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martedì 14 lug
  • Absit iniuria verbis

    Suca

    Chi si trovi oggi a passeggiare per la città, non potrà fare a meno di notare dovunque sui muri quelle incomprensibili scritte che (regolarmente e cocciutamente) riappaiono dopo ogni tinteggiatura ad opera di non meglio identificabili “artisti” punk che, mi dicono, lasciano così la propria firma ad imperitura memoria della loro esistenza sul pianeta. Trascurando il fatto che al di là di quel segno non c’è altro (non un disegno, non un ritratto, non un qualsivoglia scarabocchio) questa pratica sembra somigliare tanto ad un’ideale presa di possesso, ad un esproprio di un muro (o di una parete che sia) senza neanche lasciare un minimo contributo artistico alle spese che condomini ed amministratori sono costretti a sobbarcarsi di volta in volta. Continua »

    Palermo
  • La forza dell’attasso

    È inutile girarci attorno. Nel calcio ci sono gli schemi, la classe dei giocatori, la forza fisica, le farmacie. C’è la spinta del pubblico, «il dodicesimo uomo in campo», che è in assoluto la frase più idiota tra le tante, idiotissime, che usano con eccessiva generosità i giornalisti sportivi. Poi, però, c’è l’attasso. Che è il compendio di una settimana di lavoro e annulla tutte le cazzate che si leggono e si scrivono dal lunedì alla domenica. Contro l’attasso non c’è 4-4-2 che tenga. Nemmeno Lady Barbara, buonanima, per l’attasso ci poteva fare niente. E se l’attasso diventa generalizzato può capitare che persino un grande campione se la veda di lastrico dopo mesi e mesi di celebrazioni urbi et orbi. Continua »

    Ghiaccioli...online!
  • Non siamo da meno

    Io le palermitane sexy che hanno fatto un calendario per beneficienza non le conosco. Ma conosco molti che le vorrebbero conoscere. D’altronde soltanto un nobile fine poteva spingere le nostre virtuose donne a spogliarsi in pubblico. Le segnala Repubblica online, testata da sempre sensibile all’arte, specificando che si tratta di ragazze “della porta accanto” (si, ma di quale condominio?). Continua »

    Palermo
  • La Coppa Uefa poco conta

    C’era ieri sera un bellissimo dibattito in tv sul Palermo. Facce distese, sorrisoni a trentadue denti perché vincere a Roma mica è cosa di tutti. Ma i tre giornalisti, l’ex allenatore e il sempiterno senatore che in quella tv affaccia dalla mattina alla sera, si scannavano tra loro su un tema di scottante attualità: «Ma insomma, di questa Coppa Uefa, a chi cazzo gliene sbatte in questa città?». Ok, i toni erano leggermente più soft ma la sostanza non cambia. C’era un giornalista che tifava per l’Europa — che magari si fa qualche viaggio in più al seguito della squadra e non è affatto male, beato lui — Un altro che, democristianamente, sosteneva che «è vero che un po’ rompe le palle, ma la Uefa è una bella manifestazione». Il terzo, invece, si allattariava tutto e parlava tiski toski: «Bella, bella, ma poi i ragazzi sono stanchi, mica siamo la Juventus noi…». Continua »

    Ghiaccioli...online!
  • In tempi di carestia

    Solo per un palermitano è intellegibile quel bizzarro collegamento che si realizza il 13 dicembre di ogni anno fra una santa medievale che divenne martire per proteggere la sua verginità, una carestia del 1646, e l’odierna pantagruelica abbuffata di arancine e altre leccornie. È infatti esattamente mezzanotte e un minuto quando inizio a scrivere questo post allo scopo di eludere il deleterio impulso di fare quattro passi per andarmi a mangiare la prima fumante arancina della giornata. Continua »

    Palermo
  • Non sono più timida

    È uso comune dichiararsi timido. magari lavori in tivvù, sei un giornalista d’assalto, oppure hai appena fatto un calendario artistico. Però, l’occasione non te la lasci proprio sfuggire “io sono timidissima, faccio uno sforzo enorme per essere così”. Come dire, “me lo dovete riconoscere che mi applico bene”. Fra tutti gli aspetti del carattere, pare che la timidezza sia la più cangiante, è tipo un foulard, un accessorio, la puoi cambiare a seconda del vestito che indossi (o non indossi). Ho letto intervista a Steve Martin su Vanity fair di questa settimana, alla domanda se lui è timido ha risposto una frase tipo “si nascondono troppe nevrosi dietro alla timidezza”, che io ho interpretato, “la si usa troppo spesso come scusa”. o qualcosa del genere. questa dichiarazione è cangiante almeno quanto la timidezza, perché a memoria non la ricordo proprio per niente, anche se mi colpì per profondità. allora la faccio mia: troppi disagi e agitazioni si nascondono dietro l’asserzione “io sono timida”, troppe fughe davanti alle evidenze. Indi, da oggi, non lo sono più, preferendo, sinceramente, rimanere un tantino nevrotica.

    Palermo
  • Cose che sono successe

    – Questa zona è piena di tipi poco raccomandabili.
    – Quale zona?
    – Palermo
    – Mi ricorda Skopje.
    – E chi è?
    – È un posto.
    – Ma lì di sicuro non ce n’è tipi come Toni Mallo, che chiede il pizzo alla battona di vicolo Marotta. È una che avrebbe l’età di me nanna e si mette l’ombretto rosso per sembrare più giovane, ma l’ombretto è di chiddi scarsi, ha la consistenza di una polverina che quando ci soffi passa via. Continua »

    Ospiti
  • Sicily

    Sicily

    La foto è stata scattata da Gianni Dominici ed è tratta dal fotoblog Una casa per tutti.

    Qualche informazione aggiuntiva:
    Gianni Dominici è un sociologo ed è responsabile del settore processi innovativi del Censis, utilizza la fotografia e le tecnologie visuali sia come strumenti di descrizione della realtà sociale sia come mezzi per favorire la discussione su fenomeni sociali di particolare rilevanza; Gianni ha creato con alcuni collaboratori il blog “Una casa per tutti” per mettere in risalto gli aspetti più difficili della condizione abitativa italiana usando il linguaggio visuale della fotografia. Le foto pubblicate nel suo blog provengono da Flickr, una comunità mondiale di circa due milioni di fotografi non professionisti.

    Fotoblog
  • Rosalio, appena nato già cammina

    A me tocca l’ingrato compito di riassumere. E dire che quello del blogger autoreferenziale è uno stereotipo che tanto abbiamo cercato di toglierci di dosso, eppure.

    Di Rosalio hanno parlato praticamente tutte le fonti di informazione a Palermo o lo faranno nei prossimi giorni e nei numeri di dicembre ancora in distribuzione. Nella blogosfera ci hanno linkato già più di 50 volte. Facciamo circa 300 visite al giorno e quello che davvero non mi aspettavo così presto è la mole dei commenti (un visitatore ogni 14 commenta), la qualità alta degli stessi e l’affetto verso il progetto. Rosalio dice di ringraziarvi.

    Grandi discussioni sono sorte attorno al post di Francesco, segno che “quel” manifesto fa pensare, indignare, parlare. Albo è uno di quelli che ha colto lo spirito fortemente collaborativo di Rosalio («…a Palermo pure io!») e si è ispirato a quel post per “rimaneggiare” il manifesto e sostituire il faccione di Totò allo stemma della Regione Sicilia della versione fasulla del manifesto che sta circolando per e-mail. Aspettiamo anche i vostri contributi!

    Facciamoci una risata. :)

    “La mafia fa schifo”. ...ma Totò Cuffaro manco cugghiunìa!

    Palermo, Rosalio, Sicilia
  • Marc Zoro e l’Ambrogino d’oro

    Ho qualche amico a Messina. Tutta colpa del pallone visto che da quando anche lì sono finiti in serie A il giornale ha preso a spedirmi (inviarmi mi pare troppo) a seguire le partite dei cugini giallorossi. È una squadra simpatica e anche se questo è un blog di Palermo mi va di parlarne. Per una ragione, in particolare. Perché tra quei pochi amici che ho a Messina c’è un ragazzo di 22 anni, nero come la pece fuori ma bianco come la purezza nel cuore. Lo so, è una frase da collezione Harmony ma, sinceramente, non me ne viene una meglio. Continua »

    Ghiaccioli...online!
  • Fenomenologia del traffico palermitano

    Il traffico palermitano è un organismo fragile in cui tutta la rete viaria è collegata come un sistema di vasi comunicanti. Anzi, la metafora che mi sembra più calzante è quella dell’Effetto Farfalla, teoria per la quale, come è noto, un battito d’ali di una farfalla in Brasile può causare un tornado in Texas. Allo stesso modo, a Palermo, un’auto e un motorino che si sgriciano sulla circonvallazione creano, dopo alcuni minuti, un intasamento nei vicoli dell’Albergheria. Continua »

    Palermo
  • Little Italy

    Carissimo fratello Salvatore (n.1)

    Carissimo fratello Salvatore,
    non ci sentiamo da quando siete tornati a New York. Qui, caro fratello mio, sembra che siamo sempre a un punto. L’inverno è venuto a strasatto, fino a due giorni prima avevamo le magliettine e ora abbiamo i cappotti. Menze stagioni addio, caro fratello. Oggi all’anno c’è stata la neve a monte Cuccio per due mesi. Capaci che quest’anno di nuovo. Ma quando ti scrivo che siamo sempre a un punto non mi riferisco al tempo che quello uno si commogghia ed è fatta. Dice che Palermo è europea ma certo è che succedono cose che proprio uno dice: ma può essere mai che non ci fidiamo a essere un poco più migliori? Continua »

    Il meglio di, Palermo
  • Cominciare dalla “fine”

    Mi piace iniziare dalla fine, comincio a leggere i giornali dalle ultime pagine, ho iniziato rapporti d’amore e d’amicizia da litigate allucinanti, cha avrebbero diviso chiunque. È un po’ palermitano, forse, me l’hanno detto: “sei una litigante professionista”, mi hanno mandata in avanscoperta in discussioni e riappacificazioni, perché, quella del confronto concitato, pare sia una modalità sicula. La polemica, prima di diventare una categoria d’intrattenimento, mi divertiva un sacco.

    Palermo, si vocifera, “ha una sua vivacità intellettuale”, io non sono vivace, né tantomeno intellettuale. Si dice spesso, però, “un intellettuale curioso” o un “fine intellettuale” anche se mi piace meno l’aggettivo “fine” di raffinato, “fine” è una parola che fa una vita molto più ricca, pur avendo un riferimento troppo immediato allo spessore e ricordandomi le sottilette. A Palermo quando diciamo fine pensiamo subito a qualcuno che beve l’aperitivo tenendo alzato il mignolo. In realtà la “tipa fine”, o “il tipo fine,” è una tipologia palermitana che io conosco bene e frequento, è colui/lei che possiede quel minimo di soldi e conoscenze che le permettono di darsi delle arie e di muoversi con levità fra luoghi comuni e conoscenze.

    Due giorni fa girovagavo per un centro commerciale e nel mentre ho risposto al telefonino e il mio animo tragico mi ha portata a esclamare a voce alta «è la fine!», a quel punto una signora accanto a me ha rimarcato, «sì, è molto fine», riferendosi a un foulard imitazione di Hermès. Noi palermitani alla parola “fine” affianchiamo il sinonimo raffinatezza, più che l’idea del termine delle cose. Poi magari strilliamo e facciamo “a capelli” se qualcuno ci taglia la strada. Comunque Rosalio, ha un nome assurdo, ed è chiaro che non vuole passare inosservato, ma è un tipo molto fine.

    Palermo
  • “Questo futuro è per me”

    Questo futuro è per me

    A Palermo gli immigrati vivono a ridosso dei monumenti più rappresentativi della città, affollano i vecchi mercati del centro, e ridanno vita, abitandoci, a palazzi che una volta erano maestosi, ma che ora sono erosi dall’umidità e dall’incuria. Le botteghe degli Indiani hanno trasformato via Maqueda, quelle dei Cinesi via Lincoln e in mostra a Ballarò ci sono il platano e la tapioca accanto a broccoli e sparaceddi. Al Foro Italico, la domenica pomeriggio le comitive di adolescenti Tamil e Cingalesi passeggiano e fanno giochi di gruppo, parlando in siciliano stretto. Continua »

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