12°C
giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Il Folklore

    Era un caldo pomeriggio estivo di quest’estate Palermitana, uno di quei giorni in cui il sole batte forte ma in cui ogni tanto arrivano quelle piacevolissime folate di vento che ti danno quel momento di “arrifriscamento”. Quelle folate che quando arrivano fanno esclamare ai vecchietti dei nostri vicoli “Ah menu mali…sta sciusciannu n’anticchia!!”.
    Camminavo a piedi tornando da una giornata stancante e mi dirigevo verso casa percorrendo una delle strade vicine alla famosissima via Montalbo. Ad un tratto camminando sotto il “pico del sole” vedo un netturbino che, sotto il “pico del sole” anche lui, spazzava il fogliame subito al davanti del marciapiede.
    C’è da dire che questi non era il solito netturbino con la divisa, magari un cappellino e non so cos’altro, sembrava piuttosto un buttafuori in borghese… Innanzitutto da buttafuori aveva la mole, facilmente visibile anche grazie ad una “elegantissima” smanicata nera, indossata sotto il gilet giallo fosforescente tipico di questa figura professionale, che lasciava intravedere delle braccia a dir poco smisurate e poi era da buttafuori anche il resto del look, ovvero: capelli completamente rasati, occhiali da sole avvolgenti e cellulare appeso al collo con uno di quei lunghi portachiavi tanto alla moda…insomma un tipo rassicurante. Continua »

    Ospiti
  • Lavoro nero

    “Voscienza benerica” è uno di quei saluti che ti regala la vecchiaia.
    Mastro Turiddu quel saluto se l’era conquistato col rispetto: il rispetto che ottiene chi sa fare una cosa meglio di tutti gli altri.

    “Voscienza benerica, Mastro Turi che fa gliela posso offrire una cosa?”.
    “No Santino lascia stare ché devo fare ancora quattro sirbizi in paese e poi devo andare in campagna”.

    Mastro Turiddu la testa l’aveva sempre al travaglio.
    Suo padre gli aveva insegnato che non è vero che ‘u morto insigna a cchianciri.
    Uno “a cchianciri” ci deve fare l’abitudine, così poi, nsa’ mmai Dio succede qualche cosa, cchianciri ci viene facile.
    E questo insegnamento ereditato, già l’aveva intestato ai figli: “Figli miei a casa nostra ‘u pane può mancare, ma di travaglio ve ne potete saziare”.
    Mastro Turiddu faceva il carbonaio.
    Si ricordava ancora il colore della pelle dei suoi quattro figli alla nascita: bianco come il latte.
    Il carbone, impastato col sudore, quel colore l’aveva ormai coperto per sempre, come già aveva fatto con lui.
    La pelle nera li rendeva invisibili di notte, quando nel bosco girano gli spirti, che si siddìano se uno sta lì a talìarli. Continua »

    Ospiti
  • Venerdì, vigilia di “Festino” 2007

    Mi chiancìu ‘u cuori a bìriri Paliermu chin’e munnizza, unn’e gghiè, o’ Stasbùrgu com’a Aàvusa. Puozzu capiri ruòppu ‘u Fistinu, ‘a confusioni, assai gienti…. A’ Cuba nicarieddra un ghiardìnu i limiùna siccu, senz’acqua, lassatu n’trìrici e tuttu ricintatu di munnizza, pianti servaggi siccàti ca spàccanu i marciapiedi, oramai patruna ri màghini posteggiati supra e decorati ri cacàti ri cani cu ‘i patruna lagnùsi e malirucàti.
    Mobìlia ri cucina e stanz’e liettu ittàti mezz’a strata, cartazzi, cartùna, sacchitieddri e sacchi sdivacàti insièmmula a marùna rutti e privulàzzu. Ravanzi ‘o Spitali da via Pindemonte, ‘i maghini na tutti rui ‘i marciapièri e ‘a gienti ca camina mezz’a strata, menz’e maghini ca cùrrunu.
    U Pulitiàma chinu ri carti intierra, buttigghi vacanti r’acqua e ‘i cestina vacanti….
    Ruòppu ‘u Garraffièllu, n’o mienzu r’u Cassaru, una muntagna ‘i munnizza arriva a tuccàri ‘i decorazioni r’u settecièntu r’un finistruni r’u primu pianu.
    Màghini abbannunàti, puru iddri chin’e munnizza, ma no unni pirdìu ‘i scarpi ‘u Signuri, no, ma a’ Via Notarbartolo, a’ Via Campolo, o’ Strasburgu, una cunnùtta sbummicàta in Via Alloro ca lassà un fetu ‘i muòriri e ti fa ‘i levasapùri ruoppu un paninu c’a mièusa. Continua »

    Ospiti
  • “A Palermo…me lo stavano ammazzando!!”

    “A Palermo…me lo stavano ammazzando!!”.

    Con gli occhi di fuori, schizzati di sdegno e rabbia, così ha esordito la Sig.ra Cannizzaro madre di un compagnetto di prima elementare di mia figlia.

    Si parlava di figli, ovviamente, con lei e con altri genitori, davanti alla scuola.

    Figli, scuola, malefatte di maestre, pagelle, salute e quindi cure, pediatri, ospedali.

    Enrico, figlio della Sig.ra Cannizzaro, è un bambino celiaco. Il suo intestino ha una intolleranza permanente al glutine contenuto nel frumento e in altri cereali. L’assunzione di cibi che ne contengono anche una minima parte, porta ad una sintomatologia dolorosa a carico dell’addome.

    Ma lei non lo sapeva, il suo pediatra non aveva capito.

    “Anche all’Ospedale non ne hanno capito niente!”

    Le cure somministrate non risolvevano il problema, non alleviavano i dolori. La Sig.ra Cannizzaro era preoccupata, disperata, giustamente incassando, postuma, la totale solidarietà di noi genitori presenti che con gravi cenni del capo ascoltavamo attentamente, ognuno dei quali pensando se il proprio bimbo non avesse mai manifestato un sintomo simile e ringraziando il cielo che non ci fosse mai stato. Continua »

    Ospiti
  • Un “Festino” sotto il segno della luce

    Anche quest’anno torno ad occuparmi del Festino di Santa Rosalia, me ne sono occupato a diverso titolo dalla prima edizione “spettacolare” del 1995, quella di Pino Caruso, di cui ero assistente e ho seguito l’allestimento del carro trionfale fino allo scorso anno, oggi però, per la prima volta, ne curo anche l’ideazione e la regia, non nascondo l’emozione, è la festa dei palermitani, della città, una città a cui sono molto legato, ed in cui ho operato investendo professionalmente e personalmente.
    Sono davvero felice di aver avuto l’opportunità, da parte del Sindaco, di progettare il Festino di quest’anno. Iniziando a pensare all’evento ho subito immaginato un Festino contemporaneo. Non più un’allegoria barocca, che “rifà” la Festa del Seicento. Ma un Festino moderno. Un evento che parlasse della città di oggi e alla città di oggi.
    Un Festino sotto il segno della luce, simbolo della devozione e della fede. Continua »

    Ospiti
  • Reportage del primo flash mob

    Dopo una pazza organizzazione, diffusione della notizia e delle istruzioni e una interminabile attesa finalmente è arrivato il giorno dell’evento che ha permesso a tutti quelli che ne hanno preso parte di vivere alcuni secondi al di fuori della normalità, di staccare dalla solita routine quotidiana, di ritrovare per pochi momenti uno spirito di coesione e condivisione.
    “Quelli che…il FLASH MOB” si sono riuniti in Piazza Politeama per attimi di pura, sensata nel suo non-senso FOLLIA, per ribadire la forza di un’azione simbolica plateale,non allusiva che coinvolge in prima persona chi si presta a realizzarla e chi si trova coinvolto senza saperlo.
    La scena iniziale al mio arrivo in piazza è del tutto variegata: la piazza sembra indifferente,o meglio è la solita. Ragazzi e ragazzi, uomini e donne delle età più diverse passeggiano, parlano. C’è anche una famiglia di artisti di strada che ha improvvisato un mini concerto.
    Ma sono ancora le 18:15 ed è l’ora della normalità.
    La lancetta dei minuti va avanti velocemente, così tanto velocemente che l’adrenalina non può che aumentare. Continua »

    Ospiti
  • H.R.T. “Città delle Comunicazioni & delle Arti Metropolitane”

    Il progetto “Hard Rock Theatre”, ideato dal musicista Mauro Kid Immordino, continua a riscuotere consensi. Dopo la presentazione alla cittadinanza, avvenuta giorno 4 Maggio, in occasione di un incontro sulle politiche giovanili alla presenza del Ministro Giovanna Melandri, l’H.R.T. ha registrato l’ adesione di numerose associazioni, gruppi studenteschi, band musicali, movimenti culturali e personaggi famosi. L’ ambizioso progetto prevede la realizzazione a Palermo di una struttura pubblica che aggregherebbe le realtà sociali, artistiche e culturali già esistenti e costituite da cittadini portatori di enormi capacità e possibilità fino ad oggi difficilmente espresse in una città come Palermo. Questa struttura stabile promuoverebbe le moderne culture metropolitane (il punk, l’hip-pop, l’ elettronica, la skateboard-culture e il graffitismo solo per citarne alcune) che hanno sempre mostrato con la rock culture numerosissime interconnessioni. Inoltre darebbe il meritato spazio alle band emergenti, ai movimenti culturali indipendenti, alle nuove avanguardie…e ancora alla poesia, alla letteratura, alla danza, alla fotografia e alla cultura cinematografica…insomma sarebbe una vera e propria factory come quella di Andy Warhol (se non più ricca di contenuti) nel 2007 in una città secondo molti improduttiva come Palermo. Continua »

    Ospiti
  • Nessuna pietà per Lapo

    Hanno visto Lapo Elkann a una festa importante di palermitani importantissimi. Tutti bevevano a garganella da una bottigliona di champagne che costa quanto me. Lui ha afferrato la bottigliona, stava per portarla alla bocca, come usano i ragazzetti un po’ sbracati. Il fotografo (non un paparazzo, un professionista serissimo) era già pronto col dito da cacciatore sul pulsante per lo scatto. Lapo si è fermato di colpo. Gli ha detto con una vocina querula: “Per piacere, lasciami in pace”. Il fotografo, che è uno coscienzioso, ha desistito. Tutta la serata si è snodata lungo il canovaccio di un duello rusticano, tra macchine da presa, da clic e il poverocristo Elkann che è rimasto buonino in un angoletto, per non essere pizzicato. Il fotografo poi mi ha raccontato: “I suoi occhi mi hanno fatto impressione. Mi ha fatto pena. Erano gli occhi di un animale in gabbia”. Ora, io non voglio certo difendere un indifendibile (dirò tra un po’ perché). Tuttavia, mi chiedo: come mi comporterei io con un obiettivo sempre puntato tra mutande e cuore? Come mi sentirei col mirino eternamente addosso? Cosa proverei se vedessi spiattellati i cavoli miei – relazioni, perversioni sessuali, intimità – sui giornali e in tv? Quanto ci metterei a sclerare di brutto se fossi continuamente seguito da una scorta di flash? Continua »

    Ospiti
  • Musica: Palermo vs. Catania

    Per una volta vi parlerò di chi non ce la fa, di chi non può vantarsi di conoscere questo o quello, di chi non può fregiarsi di una comparsata televisiva o di un trafiletto giornalistico: vi parlerò di noi, dei Driveshaft, talentuosa ma sfigatissima band palermitana.
    Oggi mettersi a fare musica inedita a Palermo è considerato poco più di un sogno lucido, si comincia sempre con la voglia di fare qualche cover degli dei del rock o del pop e ci si rinchiude in una sala prove per due mesi dopodichè si tenta il fatidico approccio con i locali o meglio, con i gestori dei locali che per l’appuntamento diventano tutti dei provetti direttori artistici chiedendo demo, provini e quant’altro. Ci rendiamo subito conto che quella delle cover nei pub è strada che non spunta anche perché è difficilissimo rompere il network di cover band che suonano in giro: sono sempre le stesse, hanno i componenti intercambiabili tra loro, a volte vedi una band il venerdì in un locale e il sabato te li ritrovi di nuovo lì con un altro nome solo per aver cambiato le corde alla chitarra. Lo spirito artistico non ci manca e in due mesi scriviamo sei pezzi nostri, li suoniamo tra amici che sembrano apprezzare (non è dato sapere se per pietà o vera stima) e ci convincono ad inciderli (si dice ancora così?). Adesso è cominciata la lunga litania e processione di buste spedite a case discografiche, agenzie di spettacolo e riviste specializzate, in attesa di timida promozione o solenne bocciatura o come più probabile in questi casi di un silente silenzio tombale. Continua »

    Ospiti
  • Palermo-Roma, Roma-Palermo

    Palermo-Roma, Roma-Palermo. Potrebbe essere il titolo di una mini serie, che fa il verso a Sliding doors. Perché, a volte, per acchiappare al volo l’occasione della propria vita ci vuole pochissimo e per perderla, può accadere, che ci voglia ancora meno. Nella vita, si sa, tutto può succedere, anche quello che non immagineremmo, anche quanto non è, assolutamente, contemplato nei nostri desideri. A me, tra mercoledì e giovedì, è accaduto di fare reality show, per ventidue ore consecutive, dentro un treno Espresso, che dalla Capitale doveva riportarmi in terra di Sicilia per le vacanze. Se è vero che la scaramanzia non è mai troppa, avrei fatto bene a non avventurarmi con il compare Savio, che ha fama di far ritardare, puntualmente, i mezzi su cui decide di viaggiare. Spero di cuore che la colpa sia stata solo e unicamente la sua e non del la negligenza del servizio ferroviario nazionale. Mi spiego meglio. Se le ultime 24 ore, per me, sono state una sauna mozzafiato e cattura odori nell’abitacolo di uno scomparto ferriviario, per ben 87 giovani siciliani la sosta forzata sul treno ha rappresentato la fine di un possibile sogno. Il ritardo di oltre 4 ore e mezza del treno Palermo-Roma, di martedì sera e del suo omologo, al rientro, mercoledì, ha fatto perdere, per sempre, un concorso nella Polizia a quasi un centinaio di ventenni siciliani, che, una volta presentatisi, a Roma, nel luogo “del contendere” si sono visti rispedire al mittente la possibilità di trovare un lavoro sicuro. Continua »

    Ospiti
  • Ustica

    Ogni volta che salgo su un aereo, io – agnostico convinto e smoccolatore occasionale, in perenne contraddizione ontologica tra i due termini – mando un sms a un prete. Non scrivo niente. Compongo il simbolo di una fusoliera con le ali sulla tastiera. Lui sa. E prega per me. Anche io prego. Cerco di essere morigerato, per fare una buona impressione agli dei e strappare un cenno di benevolenza. Prego per i miei cari, per il mio amore che sarebbe inconsolabile senza di me. Infine, mi metto nel mazzo. Ma sempre cercando di dare l’idea positiva di uno che si preoccupa soprattutto per gli altri. Poi, atterro. E sono pronto a peccare.
    Penso a Ustica. Penso ai riti che ognuno di noi compie, prima di cominciare a volare. È che non abbiamo le ali. Perciò, l’aria ci appare ostica e innaturale. Il nostro stesso corpo cambia ragione sociale. Diventa una cosa ibrida, né uomo, né angelo. È il precariato del cielo. Penso che, in fondo, non c’è molta differenza tra un aereo che arriva e uno che cade. Non nei gesti, non nelle facce e negli stratagemmi iniziali. C’è quella picchiata improvvisa a rendere le faccende assai diverse. Eppure nessuno l’ha mai raccontata. Manca l’altro suono della campana. Continua »

    Ospiti
  • Il caro estinto

    Caldo, troppo caldo!
    E poi, passi per la giacca, ma sta cravatta è proprio una camurrìa!
    Certo che ce n’è di gente: pare una processione.
    Oggi era giornata di starsene a Mondello, astutare il cellulare e “ciaaaao non ci sono per nessuno!”. Ma ci sono cose che si devono fare, anche se ti siddìa da morire.
    Ma poi quello delle pompe funebri da dove sta pigliando? Minchia se passiamo da Corso Finocchiaro Aprile con le macchine posteggiate in tripla fila di fronte a Nino ‘u Ballerino, ci perdiamo di casa.
    Tanto all’autista chi cinni futti c’ha l’aria condizionata e poi il morto mica c’ha fretta!
    Mi ricordo che una volta in una friggitoria come questa ho chiesto:
    “Un panino panelle e melanzane”.
    “Pagati un panino per il signore!”.
    “Signora me lo fa lo scontrino?”.
    “Sì, aspe’”
    .
    La signora prende un pezzo di carta per il pane e scrive: 1,50 €.
    “Servito, paga un euro e civvuanta”.
    Adoro queste cose… Continua »

    Ospiti
  • La cabbina

    Si è aperta ufficialmente la stagione balneare e se c’è una cosa che ci fa palermitani è…“la cabbina”.
    Quand’ero “schietto” me la facevo scogli scogli e che fossero assolutamente “free” (‘nchia come parlo moderno, où); da quando arrivarono “ i picciriddi” mi accostai ad un’elemento che ritenevo odioso, “la rina” (nel caso assai raro ci fosse qualcuno che non capisse è la sabbia, ma se non lo capisce…è inutile che legga tutto il resto).
    La “rina” a Palermo è associata ai “lidi”, i lidi a Palermo c’hanno le cabbine.
    Ho scoperto quindi un universo nuovo, molto più complesso di quel che credevo.
    Questo primo wikèn, di solito, è caratterizzato dalle “operazioni preliminari”.
    Ci si accosta con la machina il più vicino possibile all’entrata del lido, si apre il bagagliaio e si scarica una mole impressionante di roba, infatti solitamente, ci vogliono 2 viaggi.
    Il masculo scende con borsa da carpentiere, la fimmina coll’attrezzatura di taglio&cucito; i figli se sono grandicelli collaborano con ombrelloni e vari; se sono “nichi” ci si mette il salvagente a tracollo e si ci dice: almeno portati il secchiello! Continua »

    Ospiti
  • Notte prima degli esami, del 1977

    Diciotto annuzzi abbuccàti e una tensione da corde di contrabbasso, altro che violino.
    La Maturità nel 1977, anno rovente di contestazione, faceva ancora paura, timore per una commissione che veniva da fuori, tranne quello che veniva definito membro interno, che ci conosceva, unico appiglio in un mare tempestoso e aperto.
    Pomeriggio di scirocco africano, i libri messi uno sull’altro a formare altezze mai viste prima.
    Sulle rive dell’Oreto, non è uno scherzo, sulla collina che dà verso l’interno siamo in una casetta a ripassare fisica, filosofia, italiano, in realtà aspettiamo che un paio di galline anarcoidi facciano l’uovo, si, di pomeriggio, non sapete che delizia succhiarlo, con il doppio pirtuso, proprio caldo appena uscito dallo sfintere della gallina…
    Alla fine vince scirocco e decidiamo di scioglierci alle sette di sera, ognuno per i fatti suoi, quello che sappiamo, sappiamo.
    Mi telefona C., e mi fa: “Devo ripassare Fisiologia, vieni a casa mia così ti sbarìi e non pensi agli esami.”
    C. ha tre anni più di me, è una donna che tutto il Liceo conosceva per la sua sensualità e con la quale facevo pezzi di strada a piedi, all’uscita del Liceo, parlando di Kant, Lenin, del Brass e dei Cineforum del Cristal. Pur di poterla accompagnare, facevo a piedi un giro così largo che arrivavo a casa oltre mezz’ora dopo, a piedi, sempre a piedi, ma valeva la pena, era una ragazza con la quale potevi discutere di tutto, non bella ma di una sensualità incredibile e di un fascino mentale eccezionale. Continua »

    Ospiti
  • Tanti auguri Assemblea!

    La domenica del 25 maggio 1947 segnò una tappa fondamentale nella storia della Sicilia: quel giorno si inaugurò l’Assemblea Regionale Siciliana, frutto delle elezioni svoltesi il 20 aprile nella forma prevista dallo Statuto voluto dai siciliani l’anno precedente.
    È a Palazzo dei Normanni, lo stesso che fu dei re, che si tenne la prima seduta del massimo organo rappresentativo della comunità regionale, che idealmente si rifà proprio al Parlamento siciliano di origine normanna.

    In occasione del sessantesimo anniversario della nostra Assemblea abbiamo voluto avviare un percorso di comunicazione istituzionale nuovo. Da pochi giorni è stato lanciato il nuovo sito dell’Ars che racchiude informazioni sulle celebrazioni e una sezione che permette di seguire i lavori e di suggerire iniziative ai deputati. Vi chiedo di partecipare a questa iniziativa di e-democracy che reputo al passo con i tempi e importante per il rapporto con i siciliani. Nei prossimi mesi attraverso il mio sito personale cercheremo di alimentare altri spazi di discussione sulla Sicilia e i siciliani; idealmente daremo il via a questo nuovo progetto proprio oggi con un liveblog con contributi testuali, video e fotografici che seguirà ogni fase dell’evento, cogliendone sia la valenza istituzionale e ufficiale che gli umori e i sentimenti dei cittadini. Seguirò con attenzione i vostri commenti e spero di potervi incontrare personalmente e di leggere le vostre opinioni e commenti negli spazi online preposti, come anche su questo blog.

    Tanti auguri Assemblea!

    Ospiti
  • Lo sgabuzzino

    Non so se avete mai avuto uno sgabuzzino. Forse avete avuto un diario. Francamente, e con tutto il rispetto, non è la stessa cosa. Le funzioni simili potrebbero trarre in inganno. Sono luoghi dove lasciare scorrere i pensieri. Eppure, le differenze saltano agli occhi. In un diario ci metti i colori che vuoi. Uno sgabuzzino buio è soltanto nerissimo. Il diario paga la sua vivacità con una discrezione di cartapesta. Chiunque può aprirlo e leggerti dentro. Lo sgabuzzino è omertoso. Non parla. Non ci sono segni sui muri che possano essere interpretati dagli accurati speleologi della tua anima.
    Lo sgabuzzino delle zie era perfetto, una volta superata la paura. C’erano teste di bambole passate, vecchi giochi di società con i pezzi mancanti, rossi cuscini forati pieni di piume, una scala azzurrina che conduceva nel cuore ancora più oscuro di un armadio, un rifugio nel rifugio. E c’era una meravigliosa aria di sfasciume, un odore di passato. C’erano le vecchie foto del bisnonno e il suo busto di marmo, lucido e severo. Quel busto mi ha creato qualche problema di crescita. Osservando la sua rotondità, la sua levigatezza, la solennità dello sguardo scavato nella materia dallo scalpello, mi sono convinto a poco a poco di dovere essere perfetto e immutabile come lui. Solo da poco ho imparato che la nostra vita friabile è fatta di pongo e devi preoccuparti appena appena di trovare la mano giusta perché sia modellata bene. Continua »

    Ospiti
  • Uscire dalla scoccia

    Preambolo (forse è il cugino del cazzicattommolo, ma nei libri si usa quindi ce lo metto).
    Al giorno d’oggi, se non “apparisci” non ci sei, quindi… (stando al parametro di prima), sono anni che non vivo.
    La nascita dei bambini, l’acquisto della casa con maxiextrasupermutuo, hanno fatto sì che io e mia moglie sono anni che non usciamo più con amici, non frequentiamo locali ecc.
    Qualche volta ci abbiamo provato e lo stress è stato enorme (i picciriddi sempre con noi), probabilmente non riusciamo a goderci le cose, io personalmente, con un passato da animatore turistico, comico (?), attore (?), trovo tutto trito e ritrito, non riesco a guardare uno spettacolino senza fare a meno di pensare…io lo farei meglio; per sfortuna, inoltre, ho una moglie che mi ama, e quella volta che finalmente non ci penso….., lei mi guarda e fa : – tu lo faresti meglio! (Facciamoci del male). Continua »

    Ospiti
  • Io e le signore di Palermo

    Di recente sono stata ad ospite ad una trasmissione televisiva per discutere di infedeltà e fedeltà, in onore alle signore di Palermo che mi hanno raccontato le loro storie.
    Uno degli altri ospiti pensava di essere stato invitato ad una festa per scambisti e l’opinionista non faceva che parlare di trasgressione…la Palermo sotterranea comincia a venir fuori? Forse…
    Ieri a pranzo, due amici mi hanno raccontato, mantenendo l’assoluto anonimato, che un’illustre coppia palermitana è scambista.
    Allora, la prima cosa che ho pensato è stata: vedi tu che confidenze che raccolgo! E pensare che a guardarmi non si direbbe proprio che sono la persona giusta per questo genere di argomento. Quando mi sono laureata, mia nonna non si dava pace: “Dottoressa, ma chi lo deve dire che sei una dottoressa? Pari ’na picciridda.” Anche al lavoro si sono stupiti in molti dopo la pubblicazione del mio libro: “non avrei mai pensato, con quella faccia, che avresti potuto scrivere una cosa del genere: mi hai scioccato”, ha detto un collega. Per non parlare del mio dentista che ho rivisto qualche giorno fa, per il quale, ormai, non sono più la stessa: “t’ho lasciata che eri un gioiello e ora hai amiche ‘strane’ e vai in televisione a parlare di tradimenti.”
    Poi ho pensato: ma questa città, la più cool d’Italia, quando crescerà? Ancora così piccola, provinciale, bigotta. Dove appena fai una cosa, sai già che verrai processato da tutte quelle stesse persone che si lamentano di quanto questa città sia curtigghiara e falsa. Ma, ognuno di noi avrà pure la libertà di fare quello che gli pare? Forse sì, ma l’importante è che non si sappia in giro! Continua »

    Ospiti
  • La memoria e la retorica

    Il 23 maggio scorso ho visto la sincerità ingenua di molti bambini, all’albero “Falcone”, e la furbizia di troppi grandi. Aveva ragione Giorgio Bocca: “Gli italiani preferiscono l’eroe morto”. Perché quando è vivo rischia di essere additato come un rompiballe o un comunista, dipende dal vento e dalle circostanze. Ho messo fortunatamente le mani su un libro di un grande cronista – si chiama Giommaria Monti – che parla di Giovanni Falcone (soprattutto) e Paolo Borsellino. Lo trovate in edicola a poco più di sei euro (Falcone e Borsellino, la tragedia e le calunnie). È una raccolta preziosa di documenti. Si trova l’esposto al Csm di Orlando, il resoconto esatto della dichiarazione sui cassetti della Procura. Ci sono gli articoli dei fondisti che criticarono Falcone, quando a sinistra videro non certo di buon occhio la sua contiguità col ministro Martelli. Ci sono commenti di giornali di destra e di centro, in cui si imputa a Falcone e De Gennaro il fallimento dell’antimafia. C’è un pezzo in cui il giudice viene accusato di presenzialismo. Ci sono riconoscimenti “doverosi” alla sagacia del giudice Carnevale. E ci sono i verbali del Csm: leggere per credere e registrare i livelli di opposizione contro chi cercava di fare il suo dovere. Probabilmente, Giovanni Falcone non era infallibile e qualcosa l’avrà sbagliata pure lui: sarebbe un torto postumo al suo carisma, al suo impegno e alla sua intelligenza dichiararlo santo. Tuttavia, non è questo il punto. Continua »

    Ospiti
  • Viva Trapattoni!

    Quale uomo italiano alla sua età si rimette in gioco così, si gira mezzo mondo, impara un paio di lingue nuove e in più vince tanto?
    Non amo gli sfottò che si sono fatti per il suo tedesco, ma poi da parte di chi? Siamo di fronte a una classe di giornalisti e sportivi italiani di un livello culturale così elevato da accorgersi degli strafalcioni (non voglio negare le fantasie grammaticali note soprattutto nella sua lingua madre) in altra lingua del mitico Trap. Quello che non apprezzo è questo tipo di umorismo…ma poi io di Trapattoni e del calcio non sono poi così interessato…
    Questo era solo un esempio per poter dire che in italia qualcosa è davvero distorto, spesso non si parla della realtà di un uomo ma si passa direttamente alla derisione; spesso non si parla dei problemi perché non piace, ci si dispiace ma allora un bel po’ di umorismo e leggerezza…da Berlusconi che fa le corna al ministro spagnolo a Cuffaro che fa lo spot televisivo etc. etc.
    Il gergo e le metafore calcistiche adesso sono patrimonio della nostra politica, così ho trovato anche fantasioso la variante Montzemolo “scende in pista” anziché “scende in campo”. Un anno fa mi sembra che il presidente del Milan commentava l’addio di Schevchenko dicendo che lui
    è vittima della moglie ma a casa sua invece comanda lui, infatti poi la sua consorte gli scrisse una simpatica lettera mi sembra pubblicata dalla Repubblica. Ma sono questi i problemi italiani? Continua »

    Ospiti
x
Segui Rosalio su facebook, X e Instagram