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giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Il 34, mito di una generazione

    Ci fu un tempo che la linea dei bus n° 34 dell’AMAT di Palermo si snodava per circa 28 chilometri per la città. Ragazzino ricordo un capolinea nella zona Cataldo Parisio, man mano che si allungava e cresceva la città era arrivato a Baida, dopo la curva delle Acque minerali.
    Dall’altra parte credo arrivasse nei pressi del ponte sul fiume Oreto.
    Aveva tempi di percorrenza biblici e spesso gli autisti si organizzavano teglie di anelletti al forno e melanzane alla parmigiana perché in certi incroci sostavano botte di tre quarti d’ora, causa traffico e c’era il tempo di una pausa o scambiarsi portate con autisti del 7.
    Nelle ore di punta imbarcava due autisti perché uno doveva scendere quasi sempre ad aggaddarsi con il solito gnuri non proprio ubriaco ma sazio di vino sì.
    Ho conosciuto universitari darsi materie preparate sul 34.
    Una coppia che conosco si è conosciuta e si sono corteggiati sul 34 e una volta che era particolarmente affollato pare vi abbiamo concepito il primogenito. Continua »

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  • Calciomercato

    È tempo di calciomercato e a Palermo arrivano inevitabili i primi bilanci. L’assenza di C punto Amauri, l’oriundo attaccante rosanero, pare si farà sentire nonostante la buona volontà di Caracciolo.
    Su Andrea si è detto tanto, pure che dopo il gol all’Udinese pareva il trailer di “Rocky Balboa”, o che gli manca solo il gol per poterlo chiamare finalmente “Il cigno di Milano”. Non tutti, però, hanno notato il suo approccio sperimentale contro la Reggina, da tornante, nel senso che, per cause a noi abbastanza inspiegabili, invece di piazzarsi a centro aerea e “spizzarla”, tornava a centrocampo a prendere palla come un Munari qualsiasi. Parliamoci chiaro: in questo periodo vanno di moda due countdown, uno segnala l’uscita del cellulare Apple e l’altro il ritorno di Amauri in squadra. Non ce ne voglia Caracciolo, che adoro, personalmente, con le sue movenze da pattinatore sul ghiaccio, il suo sguardo “fantasy” e sperduto che ricorda non poco Jonathan Brandis, il bambino che recitava nel film “La storia infinita”. No, non ce ne voglia se, magari di notte, senza dire niente a nessuno, tantomeno a lui, ci colleghiamo ai siti che trattano di calciomercato sospirando su uno dei tanti nomi nuovi per l’attacco. Nomi nuovi che dovrebbero e potrebbero concretizzarsi a breve, visto che entriamo nell’ultima settimana di questa sfilata mercimoniale collezione inverno 2007 detta anche “mercato di riparazione” e non mancano certo i paradossi, le ridondanti notizie giornalistiche, i pareri degli allenatori da panchina del bus. Continua »

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  • Malgiocondo per il mio bene

    Quante persone conoscono la libreria caffetteria Malgiocondo (ex Piazzetta Colonna)?
    Vi racconto un po’ la storia di questo insolito posto: Giuseppe ed Alessandra iniziarono questa avventura 5 anni fa, unendo ad una libreria molto fornita, specializzata in letteratura per bambini, una caffetteria.
    La formula, vincente in gran parte del pianeta, ha avuto, anche a Palermo, un grande successo ed io ne sono stata una testimone molto presente.
    Adoravo poter dare lì appuntamento agli amici ed aspettarli sfogliando un libro, spesso consigliatomi dai proprietari stessi, lettori entusiasti ed appassionati suggeritori di testi adatti a vari momenti della vita: quando piangevo per una delusione d’amore, quando ero arrabbiata per il lavoro, quando ero delusa da un’amica, quando ero…..
    Era anche questo loro starti vicino in modo così speciale che, molto probabilmente, rendeva il luogo diverso, peculiare, unico.
    Ma, come spesso accade a Palermo, i fruitori, numerosi nei primi tempi e non consapevoli dell’unicità di quel ritrovo, si spostarono in uno dei tanti anonimi locali, imposti dalla moda e dalle pr, che nascevano come funghi, perpetuando quel flusso migratorio verso luoghi sempre più vip, sempre più ultimi, sempre più uguali che tanto mi fa dubitare della capacità di scelta di questa città e dei suoi abitanti.
    Così per Malgiocondo sono iniziati i tempi bui. Continua »

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  • Giovanni Sollima suona alla Scala

    Cosa unisce von Biber a Jimi Hendrix?
    La risposta è affidata alle corde del violoncello di Giovanni Sollima e dei dodici violoncellisti della Scala che oggi pomeriggio, proprio alla Scala di Milano, per il ciclo di concerti “Domenica alla Scala”, proporranno alcune composizioni di autori che vanno dalla musica barocca a composizioni dello stesso Sollima fino al rock.
    All’interno del programma spiccano infatti Angel e Purple Haze di Jimi Hendrix nella trascrizione di Giovanni Sollima. In effetti il Premio Pulitzer Justin Davidson definì Sollima il “Jimi Hendrix of the cello”.
    Il programma del concerto è dunque decisamente vario, come d’altronde ci ha abituato l’artista, musicista e compositore da sempre dedito all’esplorazione di armonie nuove ed anticonvenzionali. Si comincia con un “luogo” tipico della musica barocca e prebarocca, ovvero il tema della “battaglia”. In particolare la Battalia di Biber (1644-1704), violinista che concluse la sua carriera alla corte di Salisburgo, percorrendo al contrario la strada che Mozart avrebbe imboccato ottanta anni dopo. Altro brano che viene dal passato: Ricercata VII di Giovanni Battista degli Antoni (1636-1698), bolognese. Continua »

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  • Ammuccati puru chissu

    Bisogna avere compassione di un portiere di calcio. Bisogna avere pietà della sua fragilità intrinseca. La leggerezza che gli consente di volare da un palo all’altro provoca, nel rovescio della medaglia, scarsezza di peso e mancanza di superficie opponibile ai colpi del destino. Povero portiere, lieve foglia d’albero. I suoi salti sfidano il cielo. Ma disperatamente ricadono nell’autunno della zolla.
    Il mio amico Lillo mi ha raccontato la storia di un portiere più sfigato degli altri. Non fu mai pubblicata tra sport e cronaca. Peccato. Sarebbe stata più utile di un trattato sociologico sui malanni della categoria. Magari avrebbe favorito la nascita di un sindacato di estremi difensori. Di destra e di sinistra, a seconda del lato preferito dai suoi iscritti per il tuffo. Continua »

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  • Piazza Croci, trenta senza lode

    Le palme sono ancora qua, davanti ai miei occhi; trent’anni e hanno la stessa altezza di allora; no, non possono essere loro il mio metro del tempo, deve esserci un’altra unità di misura, deve essere in qualche modo misurabile questo tempo che oggi ripassa per piazza Croci.
    Piazza strana questa, mai stata lenta, solo veloce, difficilmente attraversabile a piedi, ma un tempo non era così.
    Il mio liceo, il Meli, era ancora là, all’angolo opposto, più o meno come le mille vite che dentro vi pulsavano, in cerca della direzione giusta in quel quadrivio di alberi, semafori e fermate di autobus da raggiungere con calma, che di fermarsi ancora non c’era nessuna voglia, ma nemmeno di andare: era un tempo fermo, tutto sommato rituale come le sigarette non godute. Piazza Croci era ancora solo uno spazio da attraversare, là di fianco. Continua »

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  • Cacciatori di teste

    Dopo quasi sei anni i cittadini di Palermo saranno chiamati in primavera a confermare o sostituire gli attuali amministratori, sindaco e consiglieri comunali, in carica dal 2001. Se invece che comuni cittadini, fossimo gli azionisti di una società quotata, questi sarebbero giorni di valutazioni, bilanci e…di tanto lavoro per i cacciatori di teste.

    Mentre la politica sembra sempre più fatta di leggi di natura finanziaria, di tagli e di numeri, quasi si parlasse della conduzione di un’azienda, nella selezione dei politici non si adottano mai i criteri tipici di una grande azienda quale, per analogia (dimensione del budget, numero di dipendenti, ecc.), potrebbe essere considerato un comune o una regione. Come mai, infatti, si è attenti alla scelta dei manager di società quotate in cui sono investiti i nostri risparmi e che sono accuratamente selezionati da società di executive search (es. Egon Zehnder) mentre si affidano invece, non i nostri risparmi, ma addirittura la qualità della nostra vita urbana (compreso il futuro e il benessere dei nostri cari), a persone che gestiranno budget enormi per il territorio, le infrastrutture, l’istruzione, la sanità, i servizi sociali, ecc. senza nessuna verifica di attitudini e competenze, se non quelle teoricamente derivanti dal consenso elettorale ricevuto? Non sarebbe il caso che, in una società complessa come la nostra che richiede capacità di visione lungimirante e indiscutibili attitudini manageriali, i profili dei prossimi candidati alle elezioni venissero vagliati anche, in modo indipendente, da società di cacciatori di teste? Continua »

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  • Piacere divino

    Sto imparando a bere il vino in una terra, la Sicilia, che te lo impone quasi per quella presenza frequente di vigneti nel paesaggio, di uva di mare mescolata al sole, di antichi bagli tornati a nuova vita. Sto scoprendo, nell’isola, il piacere unico di sorseggiarlo, e non tanto come accompagnamento ai cibi per esaltarne il gusto, quanto piuttosto come bevanda da godersi fuori pasto.
    Un accadimento mai programmato, un incontro in un viaggio, una pausa di riflessione, un compagno di ozio salutare e non negativo, un elemento che fa da contorno ai tramonti in spiaggia, allo sciabordio delle onde, alle notti in barca, alle terrazze nel centro storico, ai locali nelle ville patrizie, permettendo alla vita di entrarti dentro, è così che immagino ora il mio rapporto con il vino. Ho scoperto la sua straordinaria capacità di suscitare confidenza, quando ci si accomoda al suo cospetto, e di regolarla in una scala crescente a seconda dei sentimenti da accompagnare, amicizia, complicità, amore. Continua »

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  • Per smettere basta uno sciopero

    Devo dire che quando ero adolescente nella mia mente l’immagine di tirare fuori un bel pacchetto colorato di sigarette di marca, accendersene una con un gesto deciso, avvolgendo di volute di fumo tutto l’ambiente circostante, era sicuramente un gesto molto affascinante.

    Insomma, siamo sinceri, la sigaretta ti aggiungeva un certo tono, ti rendeva un po’ misterioso ed eravamo tutti inconsciamente succubi dell’immagine del personaggio di Rick Blaine nel film Casablanca, (interpretato dal mitico e burbero Humphrey Bogart).

    La mia parentesi di fumatore è stata molto breve, passati indenne i vent’anni di età grazie alla pratica sportiva, probabilmente per sopperire a chissà quale deficienza di ordine psicologico, ho iniziato stupidamente a fumacchiare .

    All’inizio è stato tremendo, la nausea, il mal di testa, l’odore amarognolo della nicotina in bocca, poi dopo diversi e sofferti pacchetti consumati sono entrato a pieno titolo nel novero dei tabagisti convinti finché due contestuali eventi mi hanno allontanato da questo insano vizio.

    Una bronchite con i fiocchi e lo sciopero della distribuzione delle sigarette.

    Era il 1992 quando a Palermo come nel resto d’Italia, a seguito di uno sciopero dei depositi dei generi di monopolio, venne interrotta per alcune settimane la distribuzione delle sigarette ai rivenditori, lasciando completamente sprovvisti i consumatori. Continua »

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  • Villa Giulia

    Esci di prima mattina per fare ginnasticaaa, la radio a tutto volume ti piace la musicaaa”. Quando a Mauro una giornata ci trase giusta, pure se è senza voce, sinni futte e canta. L’ultimo ciddì, comprato a cinque euri da Saverio Canta Napoli gli furrìa nella testa, meglio che nello stereo.
    Compà senza sole siamo? Con sta giornata di lusso era peccato se non ce la buttavamo”.
    Ad ogni parola le dita tese della mano acchianano e scinnuno in mezzo al petto vuncio per i dieci minuti al giorno di panca piana.
    Compà l’hai vista sta Porsche, è troppo corna dura, minchia, la prossima macchina che mi compro deve essere così sportiva che ci devo mettere ‘a tuta e i scarpi ‘i tennis“.
    Il sole a chiummo di mezzogiorno quarìa la strada e magari l’anima, pure ai cani ci siddìa tampasiare strada strada, eppure…magari loro….a Palermo…..in mezzo a una strada…tampasìano. Continua »

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  • Condominio Palermo

    Molte persone, rispettabili come cittadini e magari competenti come professionisti, dirigenti, imprenditori, ecc., si tengono alla larga dalla politica considerandola una realtà “sporca” da cui stare il più possibile lontani. Il guaio è che, pensiamo ad esempio all’ambito che più da vicino ci riguarda, quello cittadino, da una buona politica amministrativa dipende poi la qualità della vita urbana di noi tutti, in termini sia di migliori servizi che di minore stress. Purtroppo non è vero che c’è una classe politica “cattiva” contrapposta ad una società “buona”, per il semplice fatto che la classe politica rispecchia fedelmente la società che democraticamente rappresenta. E se la parte più istruita e dotata di buon senso ed esperienza della società (fosse solo per il fatto di aver viaggiato più di altri) si limita a delegare senza assumere ruoli socialmente responsabili, la situazione da sola, di certo, non migliora e a poco giova lamentarsene. Penso che sia legittimo e naturale che non tutti abbiano tempo o motivazioni per un impegno attivo in politica, ma è certo che molti, forti delle proprie esperienze e competenze, potrebbero assumere un ruolo più vigile nel controllo dal basso del potere democratico. Le tecnologie digitali e la rete internet possono allo scopo essere di molto aiuto sia ai più pigri (socialmente) che ai distratti (dalle proprie occupazioni), anche attraverso un blog come questo. Continua »

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  • Le scarpette

    Il peso di quelle scarpette l’ho avvertito durante tutto il viaggio. Passare da un aereo ad un altro con alle spalle un sogno da consegnare ti riempe di responsabilità, tutte frutto delle tue paure, di quello che un tempo eri ed oggi non sei più.
    La richiesta era giunta un mese fa, sottovoce, quasi con timore. Sono stati più i suoi occhi a raccontarmi di un sogno che quelle parole farfugliate a labbra strette, con il timore di ricevere un secco no, figlio dello stress quotidiano che noi adulti paghiamo senza accorgercene.
    Un paio di scarpette da calcio. Misura 37. Quella di quando ti accorgi che la vita ti ha messo su una strata ben tracciata e difficilmente potrai uscirne. Da queste parti, dove l’Inferno da la mano al Paradiso, diventi adulto prima, soprattutto se vivi in periferia, una via Gluck ben diversa da quella nostrana, senza palazzi e marciapiedi, ma solo fame e la tentazione di saltare la barriera della legalità, per trovare conforto e pane tra le polveri bianche dell’oblio, scaricate con perizia nel mare dei sogni e bisognose di braccia audaci per giungere nelle narici dei potenti.
    Petit Lulù è sempre stato qui. Nella periferia di una città di periferia. Dove anche una maglietta strappata diventa un lusso che non tutti possono permettersi. Fa mille lavoretti, dall’alto dei suoi dieci anni, con quell’andatura un po ciondolante, quegli occhi spesso spenti, che trovano la luce naturale della sua giovinezza quando una palla rotola intorno a lui. Allora cambia. Diventa un altro. Diventa una persona vera. Un bambino che vuole giocare, giostrare, stupire. Continua »

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  • Angeli di Amore

    Linea “134”, oltre un anno di sguardi schivi e occhiate sfuggenti con la paura di chi non ha più vent’anni. Zeno vedovo da tempo, Gioia mai sposata e ancora bellissima a settant’anni.
    Una frenata improvvisa al solito incrocio e come d’incanto, senza avere mai parlato tra loro, le loro labbra si sfiorano per un niente.
    Scendono alla stessa fermata, si prendono per mano e iniziano a camminare su per i colli che portano in cima al cielo.
    Amore li ha trasformati in Angeli in terra e sorridono ogni giorno alla vita.
    Insieme.

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  • La bambina e la farfalla

    Vi ha mai afferrato una matta voglia di volare? Sporgetevi un attimo dal balcone. Laggiù, dieci piani più sotto, brilla un mazzo di fiori gialli in una mattina di primavera. Il colore abbacinante è una voce, un richiamo. Attraversa la pupilla. Lascia un telegramma per conoscenza al cervello. E arriva dritto al cuore. Il cuore cerca di fregarti. Dai, spalanca le ali. Dai, cogli quei fiori. Il cielo è azzurro. Cosa potrà capitarti di male? Apri le ali che non hai, quando arriva il cervello. Ha letto il telegramma e si è precipitato fuori dalla sua camera da letto ancora in camicia da notte, in tempo per urlare: “Che fai? Sei pazzo?”. E solo allora, dopo avere allargato sull’azzurro una consistente porzione di corpo, ti accorgi che il prezzo di un volo verso lo scintillio dei fiori sarebbe troppo alto.
    Quel giorno una bambina decise di inseguire una farfalla, oltre la nostra immaginazione, ma ben dentro la sua fantasia. Telefonata al pomeriggio presto: “Una ragazzina di colore è volata dal balcone. La trovi all’obitorio del Civico. Vedi se riesci a intervistare qualche parente”. È una consuetudine che odio. Perché è necessario fare domande ai congiunti del morto? Cosa potrebbero raccontare di originale? Mica diranno: “Sì, mio figlio Lazzaro in effetti è deceduto, tuttavia siamo fiduciosi. Sa, aspettiamo un suo amico che viene dalla Galilea. Resti con noi, forse ci scappa lo scoop”. Ma del porco – del mio lavoro – non si butta via niente. Continua »

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  • Foro Italico

    Botta di sale quanto è bella la Signorina! Arriva puntuale alle 8:45, traffico permettendo. Quattro colpi di buongiorno a tutti, stacca dalla porta il pizzino di quelli messi a turno, con due scoppi di chiave apre la porta e: “Piano piano, accomodatevi in sala d’aspetto che ora vi chiamo uno per uno”.
    “Signorina oggi il dottore puntuale viene? Che ci devo parlare per mia figlia…”
    “Signora Lo Manto, mi dia il tempo di sedermi, che ancora manco il piccì ho acceso. Che fa non lo sa che il dottore, quando arriva, arriva per tutti? Si accomodi che, quando è ora, la chiamo io”
    Il piccì, finalmente acceso, saluta la Signorina con un Buongiorno Rosy, che furrìa per lo schermo, cambiando ogni secondo colore. Pure gli occhi furrìano a taliarlo.
    Il dito laccato scorre sulla lista del turno: “Signor Pizzurro lei deve fare ricette o è per il dottore?”. Per ogni nome la Signorina ha un’attenzione diversa. Li conosce tutti la Signorina. Sa chi è degno di riguardo e chi piuttosto meriterebbe un bel Bafantoculo di prima mattina. Ma la Signorina, santa pazienza, ha un sorriso per tutti. Continua »

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  • Corleone

    Non so se qualcuno di voi, nel mezzo del cammin di vostra vita, si è mai trovato anche per caso in un luogo denominato Corleone.
    Lo stesso nome evoca tutto.
    Dico tutto per semplici ragioni legate al connubio mentale Corleone/Mafia o Corleone/Padrino.

    Arrivando dalla provinciale che passa da Marineo e da Ficuzza (luogo che fa scappare una istintiva risata a chi è di nascita da Roma a salire), l’impatto è subito violentemente normale.
    “Ma come non c’è un cancello con due tipi con le coppole e la lupara al tracollo?” – tipica domanda che mi son sentito fare da parecchie persone che per la prima volta venivano a Corleone e rientravano tra quelle da Milano a salire, dove il termine a salire è l’esatta traduzione del siciliano “acchianari”, spesso usato per identificare una zona geografica che è più al nord di quella specificata.

    “Coppole e lupara? Ma che dite? Corleone è famosa in tutto il mondo per i suoi personaggi illustri come San Bernardo, Bernardino Verro e Placido Rizzotto”. Continua »

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  • Da Palermo a Melbourne

    Lo scorso mese di giugno si è svolto a Melbourne il terzo convegno dei giovani siciliani all’estero. L’incontro, dal titolo “Sicilia senza confini: educare alla cittadinanza”, è stato, per certi aspetti, originale perché ha visto riuniti giovani di origine siciliana provenienti da Australia, Argentina, Canada e Venezuela.

    Il convegno, al quale ho partecipato nella mia qualità di direttore dell’Ufficio per i siciliani all’estero del Se.R.E.S., organismo della Conferenza Episcopale siciliana, ha voluto sottolineare la necessità di dare visibilità agli artisti di origine siciliana all’estero che operano con successo nel mondo e soprattutto in Australia.
    Pensate: registi, come Mario Andreacchio e Monica Pellizzari (vincitrice di numerosi premi al Festival del Cinema di Venezia), pittori, come Aldo Iacobelli e scrittrici, come Melina Marchetta e Anna Maria dell’Oso, che sono protagonisti attivi nel contesto globale del nuovo dialogo interculturale, ma che difficilmente ricevono riconoscimenti da parte dei leaders delle comunità italiane all’estero, dei nostri Consolati e degli stessi Istituti Italiani di Cultura. Continua »

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  • Canto di Natale

    Quasi tutti i barboni di Palermo si chiamano Vincenzo, abbreviato in Vicè. C’è Vicè vogghiufumare di via Archirafi, Vicè del Civico, Vicè di via Briuccia. E c’era una volta Vincenzo, cioè Vicè, che dormiva sulle scale delle Poste di via Roma. Dormiva molto e sognava moltissimo. Quando si svegliava non sapeva più distinguere le immagini d’aria che gli passavano nel cervello da quelle in carne e ossa che gli camminavano davanti. Vicè delle Poste era convinto di essere una donna. Per questo aveva annodato i suoi capelli sporchissimi in una specie di crocchia che, insieme ai lineamenti affilati, gli dava un aspetto da marajà.
    Vicè delle Poste non sopportava dottori e ambulanze. Quando vedeva un camice bianco, scappava. Forse perché l’avevano messo in manicomio da ragazzo e l’avevano curato con l’elettroshock. Così almeno si diceva. Però non bisogna fidarsi troppo, i sussurri della strada sono come erano le immagini nel cervello di Vicè. Impossibile separare la verità dalla fandonia, in una c’è sempre un po’ dell’altra.
    Vicè delle Poste cominciò a stare male. Scatarrava. Sputava per terra chiazze di saliva e di sangue scuro. Ciccio, il medico che collabora con Biagio Conte, cercava di persuaderlo: “Dai, vieni con me in ospedale”. Il barbone si limitava a scuotere la testa. No. Continua »

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  • Aria di Hemingway

    Che c’entra Pallavicino con Hemingway? E a dirla tutta, che c’entro io con Hemingway? E, per sillogismo, io con Pallavicino?
    C’entriamo, c’entriamo, come direbbe Casini.
    C’è Aria di Libri oggi alla biblioteca del quartiere, in maiuscolo e in minuscolo.
    In maiuscolo perché la manifestazione di Libraria con il comune di Palermo, si ripete anche quest’anno, e in minuscolo perché si può trovare aria di libri e profumo di lettura anche in questa deliziosa e misconosciuta biblioteca in un’introvabile piazza di Pallavicino.
    Oggi Marco Pomar legge Il Vecchio e il Mare.
    Manco avessimo detto Gassman legge Dante. Continua »

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  • Cibo: Palermo vs. resto del mondo

    Giorni fa ho conosciuto una ragazza romana, arrivata nella nostra città per fare un servizio fotografico. Le ho chiesto che cosa, da “osservatrice” per professione, l’affascinasse di più della nostra Palermo…lei immediata ed entusiasta mi ha risposto: “I colori, gli odori, il cibo che si consuma per strada, il mercato di Ballarò con le sue spezie e questa strana commistione tra modernità occidentale e atmosfere mediterranee…”. Parlavamo su un terrazzo del centro storico al tramonto, con il profumo del mare, davanti tra cupole arabeggianti e gatti pigri sui cornicioni, ci siamo date appuntamento per cucinare insieme. Sì, cucinare insieme. Continua »

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