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giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • La puzza del ’92: a giorni ne fai 15

    Me l’avevano detto che allo scoccare dei trenta avrei fatto i conti con la nonnite, cianciando di ricordi sbiaditi e paragoni improbabili, che avrei blaterato di cose incomprensibili ai più.
    Beati voi, ragazzi del ‘92. Lo penso guardando il fratello di un mio caro amico, uno di ‘sti ragazzini contemporanei, con le scritte Rich, il capello a coprire mezza faccia. E sono alti, sempre più alti, consapevoli e tronfi del loro apparecchio per i denti che pare vada di moda. Ai miei tempi no. Ai miei tempi con un apparecchio per i denti arrivavi a un passo dalla sociopatia. Con un apparecchio per i denti ti giocavi l’adolescenza, anche se ai miei tempi, quasi tutte le teen star dei telefilm americani ce l’avevano.
    Ebbravo. Sembra ieri che ti fregavo Infinite Dolcezze della Chicco perché alle ragazze piaceva il profumo per neonati e oggi, fra meno di un mese, mi compi 15 anni e tua madre ti ha trovato le sigarette nello zaino.
    Ecco spuntare il magone, me l’avevano detto che allo scoccare dei trenta avrei fatto i conti con la nonnite, cianciando di ricordi sbiaditi e paragoni improbabili, che avrei blaterato di cose incomprensibili ai più, tipo negozi paninari e le felpe Best Company coi volatili, oppure l’odore di Mondello in quel putrido maggio del ‘92: odore di fogna, panelle e cose di mare. Le canzoni di rito, Alamia e Sperandeo: Press dance, Brutti monelli e sporchi. Brutti ricordi? Macché. Io adoravo Mondello d’estate, con l’umidità e tutto il resto, a spingere il motorino fino alla curva della chiesa tra gli odori itticofognari: faceva così Bangkok. Era la sensazione dell’esserci, ma soprattutto del non poter non esserci. Che fai d’estate, nel ’92, in un appartamento? Ti vedi Cremonese-Juventus, amichevole precampionato? Continua »

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  • La città invisibile (i vecchi)

    Ho visto il vecchio confondersi con la siepe accanto alla chiesa. Come un animale ferito in cerca di riparo e ombre. Come una delle ragazze nigeriane della Favorita che infilano i soldi nelle scarpe e si mimetizzano nella boscaglia, quando hanno paura. Questo vecchio ha i soldi in banca. Diverse case di proprietà. Tre figli. Aveva una moglie, prima che lei morisse. Non fatevi ingannare dalla cravatta scarlatta, quasi un’invocazione dello splendore di certi Capodanni trascorsi. Guardate gli occhi. Sono occhi strani. Il colore è infossato nelle retrovie. Una lumaca nel guscio. Guardate la bocca. La bocca è una serpentina. Soffia le parole dalla fessura delle labbra, più che parlarle. “Sai, tanti anni di matrimonio non si improvvisano. Ora mi sento solo. I figli hanno la loro vita. Ho cercato una compagna, però è troppo difficile. Sto qui. Aspetto che apra la chiesa per vedere se incontro qualcuno. Mi sento ai margini. Nessuno mi parla. Nessuno mi guarda. E tu?”. E io posso metterti su Rosalio. E posso sperare che una mano ti accarezzi. Anche se non conosce il tuo nome. Continua »

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  • La classe in punta al molo

    Quest’anno per la settimana di Pasqua è venuta a trovarmi una mia amica polacca, che era nel mio stesso corso di laurea a Milano. Sono sempre contento quando ho la possibilità di far vedere la Sicilia agli stranieri, perché mi dà “la scusa” per andarmi a vedere qualche pezzetto dell’isola che magari non vedo da un po’. Peraltro, vivendo fuori da Palermo ormai da cinque anni, pezzetti che non vedo da un po’ ce ne sono parecchi.

    Alcune mete sono pressochè obbligate, ma rivederle è sempre un piacere. Tra l’altro è interessante come alle diverse persone che sono venute a trovarmi piacciano lati diversi della nostra città. Ad una mia amica Iraniana la parte araba di Palazzo dei Normanni sembrava ‘normale’, mentre stravedeva per quella più recente, che per molti Europei non è nulla di particolare
    Una cosa che trova tutti d’accordo è il livello altissimo della pasticceria siciliana, e dunque non si può (ma anche se si potesse, nessuno vorrebbe) evitare la visita da Rosanero.

    Typical sicilian pastry from Bar Rosanero in Palermo

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  • Il caffè mi rende nervosa

    Caffè, cornetto e giornali, come ogni mattina.
    E, ogni mattina, tra le pagine 2 e 5 mi va di traverso.
    Sanatoria per Pizzo Sella a 2 mesi dalle elezioni. Caffè di traverso.
    Il comune aumenta la Tarsu del 75%, ma prima delle elezioni lo nasconde ai cittadini. Caffè di traverso.
    Un milione e ottocento mila euro per ricordarci quanto siamo cool, quando per farcelo dire abbiamo pagato Panorama 10 mila euro a pagina. Caffè di traverso.
    Un tram che non si chiama più desiderio, ma che nessuno ancora ha visto. Caffè di traverso.
    L’assessore “cuore d’oro”, Enea, che dona, dai suoi faticati risparmi, 500 euro per ricomprare una lapide trafugata e pensa astutamente di farsi fare foto con lapide, vecchina ed elegante dichiarazione di avvenuta donazione. Che affare, con 500 euro ha sgraffignato un articolo con foto che ne vale 3000.
    Forse dopo aver toccato il fondo del cattivo gusto, l’’assessore vuol dimostrarci che si può anche scavare. Caffè di traverso. Continua »

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  • Palermo report lotteria A

    NON SONO IL VOSTRO DIO DELLA CHIESA. MA: TUTTI SONO IL DIO QUA IN SICILIA.
    ABBASTANZA, MOLTE CHIESE SONO A PALERMO, PERO SENZA DIO ADESSO.
    ALLORA PALERMO E’ MOLTO FORTUNATA, PERCHE UN CASINO DI DII
    IN GIRO NELLA CITTA’ , NEL TRAFFICO, NEI PARCHI, DAL BARBIERE, ALL’ AEROPORTO
    E SICURAMENTE SULLE MOTO CON CASCO O SENZA CASCO. UGUALE.
    E OGGI LA CITTA’ E’ PIENA DI MANIFESTI E BIGLIETTI CON UNA TESTA
    SOPRA, SEMPRE UNA TESTA. NO DUE O TRE. NO CON LA FAMIGLIA O I CUGINI.
    CON GLI AMICI O CON L’ AMANTE. NO. SOLA UNA TESTA. PERCHE’? Continua »

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  • Santo

    Averlo chiamato Santo l’aveva un po’ segnato per tutta la vita. Non era nemmeno il nome del nonno, anzi a cercare bene di “Santo” in famiglia non ce ne erano mai stati. Eppure la decisione, sap’iddu perché, era caduta proprio su quel nome.
    Ora, se porti un nome del genere, accompagnato tra l’altro da una faccia da bravo picciotto, le strade sono due: O ti accolli battute del tipo “Compà amunì veniamo in campagna da te a Pasquetta! Tutti al campo Santo!…”, oppure te ne fotti ed a dispetto del nome scegli di essere un grandissimo figlio di cacata.
    Santo aveva prediletto la seconda opzione e, devo dire, la cosa gli era riuscita pure bene.
    Tra i frequentatori della trattoria di Zio Nunzio Stappagazzose aveva saputo guadagnarsi per anzianità e rispetto degli altri avventori il tavolo personale, un onore da non sottovalutare, considerando la giovane età.
    Pochi tra gli avventori godevano di un simile privilegio. Zio Nunzio li aveva classificati in base al modo di mangiare. Continua »

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  • Grandi superfici, piccole polemiche

    Quando in Sicilia ci si riferisce comunemente alle Grandi Superfici Commerciali o, peggio, agli Outlet, in genere si ha un’idea molto confusa di queste realtà ancora marginalmente presenti sull’Isola, tanto da aver attirato in passato le censure del Garante per la concorrenza. Le polemiche sollevate in questi giorni, anche su Rosalio, in merito all’annunciata realizzazione di un centro commerciale a fondo Raffo, mentre possono essere ritenute anche legittime con riguardo alla scelta della localizzazione oppure alla valutazione della congruità della contropartita (infrastrutture sociali e sportive per il quartiere ZEN) offerta da Zamparini agli enti proprietari dei terreni e al Comune in cambio della concessione, sembrano invece, a mio parere, in gran parte interessate al mantenimento di uno status quo che, se può convenire a qualcuno, di certo non conviene né ai consumatori, né ai tanti giovani disoccupati. Continua »

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  • Le elezioni e la verità

    “Racconta quello che vedi”. Così mi disse un grande maestro professionale, uno di quelli che con l’esempio ti spingono a fare il giornalista. Racconta quello che vedi. Ecco risolto il problema della verità.
    Verità è una definizione in disuso. Fa paura. Di solito, la sostituiamo con “realtà”, pensando di essere più umili. E non lo siamo affatto. La realtà è. Significa che quello che vedo è con certezza uguale a ciò che esiste. Una pretesa da dei. La verità è. Significa che quello che vedo è uguale a quello che vedo. Un azzardo da uomini liberi, al massimo.
    La verità nuda e cruda interessa poco. A che serve? Te lo chiedono con aria saputella, la stessa del gatto e della volpe. Sì, a chi giova la verità, se non giova ad alcuna consorteria-confessione-gruppuscolo? Meglio trafficare con gli specchi deformanti, inserire dei filtri coloranti tra l’occhio e le cose. Meglio sciogliere pozioni adulterate nella zuppiera delle parole che si servono ogni giorno al pubblico. La chiamano comunicazione. È nascondimento. La verità senz’altro scopo che quello di raccontarsi rappresenta un’operazione eversiva, una follia, la carica di Don Chischiotte contro i mulini a vento. Magari emoziona. Però risulta sempre sconfitta. Continua »

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  • Palermo universale, multietnica, produttiva e sicura

    1. Il nuovo scenario competitivo vede, grazie a Dio, una dinamica finanziaria, economica e demografica che per intensità e forza non è gestibile da nessuna politica dirigista.
    2. Forze inedite stanno travolgendo assetti consolidati dell’economia mondiale. In particolare sono 4 le “forze” cosmiche oggi “in movimento”:
    a) i costi “cinesi”di tutta l’industria manifatturiera tradizionale (dal tessile-abbigliamento al calzaturiero passando dai giocattoli) che sono nell’ordine di un ventesimo di quelli europei;
    b) l’emergere della soft economy (microelettronica, industria dell’immagine, del lusso, della nuova cantieristica);
    c) la nuova forte divaricazione socio-economica nei mondi emergenti con la creazione di inediti mercati solo apparentemente di segmento, attese le loro dimensioni;
    d) i nuovi bisogni (la salute fisica e psichica, la conoscenza avanzata, i giochi in tutte le loro dimensioni, la natura in quanto tale, il senso della vita finale). Continua »

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  • I cittadini torneranno protagonisti

    Tra pochi giorni i palermitani avranno la possibilità di eleggere il nuovo Consiglio comunale e il nuovo Sindaco. Tra pochi giorni finalmente i cittadini di Palermo avranno la possibilità di tornare ad essere protagonisti, tornare ad essere cittadini attivi di una città che cresce e si sviluppa con il concorso di tutti.
    Finalmente, dopo cinque anni di invisibilità della città, Palermo potrà tornare ad avere un Sindaco; potrà tornare ad avere una amministrazione comunale vera, presente, attenta ai bisogni della gente, pronta al confronto e al dibattito.
    Se sarò eletto Sindaco, la prima cosa in assoluto che farò sarà la riapertura del portone di Palazzo delle Aquile, vergognosamente chiuso da quasi 7 anni a significare la chiusura dell’attuale amministrazione nei confronti dei cittadini.
    È ovvio che la città che troverò sarà una città piena di problemi e di emergenze (prima fra tutte quella legata al disastro del bilancio comunale che è ormai vicino alla bancarotta), ma quel che conta sarà lo spirito con cui i problemi saranno affrontati. Se lo si farà con spirito di apertura, di partecipazione e di coinvolgimento dei cittadini credo che sarà più facile affrontare i problemi, altrimenti sarà una lunga, dolorosa agonia. Continua »

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  • I primi 6 mesi

    Non se elettoralmente sia una scelta che paga ma voglio essere sincero fino in fondo sin da ora: tranne alcune grandi iniziative di cui dirò sotto, dal valore altamente simbolico, nei primi sei mesi non ci sarà il tempo per portare a termine nessuna delle riforme strutturali che sono indicate nel mio programma, ma semplicemente per impostare appena L’Altra Palermo che vogliamo.
    Per primissima cosa verificherei la “linea di comando” interna a Palazzo delle Aquile: di che maggioranza consiliare dispongo, quali sono i rapporti “veri” con le altre forze politiche, quali le deleghe assessoriali politiche e quali quelle “tecniche” (che interesserebbero circa mezza giunta), quali i dirigenti e lo staff del sindaco, ecc. Se c’è da fare un po’ di spoil system si farà, altrimenti rischierei di essere un “re travicello” e di vedere naufragare le migliori intenzioni. Subito dopo mi farei un rapido giro di tutta l’amministrazione comunale e di tutta le principali realtà cittadine (non più di 30 giorni) per sentire subito il polso della situazione, prendere i provvedimenti-tampone più urgenti, stabilire contatti umani diretti, ascoltare esigenze vere e soprattutto a distanza dalle scadenze elettorali.
    Dopo ancora mi muoverei concretamente in due direzioni.
    Una sarebbe quella di dare subito segnali di legalità ad ogni livello, e per far questo chiederei al Governo poteri speciali in materia di ordine pubblico e una speciale scorta per il sindaco. Comincerei subito con quei provvedimenti impopolari e repressivi che sono però indispensabili per poter costruire il buon governo. Darei subito inizio alla riforma della polizia municipale che, da branca qualunque dell’amministrazione, diventerebbe una moderna ed efficiente struttura, “paladina” del nuovo corso contro ogni forma di illegalità, abusivismo, ecc. Continua »

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  • Il primo impegno è dare continuità

    In questi cinque anni e mezzo, attraverso un grande impegno di tutta l’amministrazione ed una attenta programmazione di interventi, progettazione e finanziamento di opere siamo riusciti a rimettere in movimento Palermo, una città rimasta vittima per quasi un ventennio di un colpevole immobilismo. Abbiamo sostituito i fatti alla demogogia parolaia che l’aveva fatta da padrona. Ci sono circa quaranta cantieri aperti in città e moltissimi sono gli interventi già realizzati e in via di definizione: dal sottopasso di via Perpignano al raddoppio del ponte Corleone, dalle tre linee di tram al parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio Emanuele Orlando, dal cantiere per gli alloggi popolari dell’Insula 3 allo Zen al cantiere per le case di via Ammiraglio Rizzo.
    Tutti cantieri che danno lavoro e che, una volta concluse le opere, consegneranno a Palermo e ai palermitani infrastrutture di grandissima importanza che ci eravamo impegnati a realizzare e che, come promesso, sono in corso di ultimazione.
    Opere che si aggiungono alle molte che in questi anni abbiamo già consegnato alla città: il Prato del Foro Italico, la galleria di Arte Moderna al Complesso monumentale di Sant’anna alla Misericordia, il nuovo Montevergini, il sottopasso di via Leonardo da Vinci.
    Molte altre, moltissime altre opere potrei elencare. Ma quel che è utile sottolineare, più che la teoria degli interventi, elenco lungo di cui possiamo andare orgogliosi, è invece il metodo di governo, la cultura dell’amministrare che ci ha consentito di raggiungere questi traguardi. Un metodo di governo improntato al pragmatismo e all’efficienza ma anche alla trasparenza e alla legalità. Continua »

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  • Facce da poster

    C’è il rischio tamponamenti stando attenti a tutti gli slogan che troneggiano dai pali della nostra città, e che ci faranno fantasiosa compagnia da qui alle elezioni amministrative.

    È un rischio che vale la pena correre, in alcuni casi.

    Senza fare il politologo dell’ultima ora, o il sociologo d’accatto, mi sono divertito a raccogliere alcune delle formule utilizzate dai candidati di ogni colore, età, sesso e appartenenza. La prima considerazione che ne viene fuori è quella che dal semplice slogan non si riuscirebbe a capire mai la collocazione politica del candidato.

    L’altra è la mancanza di fantasia in taluni casi, e l’assoluta genericità di altri.

    Ne viene fuori che forse i migliori sono quelli che si limitano al loro nome e al loro viso.

    E magari se si limitassero al loro nome sarebbe anche meglio. Continua »

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  • Vota la Faccia da Ca…ndidato

    L’iniziativa di Vota la Faccia da Ca…ndidato parte anni fa e sbarca sul web per la prima volta quest’anno, fin dal lontano 97 infatti, tra amici e conoscenti si è fatta una sorta di gara per trovare il volantino più simpatico, con lo slogan divertente o con il candidato più bizarro, e fortunatamente questa è una delle poche cose in cui la classe politica siciliana ci viene sempre incontro.
    I volantini detti anche “Santine”, in ricordo delle immaginette sacre, quest’anno si facevano interessanti sin da subito, ma il tutto è nato quando nei viali dell’Università è apparso il manifesto di Totò Scicchigno, con foto in Lambretta e con slogan “in lambretta per arrivare a palazzo delle aquile”. Sabato 1° aprile durante una passiata troviamo a terra il suo volantino, ispirati forse dal pesce d’aprile, nella notte, tra ilarità e commenti sarcastici, decidiamo di pubblicare tutti i volantini già raccolti. Scicchigno, vuoi per il nome, vuoi per la foto, vuoi per lo slogan comincia a suscitare un discreto interesse e ad incrementare gli accessi sul sito, sino a quando giorno 4 aprile sulla cronaca di Palermo di un quotidiano importante come Repubblica spunta mezza pagina di articolo che parla di noi.

    Scicchigno

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  • La zietta panormitana

    In vista dell’onomastico di mia nonna F., mi preparo “pissicologicamente” all’invasione qui in villa da parte delle sue 4 sorelle, denominate da tutti i discendenti: “le ziette”.

    Le ziette sono una specie tipicamente palermitana purtroppo in via d’estinzione. I loro tratti distintivi sono: età che varia da 60 a 80 anni, la corporatura bassoccia e tondeggiante, i capelli a cherubino coloro oro e/o argento, e occhialoni a fondo di bottiglia. Inizialmente possono sembrare comuni signore, ma in realtà fanno tutte parte della stessa famiglia, da lontano si somigliano tutte e frequentano gli stessi identici posti, dal supermercato al cinema.

    Come tutti i grandi esseri umani hanno le loro discepole affezionate, ognuna ha le proprie, che la venerano e dipendono da lei. Per entrare a far parte del loro club, bisogna intanto essere una donna, rientrare in questa fascia d’età e frequentarle per molti anni, finché un bel giorno vieni chiamata per nome, e tutta la nipotanza sa chi sei. Caratterialmente sono molto simili tra loro ma guai a farglielo notare, sono in competizione serrata da quando erano piccole e all’occorrenza hanno sempre da ridire l’una sull’altra. Tutte sono cuoche espertissime e hanno le loro ricette segrete anche solo per la pasta al pomodoro! Inoltre, fanno dei piatti particolari a cui hanno dato nomi altrettanto bizzarri, ne cito uno per tutti: la carne alla Marescialla; fettina di vitellino sottile sottile, passata nelle patate a purea e poi fritta. Buonissimaaa! Continua »

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  • Finestre

    Certe volte, vado in giro di notte a guardare le finestre accese dei palazzi tra piazza De Gasperi e piazza Europa. Si vede appena una trasparenza di lucciola sospesa nel confine che annuncia la dogana di un’altra vita. Anche le porte sono ingressi, ma raccontano spesso bugie. Se ti aprono una porta, stanne certo, prima si sono spazzolati e pettinati per fare bella figura. Hanno cacciato la polvere dell’odio sotto il tappeto del salotto. Hanno diluito il sangue dell’ultima lite con vigorose passate di cera, perché non si avverta nemmeno l’odore.
    Hanno ripetuto a memoria il copione indicato sul retro dei biscotti del Mulino Bianco per fingere un paio d’ali bianchissime. Hanno spolverato il santino di Maurizio Zamparini benedicente, messo accanto ll’acquasantiera di Santa Rosalia. Hanno preparato un piatto di stigghiole, per mangiarti meglio. La finestra è proprio un’altra cosa. È un varco clandestino. È un flash nel buio. È uno scatto a tradimento che sorprende la verità, nel momento in cui è vera. È una breccia nella trincea di un cuore sconcosciuto, una di quelle trincee che solo l’immaginazione può scavare. Continua »

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  • È uscito il libro di Bernardo P.

    Grandissimi cornutazzi di lettori,
    voiattri che fate la bedda vita alla luce del sole e macari vi bronzate alla facciazza mia, voi tutti che vi riempite la bocca di questa cosa che si chiama mafia, che credete a quello che dice il televisore e parrate di pizzo e pizzini a mai finire, ma che minchia ne volete sapere voialtri?
    A mia che toccò di stare all’ombra della latitanza, in una barracca umida e fitusa in mezzo a capre, ricotte e cicorie, e ora mi tocca fari la muffa in questo puttuso di galera carcerata, io ciò i cabbasisi sputtusati di sentire tutti sti cristiani che babbiano a destra e ammanca, Bernardo P. di quà Bernardo P. di là.
    Per cominciare, io sono io e non mi devo presentare. Poi, siccome non solo cè chi jetta fango su di mia, ma anche cè che tutti cuntano la loro storia, pure se non tengono ungazzo da dire, allora mi feci deciso che è megghiu se in questo bisinès del libro ci entro pure io che di cose da raccontare ne tengo agliosa, e vi spiego come gira il mondo in cui caminate.
    Pecché vi dovete mettere ‘nta testa che iè propio grazzie a cuesti pizzini di carta che io in tanti anni ho messo apposto l’Italia e le cose vostre (che comuncue sono cose nostre di noialtri, se finora non l’avevate capito).
    Infine, amici miei, vi vogghiu inzegnare questa cosa: cè chi comanda e fa la storia, e chi la storia se la pigghia intera accussì comè. Il primo sa, non parra, e muto muto scrive;
    i secondi non capiscono, babbiano e quindi pace all’anima loro.
    Baciamo le mani,
    Bernardo P.

    “100 pizzini di Bernardo P. prima di andare a letto”

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  • Torna a casa Archimede!

    L’energia è una risorsa così strategica che per essa si fanno le guerre, come ben sappiamo dalla cronaca di questi anni. C’è da segnalare allora una buona notizia! Con un insperato sussulto di ragionevolezza, il Governo nazionale sta cercando di riportare in Sicilia la realizzazione del progetto “Archimede” (ENEA-ENEL) sul “solare termodinamico” del nobel Carlo Rubbia, progetto che il precedente Governo, tra l’indifferenza della classe politica isolana e gli interessi delle lobby petrolifere, stava per perdere definitivamente a favore della Spagna. Sarà di dimensione ridotta (5 MW invece degli originali 20 MW), ma meglio che niente: è importante che la produzione di energia da fonte rinnovabile diventi un’opportunità per la Sicilia! La trasmissione Report (“A tutto gas”) del 29 ottobre scorso aveva così ricostruito questa vicenda che ha riguardato i siciliani anche se non se ne sono accorti o pensavano al Ponte o ad altro.

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  • Libera lettura

    Spesso chi torna da un viaggio nelle città del nord Europa racconta con stupore di metropolitane e di stazioni ferroviarie stracolme di persone intente alla lettura.

    A Palermo sono poche le persone che leggono in pubblico, quasi fosse sconveniente farlo, quasi che l’attenzione debba essere dedicata ad altro; purtroppo, sembra che nulla possa sovvertire questa scarsa propensione.

    Durante una discussione sul mio desiderio di conservare ben accatastati in libreria i volumi letti, un’amica mi raccontò della missione di un fantomatico “movimento per la diffusione della libera lettura” i cui aderenti, dopo aver finito di leggere un libro, volutamente lo dimenticano in una sala d’aspetto, in un treno, in una panchina di un giardino pubblico, quale invito ad un lettore sconosciuto.

    Sebbene la mia amica vive, legge e dimentica i suoi libri in Valle d’Aosta, devo dire che trovo suggestiva l’idea di lasciare “Il vecchio e il mare” di Hemingway su una panchina, a Mondello o a Sferracavallo, davanti alle barche dei pescatori.

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  • Le trombamiche

    È venerdì, l’orologio segna già le venti e lui sta facendo il suo ingresso trionfale alla Cuba. Si assiste alla metamorfosi, lui si sveste velocemente dei panni del “trombato” mondiale e si cala in un personaggio mitico, irreale…quasi fantascientifico. Qualcosa che sta nel mezzo tra l’Avvocato Agnelli, Luca Cordero di Montezemolo e Tronchetti Provera. Entra, si guarda in giro, riconosce qualcuno, ma aspetta che siano gli altri a salutarlo, picchì cà, l’impuittante sugnu io… Ecco che vede in lontananza l’amico con cui aveva appuntamento nel locale. Sfilando come una pantera tra i tavoli, lo raggiunge, ci accavalla ‘na vasata cu’ tanto ri scruscio e hanno inizio gli epici racconti. Nonostante l’età media degli interlocutori, sulla trentina, i discorsi sono sempre gli stessi. La serata al Goa, la cena al Tribeca per il giorno dopo, e magari anche il caffè della domenica da Caflisch. Intanto, ecco che si alza la bionda del tavolino vicino al dj… Con il suo passo felpato attraversa in diagonale l’intero locale per raggiungere la toilette, passando incrocia il suo sguardo e lo saluta timidamente. Il trombato che c’era fino a 30 minuti prima è totalmente scomparso, lasciando il posto a un indomabile leone, non ci potrebbe neanche Moira Orfei. Lui è uno che le donne non le mordicchia ma…le sbrana! Continua »

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