Tromba in classe
Ci sono cose, botta di sale, che quando succedono, anche se a te non ti cambia niente, pensi: “Sì però ‘unn’è cchiù come prima!”.
Se uno, quando avvicina le labbra alla tromba, ti fa una nota più alta del Do, compa’, c’è picca ‘i fare, hai davanti un musicista, destinato ad entrare nella leggenda.
Perché se uno suona così, se uno se ne fotte altamente dei limiti della sua tromba in Sib, allora non si crea problemi a sfiorare la perfezione.
È uno abituato a tastarla la perfezione, ad infilarci le dita dentro.
Hai davanti ai tuoi occhi uno che, quando serve, è disposto a perdere l’equilibrio per ritrovarselo da solo.
E del resto una specie di leggenda sul Professore Miglia girava già per i locali a Palermo.
C’era chi era pronto a giurare che, da quando aveva appoggiato le labbra al bocchino della sua Blackburn, mai una volta aveva aperto la valvola per fare uscire la condensa dalla tromba.
“Perché cuci’ tu lo devi capire a quel ragazzo.
Lui, quando suona, dentro alla tromba ci sputa pure l’anima.
Anzi alla sua tromba lui l’anima ce la regala proprio!
E, se puta caso, aprendo la chiave dell’acqua, se ne esce pure un po’ d’anima, non è peccato?”. Continua »






































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