Bon-ton cinese
Premettendo che nella Repubblica Popolare Cinese la lingua inglese resta ancora poco diffusa, a Pechino i dialoghi tra stranieri e locali si svolgono allo stesso modo di due sordomuti che non conoscono il linguaggio dei segni.
Tra un cinese che non capiva che volessi dell’acqua in bottiglia ed un altro che mi portava una padella al posto del sale, insomma, con disumane difficoltà mi decisi a voler imparare un po’ la loro astrusa lingua. E come ricompensa per il mio sforzo linguistico sono stata ribattezzata con un nome cinese. D’ora in poi potrò guardare i Cinesi a testa alta ed esclamare: “lei non sa chi sono io…sono Jing Yi!”. Che probabilmente vorrà dire qualcosa come: brutta donna dagli occhi tondi del dragone celeste.
Pechino, o meglio Beijing (letteralmente: capitale del nord) è un mix affascinante di tetti spioventi color ocra adagiati su colonne rosso porpora, di smog e palazzoni moderni, di odori speziati, di quattordici milioni di abitanti e dieci di biciclette.
Sfortunatamente a causa della recente speculazione edilizia, la metà degli Hutong, tipico elemento architettonico della vecchia città imperiale, è sparita. Questi antichi quartieri popolari tramandano la vera anima della città attraverso i loro vicoli contorti in terra battuta, animati dai commercianti che, a qualunque ora del giorno e della notte, vendono le loro mercanzie. Continua »































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