Profilo e post di Salvatore Presti

e-mail: s.presti@alice.it

Biografia: Salvatore Presti è nato a Palermo il 13/03/1967 ed ha sempre vissuto nella sua Palermo. Secondo di quattro figli, fin da piccolo è stato un tipo introverso che ha sempre lottato per far valere le proprie idee. Da ragazzo ha praticato alcuni sport: lotta greco romana, nuoto, pallanuoto e tuttora pratica nuoto e vela. Nel giugno del 1985 consegue la Maturità Tecnica per Geometra. Amante delle materie scientifiche, senza però mai disprezzare la lettura e la narrativa, nel 1985 si iscrive all’università di Palermo presso la facoltà d’ingegneria e per lunghi anni è stato frequentatore dei suoi parcheggi. Nel giugno del 1989 vince un concorso alla Regione Siciliana come funzionario, dove tuttora lavora.Nel 1995 si sposa e dal matrimonio nascono due belle bambine. Nel luglio del 2001 consegue la laurea in ingegneria civile dei trasporti riuscendo nella mitica impresa di far partecipare all’evento la sua famiglia, lo ha fatto solo per questo. Nel 2003 prende coscienza della precarietà della vita a seguito di una “bella esperienza” e comincia scrivere poesie per necessità. Hobby: mangiare arancine (che non sono le arance piccole), cucinare la domenica mattina (con sommo dispiacere della moglie), coltivare ortaggi, internet, cad, fare la spesa, leggere, scrivere poesie, praticare sport, viaggiare. Una frase che gli ha cambiato la vita: Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce (Blaise Pascal: matematico, filosofo tra l’altro padre dei calcolatori).

Salvatore Presti
  • Piazza Indipendenza

    Segnalazione traffico intenso a piazza Indipendenza

    Volevo segnalare il fatto che a seguito dei lavori su corso re Ruggero piazza Indipendenza è diventato l’ennesi tappo delle città.

    Il traffico automobilistico si estende sulle vie che affuiscono fino al Tribunale, corso Calatafimi, via Cappuccini, corso Pisani.
    Questo accade perché si da per scontato che tutti gli automobilisti sappiano di questa situazione senza nessuna segnalazione a monte, senza che sia proposto nessun percorso alternativo.

    La cosa grave è che ad una situazione anomala ma programmata non venga accompagnata da un’assistenza adeguata dei Vigili urbani. Continua »

    Palermo
  • Riflessione su via Roma e sulla crisi: quale tessuto?

    Qualche giorno fa, dovendo effettuare delle compere, ho deciso di fare una passeggiata in via Roma: erano anni che non lo facevo. La prima cosa che mi ha colpito è stato che rispetto agli anni passati c’erano poche persone che camminavano, poi, moltissime vetrine di negozi ormai svuotate rimandavano a immagini di carcasse svuotate di vecchie auto da rottamare. Era come se un pezzo di città si fosse addormentata a macchia di leopardo per sempre. La crisi di cui tutti parlano è arrivata anche qua, è sicuramente un dato di fatto. Questa è dovuta in parte ad una “evoluzione”, involuzione, del sistema economico e commerciale che si è voluto dare alla città per omologarla alle grandi città d’Italia e d’Europa, la realizzazione di grandi centri commerciali dove poter effettuare compere di ogni genere o vivere parte della vita, e nel dire questo non esagero. Questi grandi centri commerciali sono come se fossero delle grandi astronavi dove perdere la cognizione del tempo; è significativo che quasi tutti i negozi non hanno nessun apertura verso l’esterno, che la luce naturale che entra è filtrata da vetri opacizzati, come a volere creare un mondo nuovo, il parco divertimenti dove si recarono Pinocchio e Lucignolo nella fiaba di Collodi. Naturalmente, come nella fiaba, questi luoghi hanno il potere di trasformare le persone da individui ad asini, solo che oggi questo piccolo inconveniente non si vede perché particolari computer rimandano un ologramma che inganna l’avventore che li frequenta. Continua »

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  • I cipressi di piazza Magione

    I cipressi di piazza Magione

    Alcuni spazi nascono con la storia, con i bombardamenti ad esempio, come è successo nella seconda guerra mondiale nell’area oggi designata piazza Magione. Le ferite di quel momento storico sono ancora rilevanti, si può notare nel prato le fondamenta dei vecchi palazzi rimasti lì come antiche orme. Qualcuno nel passato ha pensato che per coprire le rovine che perimetravano la piazza fosse stato giusto piantare dei cipressi in linea in modo da creare una barriera naturale e nascondere alla vista i palazzi o ciò che ne era rimasto, come se si fosse trattato di una zona cimiteriale. Continua »

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  • Una tipica storia di inefficienza palermitana

    Una tipica storia di inefficienza palermitana
    (foto del 18/05/2011 – inizio di via Brasa)

    In un post del blog Mobilita Palermo veniva data la notizia che in data 1 febbraio 2010 che era in corso di realizzazione la nuova corsia preferenziale per i bus su via Ernesto Basile realizzata riducendo la carreggiata che collega via Brasa con viale Regione Siciliana. Questo per mettere in collegamento il terminal 2 bus Amat (Basile) con piazza Indipendenza in modo efficiente. Naturalmente coloro i quali hanno fatto questo intervento di modifica dell’assetto stradale sapevano benissimo che avrebbero ridotto la sezione di marcia, così per non diminuire la sezione stradale, hanno messo dei cartelli di divieto di sosta a partire da via Brasa e sul tratto iniziale di via Basile. IL FATTO INCREDIBILE È CHE NELLA ZONA IN CUI È STATA VIETATA LA SOSTA L’AZIENDA SICILIANA TRASPORTI HA TUTTORA IL SUO TERMINAL DI BUS PER I COLLEGMENTI DEI PAESI SERVITI DALLA PALERMO SCIACCA. Continua »

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  • PUT, il tempo delle osservazioni

    Ricordate il film Johnny Stecchino e le piaghe della Sicilia? Forse uno dei tra problemi atavici di Palermo sta per essere curato. Dopo un’odissea durata 13 anni finalmente l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana ha approvato il piano urbano del traffico di Palermo. Per l’adozione definitiva necessitano ancora due passaggi, come riportato nell’articolo del Giornale di Sicilia: «[…] il piano adesso sarà pubblicato nell’albo pretorio e i cittadini avranno trenta giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. A queste seguiranno le controdeduzioni dell’ufficio Traffico. Poi toccherà al consiglio comunale, ultima tappa per l’approvazione definitiva e l’entrata in vigore. I cui tempi rimangono dunque indefiniti».

    È venuto il momento di scrivere, di presentare le osservazioni, mettere in evidenza le criticità che giornalmente osserviamo sotto casa nostra e nei percorsi che facciamo in città. Con una buona idea si possono fare grandi cose. RICORDATE CHE ABBIAMO 30 GIORNI DI TEMPO.

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  • La non apertura del parco Ninni Cassarà

    Parco Cassarà

    I lavori per realizzare il nuovo Parco D’Orleans sono iniziati il 22/04/2005, sono stati sospesi il 27/09/2006, sono stati ripresi il 09/04/2008 dovevano completarsi secondo le previsioni della tabella lavori il 30/06/2009. In data 06/08/2010 il parco è stato inaugurato e dedicato a Ninni Cassarà, ma il parco non è mai stato aperto. In atto la ditta esecutrice sembrerebbe che esegua la manutenzione delle piante, non vi sono custodi. Non volendo entrare nel merito di come sia stata realizzata l’opera, ogni volta che passo da lì mi pongo queste domande:

    • Perché ancor oggi il parco rimane chiuso alla fruizione del pubblico?
    • Perché un opera pubblica non può essere collaudata in tempi ragionevoli, liquidando all’impresa il saldo o, ove necessario, pretendendo la restituzione di somme?
    • Perché in altre zone della città si sono realizzate aree a verde senza recintarle,come a ridosso dello Stadio delle Palme?
    • Perché il Comune di Palermo non riesce a trovare quattro custodi per aprire il parco?

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  • Simbiosi palermitana

    Dal dizionario Sabatini Coletti della Lingua Italiana ho tratto la definizione di simbiosi: simbiosi [sim-biò-si] s.f. inv.1 biol. Associazione fra due o più individui appartenenti a specie vegetali o animali diverse, in modo che dalla vita in comune traggano vantaggio entrambi, ovvero uno solo ma senza danneggiare l’altro 2 fig. Sintonia, intima associazione: coniugi in perfetta s.; compenetrazione, fusione: s. tra svariate forme artistiche. Mi piacerebbe conoscere dai lettori quale siano le forme di simbiosi della mia città in tutte le sue forme. Per fare un esempio a piazza Marina bazzica un cane dalmata (Roby) che scambia affetto in cambio di cibo. La mattina lo si può trovare nei pressi di un ufficio in via Lungarini, lì aspetta sempre delle signore che vanno al bar vicino per un caffè, lui le scorta scodinzolando ed abbaiando a chiunque si avvicini nel tragitto fino all’esercizio commerciale, arrivato lì aspetta fuori dal bar per fare il percorso inverso, naturalmente riceve sempre in premio qualche cosa da mangiare. Continua »

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  • 8000

    Questo mio pensiero a molti non piacerà perché voglio parlare della morte naturale a Palermo. Qualche lettore starà già toccando……..o già è passato ad altra lettura, ma il mio desiderio di scrivere due “cose” mi induce a continuare, anche se ciò che scriverò dopo non verrà letto da nessuno e verrà perso su una pagina sperdute del web.

    Penso che noi viviamo nell’era in cui la morte non deve essere considerata ovvero sconfitta, questo è un fatto generale e non riguarda solo Palermo, e ciò è dimostrato dal fatto che qualche facoltoso sta già studiando di costruire delle cliniche nel nord dove si potrà vivere fino a 150 anni, non viene detto come si vivrà, ma queste sono cose che riguardano solo i facoltosi, non le persone comuni. Anche se non siamo facoltosi i messaggi che ci arrivano ogni giorno dai i mass media sono pieni di elisir di lunga vita, di prodotti dietetici etc., di gente giovane, addirittura di anziani presentatori che continuano la pubblicità pure da morti, con il consenso della famiglia e degli amici più cari, non per soldi,ma per rispettare e onorare la memoria del defunto.

    Di contro in ogni casa, anche in quelle di Palermo, a qualsiasi ora del giorno, anche durante i pasti, si parla di morte e questo perché con le notizie dei telegiornali o talk show sono piene di notizie di decessi dovuti a guerre lontane migliaia di chilometri da noi, di incidenti stradali o sul lavoro, di catastrofi, di fatti criminosi; ma queste sono “cose” che riguardano gli altri, non noi. Continua »

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  • Cronaca di un sabato (3 ottobre 2009) a sala delle Lapidi

    Un agitar di mani, non più di cento persone incantate dall’ incantatore americano dentro Sala delle Lapidi, ed immagini di come si può salvare il nostro mondo (Palermo) semplicemente utilizzando le mani. A seguire l’intervento di un visionario, un siciliano naturalmente, che aveva studiato alla Bocconi di Milano ma che per scelta, contro la volontà di suo padre, era tornato in Sicilia non solo per lavorare ma per salvare la sua terra, riportando l’onore perduto, nel senso migliore del termine. Il racconto di come si fa in Sicilia la raccolta differenziata porta a porta nell’ambito ATO 2 Sicilia anche in cittadine di 50.000 abitanti, l’entusiasmo delle persone e dei sindaci che vi partecipano la piccola rivoluzione apportata al sistema raccolta rifiuti apportando semplicemente il buon senso ed utilizzando le risorse esistenti. Un’eroina come Giovanna D’Arco che incita tutti a mobilitarsi, che fa vedere con semplici interventi minimali si possa riciclare con una piattaforma tutte le sostanze organiche di Palermo su di una are di 10.000 mq e un investimento di 50.000 euro. Stranamente nessuno parla di questo. Continua »

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  • Fumo

    Quel pomeriggio con la mia ragazza era stato splendido, il mare di Mondello ci aveva saziato gli occhi con la sua bellezza, il verde caraibico del mare siciliano non aveva nulla da invidiare a quello delle isole che scoprì Colombo. Allora avevo 18 anni, era il 1977, e mi trovavo in compagnia di Maria, quella che oggi è diventata mia moglie, erano i primi approcci di un amore puro come lo era il mio cuore di allora, anche l’aria sapeva di fresca salsedine, di pulito. Così soddisfatti della giornata ci dirigemmo alla fermata di dell’autobus, quella in prossimità della piazza di Valdesi, il luogo che delimita il confine tra la località balneare e la Favorita, il parco di Palermo che divide la città dalla famosa località marina. L’attesa stranamente non fu molto lunga come al solito, erano circa le sei del pomeriggio, ed i bagnanti dei lidi, come noi, erano già sulla strada del ritorno, anzi molti si trovavano sull’autobus della linea Sei Bello per tornare in città. Gli autobus di allora non erano capienti come quelli di oggi, il prezzo da pagare naturalmente, sia all’andata che al ritorno, a parte il biglietto era quello di dovere viaggiare stipati come le sardine. Io come mio solito, per evitare troppi contatti, preferivo stare nella parte retrostante l’autobus, appoggiato con le spalle al vetro, così pure Maria vicino a me. Era un continuo guardarsi negli occhi per trovarci ed annullare tutto ciò che stava intorno, ma ad un certo punto quel nostro amoreggiare fu interrotto da un suono non familiare: non era il rumore del cambio, né quello della marmitta bucata, del mezzo, né quello giocoso dei bambini, né il civettare delle donne che continuavano il cuci e scuci che avevano iniziato nelle piazzole dei lidi, era il pianto, anzi no, era il lamento di un’anziana signora seduta vicino la bussola dell’apertura posta a metà del mezzo. Cercai di capire cosa stesse succedendo, ma non riuscivo a vedere bene. Continua »

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  • La fu caffettiera

    Ogni ufficio ha la sua caffettiera, anzi no, ogni piano ha la sua caffettiera, meglio ogni gruppo che si rispetti, ogni cerchia di colleghi. Non so come sia cominciato il rito, forse qualche secolo fa, ma ogni mattina chi arrivava prima in ufficio aveva il compito di preparare la caffettiera sei tazze e metterla sul fornello elettrico.
    Pian pianino nell’archivio, nel bagno per disabili, attorno all’armadio incassato nel muro si formava un capanello di estimatori. Ognuno raccontava la sua: mia madre ieri sera…., mio figlio…., sai cosa è successo ieri al terzo piano…., la tizia oggi è più bona del solito. In quei dieci minuti la giornata cominciata triste, veloce ed affannata, ricominciava a prendere un ritmo umano, normale goliardico, e poi succedeva un miracolo tutte le razze presenti in ufficio: dirigenti, funzionari, istruttori, asu di seria A e B, dimenticavano i ruoli e riuscivano a parlarsi serenamente come uomini liberi dagli schemi. “Sono arrivato tardi”, esordiva un altro pretendente alla tazza, ed il capo cerimoniale di turno: “non ti preoccupare ce lo dividiamo (nu spartemu)”. La tazza di caffè condivisa secondo me permette fino in fondo di entrare in una profonda intimità di pensiero. Continua »

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  • Il principato di Ballarò

    Il principato di Ballarò è uno stato indipendente che si trova nel cuore dell’antica Palermo, sulla strada che collega corso Tukory a Casa Professa. Se qualcuno dovesse attraversarlo per la prima volta avrebbe l’impressione di trovarsi in un porto franco ed in una zona della città senza le regole dello stato Italiano, dove l’anarchia regna. In realtà non è così. Il mercato ha delle regole che si sono sviluppate nei secoli, parallelamente a quelle delle varie dominazioni che si sono susseguite. Questo è un mercato dove si commercia ogni tipo di genere alimentare, ma non solo, vi sono anche gioiellerie, negozi, pasticcerie, taverne. Una cosa che si nota subito è che ancor oggi quasi tutti i commercianti non emettono lo scontrino fiscale. Da questo già si percepisce che si è in un luogo dove nessuno paga le tasse o quantomeno le evade. Basta un metro quadrato di spazio o meno per aprire un esercizio commerciale ad esempio di frutta e verdura, naturalmente la licenza non viene rilasciata dalla camera di commercio, ma dai commercianti vicini con il benestare dello zio di turno. Questo tipo di esercizio volante, spesso formatto da cassette di legno sulle quali viene riposto un piano di vendita formato da una tavola, può essere posizionato ovunque, anche al centro di una strada, l’importante è che si lasci uno spazio di almeno 40 centimetri tutto intorno, quello necessario a far passare una persona con sacchetti di plastica pieni di spesa. Continua »

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  • I cassonetti sempre aperti

    Da qualche tempo la mattina quando mi reco in ufficio il paesaggio urbano è cambiato. Le solite strade, i soliti palazzi, il solito traffico, ma qualcosa mi è arrivato in faccia inconsapevolmente: i nuovi cassonetti, che dopo anni l’amministrazione comunale di Palermo ha posizionato per strada, risultano sempre aperti. Mi spiego meglio: le aperture dei cassonetti, di tutti i cassonetti, risultano bloccate con dei pezzi di legno o di bottiglie o di qualsiasi oggetto adatto allo scopo.
    La cosa mi ha lasciato perplesso. Mi sono detto: forse qualcuno ha pensato di tenerli aperti per aumentarne la capacità? O forse questa è una nuova forma d’arte? O forse qualche mio vicino di quartiere ha pensato bene che tenendo i cassonetti aperti si poteva buttare più facilmente la spazzatura lanciando il sacchetto dal finestrino della macchina in corsa, senza scendere dalla macchina, naturalmente con un bel risparmio di tempo? E poi, sicuramente, non ci sarebbe stato nessun contatto con quella cosa schifosa e sudicia che si chiama cassonetto. Molti pensieri mi affollarono la mente. Continua »

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