla della riforma Gelmini non ci sia mai un riferimento concreto a ciò che non va?
      Ho letto il miniglossario che hai postato e sono rimasto basito in quanto il problema che solleva è che, detto in soldoni, l’università avrà un tetto massimo di ricercatori che può assumere. Ma ti pare davvero illogico? Avere 500 persone (è un assurdo) che studiano Kant pagati dallo stato ti parrebbe più giusto? Un ricercatore è per lo stato un investimento e come ogni investimento deve avere dei costi ma anche un ritorno (che può essere anche solo culturale non sempre economico).
      Aggiungici poi che fino ad oggi i ricercatori facevano tutto tranne che ricerca e il quadro è concluso! E non per colpa loro ma perchè un professore con tanti ricercatori alla fine impiega i ricercatori come segretari e spiccia-faccende!
      Quelli che invece vorrebbero poi fare davvero ricerca non possono perchè l’università deve spendere tutto in stipendi per mantenere “i precari”.
      Mia cara Laura ti faccio notare una differenza NON DA POCO: ieri se decidevi di restare all’università potevi restare precario per sempre. Oggi con il DDL della Gelmini hai almeno un tempo entro il quale concretizzare il tuo obbiettivo. Funziona così in tutti i mestieri dal negoziante (che spesso e volentieri poi chiude) all’imprenditore. Ma perchè volete restare per sempre bambini?

    3. Ciao Laura, confermo il mio intervento di qualche giorno fa. Anche io mi sono diplomato da un paio d’anni e so benissimo che aria tira a scuola quando arrivano i primi di Novembre. Bisogna trovare un pretesto per occupare e cominciare ad unire i banchi per fare tavoli da ping pong, poi corsi di chitarra e tornei di calcetto in palestra. Bisogna resistere fino al 23 Dicembre, cioè l’inizio delle vacanze, e poi arriva il “rompete le righe”. Tutti a casa, la guerra è finita il nemico è scappato è vinto è battuto diceva quello bravo…insomma anche per quest’anno l’obbiettivo è stato raggiunto. Riesco anche a fare l’indovino sai? non so quale governo ci sarà in carica nel 2011 e non so quale ministro siederà al ministero della pubblica istruzione ma già so che le sue proposte non andranno bene e anche nel 2011 si “okkuperà” in attesa delle vacanze di NMatale. Scommessa? 🙂

    4. Ma dove sono queste UNA, CENTO, MILLE ragioni della protesta??

      ..Che scriva invece uno di questi “rappresentanti”, e vediamo veramente..cosa sanno di questa riforma e il motivo per cui manifestano!
      Si dica a questi “va bene, manifestate..uno ..due mesi..quanto volete!. Poi recuperate tutto il tempo perso tra vacanze di natale e quelle estive!”. E vediamo chi “scende in piazza”..
      Una presa in giro per quei lavoratori che invece scioperando rinunciano al loro tozzo di pane!

    5. Caro Pat,
      http://it.wikipedia.org/wiki/Comunicazione_pubblica per farti un’idea. Non è “scienze del cane e del gatto”, ma una cosa seria. Molto più seria di quanto tu possa credere.

    6. ormai si segue l’onda,anche quando e’ solo di risacca,che non porta da nessuna parte.

    7. E dimmi, cara Laura, esattamente come dovrebbe avvenire questo cambiamento dall’interno? Come si fanno le rivoluzioni da dentro il sistema?
      Non è una domanda peregrina. Mi puoi elencare degli esempi storici nei quali qualcuno abbia ottenuto dei miglioramenti ad una situazione che giudicava insostenibile rimanendo nei ranghi, non scioperando, non manifestando e andando a lezione, a lavoro ogni giorno?
      Dimmi, quale centro di potere, nella storia del mondo, si è fatto convincere a parole, a desistere dalla propria idea di come esercitare il potere?
      Persino Ghandi organizzò movimenti di resistenza e di protesta pubblica, nelle piazze. Faceva resistenza passiva e non violenta, ma nondimeno nelle piazze scese eccome.
      Come pensi di fare tu, seduta al posto che ti è stato assegnato, a cambiare le cose?

    8. allora tutti d’accordo con la riforma e tutti contro berlusconi e cammarata?

    9. La riforma in corso di approvazione personalmente credo sia un tentativo timido e necessario di ridare effecienza ha una delle università più squalificate d’europa.
      Limiti di mandato ai rettori, limiti di servizio ai Prof, 70 anni in pensione (dico che è una riforma timida appunto) tetto massimo di ricercatori e di facoltà per ateneo, poi ancora borse di studio con criteri nazionali erogate su scala nazionale, riforma dei concorsi (con meno parentele e limiti di prove effettuabili da un candidato). In ultimo conseguiranno maggiori fondi pubblici le università che collocheranno meglio i laureati sul mercato le più efficienti.
      Questa è una delle riforme più progressiste che ho mai letto sulla carta. Ma cosa volete….studiare storia e comunicazione a babbo morto con i soldi pubblici fino a 90 anni…L’Italia non c’è la fà più, e se vi cercate un percorso di studi senza sbocchi non date colpe all’Italia intera..iniziate a pensare che forse quello che avete studiato non serve a nulla.

    10. anche i manifestanti perdono tempo nel darsi materie, anche per gli studenti seri il tempo è prezioso. due anni fa ho organizzato una manifestazione SERALE in cui hanno partecipato studenti e professori alle NOVE DI SERA proprio per dimostrare che non ci interessava saltere ore di lezione ma far capire alla gente che forse abbiamo qualcosa da dire. Ebbene penso che queste persone non siano proprio in ghrado di ascoltare ma continueranno a ripetere ciò di cui sono convinte..

    11. Ciao Laura,
      sei una persona integra ed anche simpatica
      Buon Natale

    12. Efficienza? 😀 Ci voleva questa parolina magica per farmi una risata in questo malinconico giorno.

    13. Tanto per dirne una, mi domando come venga rispettata la norma costituzionale sull’autonomia degli atenei inserendo a forza nei consigli di amministrazione personalità esterne agli stessi atenei. Come dire “siate autonomi, ma neanche poi tanto, dai”.
      E non parliamo della fantastica lista di abilitazione senza graduatoria e a chiamata diretta senza concorso…

    14. ad uso televisivo si sono create delle norme meritocratiche ed anti-baroni.solo che basta pensare 10 secondi per capire che i baroni continueranno ad assumere i loro figlioletti…

      la pseudo abilitazione nazionale, cn relativa chiamata diretta, già citata, e il figlioletto raccomandato che invece di andare nella stanza di papà-prof, va in quella accanto…

      c’è solo un immenso spot meritocratico, fatto da chi vuole tagliare. ma le baronie continuano a prosperare, senza essere minimamente colpite…

      benissimo hanno fatto gli studenti a farsi sentire. anche se inutilmente…tra tanti beceri e qualunquisti Freddie, un sussulto di dignità ci fa bene.sarà stato inutile ma ci fa bene…

    15. Se questa università vi và bene così….tenetevela pure…sarete voi, e soltanto voi a fare i conti con il valore di quel pezzo carta con cui vi concederanno dagli studi.
      Personalmente ritengo mooolto più dignitoso e libero valutare l’opportunità di una carriera accademica presentando domanda ad un concorso nazionale, con prove e commissioni nominate dall’alto…..ritengo invece la costruzione di un’ “amicizia” sul finire del mio piano di studi una cosa assolutamente subdola, falsa e antimeritocratica.
      La costituzione scomodata tutte le volte che si torce un capello al più indegno dei privilegi, dico che ha garantito ampiamente l’autonomia degli atenei, dando la possibilità a questi di costituire corsi per il cane per gatto per l’orso Yoghi ecc.. il risultato è stato che l’automia è divenuta arbitrio, e i laureati presenti e futuri di quei corsi..lasciamo stare . ……. Le televisioni stanno pompando la riforma è vero! ma la politica non è tifo e l’università è roba grossa, leggetevi il testo normativo e valutate le possibili ricadute sulle vostre vite, poi magari non cambia nulla e saranno sempre loro da padre in figlio, ma visto che tutti abbiamo sempre voglia di cambiare perchè non provare.

    16. @Gasparino:
      quindi meglio lasciare le cose così come stanno? Vedi, sarà uno spot come dici tu, ma almeno mette delle regole. Forse all’uni tu non ci sei mai stato ma è terribile il fatto che il barone di turno possa tutto senza alcuna regola o pudore. Almeno domani potrai denunciare un’anomalia se vorrai.

    17. Patetico: potrò denunciare l’anomalia 🙂

    18. la questione è semplice.per rendere appetibili a gente che si informa in 10 secondi di tg dei tagli indiscriminati e selvaggi si è usato il termine riforma…
      il prof.barone è antipatico e allora si è detto a reti unificate che non potrà fare assumere suo figlio. suo figlio, invece verrà chiamato in maniera diretta e potra’ lavorare senza alcun problema nella stessa facoltà di papa’. Papà che è tutto fuorchè preoccupato di nn poter lasciare la sua carica ereditaria al figlio. al momento basterà mettersi d’accordo con il prof vicino di stanza scambiando si il favore…
      la meritocrazia è uno spot, la sostanza sono tagli, sono impoverimento di piani di studi che non sono solo lauree balorde, ma materie che spariscono anche nelle lauree tradizionali. sono attese per gli esami sempre più lunghe perchè ci sono meno dottorandi e assistenti che aiutano il prof. sono cessi sporchi.

      leggo e della denuncia delle anomalie e rido. a risponderle mi sentirei ridicolo.

    19. Sulla definizione del movimento del ’68 , liquidato tout court come fallimentare, ci sarebbe da discutere giornate intere.
      La rivoluzione culturale di quegli anni è stata copernichiana e nel suo spirito spontanea e costruttiva.
      Asini ne ha “creato” ma non so quantificare oggettivamente quanti asini produce oggi questo tipo di cultura conformista filogovernativa, questo proliferare di diplomi e lauree a profusione.
      Che occorra una profonda riforma della scuola è innegabile, ma se le riforme non vengono studiate in maniera condivisa tra tutte le componenti della vita pubblica, non ne usciamo vivi.
      Ricordiamo anche che la scuola, che forma i cittadini di domani, non può essere concepita al pari del commercio o dell’industria, tagli quà, sforbiciate là, riduzioni drastiche. Occorre investire nella scuola, se non si capisce questo la finiamo peggio del Burundi.

    20. Gasparino ti invito a essere rispettoso nei tuoi commenti. Grazie.

    21. isaia panduri: sante parole.

    22. Ciao Laura! come stai? sono sempre il freddie citato dal tuo articolo…dai che ci siamo, tra poco iniziano le proteste e le occupazioni che, anche quest’anno, cesseranno il 23 Dicembre 🙂

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