Profilo e post di Gaspare Scimò

e-mail: gaspare_scimo@hotmail.com

Biografia: Classe 1978. Ha trascorso la propria giovinezza cercando di soddisfare al meglio l’esigenza di essere indipendente e di conoscere il mondo.

Per questa ragione, ha vissuto una quantità di esperienze diverse, in una quantità di luoghi diversi, osservando la vita da diverse prospettive.

Da vigilante armato negli aeroporti militari a ufficiale dell’esercito. Da operatore di call center a tecnico di impianti telefonici. Da venditore, in un capannone di oggetti usati, ad operatore ecologico. Da pony express a cameriere. Da studente universitario a receptionist di hotel fino ad impiegato amministrativo presso una dei centri oncologici più importanti del sud Italia.

Da Palermo a La Havana. Da Firenze a Sharm El Sheikh. Da Brescia a Roma. Queste e tante altre sono le città in cui ha vissuto e che porta nel cuore, ma alla fine, subisce il fascino decadente ed irresistibile della sua adorata Palermo e perché no....anche dei suoi concittadini palermitani.

Gaspare Scimò
  • L’amore ai tempi della meusa

    In una porzione di marciapiede, nel quartiere di Brancaccio, ci sono tre saracinesche dalle quali sbuca una vetrina lunga una decina di metri. È curata come quella di una gioielleria, anche se non contiene pietre preziose. Contiene cibo. Delizie capaci di metterti il buon umore solo a guardarle, e profumi che restano imprigionati nei vestiti per giorni. Un posto rimasto uguale a sessant’anni fa, quando aveva aperto. È l’antica friggitoria dei fratelli Lo Cascio.
    Ogni sera, la vetrina diventa un muro che separa la folla, affamata e disordinata, da alcuni uomini che dall’altra parte servono i clienti. Continua »

    Palermo
  • Le Ztl mettono a rischio l’economia del centro storico?

    Allarme sociale a Palermo: le Ztl mettono a rischio l’economia del centro storico. Tra le migliaia di persone coinvolte, chi soffrirà maggiormente gli effetti disastrosi dei nuovi provvedimenti saranno, come sempre, i cittadini più onesti. Per questa ragione è stato indetto uno sciopero generale a tempo indeterminato dei nostri cari – e insaziabili caffeinomani – posteggiatori abusivi. Il segretario della loro organizzazione sindacale, M.F.P.U.C. (M’u Fa Pigghiari Un Café), Totuccio Termini, dichiara di essere preoccupato per il destino delle numerose famiglie dei parcheggiatori abusivi ma più di ogni altra cosa ci tiene a scusarsi per i disagi che subiranno gli automobilisti. Temo che si moltiplicheranno i furti e i danneggiamenti alle autovetture, conclude Totuccio Termini.
    In allarme, ovviamente, anche l’industria del caffè.

    Palermo
  • “Festino” 2015 tra finzione e realtà

    Durante il musical dedicato alla Santuzza, andato in scena sul palco montato nel giardino della Cattedrale, una scena tra tutte mi ha colpito profondamente.
    Palermo è ormai in ginocchio a causa della peste, c’è un padrehe cammina per le strade della città portando tra le braccia il cadavere della propria piccola figlia (Luigi Burruano interpreta il ruolo di questo padre disperato).
    Un carro viene trascinato da due uomini che raccolgono i morti, li mettono sul carro e vanno via.
    Le urla di dolore del padre attirano i due becchini che si fermano e uno dei due si avvicina a quell’uomo distrutto dal più grande dei dolori: la morte del proprio figlio.

    «Ramm’a picciridda» gli ordina l’anziano che traina il carretto.
    Il padre non vuole saperne anzi stringe la bimba ancora di più forte a sé.

    «Ramm’a picciridda» gli ripeté dopo un po’. I toni si fanno sempre più duri, quasi minacciosi; il vecchio sa bene che l’uomo che ha di fronte preferirebbe morire che consegnare la propria figlia e alla fine gli strappa quel corpicino dalle braccia con violenza.
    Il povero padre cade a terra urlando, piangendo e contorcendosi mentre il carretto, un po’ più carico riprende a muoversi.

    Questa era la finzione, una scena dello spettacolo del Festino di martedì. Continua »

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  • Bellezze al bagno a Mondello

    Se Carlo Lucarelli avesse il compito di introdurre questo breve racconto direbbe così: «Se la nostra storia fosse un film – uno di quelli ambientati in una spiaggia della California – i nomi delle nostre protagoniste sarebbero perfetti: Alyson, Britney e Lucy.
    Sarebbero bionde, slanciate e con delle curve mozzafiato. La nostra storia però non si svolge negli States ma a Palermo e più precisamente sulla spiaggia di Mondello. E le nostre protagoniste non sono né bionde né slanciate. Ma procediamo con ordine…». Continua »

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  • Palermitani in vacanza

    «Papà andiamo in piscina?».
    Questa è stata la parola d’ordine durante la breve vacanza per il ponte della festa della Repubblica.
    Stavamo in piscina dalla mattina alla sera, ma evidentemente non era sufficiente. Havana me lo chiedeva perfino in piena notte quando si svegliava per far pipì.

    Domenica mattina il rito della spalmata della crema solare è scandito dalla voce di Moreno che, come fosse una mitraglietta, mi chiede: «Ancora ce ne devi mettere papà?».
    E mentre spalmo noto un gruppo di persone che attira la mia attenzione.
    Sono una ventina tra uomini e donne, pieni d’oro e tatuaggi, e sembrano appartenere ad una estinta tribù di Maya dello Yucatan o ad una di Maori della Polinesia. Continua »

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  • Palermitani tipi da spiaggia

    Quest’anno l’estate ha deciso d’anticipare il suo arrivo e il Palermitano, che è tipo da spiaggia, ha invaso in massa Mondello con ombrellone al seguito.

    Le sdraio disponibili sono tutte occupate e in acqua, sparsi dalla piazza fino al vecchio Charleston – mi piace chiamarlo ancora così – decine di pedalò noleggiati a prezzi eccezionali, almeno così dicono. Continua »

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  • Il cannolo di Venezia

    Arrivo a Venezia di mattina presto.
    È la prima volta che la vedo.
    Non ho molto tempo, prima di pranzo devo prendere il treno per Milano.
    Amo Palermo e nonostante abbia tante ferite e troppi problemi rimane per me la città più bella del mondo, questo però non mi impedisce di apprezzare l’unicità e il fascino che questo luogo sprigiona.
    Supero uno dei tantissimi ponti che la tengono unita e pochi metri dopo, in alto, a fianco di un portone c’è un tabernacolo. La Madonna e il suo bambino sono uniti in un abbraccio scolpito nella pietra,
    non so bene perché ma il dettaglio di questa immagine mi affascina particolarmente.
    Mi muovo tra queste mini isolette da pochi minuti ma comprendo fin da subito le ragioni per cui è difficile resistere allo charme di una città che come poche sa sedurre chi la visita. Continua »

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  • “Non ho tempo da perdere”

    Tra i corridoi del supermercato di via Lanza di Scalea – nel via vai generale – ci sono due donne che fanno la spesa. Ognuna di loro ha con sé i propri due figli.

    La prima signora ha circa cinquant’anni, è in leggero sovrappeso e ha il viso truccato come quello di “Moira Orfei”.
    Indossa dei jeans della Pinko, stretti come una seconda pelle, con relativo culo in bellavista e maglia Desigual, dai colori sgargianti, con una vertiginosa scollatura.
    Ogni essere umano di sesso maschile – dai 10 anni in su – osserva quelle giganti rotondità, come se celassero le risposte a tutti i misteri dell’universo.

    I due figli le saltellano intorno frignando continuamente, voglio questo e voglio quello, mentre la madre, con una mano spinge il carrello, e con l’altra, tiene d’occhio il display dello smartphone. Continua »

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  • Italia – Azerbaijan, ovvero, odissea nel traffico palermitano

    Sabato sera: Italia vs Azerbaijan.
    Risultato: 2 – 1.

    Qualche ora prima: Gaspare Vs traffico. Risultato: 8 Km in 150 minuti

    Media: 3 Km/h ( ovvero quella di una persona anziana che ha problemi di deambulazione).

    Mi è sembrato di arrivare a casa stando fermo.

    Io non guardo mai le partite di calcio, anzi, io odio il calcio.
    Mi trovavo imbottigliato in una distesa infinita di automobili a fantasticare sulle possibili cause, arrivando perfino a pensare che il pianeta fosse stato invaso dagli alieni. Continua »

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  • Rosangela

    «Nni ‘stu supermercato su’ tutti fuoddi! Unu nurmali ‘un c’è». Questo pensò fra sé il venditore di sale quando alle 13:30 spaccate, puntuale come ogni giorno, vide entrare nel parcheggio del Carrefour, la Smart guidata dalla signora Rosangela.

    «Pi carità ‘u primu fuodde sugnu iu» aggiunse, sia perché lo pensava davvero, ma soprattutto, per rafforzare quel senso di appartenenza al microcosmo che quella porzione di via Lanza di Scalea rappresentava per lui.

    Puntuale come un orologio svizzero, tutti i giorni alle 13:30, la signora Rosangela si recava al Carrefour e più che far la spesa vi trascorreva un’ora a spingere il carrello lungo tutti i corridoi del supermercato. Continua »

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  • L’Africa al supermercato

    Durante il giorno, il caldo in Africa, più che toglierti il fiato, ti teneva in allarme, come chi accusa ininterrottamente, il dolore di una legnata in testa.
    La notte era molto peggio.
    Uno scirocco caldo come le fiamme dell’inferno avvolgeva tutto il villaggio che invano tentava di riposare.
    Moataz che sin da piccolo era sempre stato un tipo molto sveglio, aveva trovato una soluzione geniale: studiava fino a quando il sonno diventava più forte del caldo.
    Una scorta di candele gli garantivano una buona autonomia di luce, con la sua determinazione faceva il resto.

    Come ogni notte, puntuale il piccolo Shariff, invece di stare a casa sua, si trovava davanti la finestra di Moataz.
    Sul davanzale, appollaiato sui gomiti Shariff si reggeva la testa tra le mani.
    Per ore ed ore stava a sbirciare, incapace di realizzare quale ragione potesse tenere Moataz incollato a fissare degli insignificanti pezzi di carta.
    Sospettava che Moataz fosse una sorta di stregone e che quei libri avessero un potere o un segreto che prima o poi avrebbe scoperto. Continua »

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  • Romina e Giulio

    Visti di spalle e a media distanza, Romina e Giulio sembrano due persone normali; in realtà normali non lo sono affatto. Romina e Giulio sono innamorati pazzi nel senso più ampio del termine, sono infinitamente innamorati ma sono altrettanto, infinitamente pazzi. Ricoverati più o meno nello stesso periodo, nel centro d’igiene mentale, vicino la via San Lorenzo, si scelsero immediatamente.
    Si guardarono, si avvicinarono e come farebbero due bambini all’asilo, si presero per mano. Se la strinsero forte quasi a stritolarla e quella morsa fu la loro illuminazione, rassicurante come il ciuccio per un bebè.

    I primi mesi non si parlarono neppure, ne ebbero una benché minima curiosità di ascoltare il suono delle rispettive voci. Non conoscevano neppure l’uno il nome dell’altra e sedati per com’erano, neanche avrebbero ricordato il proprio di nome. Nel delirio della propria esistenza, nella percezione distorta di tutto ciò che li circondava, l’unione che istintivamente trovarono costituì un’ancora che al meglio li riparava dal mare in tempesta. Agli occhi dei medici la cosa sembrava quasi terapeutica, pertanto, aggiunsero alla terapia farmacologica di Romina un anticoncezionale e a quella di Giulio aumentarono i sedativi. Continua »

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  • Pasquetta al Conca d’Oro….o quasi

    Di ogni ne ho viste, come tutti voi credo ma….

    In serata al rientro dalla Pasquetta, in via Lanza di Scalea, esattamente di fronte al centro Conca d’Oro nelle, (chiamiamole) aiuole, adiacenti la compianta Fabbrica delle idee: due tavolini di plastica e due o più famigliuole.
    Tutti in assetto da campeggio selvaggio, come se fossero in una riserva naturale. Continuavano a sfruttare il fuoco perpetuo del loro barbecue da “real stigghiola man”, per un’arrustuta mitica che esiste solo in Sicilia e probabilmente in esclusiva nella nostra Palermo .
    La più antica mitologia palermitana, narra, che una volta esaurito il calore del carbone, come per magia, gli ultimi fumi della griglia abbiano il potere di far scomparire tutto il gruppo che campeggiava, nel nulla. Scompaiono tutti nel nulla, come in un incantesimo. Rimane solo ‘a munnizza.

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  • Il venditore di sale

    A Palermo, in via Lanza di Scalea, posteggiata di fronte l’ingresso del Carrefour c’è sempre una Fiat Punto bianca.
    È un’automobile ma al contempo è anche negozio e casa.
    Dentro ci vive il venditore di sale.
    In qualunque momento ci si passi, potrebbe essere più probabile trovar chiuso il supermercato.
    Lui è sempre là.
    Si muove discreto, non allontanandosi mai troppo dal suo territorio. Quando è mattina presto fa su e giù per il marciapiede alla ricerca di non si sa cosa, ma con l’aria di chi è molto occupato e concentrato nel suo da fare. Non parla quasi mai con nessuno. Anzi c’è chi giura di non averlo mai sentito o visto parlare. Continua »

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