Nigerian home restaurant
Martedì sera io e quella pazzerella di Bea, che mischina si fece nove ore di treno per venire a gustarsi le prelibatezze made in Sicily. Tu immagina: il terzo piano di una casa di Ballarò, quelle della zona del mercato. Una di quelle case mezze cadenti, che a vederle da fuori le dai per disabitate. Non ci sei stata mai a Ballarò dopo la chiusura del mercato, di notte? Scuro, acqua lorda a terra, lattughe marce, pesci scafazzati. Un Cristo flagellato in vetrina tra fiori e lampadine, che ti talìa con gli occhi spalancati. Tutto attorno case che fanno Sarajevo 1993, pirtusi di proiettili, vetri rotti, panni stesi. Una casa di queste.
La mia amica Mercy ci accompagna a un portoncino di legno, suona. La porta si apre, ma luce nella scala non ce n’è. Beatrice comincia a inquietarsi: oh ma nun è ca mo c’accireno?
Biih, e che ti pare, che stiamo a Napoli? stai tranquilla e mettiti dietro a me, faccio luce col cellulare.
Sopra ci aspetta una signora nera mastodontica.
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