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giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Ricordo del Musichiere

    Nei giorni scorsi m’è capitato di passare dalla via Marchese Ugo. Vedendo degli operai al lavoro, noto un locale in ristrutturazione. Un tuffo al cuore: non c’è più il Musichiere. Aprirà un altro Blockbuster. La globalizzazione avanza. In un attimo capisco tutto: hanno gettato la spugna, in tempi di MP3 e download lo storico negozio chiude i battenti. Come in un film rivedo me stesso che, nei cinque anni di tragitto quotidiano verso il Cannizzaro, m’incanto come un bimbo davanti una vetrina di balocchi, e poi il signor Taormina con i suoi maglioni slabbrati e il volto bonario, ma intelligentemente sornione, che disquisisce con eguale competenza di Beethoven e dei Genesis, di Debussy e dei Pink Floyd. Con questo piccolo tempio palermitano della musica, lui è stato quello che, come diremmo oggi, ha sdoganato il rock, assegnandogli per “par condicio” una delle sue due esposizioni. Si era ai tempi in cui imperversavano “Finché la barca va” e “Quanto è bella lei”. Noi la nostra musica ce la dovevamo cercare in posti come quello e sintonizzarci ogni giorno su “Per voi giovani” alle 16:20 e fu così che misi in fila i primi tre acquisti: “Atom heart mother” dei Pink Floyd, “Aqualung” dei Jethro Tull e “Tarkus” di Emerson, Lake & Palmer. Poi accadde che il riff indimenticabile di “Paranoid” squarciò una notte palermitana, in un set di polvere e fango sotto la mole del Monte Pellegrino, secoli prima che il povero Ozzie Osbourne si riducesse a fare la macchietta in un reality, ed era il “Palermo Pop ‘70”. Ma fu una luce effimera. In compenso per mesi, da quella vetrina di Via Marchese Ugo, Carole King mi ammaliò con l’intensa espressione che aveva sulla copertina di “Tapestry” mentre Rod Stewart mi schiacciava l’occhio dal suo”Every Pictures tells a story”. Ciao Musichiere e grazie!

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  • Ecco i lucchetti

    Lucchetti del ponte Milvio a Roma

    Alla fine, il lucchetto dell’amore è apparso al Foro Italico. Scenario. Villa al mare. Palo verde. Catenaccio rosso cuore. Paolo e Jenny. Davanti a uno scoop del genere, ci sono alcune reazioni a caldo che il sottoscritto vorrebbe freddamente evitare. Indignazione per l’uso improprio degli arredi urbani, con l’aggravante dello spregio di chi vanifica gli sforzi in sede estetica dell’amministrazione che ha perfino circondato la zona con dei birillini colorati assai in voga a Puffolandia. Sarcastica osservazione circa gli usi e costumi dei giovani contemporanei (mi farebbe sentire irrimediabilmente decrepito). Iscrizione all’associazione “Augusti Protettori dei pali del Foro Italico”. In era elettorale sarebbe perfino possibile galoppare con un temerario intervento a un Orlando Day o un Cammarata Party (Amici, parlo a nome dei pali a rischio. Dei pali silenziosi oggi sottoposti a una vera e propria invasione barbarica.) e strappare un accordo di desistenza nell’urna. Un assessorato al palo? Ce ne sono già tanti. E allora mi sono chiesto: cosa si può dire di un lucchetto dell’amore senza scadere nella tiritera? La questione non è semplice. Continua »

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  • “U pizzinu” su Radio 24

    Da quasi un mese sull’etere, precisamente su Radio 24, va in onda una rubrica di satira che si chiama “U pizzinu”, il sabato alle 7 e 15 e la domenica in replica alle 8 e 15. Dura 1’30″‘ circa ed è curata interamente dal sottoscritto. Un’altra occasione per continuare a rompere la minchia, per lavare i panni sporchi fuori casa e quelli degli altri in casa nostra.
    Sono veramente contento che il nome “pizzino” stia portando fortuna a un bel po’ di iniziative editoriali, dopo che i giornalisti l’hanno consacrato alla storia facendolo esplodere dopo l’arresto di Provenzano. Questo succede su carta e su web (pub: www.scomunicazione.it). Speriamo di aprire la pista anche per l’etere, qualcuno che se la tira (la pista) lo si troverà.
    Noi di Pizzino (periodico di satira con base a Palermo e vincitore del premio internazionale di satira di Forte dei Marmi nel 2006, lo ricordo solo per non fare confusione) invece, stavamo dalla già parte del torto nella
    primavera del 2005, quando ancora non era politically correct, quando il padrino non aveva le sembianze pubbliche di un ignaro e ignorante pastore timorato di Dio. Forse non significa nulla, forse no. Continua »

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  • Al cinema avendo torto (Sca)marcio

    Riccardo Scamarcio

    Sottotitolo: cronache di un sabato pomeriggio da teenager.

    Svolgimento: un piovosissimo sabato pomeriggio io e le mie solite compagne di avventure e sventure pur di non restare a casa ad abbrutirci reduci da un venerdì sera burrascoso da ogni punto di vista, abbiamo preso la malsana decisione di andare al cinema. Che cinema? King. Che film: Ho voglia di te. Che spettacolo? Non l’avessimo mai fatto: ore 18:10. Biglietto di sola andata per la scuola media. Continua »

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  • Storia del pool antimafia a fumetti

    «Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe»

    Un fumetto sul pool antimafia di Palermo può essere considerato come una scommessa o come un atto d’amore. Per me, scrittore romano, e per due disegnatori di Genova, si è trattato di entrambe le cose e così abbiamo deciso di tentare una triangolazione fra Palermo, Roma, Genova e raccontare la storia del pool traducendola in un medium che ancora non ha conosciuto le vicende che hanno scosso la Palermo degli anni Ottanta. Cercheremo di raccontare la storia di Chinnici, Falcone e Borsellino, di Buscetta nel migliore dei modi e lo faremo con il nostro linguaggio: il fumetto. Il fumetto, a metà strada fra parola scritta e cinema, permette una narrazione più approfondita di un film e allo stesso tempo più scorrevole di un saggio.
    La nostra storia inizierà nel giugno del 1979, quando il commissario Boris Giuliano sequestra mezzo milione di dollari all’aereoporto di Punta Raisi e si concluderà oltre dieci anni dopo, con la strage di via D’Amelio. Continua »

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  • “Senti noi dobbiamo parlare…”

    Inizia più o meno quasi sempre con “Senti noi dobbiamo parlare”… Ecco se sentite questa frase dovete pensare solo due cose:

    1. Minchia! (perché la vostra vita così come la conoscete, sta per essere resettata).
    2. Bafantoculo! (perché quando ci vuole ci vuole).

    Abbandonate ogni ragionamento filosofico annesso e connesso all’avvenimento, i vari:
    “Forse è un momento di confusione”,
    “Sarà che l’Ariete è in opposizione con Venere e transita su Saturno…”,
    “L’avranno rapita stanotte gli alieni e le hanno innestato un chip nel cervello”

    sono spiegazioni che vi faranno sentire meglio ma … pssss …. detto tra noi …. avvicinatevi .. piano così … chè non lo deve sentire nessuno … ecco porgete l’orecchio: “VI HA PIANTATO E BASTA!”. Continua »

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  • Clic

    Ho comprato la penna di G. Era nella vetrina di una cartoleria in centro. L’ho riconosciuta subito. Fusto celeste, cappuccio bianco inamovibile. Poi, la caratteristica che la rende immortale. I quattro tasti che comandano il colore. Clic. Vai col blu. Clic. Scegli il nero. Clic. Il rosso per le firme importanti. Clic. Il verde per cancellare una giornata d’autunno inoltrato. Con G. ho fatto le elementari. Era un tipo che destava curiosità. Gli volevo bene. Per gli occhiali con l’otturatore ruvido, credo. Per la sua pronuncia con la erre moscia (mi chiamava “Vobevto”). Per il suo sguardo serio da padre di famiglia, nonostante fosse appena un bambino. Per la svagatezza che lo rendeva luminosamente impalpabile. Pareva fatto d’acqua e gocce d’oro zecchino. Ma la cosa più strabiliante era la penna da cui non si separava mai. I miei compagni si dannavano per le figurine Panini, imbastendo traffici clandestini e campionati proibitissimi “a battone” o “a letterina”. Io toccavo il cielo con un dito quando il mio geloso amico decideva di concedermi un giro sul quaderno a quadretti con la sua meraviglia dai quattro colori. E ci disegnavo il mondo che volevo. Continua »

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  • Castello Utveggio golf club

    Recentemente il governo regionale, nel quadro di un programma di valorizzazione e di dismissioni del suo patrimonio immobiliare, aveva pensato di alienare anche Castello Utveggio, attualmente adibito a sede del Cerisdi. In seguito a perplessità espresse in ambito di dibattito parlamentare, tale decisione è stata ritirata mentre immobili molto commerciabili, come le sedi di vari assessorati, della Corte dei Conti o di enti come l’ESA o l’Istituto della Vite e del Vino, sono stati apportati o ceduti ad uno speciale fondo di investimento immobiliare appositamente costituito (la Regione ha mantenuto l’uso di tali strutture pagando un affitto).

    Personalmente, ho sempre pensato che una struttura frutto di un progetto “visionario” quale è Castello Utveggio, nato per essere un albergo di lusso più che una “scuola di eccellenza”, meritasse di ritornare alla funzione per la quale è stato costruito tra le due guerre mondiali. Il fatto, perciò, che il governo regionale abbia mostrato la disponibilità a cederlo, mi ha fatto ritornare in mente l’idea che, forse, sarebbe più utile affidarlo in concessione ad un operatore internazionale del turismo di alto livello. Palermo è una città d’arte, ma a tale tradizionale richiamo si potrebbero abbinarne altri. Continua »

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  • La signora Pina

    Chi si appresta a leggere sappia che ogni riferimento a fatti e persone non è casuale. Chi ha deciso, pertanto, di proseguire nella lettura, non si aspetti di trovare rivelazioni eclatanti. Chi è ancora impigliato tra queste righe, qualora continui, credo debba sentirsi in dovere di giungere fino all’ultima sillaba, se non altro per vedere come va a finire.
    A quei pochi rimasti racconto che la signora Pina di Palermo si è trovata, per volere del destino, a recitare una parte da protagonista sul palcoscenico della parentesi panormita della mia vita.
    Signora d’età, ultraottantenne per la precisione, dall’aspetto distinto, dotata di loquacità superiore alla norma, con timbro di voce elevato, come capita spesso a chi registra, con il passare degli anni, un abbassamento dell’udito che è direttamente proporzionale all’accrescimento della convinzione che anche gli altri non sentano, depositaria di una quantità immensa di ricordi e di saperi, in sintesi fimmina di casa, e non solo, sperta, come direste dalle vostre parti. Continua »

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  • Gli scemi del villaggio globale

    Oggi sono in vena di polemica con la P maiuscola.
    Spiego fin dall’inizio che è sempre meglio…
    Io adoro mangiare le classiche schifezze da fast food e mi sembra ridicolo che nel 2007 debba aspettare di partire per godermi una sacrosanta ciambella ipercalorica della Dunkin’ Donuts (mica posso andare sempre alla Cuba no?).
    Sembrerà ridicolo come inizio, me ne rendo perfettamente conto. Ma oggi sono incattivita… Considerando pure che ormai anche la città piu inutile e piccola dell’Europa occidentale (e del mondo) è fornita di questa catena, ovviamente americana.
    Che dire poi di Starbucks? È stato annunciato che “il colosso a tutta caffeina”, sto citando, nel 2005 sarebbe sbarcato in Italia, Italia cioè Roma e Milano. Io non ne vedo… Mi devo fidare? Ah, forse è una caccia al tesoro! Sinceramente non so se ci siano, anzi non credo proprio. Anche se comunque sono stati aperti molti locali che evidentemente ne condividono la filosofia e lo stile. Ma noi italiani siamo cosi: l’erba del vicino è sempre la più secca! Continua »

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  • Divieto di transito per terremoto

    Vi scrivo dall’imbocco della strada che da Valdesi conduce in cima a monte Pellegrino. Vi scrivo dal chiuso della mia automobile. Sono qui fermo da un paio di giorni, non mi decido a andare avanti, né posso tornare indietro, per un semplice e secondo me civilissimo motivo: ho deciso di osservare scrupolosamente la segnaletica stradale. Nel frattempo alle mie spalle s’è formato un ingorgo di altre macchine che vorrebbero passare, ma io non mollo, almeno fin quando non sarò sicuro di essere nel giusto.
    Il problema nasce dal fatto che davanti a me si erge la minaccia di un disco rosso su fondo bianco. In questa città le indicazioni stradali conoscono parecchie varianti pirandelliane, e ognuno di voi è libero di stilare una propria aneddotica. Ma nello specifico, questo divieto d’accesso mi preoccupa perché subito sotto riporta una specificazione: In caso di condizioni meteorologiche avverse… In questo momento, per dire, sta piovendo. Una leggera pioggia intermittente basta a costituire impedimento al transito? O ci vuole una grandinata, un uragano, qualcosa di più consistente? Posso procedere oltre, o rischio di trasformarmi in un fuorilegge? Continua »

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  • Lavoratori autonomi

    All’inizio c’era solo Robert. Poi si unì Johnny, infine Akinwa.

    Robert ha spesso un maglione verde di buona fattura, una camicia stirata, jeans, scarpe di cuoio. Sembra un’impiegato o uno studente di un college americano. Lavora di buona lena, dalla mattina alla sera e guadagna monete sonanti, anche se di piccolo taglio.

    Il lavoro se lo è inventato lui, forse l’ha copiato da qualcuno da qualche altra parte, ma all’ipermercato della grande Piazza è stato il primo.

    Poco dopo che i cassieri passano il badge, arriva anche lui e si sistema, con il loro consenso, alla fine del bancone della cassa, dove si raccolgono i prodotti acquistati dopo che l’impiegato ne ha scansionato il codice a barre. Con calma e metodo Robert li mette nei sacchetti. Li sistema per tipo (i generi deperibili, quelli a lunga conservazione, i detersivi), ingombro e peso (non bisogna superare un certo limite o il sacchetto si rompe). È attento alle priorità, per esempio non mette mai la bottiglia di olio sopra le uova, altrimenti si rompono. Come capita a me. Continua »

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  • Lamento di un cittadino

    A Palermo siamo abituati a dire “ci difendiamo” quando qualcuno a lavoro ci chiede “come va”? Poi c’è un vecchio detto che recita “se vuoi stare bene lamentati”! Forse si voleva dire che quando una cosa è fatta male sarebbe meglio dirlo che subirla senza lamentarsi…o meglio che lamentandosi si può trovare qualcuno che ti aiuta…a risolvere qualche problema – abituati come siamo da sempre ad averne tanti… – magari un amico in un ufficio per spicciarsi a mandare avanti una pratica… Eccomi allora a lamentarmi…

    Qualche giorno fa trovai sul parabrezza della mia auto una contravvenzione: avevo dimenticato di rinnovare il pass dell’Amat, fondamentale per avere diritto a un un parcheggio – attenzione, senza la certezza di trovarlo! – nella zona blu del mio incasinato quartiere…può capitare, no?
    Quello è stato un giorno maledetto a partire dal quale mi ritrovai nell’angoscia dell’immediato pagamento del pass per evitare altre contravvenzioni…ma non è stato facile… Continua »

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  • Perché Sanremo è Sanremo (anche a Palermo)

    Prologo
    È cominciato tutto con una telefonata, qualche giorno fa. Una di quelle minacciosissime telefonate che iniziano con “Buongiorno. Stiamo conducendo un’indagine….” e poi magari l’indagine è sui consumi dei bagnoschiuma nella popolazione giovanile. Io, che di mestiere un domani potrei far questo, non mi sottraggo mai alle interviste telefoniche e rispondo sempre con vellutata gentilezza: “Cosa? In media quanti litri di bagnoschiuma consumo in un semestre? Beh…mi ci faccia pensare su…”.
    Stavolta la signorina al telefono è particolarmente gentile e il tema è di mio interesse: musica. Dopo aver sondato i miei “gusti” (confesso, si, adoro la musica italiana, si quella alla Ligabue o alla Eros Ramazzotti..) la tizia mi chiede se ho impegni la sera del 28 febbraio. “Impegni? No…(ahimé!) non credo..”. Così scatta l’invito per partecipare alla giuria “palermitana”del Festival di Sanremo. Mi dico: “Perché no, in fondo è divertente” e ringrazio la signorina per non aver chiesto se il bagnoschiuma al mirtillo è meglio di quello alla rosa canina.

    La sera
    Arrivo alla sede RAI di viale Strasburgo puntualissima e un po’ in tiro (non si sa mai che gente circoli negli studi televisivi, no?). Entro e insieme alle guardie giurate altri giurati come me attendono istruzioni. Sul tavolino della sala d’attesa vi è un magazine con la faccia di Baudo in copertina: realizzo che quella che mi attende sarà una lunga serata. Continua »

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  • Economia della conoscenza

    Di conoscenza si può anche vivere e bene. Ogni epoca ha avuto i suoi governanti e ogni azione di governo ha avuto le sue priorità, lasciando talvolta ai posteri testimonianze durevoli del proprio passaggio. Quando lo stesso monumento, le stesse pietre sono state testimoni di avvicendamenti di governi e di governanti, almeno dal 1130 d.C. ai giorni nostri, come è il caso del più antico parlamento del mondo, Palazzo dei Normanni, qualche riflessione sorge spontanea.

    Proprio qui un illuminato governante, Federico II, ha consentito alla lingua e alla letteratura italiana di muovere i primi passi in una capitale del Mediterraneo già poliglotta (esempio di politica in favore della cultura). Sempre qui, altro governante, il viceré Francesco D’Aquino, ha fornito i mezzi tecnologici ad un abate-astronomo che ha arricchito il nostro sistema solare della scoperta di un corpo celeste sino ad allora sconosciuto (esempio di politica in favore della ricerca scientifica pura).

    Ma veniamo ai nostri giorni: quanto costa Palazzo dei Normanni per il suo funzionamento? Circa 150 milioni di euro l’anno (di cui il 75% per stipendi e pensioni). Cosa “produce” Palazzo dei Normanni? Una ventina di “leggine” (le leggi sono ben altra cosa!). Continua »

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  • Luoghi comuni siciliani

    Ieri un mio amico di Bergamo è venuto a trovarmi (motivi di lavoro) nella mia bella città, cosicchè mi sono ritrovato a fare da cicerone in giro per Palermo.
    Per quanto però possano essere interessanti le Mura delle Cattive, la Cattedrale e i Quattro Canti, cosa c’è di meglio del confrontare quelli che sono i luoghi comuni sui palermitani con la realtà? Ecco dunque cosa ne è venuto fuori…

    1. Il palermitano è pigro: verissimo. Il palermitano medio, ove possibile, gradirebbe poter parcheggiare il suo mezzo di locomozione ai piedi del letto, così da non dover sopportare l’immenso sforzo di percorrere lo spazio che va dal parcheggio al materasso;
    2. il palermitano parla in siciliano: falso. Oltre che il dialetto siciliano non esiste (c’è il palermitano, il messinese, ecc.)… l’unica colpa che si può attribuire al palermitano medio è quella di fare un pò di confusione tra i termini dialettali e il loro corrispettivo italiano. Accade dunque di sentir dire “esco il cane” per indicare che si sta portano fuori il cane a fare la passeggiata ‘fisiologica’;
    3. Continua »

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  • La casa di piazza Europa

    Sono tornato, sai. Ho chiesto al portiere di farmi salire un attimo. “Per amarcord” gli ho detto. Lui ha pensato a un calciatore francese. E mi ha spalancato la dogana dei ricordi. Mi sono fermato davanti al campanello. C’è un altro nome, adesso. Ma quel campanello io lo riconosco. Il mio dito rammenta i suoi lineamenti a naso. Le mie orecchie non hanno dimenticato il tintinnio stridulo. Bisognerebbe commissionare uno studio metafisico per sapere quanta anima si lascia sulla superficie di un normale campanello d’appartamento, nel corso di una vita. Quanto pesa l’indice di un ragazzino che torna sudato da una partita in strada? Quanto il pollice in fibrillazione di un adolescente che ha dimenticato le chiavi, dopo una notte d’amore? Se il campanello fosse una capocchia di infinito potrebbe registrate tutto. Ma è troppo minuto e liscio. Le emozioni gli scivolano addosso.
    Sono tornato, dunque. La porta blindata è socchiusa. Non ho nemmeno bisogno di spingerla. Eccomi. Che buffo, sai. Casa mia – cioè casa tua – è come era allora, nonostante il nome diverso sulla targhetta. All’ingresso comincia un lunghissimo tappeto grigio. Un tapis roulant. Un Virgilio impolverato per guidare i passi del ragazzo di una volta, diventato straniero nel cuore del suo stesso cuore. Non andare subito a destra, suggerisce il tappeto. Il gioco dell’oca prevede un salto in cucina. C’è una nebbia fitta da minestrone in corso. Continua »

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  • Malvestiti

    Mmm……dunque dove eravamo rimasti?…..Ah si! Malvestite & co..
    Qualcuno mi ha fatto richiesta di dare sfogo anche all’altra faccia della medaglia e spendere qualche parolina a proposito di malvestiti… Allora, cari maschietti, vediamo di trovare qualche difettucolo anche sul vostro modo di abbigliarvi e sulle vostre scelte in fatto di stile e gusti.
    Ancora una volta mi servirò di testimonianze dirette.
    Tempo: sabato pomeriggio. Luogo: parruccheria/centro estetico di viale Strasburgo. Soggetti: giovani fanciulli, di età oscillante tra i 16 e i 20 anni circa. Look richiesto: capelli rigorosamente lisci, ottenibili anche artificialmente, con riga molto laterale e ciuffo occupante l’intero spazio della fronte; oppure versione hi-tech del cosiddetto “crestino” di origine punk, ora riadattato negli anni 2000 in ambito fighetto (…..ma è contro natura!!!!!!): si sollevano le ciocche centrali della testa, si sfrangia il tutto, si aggiunge, a piacimento, il solito ciuffetto sulla fronte (di cui sopra) e si definisce la piega con cera o gelatine “anti-urto”. Continua »

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  • Ufficio Oggetti Smarriti

    “Signora venga, qualcosa c’è”. Non sapevo cosa pensare… Perché non dirmi al telefono esattamente cosa avevano trovato? Un documento, il portafoglio vuoto, o pieno, una carta di credito…mi chiedevo se valesse la pena di avventurarmi nelle strade di un quartiere a me quasi sconosciuto come quello di Brancaccio, senza sapere cosa era stato ritrovato del mio portafoglio, smarrito un mese fa. E se avessi ritrovato soltanto un documento già sostituito? Una carta bloccata? Avrei perso del tempo inutilmente…un collega del mio ufficio, anche il mio comunale, come quello – incredibilmente – degli Oggetti Smarriti, mi aveva suscitato il sospetto che potesse esserci del marcio, e che mi avrebbero fatto ritrovare soltanto ciò che non poteva far gola a nessuno…figuriamoci!

    “L’ufficio si trova in via Macello accanto al lavaggio dell’Amat”… Ma che posto sarà, mi chiedevo…no, non potevo rinunziare senza sapere cosa avevano trovato…e senza conoscere quel luogo…un ufficio comunale dove ti fanno trovare quello che hai perduto…può essere mai?…A Palermo? E come poteva funzionare una cosa simile? Continua »

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