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mercoledì 25 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • La macchina è cool

    Ho sentito che il Comune sta per tassare gli ingressi nel centro storico con obolo da 15 euro annuali. La destinazione dei proventi di questa manovrina non è stata però ben specificati. Suppongo che saranno ben poca roba, ma mi permetto di suggerire una sorta di investimento al Comune: l’acquisto di biciclette pubbliche, di lucchetti e di rastrelliere per il parcheggio delle stesse.
    Immagino una decina di punti sparsi nel centro storico dove altrettanti LSU potrebbero occuparsi di “affidare” le bici ai cittadini prendendone le generalità. Il cittadino le usa e le restituisce dove più gli aggrada mentre gli LSU li registrano. Un semplice software di gestione, caricato dagli LSU, verfica che entrate e uscite corrispondano.
    I soliti burloni si lamentano del provvedimento perché manca a Palermo l’alternativa dei mezzi pubblici. Non nego. Ma nessuno ha mai pensato come fattibile l’uso delle bici?? Ora dico io, gli amministratori non sono dei tecnici, ma non ci vuole un topografo per rendersi conto che la città è piatta (nenti acchianati alla Fausto Coppi va..), né di un idrologo per rendersi conto che a Palermo piova pochino e raramente (picca rischio di vagnarisi va). E qualche viaggetto se lo saranno pure fatti??!! Città molto più “difficili” di Palermo (sia altimetricamente che meteorologicamente) sono invase dalle bici?? Capisco che la macchina è cool.

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  • ‘U pupu cu l’anchi torti

    ‘U sai chi mi misiru i morti? ‘U pupu cu l’anchi torti.
    Faceva così la tiritera che dicevamo da bambini quando si avvicinava il 2 novembre, giorno dei defunti.
    Eravamo eccitati e speravamo di ricevere in regalo l’ultimo modello di “colt” come quella che avevamo visto usare nell’ultimo western; le femminucce parlottavano e si facevano i dispetti ancor prima “‘u sai, i morti mi porteranno Cicciobello chi chianci e si piscia ‘i supra”; si sperava inoltre in lecca lecca enormi e coloratissimi, liquirizie a metro e bomboloni.
    A provvedere naturalmente erano i genitori che si facevano accompagnare dai nonni “vivi” (con la speranza che mettessero mani in sacchetta); “a’ Liviedda” (a piazza Olivella) dove si organizzava “la fiera dei morti”.
    Si trovava di tutto, pupi ri pezza, Barbie e Ken, cavadduzzi ri plastica russi, machinicchi ra polizia, camiuna ri pumpieri, bambole ri porcellana, ecc.
    A me è rimasto impresso un giocattolo fatto dagli artigiani locali, era una semplice basetta in legno dipinta con colori forti, aveva ruote ai lati e sopra una specie di pulcinella in cartapesta che reggeva tra le mani due piattini in alluminio da banda musicale, al tutto erano applicate due barre ed un “manubrio”, bastava spingerlo ed un “magico” congegno faceva sì che il pulcinella battesse i piattini (sdang, sdand, sdang), certo, non era la PlayStation3, ma sicuramente poesia pura. Continua »

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  • Francesco Buzzurro: un navigante del Mediterraneo

    Francesco Buzzurro

    Quando si dice che: “Una musica può fare”. Prima di conoscere Francesco Buzzurro, ho conosciuto le sue note, che ho amate una per una. Era un pomeriggio qualsiasi, di scazzo lavorativo e di nostalgia vagante per la mia terra. Sono entrata in uno di quei soliti pastoni-web, dove fare il downoloading di brani musicali è facile tanto quanto entrare da Ricordi Media Store e uscire a mani vuote (perché i dischi, ormai, non si possono comprare più). Ho digitato “Nicuzza” – la mia canzone siciliana preferita – e il primo nome della lista era quello di un chitarrista, Francesco Buzzurro, per l’appunto. La sua abilità di tessere quella piccola melodia, quasi fosse la trama musicale più spettacolare del mondo, ha centrato in pieno la mia malinconia fino a infilarsi nella mia sensibilità musicale. Sono stata sul suo sito web, ho recuperato l’indirizzo di posta elettronica e gli ho inviato, seduta stante, decine di righe, fitte di gratitudine, emozione, riconoscimento. Francesco risponde, e lo fa anche con una certa velocità (cosa assai strana tra gli artisti). Il tono della sua lettera, però, è diverso da come lo immaginavo. Continua »

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  • La favela di Cruillas

    Rifiuti a Cruillas

    Non capita tutti i giorni di non potere tornare a casa pur muovendosi con un cinquantino sgangherato come il mio. Eppure, magari semel in anno, capitano cose che non ti immagini proprio, e che cambiano la quotidianità di un quartiere.

    Nel primo pomeriggio di ieri, intorno alle 17:00, si è verificato in via Trabucco un rovesciamento di cassonetti dei rifiuti tale da impedire, complici gli autobus, il passaggio a qualsiasi autoveicolo, bici comprese. Per come è organizzato il quartiere, la caduta dei cassonetti ha causato in circa quindici minuti più di due chilometri di coda, in varie direzioni, mettendo praticamente in ginocchio un quartiere che ha strade larghe tre metri e mezzo e dove passano ambulanze al ritmo di una ogni mezz’ora quando stiamo tutti bene. Continua »

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  • Sicilia: regione che cambia, regione che resta

    Sono stanca.
    Mi sento esausta di credere che qualcosa possa cambiare.
    Stanca di vedere nei giornali nazionali qualche stupido articolo su di me e la mafia.
    Ogni tanto qualcuno mi cita senza chiedermi il permesso e io ci rimango male perché scrivono solo cose già lette e rilette. Poi accendo la televisione e vedo me e ciò per cui sono diventata famosa: la mafia.
    Sono passata alla storia per questo e ne dovrei essere felice. Non è da tutti essere riconosciuti dovunque, perché paese che vai stessa frase che senti: vieni da Palermo? Allora sei mafiosa!
    E che fanno Loro? Ci ridono sopra e basta. Perché? Perché Loro si accontentano di questo: parlane bene o parlane male ma parlane…
    Io invece m’incazzo!
    Io m’infervoro!
    Loro invece sono felici, lo sono perché si vedono in televisione.
    Loro si accontentano che se ne parli male ma che se ne parli comunque.
    Io invece piuttosto che apparire in televisione per questo motivo preferirei essere ignorata e non essere nominata assolutamente.
    E invece no. Debbo sentire e vedere in tv Il capo dei capi. Sentire raccontare l’origine e l’evoluzione della nostra criminalità organizzata. Continua »

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  • Mobilità sociale

    Se il presidente della regione avesse studiato 3 anni in Svezia, prima di svolgere la sua funzione politica, sarebbe cambiato il suo modo di vedere e risolvere i problemi della sua regione? Se il sindaco di Palermo avesse vissuto molti anni in altre capitali europee, la città oggi sarebbe la stessa? La mobilità produce tanti effetti diretti e collaterali. Spesso si parla solamente dell’effetto diretto legato alla persona. La mobilità intesa come esperienza di studio o di vita all’estero. L’effetto visto è il miglioramento della condizione individuale (cu niesce arriniesce), a da questo punto di vista un concetto molto più ampio e cooperativo implode nella sua versione personale dell’emigrazione. Infatti l’emigrato è solo. È solo quando parte, pianto o meno dalle persone che rimangono, e si sente solo nel paese ospitante. Ma è davvere così triste partire anche per un breve periodo (di 1 anno)? In una regione parassittaria la risposta sembra di sì. In un paese civile invece la mobilità non è una piaga da debellare. Ci sono possibilità di partire e di tornare, ci sono scambi culturali e professionali. C’è un arricchimento della persona ma soprattutto della società Continua »

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  • Amori prestivi

    Era fine maggio. Nel tardo pomeriggio, dopo una giornata assieme, io e il mio amico correvamo sul suo motorino lungo lo stradone di via Lanza di Scalea direzione Mondello cantando a squarciagola: «Su di noi nemmeno una nuuvo-la, su di noi l’amore è una faavo-la…!!» e «Che confusioone, sarà perché ti amo, è un’emozioone che cresce piano piano, se casca il mon-do allora ci spostiamo, se casca il mon-do sarà perché ti amo» e, non senza una punta di autocelebrativa malizia: «Quante cose che non saaai diii meee… quante cose che non puoooi saaapere…» …se allora avessimo solo intuito quello che avremmo dovuto sapere noi, quella “autocelebrativa malizia” ce le saremmo ingoiata per accompagnare il sedano che avremmo rosicato dopo…

    In quelle ore prima dell’estate si assisteva alla nascita di due amori. Il mio amico amava come si ama le prime volte: dando tutto e svelando tutto; io cominciavo ad amare come spesso si comincia ad amare alla mia età: con diffidenza, coi piedi di piombo, a poco a poco… ma entrambi avevamo in corpo l’entusiasmo travolgente felicemente palesato da quelle strofe di canzoni urlate a braccia larghe dal motorino. Continua »

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  • AAA Fermata metro cercasi

    Stamane i miei impegni mi hanno portato alla questura di Palermo, nei pressi del Palazzo Reale e, visto che il traffico a Palermo ha dichiarato guerra alle mie coronarie e che oggi ha ricevuto notevoli “rinforzi” dal suo alleato Pioggia, ho optato per un mezzo pubblico, la metropolitana. Certo, considerando i miei trascorsi in quel di Roma e di Milano, dare l’appellativo di Metropolitana al treno che collega Palermo a Punta Raisi o Trapani, mi sembra offensivo per le metro di queste grandi città. Ma non andiamo per il sottile e, soprattutto, non lamentiamoci. In fondo, alla modica cifra di 1 euro ho la possibilità di giungere sino a piazza Indipendenza con notevole risparmio di bile e, volendo, anche di tempo. Inoltre, non ho neanche il problema del parcheggio. Quindi, per quello che devo fare stamattina, questa soluzione è più che ottima. Giunto a destinazione, ad accogliermi c’è…la pioggia. Prima ancora di arrivare dalla fermata Orleans alla superficie, l’acqua piovana, impaziente di attendermi in cima alle scale mobili, al di fuori della struttura, mi dà il benvenuto appena sceso dal suddetto treno. Avete capito bene. Dentro il tunnel che ospita la fermata “Orleans-Palazzo Reale” PIOVE. Consoliamoci, potrebbe andare peggio. Invece dell’acqua, potrebbero piombare sui viaggiatori in attesa le decine di macchine che sfrecciano sulla strada sovrastante, dinnanzi villa d’Orleans. Speriamo bene…
    Comunque, sceso dal treno, fermo sul binario 2, cerco la famigerata uscita “piazza Indipendenza” della quale avevo sentito parlare, sebbene io non abbia mai notato alcun cartello con la classica “M” rossa ad indicare la fermata nella stessa piazza. Continua »

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  • Via Pacinotti angolo via Campolo

    Sono le 13.29 di giovedì 11 ottobre ed in questo preciso momento sotto casa mia, via Pacinotti angolo via Campolo, c’è l’ennesima ambulanza, l’ennesima moto per terra, l’ennesima macchina ferma a metà incrocio ed io sono per l’ennesima volta stufa di chiedermi quando i “quattro” bassi più “due” alti, bellissimi semafori istallati da almeno “otto” anni enteranno in funzione????
    Già una lapide ricorda che dieci anni fa morì falciata sulle strisce pedonali, ormai sbiadite, una studentessa del Crispi poco più che quattordicenne. Io stessa e i miei figli minorenni abbiamo provato il brivido del paraurti cromato all’altezza delle nostre ginocchia quando tentiamo di “infastidire” la corsa delle formula 1 che arrivano in velocità dalla larga via Campolo. Di notte e la domenica non si contano gli urti che ci fanno balzare dal letto (e per conferma basta andare a guardare le denunce di sinistri che arrivano alla Polizia municipale). Leggevo sul giornale di qualche giorno fa che gli abitanti di viale Francia hanno ottenuto, dopo 5 mesi di attesa, l’accensione dei semafori… 5 mesi. Devo dedurre che viale Francia è troppo vicina all’abitazione del sindaco o sono la solita cittadina “malepensante”?
    Quindi, visto che da dicembre in poi, non potendomi permettere di cambiare l’automobile da almeno 11 anni, non potrò neanche recarmi a guardare le vetrine del centro, perché di shopping non se ne parla (quello solo le benestanti cittadine su fiammanti suv euro 4) permettete almeno a me ed ai miei figli di poter girare il mio quartiere a piedi senza temere per la nostra vita.
    Grazie, amministrazione comunale della città più “cool” d’Italia.

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  • Il bancomat mobile

    Il bancomat mobile

    il mio l’ultimo regalo d’arte per tutti di palermo ho fatto altroieri
    notte alle h21:30 sotto la pioggia. il bancomat mobile.
    ieri matina alle h7:00 era eliminato, dell comune.
    blitz. veloce. credo sono il più controllato artista di palermo.
    mi piace.

    ma la storia del bancomat mobile è questa:
    dal fino alla giugno era questa macchina distrutta alla
    piazza garraffello. l’ultimi quattro mesi era questa macchina
    quasi in tutti triangeli e l’ultimo 1,5 mesi nel ingresso
    del mercato, sotto le mie rovine. nessun’ ha eliminato
    come sempre. ha fatto sempre di più puzza.

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  • Fiamma

    Si chiamava Fiamma, la mia Fiamma, dicevo io…
    Lavoravamo assieme io e lei. Dal 12 marzo 2005.
    Stavamo bene assieme. Io con lei stavo benissimo, mi dava un senso di felicità unico e credo che anche lei con me stesse bene.
    Passavamo assieme molto tempo. Quasi ogni giorno, per molto tempo.
    Ci piaceva cantare assieme, a squarciagola, quando ce ne andavamo in giro per Palermo e la gente ci guardava un po’ stupita… noi sorridevamo e guardavamo avanti.
    Lavoravamo assieme da più di due anni e mezzo, mi accompagnava anche a fare la spesa, dal medico, a trovare i miei genitori, dagli amici, alle cene fuori…
    Sempre assieme io e fiamma…e tutti lo notavano e tutti me lo dicevano quasi insospettiti del nostro “strano” rapporto.
    Quanta pioggia abbiamo preso insieme! Quante canzoni stonate e urlate, quanti momenti di tensione, telefonate, momenti felici condivisi…lei sempre con me nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.
    E prima di incontrarla non avrei mai pensato una cosa simile. Continua »

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  • San Lorenzo

    Quella mattina erano le tre del pomeriggio, ed il cielo era pieno di stelle…

    Cara Rosalia…beata tu, che sei la santa di Palermo, casa tua è sempre piena di gente, i devoti si fanno scalinate in ginocchio pur di incontrarti; aiutami tu, tutto mi va storto…..e la colpa è di Dalò, maledetto Dalò, chi è Dalò…un artigiano che costruiva scarpe magiche…..San Dalò…ti racconto meglio…
    Era il 10 agosto, la mia notte, milioni di persone attente ad osservare…e ad ogni stella cadente, un desiderio, chi chiedeva una fidanzata, chi chiedeva la promozione, chi il ritorno di Luca Toni al Palermo, chi Caracciolo all’Inter per fermare l’attacco….insomma Rosalia, apro la finestra, mi affaccio per assolvere al mio compito e rimango esterrefatto….il cielo insolito, la notte, come una tapparella, era calata fino a metà, una linea precisa divideva in due la notte dal giorno, non capivo…qualcosa mi stava pungendo il polso, era la lancetta dei minuti del mio orologio….la fisso per un attimo, e lei: Lorenzo è mezza notte! hai capito mezza…notte; all’improvviso come una saracinesca la notte cala del tutto e, le stelle cominciano ad apparire e farsi notare, elegantissime e luminosissime, e tutte indossavano le scarpette magiche costruite da Dalò…qual era la magia di queste scarpette, che avevano la suola anti scivolo….da quella notte, grazie a Dalò, le stelle non caddero più!
    Adesso la gente per esprimere i desideri aspetta San Daniele….quando cadono i prosciutti….o San Silvestro, quando cadono i gatti…
    Santa Rosalia sei l’unica che può aiutarmi…il 4 settembre “acchianerò Monte Pellegrino” e pregherò…..

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  • La prima volta non si scorda mai

    – Salve.
    – Ciao.
    – Che faccio? mi distendo?
    – no, no, mettiti…così…viene meglio.
    – Scusi ma che fa?… S…sà sono un po’ in disagio, per me…è la prima volta…

    Me lo avevano detto, stai tranquillo, vai rilassato, riuscirà meglio.
    Eppure non avevo il coraggio, capita, mica siamo tutti pronti subito, sarà un retaggio mentale generazionale e perché no anche geografico; sì perchè, diciamolo, a Palermo “‘u Masculu è masculu” e certe cose……….
    Non dovevo essere poi così bravo a fingere visto che anche a casa mi dicevano “tutto a posto?” ed io “sì, perchè?”, “no è che ultimamente ti chiudi in bagno…un pò troppo spesso…”. Continua »

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  • Palermo, la città delle libertà

    Edificio di piazza Vittorio Emanuele Orlando: due condominî? Quello a sinistra magari desiderava la facciata con fondi rosa e rilievi panna, quello a destra preferiva invece i fondi gialli e i rilievi beige? Non si era d’accordo? Beh facile soluzione, è bastato dividere la facciata in due: et voilà!!

    Palazzo bicolore a piazza Vittorio Emanuele Orlando

    Palermo la città delle libertà: ognuno fa un po’ come gli pare.

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  • Altra Palermo: un modo diverso di fare politica

    Altra Palermo è un laboratorio politico in costruzione in cui i cittadini sono chiamati a partecipare attivamente alla vita politica di questa città, un gruppo di lavoro che nasce dalla necessità di rappresentanza di quella fascia, estremamente larga, di cittadini che non ha diritto di parola né di replica e di cui questo gruppo vuole essere portavoce. Il riferimento è alle associazioni, ai gruppi di base, a tutti quei cittadini che non si riconoscono nelle solite logiche di partito in cui a prevalere sono i personalismi e le smanie di potere dei soliti noti.

    Il valore aggiunto di Altra Palermo è la competenza e la serietà con cui ogni giorno ci si confronta rispetto alle questioni sociali, ambientali e dei diritti di tutti e il fatto che le conclusioni che scaturiscono poi da questi confronti divengono non negoziabili in sede di consiglio, perché ne sono il bagaglio imprescindibile. Continua »

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  • Cose buone

    Mio zio Nino con una sarda salata ci mangiava mezzo chilo di pane.
    La immergeva nell’olio d’oliva, se la passava tra lingua e palato…e via la prima fetta di rimacinato.
    È un rito di povertà quello di leccare la sarda.
    È una di quelle cose che impara chi ha conosciuto la fame.
    Una cosa che mi ha insegnato mio zio Nino, è che tutto è buono.

    “Zio ma che cosa sono sti granatelli?”.
    “Tu mangiali, che se te li dà zio, sono buoni. Amunì…assaggia…come sono?”.
    “ Miiii, troppo buoni zio, anzi lo sai che ti dico? Che sanno di picca!”.

    Secondo certe popolazioni africane, se mangi il cuore dell’avversario, ne acquisti la forza.
    Forse per questo mio zio mi faceva mangiare i granatelli.
    Forse, secondo lui, mangiando certe cose, crescevo più uomo.
    Io questa cosa del “tutto è buono”, non me la sono mai scordata.
    A volte penso che sia una legge da applicare a cose e persone indistintamente. Continua »

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  • Una Sicilia diversa

    Sicilia bedda

    La storia di una Sicilia diversa da come oggi viene rappresentata è come se ci fosse vietata: la Sicilia delle scienze di Archimede, Majorana e Zichichi, la Sicilia dei Fasti, degli architetti, dei grandi pittori, dei Greci, degli Arabi, dei Normanni, la Sicilia di una civiltà mai raggiunta dagli altri, la Sicilia del sole, dei limoni e dei piaceri, la Sicilia del Serpotta, degli eroi, di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, del Basile e di Ducrot, della gioia di vivere, degli amori, tutta questa Sicilia è ormai seppellita dalla maledetta stagione di morte, violenza e sopraffazione della mafia.
    Io non mi voglio rassegnare, voglio continuare a combattere il male ma so che la Sicilia ha bisogno anche di esaltare tutto quanto ha di buono, anzi di fantastico, e non mi piego a chi vuol fare diventare una qualsiasi frase (per quanto poco felice), estrapolata da un lungo intervento, la protagonista inutile di un dibattito su un tema serio e costruttivo che, in buona fede e con l’obiettivo dello sviluppo, sto cercando di portare avanti.
    Si costruisce anche a rischio di qualche gaffe, mentre a distruggere in un attimo non si rischia mai niente.

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  • Se il “Falcone-Borsellino” si chiamasse “Vincenzo Florio”

    Riporto fedelmente quanto scritto ieri su Repubblica Palermo (a pagina VI)

    “[…] Se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l’immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell’aereoporto”.

    Questo è quanto è stato detto dal Presidente dell’Assemblea Regionale on. Gianfranco Micciché (e riportato con un titolo forse non troppo benevolo) che, intervenendo ad un convegno a Bivona, ha espresso parere sfavorevole circa l’invio dell’esercito in Sicilia per combattere la lotta alla mafia. Peccato che sia poi “scivolato” su questa battuta poco felice circa l’intitolazione ai due magistrati vittime della mafia dello scalo aereoportuale di Palermo. Continua »

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  • Mafia-Tour

    Uno dei motivi per visitare la nostra amata Sicilia è che qui, udite udite, ha avuto origine l’affascinante storia della Mafia… No, miei cari, non sono impazzito. Secondo qualcuno, l’argomento è talmente valido da riuscire ad attirare in terra di Trinacria orde di turisti alti, biondi ed in calzoncini corti in pieno inverno, macchina fotografica al collo o comoda fotocamera alla mano, pronti ad immortalare i luoghi in cui hanno mosso i primi passi Vito Corleone e company… Ma cominciamo dal principio.
    Qualche settimana fa, forte del mio formidabile piano ferie, che mi condanna, in pieno agosto, a sorbirmi 8 ore di ufficio al giorno, ma che mi regala, in autunno, la possibilità di fare una capatina a Punta Raisi e “spiccare il volo”, decido di organizzare un viaggio. Da bravo internauta, provo a risparmiare qualche soldino organizzando il tutto su internet. Self-made man, direbbero gli inglesi…grana ‘un ci nn’è, direbbero a ragione i siculi. Dove potrei andare…facile, vediamo quali compagnie low-cost partono dalla Sicilia, le destinazioni estere che offrono e scelgo quella più economica…grana ‘un ci nn’è, ma non vorrei ripetermi. Scartando a priori Londra, che ho già visto, ricordo che su Rosalio, tempo fa, avevo letto di una compagnia che collegava direttamente Palermo ad Amsterdam…Tramvia…no, quello è il sogno di noi palermitani…ah, si, Transavia……guuugolizzo la parola (ah!?) e trovo il sito della compagnia aerea. Continua »

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  • La fu caffettiera

    Ogni ufficio ha la sua caffettiera, anzi no, ogni piano ha la sua caffettiera, meglio ogni gruppo che si rispetti, ogni cerchia di colleghi. Non so come sia cominciato il rito, forse qualche secolo fa, ma ogni mattina chi arrivava prima in ufficio aveva il compito di preparare la caffettiera sei tazze e metterla sul fornello elettrico.
    Pian pianino nell’archivio, nel bagno per disabili, attorno all’armadio incassato nel muro si formava un capanello di estimatori. Ognuno raccontava la sua: mia madre ieri sera…., mio figlio…., sai cosa è successo ieri al terzo piano…., la tizia oggi è più bona del solito. In quei dieci minuti la giornata cominciata triste, veloce ed affannata, ricominciava a prendere un ritmo umano, normale goliardico, e poi succedeva un miracolo tutte le razze presenti in ufficio: dirigenti, funzionari, istruttori, asu di seria A e B, dimenticavano i ruoli e riuscivano a parlarsi serenamente come uomini liberi dagli schemi. “Sono arrivato tardi”, esordiva un altro pretendente alla tazza, ed il capo cerimoniale di turno: “non ti preoccupare ce lo dividiamo (nu spartemu)”. La tazza di caffè condivisa secondo me permette fino in fondo di entrare in una profonda intimità di pensiero. Continua »

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