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mercoledì 25 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Incrocio

    Vado a prendere un caffè dopo pranzo. Appuntamento, con l’amico del cuore, in centro. Oggi è caldo, lo scirocco non dà tregua.

    Al ritorno verso casa, trovo tutti i semafori rossi. Mi annoio, sono stanca. Altro stop, all’incrocio con via Notarbartolo.

    Lui è lì, vestito forse in maniera da risultare fuori stagione. Troppi abiti addosso. È seduto a testa bassa, con la schiena appoggiata ad un’auto posteggiata.

    Chiede l’elemosina, in genere. Adesso mi pare davvero troppo stanco, anche per domandare. Mi pare sia italiano, almeno all’apparenza.

    Se così fosse, non ci sarebbe nemmeno da prendersi il disturbo di doverlo rimpatriare. Continua »

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  • Pagine

    Il primo libro che ho letto è stato Cyrano de Bergerac ed ho imparato l’amore.
    Il secondo è stato Ifigonia Inculide ed ho imparato le parolacce.
    I libri li sceglievo sempre tra quelli di mio zio.
    Glieli rubavo di pomeriggio, quando andavo da mia nonna.
    Furti su furti in nome della letteratura.
    In realtà mio zio Nino sapeva benissimo chi faceva sparire i suoi libri ma lui preferiva lasciarmi crescere ladro.
    In genere li sceglievo per spessore.
    Se avevano più di duecento pagine, per me, potevano restare a raccogliere pruvulazzo.
    I libri di mio zio Nino erano più belli degli altri, perché nascondevano cose.
    Sì, cose sue…di zio Nino, intendo.
    Aveva sto vizio mio zio: ogni volta che gli veniva in mente qualcosa, leggendo un libro, la doveva scrivere sul libro stesso.
    Ci doveva mettere del suo.
    Lo doveva completare. Continua »

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  • Quaderno di Palermo 3

    Certo che l’entusiasmo può accecare, ma cosa sarebbe il piacere senza questo delirio sacro appartenente a degli dei sconosciuti perché inesistenti? Delirio tra l’altro provocato non da un disturbo organico o da uno squilibrio psichico o, mettiamo il caso, dal consumo di droghe, ma occasionato dalla contemplazione di un luogo che ti rapisce, ti prende, ti assorbe. Così è stato per la vostra città appena sono sceso dal treno un tiepido pomeriggo di quella fine dicembre del 1995. Se avevo fatto di mia volontà questo lungo viaggio come ho già detto da Napoli – in realtà avevo preso il treno una sera a Gaeta, dove mi ero fermato per alcuni mesi da un amico, ma alla stazione centrale della città partenopea ho dovuto aspettare l’espresso che arrivava in ritardo da Roma per sei ore! -, c’era inevitabilmente una predisposizione a lasciarmi andare appena avessi messo piede a Palermo. E devo dire che in quel momento di svago che è durato tre giorni non sono mai stato deluso, anzi.
    Dopo tanti anni che sono passati, ho soltanto un vago ricordo in mente e una debole fiamma mai spenta delle tante sensazioni provate durante le circa 72 ore nelle quale ho girato, inebriandomi dai monumenti, dalla gente, dall’atmosfera in cui mi imbattevo. Continua »

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  • Canile municipale di Palermo, odissea di Ciuffo

    Ciuffo

    Domenica io e il mio compagno, Giorgio, abbiamo ritrovato un cucciolo di cane, moribondo, presso un cassonetto sulla statale che da Segesta porta a Castellammare del Golfo. L’abbiamo preso, accudito, abbiamo dato un po’ da mangiare, poi è iniziata l’odissea.
    La Polizia di Castellammare al telefono ci ha detto che non hanno strutture e che, visto che andavamo a Palermo, potevamo cercare una struttura li. A Palermo domenica sera il Rifugio della Favorita era chiuso, quindi l’abbiamo messa in uno spazio (chiuso) condominiale del palazzo dove abitiamo, l’abbiamo sfamata (è una femmina), e abbiamo atteso il lunedì. Intanto l’abbiamo chiamata CIUFFO.
    Lunedì il rifugio della Favorita ci ha detto che sono stracolmi e non sanno come fare.
    Andiamo al Canile municipale di via Tiro a segno. Continua »

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  • Inciviltà

    “Palermo assediata dal rumore livelli record da città industriale”, molti di voi lo avranno letto, è il titolo di un articolo pubblicato su Repubblica.it. Per coloro non avessero letto l’articolo suddetto o non ne abbiano avuta notizia, vi riassumo brevemente cosa accade: secondo l’Arpa Sicilia (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), Palermo ha raggiunto livelli d’inquinamento acustico analoghi a quelli delle città industriali.

    Inutile dire che Palermo tutto è meno che una città industriale, quindi che tale inquinamento sia dato quasi esclusivamente dal traffico o per meglio dire, dall’uso smodato e sconsiderato che il palermitano fa del clacson, è davvero molto triste.

    Nell’articolo in questione, è menzionato corso Vittorio Emanuele come detentore del primato, pare, infatti, che nel tratto in prossimità del semaforo dei Quattro Canti, i livelli d’inquinamento acustico siano dieci volte superiori al limite previsto dalla legge. Non crediate che sia finita lì, in molte zone la situazione non è tanto diversa, ma noi palermitani lo sappiamo bene no? Continua »

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  • Il peccato poco originale

    E il Signore levò il dito al cielo e disse: “Tu uomo ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte. Tu donna partorirai con gran dolore e…tu, Cammarata, la finisci o no con questi piani di comunicazione ogni cinque minuti che poi non capisco che diamine hai da comunicare, che ci sarebbe solo da ammucciarsi?”.

    Che dire? Le ha azzeccate tutte: l’uomo trova lavoro davvero con fatica (nessuno aveva colto che Dio preannunciava il precariato) la donna ancora oggi partorisce con dolore o col cesareo (ma non i mercoledì sera che c’è la Champions League) e Cammarata si ostina, con spirito da fachiro, a lanciare piani di comunicazione da barzelletta.

    Ma l’esperienza, in questa città, non serve mai a nulla?

    Proviamo a ricordare alcune delle campagne di comunicazione degli ultimi anni.

    • Una delle prime campagne ancora, ancora passò liscia: era quella di “Palermo amata e ritrovata”.
    • La seconda, quella di “Palermo Cool” fu a dir poco epocale: una cosa da brivido, uno di quei casi da studiare nelle facoltà di comunicazione come termine di paragone verso il basso.
    • La terza fu un triste aborto e dallo scorso febbraio riposa in pace sotto il tappeto di un’imbarazzata giunta comunale!

    Ora se tutto ciò non invita quantomeno alla prudenza vuol dire veramente che siete di coccio. Continua »

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  • Tovaglioli

    A casa di mio nonno la prima cosa che si metteva a tavola erano i tovaglioli.
    Erano di stoffa, come quelli che hanno i ristoranti.
    Forse meno belli, ma come quelli.
    Molto più profumati, ma come quelli.
    Ognuno diverso dall’altro, ma come quelli.
    Io credo che a casa mia manco ci stanno i tovaglioli di stoffa.
    Se ci stanno sono morti in qualche cassetto.
    Me li immagino da qualche parte vicino all’argenteria.
    Anche lei abbandonata chissà dove, che aspetta che venga qualche ospite importante per prendere aria.
    Io sono convinto che a casa mia l’argenteria non si uscirebbe manco se venisse a cena il Papa.
    Al limite, per fare figura, si sdrammatizzerebbe con un «Benny che fa prenoto da Charme?» e si risolverebbe la cosa.
    Mio nonno invece a queste cose ci teneva.
    A casa sua l’argenteria stava in vetrina: apparata nel salone!
    Che pure se non c’era niente da mangiare, chi veniva a trovarlo la doveva vedere. Continua »

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  • Quaderno di Palermo 2

    Come sempre succede con la memoria, con il ricordo, quando uno si mette a scrivere su un luogo non può fare a meno di mitizzarlo perché non si serve d’altro che della parola, vale a dire della rappresentazione di una realtà che non c’è più. Così accade con le città che uno ha vissuto o qualche volta conosciuto o anche solo intravisto nei momenti della sua vita, così è successo pure a me con la vostra Palermo. Quattordici anni sono passati tra quell’uomo ancora giovane che per tre giorni invernali si era trattenuto nella prima capitale delle Due Sicilie e questa persona matura che da un anno e mezzo ci vive. Certo che io non sono lo stesso e che la mia percezione iniziale è variata, ma è anche vero che la realtà non ha niente a che vedere con la nostalgia, l’altra faccia del mito. Diciamo che il tempo modifica in ambedue le parti la prima apparenza che era stata non solo raccolta, ma innanzitutto sentita e vissuta.
    Quello che il forestiero – mettiamo che si tratti di un viaggiatore minimamente navigato e di conseguenza curioso – porta con sé prima di arrivare in questa città è l’idea di centralità che essa ha avuto durante il passato e allo stesso tempo la consapevolezza della posizione preminente che dal punto di vista storico e culturale ha goduto l’intera isola. Continua »

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  • Coi ioni!

    La fisica mi ha sempre affascinato, a partire dal nome, “fisica”, mi fa pensare alle donne, ma è meglio che non lo sappia il mio psichiatra, dice che c’ho una “fissa” in testa.
    Ricordo le prime lezioni alle medie…i “vasi comunicanti” e il terrore che mi credevo che io e il vicino potessimo condividere il water…(quindi quando tiro lo sciacquone l’acqua si abbassa e va da lui, poi ritorna perché lui…).
    In questi tragici giorni si fa un gran parlare di “statica”; io non so se esiste una legge matematica, una formula o che, ma più loro parlano di statica e più mi affligge la “stitica”…massì quell’effetto che ti prende quando hai paura e ti si chiudono “le felle” e…ti blocchi.
    Quella notte del 6 settembre 2002 ce l’ho ancora impressa, erano le 03:21, miiinchia chi scantu; abballavano tutte cose, l’angoscia per prendere i bambini, il cuore che batteva forte (non ce la faccio non ce la faccio), la testa allazzata (forza Tomma’ ce la fai ce la fai), la moglie in confusione, spiritata, le grida…FUORIIIIIIIIII, FUORIIIIIIIIII! Le cose imparate da “Quark”…(no l’ascensore no, le scale…piano…verso l’interno…un passo…dopo un passo, “lentamente svelti”) …Hhhhhh…hhhhhhhhh…hhhhhhhh…il portone……… Continua »

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  • Palermo è una citta di sudditi

    Sabato 11 aprile. Ho deciso di fare una sorpresa alla mia fidanzata: vivendo a Milano dieci mesi l’anno, sono diventato, mio malgrado, turista nella mia città di nascita così che il Giovedì Santo, passando davanti il cancello della Palazzina cinese, scopro che il sabato sarà riaperta al pubblico a partire dalle 9:30. Istintivamente chiedo conferma ad uno dei (innumerevoli) personaggi che sostano senza apparente motivo all’ingresso della villa e ottengo conferma. Il sabato mattina arrivo alle 9:15 e faccio un’ulteriore scoperta (in compagnia di un piccolo gruppo di turisti genovesi): apertura prevista alle 10:30 – stop. Sono mortificato, penso di avere sbagliato a leggere (e sentire) ma l’arrivo di varie persone invece mi conferma: qualcuno ha deciso di cambiare last-minute l’orario di apertura. Motivo: la Palazzina sarà inaugurata (di nuovo?) con gli arredi (ah!) e dunque…senza preavviso, è stata posticipata di un’ora l’orario di apertura.

    Faccio sforzi notevoli…mi appello al Piccolo Maestro Zen che richiamo in mente quando sento che potrei passare ore a scorticare vivo l’inutile strumento di Santificazione Personale che il Signore mi ha messo davanti in quel momento; chiedo, con estrema gentilezza, se potremo vedere la Palazzina alle 10:30; risposta: dipende dalla volontà dei politici che inaugureranno la Palazzina. Continua »

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  • …e arrivarono pure i polli giganti!

    Polli giganti

    Da qualche giorno alla Stazione centrale di Palermo sono stati esposti questi due simpaticissimi esemplari di pollo preconfezionato, spennato, etichettato, ma soprattutto GIGANTE. La simpatica installazione, che arriva fin a toccare il tetto della pensilina prossima ai binari è opera pubblicitaria nientemeno che dell’Unione Europea. Fa parte infatti di una serie di spot “pro-voto” per le elezioni del 6-7 giugno, campagna che mira a far capire ai cittadini UE l’importanza della loro scelta elettorale, e che per farlo si serve di mezzi simbolici molto efficaci…ci sono le mele, i trattori, le energie rinnovabili, il muro di cinta contrapposto alla siepe…ecc. ecc. (potete trovarli tutti in questa sezione del sito del Parlamento Europeo). Continua »

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  • Mancato passaggio pedonale

    Torno a scrivere di un argomento a me caro: la mancanza di senso civico dell’automobilista palermitano medio.

    Spesso mi sono trovata a disquisire con una mia cara amica, sulla difficoltà che incontra un pedone nell’attraversare strade e viali palermitani ove non è presente un semaforo che regola la circolazione.

    Simona, questo il nome della mia amica, si trova spesso a dover litigare con chi, se pur in presenza di strisce pedonali, le cede il passo guardandola con quell’aria di superiorità ed alza la mano quasi a darle il permesso di passare. Sì, l’automobilista fa una concessione al pedone e non a caso spesso quest’ultimo ha l’abitudine di ringraziare. Perché? Continua »

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  • Contro-corrente del sud

    In un bar tipico di Siviglia

    Che poi uno dice sì, la solita storia della cozza che non si stacca dallo scoglio.
    Circa due anni fa, feci una scelta: trasferirmi in territorio spagnolo. A pensarci bene nemmeno è una questione di nord, la grande meta dell’emigrato, a pensarci sono pure andato giù di un parallelo.
    Circa due anni fa mi sono trasferito a Siviglia ma, nonostante la distanza, ho sempre collaborato con realtà palermitane. Anzi, in questi due anni, il lavoro mi ha spesso portato e riportato a Palermo. Inizio, quasi, a pensare che sia io a cercarlo, a non volermi staccare. E progetti, idee e iniziative, la cosa è andata sempre avanti, si è pure cresciuti, specializzati e riempiti di voglia di far il passo in più. Continua »

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  • Quel divieto in via Altofonte

    Cancellata in via Altofonte

    Non mi occupo di viabilità e traffico, non ne sono esperta, ma credo non serva una laurea in “strade&vetture” per distinguere un segnale stradale, basta aver preso la patente!
    Quando frequentavo il corso in autoscuola, non ero bravissima a ricordarmi tutta la segnaletica verticale esistente (eccetto “pericolo animali domestici” che mi colpì perchè raffigurava una vacca…ma che animale domestico è la vacca?!), ma oggi penso che quella dell’ignoranza dei segnali stradali, debba essere una pecca di molti automobilisti palermitani…Anche dei camionisti!
    All’ingresso di via Altofonte è posto un divieto: VIETATO L’ACCESSO AI VEICOLI DI PORTATA SUPERIORE A 3,5 TONNELLATE.
    Puntualmente ignorato. In zona vi è persino il deposito di un corriere e la rimessa di autoarticolati. Continua »

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  • Quaderno di Palermo

    Da un anno e mezzo sono a Palermo, in Sicilia, di nuovo in Italia, e da un anno e mezzo neanche un giorno smetto di pensare a questa città, a quest’isola, a questa penisola che, tutte e tre, mi hanno accolto perché io certamente l’ho desiderato, l’ho scelto, l’ho voluto. Tante volte in vita mia ho pensato alla possibilità di vivere nel mito che questa realtà può suscitare in uno straniero come me e tante volte ho dovuto rimandare questo pensiero fino al momento di prendere quella decisione che dietro ogni azione futura sa aspettare nel suo rumoroso silenzio con cautela o spensieratamente o addiritura con tanta paura. Perché la vostra isola, la vostra città, il vostro paese, per un occidentale sono – o forse dovrei dire erano – i luoghi degli origini, quei luoghi assoluti dove tutti noi un giorno siamo nati. Sì, perché noi condiviamo gli stessi antenati, vale a dire il mondo greco e quello latino – a dire il vero da qualche tempo ormai trapassati – e ogni occidentale ha succhiato non soltanto il loro latte, ma innanzitutto il loro verbo e il loro sguardo. Perciò, inconsapevolmente, avevo tanta nostalgia dello spazio primitivo, io che sono venuto a questo nostro mondo in un arido angolo di terra del nord della Spagna più di cinquant’anni fa. Continua »

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  • L’Olivella “terra di nessuno”

    Ho 28 anni e sono innamorata di Palermo. Faccio parte di quell’“eccezione” che, dopo la laurea, ha deciso di rimanere in questa città perchè voleva credere che anche qui potesse esserci un futuro per i giovani.
    Da un paio di anni vivo in via Bara all’Olivella nel palazzo della famiglia di mio padre.
    Mio bisnonno fece costruire il palazzo nei primi del ‘900. Oggi io, dopo quasi cent’anni, rivivo gli ambienti di questa dimora, dove in ogni angolo si respira la storia di questa famiglia di imprenditori siciliani.
    Ho anche deciso di aprire la mia casa ai turisti che visitano la città, adibendo alcune camere a bed & breakfast.
    Oggi sono stanca e demoralizzata.
    Vedo il quartiere in cui vivo degradarsi e peggiorare giorno dopo giorno. Continua »

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  • Un autobus che si chiama Desiderio

    Le statistiche ed i numeri hanno sempre esercitato un fascino particolare su di me, sin da bambino, ed anche perché ogni tanto si trovano delle belle chicche…questo è il caso del rapporto “Indicatori sui trasporti urbani”, pubblicato dall’ISTAT il 25 marzo 2009, che si riferisce a dati del 2007; già immagino le prime obiezioni: 2007? Un po’ datato come rapporto, no? Beh, in realtà questo è un approfondimento di una rilevazione diffusa nell’agosto 2008; i tempi della raccolta dati e dell’analisi sono ben differenti da quelli che vorremo, inoltre l’ISTAT deve fare di necessità (poche risorse) virtù, ergo, chista è a zita.

    Si scopre così che a Palermo vi è una disponibilità di 8,6 autobus per 10.000 abitanti, e qui sta già il primo dato curioso: l’ISTAT non considera la “metropolitana” di Palermo come metropolitana, escludendola dal computo delle vetture disponibili e, d’altra parte, come biasimarli: quale essere sano di mente che ha preso almeno una volta il trenino da Giachery fino a Vespri, passando per Notarbartolo – con cambio – la chiamerebbe metro? Continua »

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  • Cronache di ordinaria inciviltà

    Sabato sera, ho deciso di andare a mangiare fuori per la prima volta con mia figlia e mio marito da quando siamo diventati genitori. Sono passati due mesi da quella mitica notte, da quel momento in cui ti cambia tutto nella vita e tutto viene dipinto con nuovi colori, tutto assume un’importanza diversa. Tutto, insomma, ruota intorno a ciò che di buono faresti e farai per tua figlia, affinchè abbia il meglio, il buono, il giusto.

    Optiamo per una pizzeria, per noi la crisi c’è sempre stata, non siamo dirigenti, siamo semplici operai e quindi una pizza fuori equivale a un bellissimo sabato sera. In realtà siamo anche persone semplici che, crisi o non crisi, si divertono così, con la genuinità dei sentimenti e un posto alla buona dove scambiarsi coccole e una fetta di pizza dell’altro/a.

    Ci sediamo fuori, dentro il gazebo per avere un po’ più di spazio. Il passeggino arancione della bimba ingombra un po’ quindi siamo costretti a sederci lì, sulla strada, coperti da pesanti tende in plastica trasparente che fanno da parete. Ordiniamo, si parla di lavoro, io riesco ovviamente a sentire anche di discorsi delle ragazzine sedute dietro me, è bello sentirle parlare perché sono fresche, adolescenti, mi aspetto che da un momento all’altro urlino frasi del tipo “miiii che bono matteoooo”, invece stanno lì carine senza disturbare nessuno. Continua »

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  • Il paesaggio e la questione eolica

    Nei giorni scorsi si è svolto a Palermo, a Villa Malfitano, un convegno internazionale dal titolo L’attacco al paesaggio. La questione eolica, organizzato da Italia Nostra. Da osservatore alla lontana mi permetto qualche notazione. Nessuna divergenza tra i relatori; qualche frecciatina verso Legambiente. Linea di contrasto intransigente contro gli impianti eolici. Vittorio Sgarbi ha invocato l’intervento di Napolitano per fare rispettare l’articolo 9 della Costituzione ove è detto che l’Italia tutela il paesaggio. Raffaele Lombardo ha approfittato per far conoscere il piano energetico ed ambientale della Regione Sicilia. Valery Giscard D’Estaing, presidente emerito della Repubblica Francese, ha condannato senza appello le pale eoliche, che devastano il paesaggio, ed ha indicato nell’energia solare l’obbiettivo da perseguire; nel frattempo bisogna pensare al nucleare (ha detto da buon francese che fa gli interessi del suo paese, aggiungo io). Le conclusioni del convegno mi trovano d’accordo. È vero che l’installazione di questi impianti sta assumendo una dimensione affaristica preponderante, con evidenti infiltrazioni di carattere malavitoso. Il pericolo dell’alterazione irreversibile del paesaggio è piuttosto evidente. Legambiente dice che bisogna pianificare oculatamente e creare dei parchi eolici in luoghi prescelti ecocompatibili. Ma siamo in Italia. Chi si fida? Meglio dire di no fin dapprincipio. Tanto più che la quantità di energia eolica prodotta sarebbe alquanto modesta rispetto al fabbisogno nazionale. Andrebbe intrapresa una grossa campagna di ricerca per l’utilizzo dell’energia solare e dell’idrogeno. Da questo orecchio però il governo non ci sente. Ha preferito impegnarsi sul nucleare, discutibile e controverso, siglando un accordo con Sarkozy. Continua »

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