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giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Smaterializziamo il traffico

    Ma che cosa ci fa e dove va tanta gente incolonnata in auto a Palermo alle 11:00 del mattino? È possibile che nessuno abbia mai pensato di fare un apposito sondaggio? Ma se il maggiore datore di lavoro è il “pubblico” (Regione, Provincia, Comune e società ed enti da questi partecipati) i dipendenti non dovrebbero starsene al loro posto negli uffici o Palermo conta un insospettabile esercito agenti di commercio?

    Talvolta ho avuto il sospetto che il traffico rappresenti a Palermo un’originale forma di ammortizzatore sociale: di che cosa si potrebbe mai occupare tanta gente se le si togliesse l’illusione di fare un qualcosa, incolonnandosi pazientemente in auto nelle principali vie della città? Continua »

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  • Officina delle Idee

    Officina delle Idee

    Vi racconto di un’altra Palermo, dov’è possibile più legalità, più integrazione, più solidarietà, più sviluppo e più diritti. Che dite? Sprecherei il mio tempo? Fomenterei solo utopie? Forse no.
    Si parla tanto, in questo periodo, di un’officina che lavora perché le idee che produce possano diventare qualcosa di più concreto: si chiama proprio «Officina delle Idee» ed è un’associazione che ha deciso di intraprendere una sfida, ardua per la stessa promotrice del movimento, Doriana Ribaudo, ma comunque possibile.
    Si sono uniti a Doriana già diverse altre persone (me compresa), di ogni età e che, attraverso una serie di iniziative, vogliono scendere in campo per parlare con la gente, ascoltare i loro problemi da sottoporre all’attenzione delle istituzioni, così da trovare tutti insieme una soluzione concreta.
    Provare per credere: tutti, infatti, sono invitati a partecipare a questo movimento che chiede solo «un po’ del tuo tempo per una grande impresa», così come recita lo slogan dell’associazione. Continua »

    Ospiti
  • La pensilina

    Oggi finalmente ho capito perché non riuscivo mai a prendere l’autobus. Non che i mezzi non passassero: passavano. Solo che non si fermavano. Gli autisti mi vedevano e tiravano dritto. Eppure ero lì, proprio in corrispondenza della pensilina, e mi sbracciavo per segnalare il desiderio di essere preso a bordo. A un certo punto mi ero persino convinto che a Palermo far salire un passeggero su un mezzo pubblico rientrasse nella sfera discrezionale del conducente.
    Spesso mi vedevano e si fermavano molti metri dopo, tanto che ero costretto a inseguirli. Proprio uno di questi autisti oggi mi ha fatto salire facendo un gesto come dire: per questa volta voglio essere buono. E quando sono andato a protestare mi ha spiegato che ero io a essere in torto, e dovevo ringraziarlo, perché quella fermata era stata abolita da un sacco di tempo. Per anni ho aspettato l’autobus a una fermata fantasma.
    In effetti, ora che l’autista caritatevole mi ci ha fatto pensare, una decina di anni fa in questa città hanno piantumato delle nuove pensiline, più piccole ed eleganti. Solo che poi le vecchie pensiline non le hanno mai smontate. Le hanno lasciate lì. Tutte. Come quando compriamo delle scarpe nuove e quelle vecchie non ci decidiamo a buttarle via. Solo che non pretendiamo di indossare contemporaneamente le due paia di scarpe. Continua »

    Ospiti
  • Birra e poi

    Birra e poi

    Birre e Azienda

    In questi giorni si parla della chiusura dello stabilimento della Birra Messina nell’omonima città. Non tutti sanno che nello stabilimento dello stretto non si fa più la birra Messina da tempo, ma si inbottiglia la birra dell’azienda che ne ha rilevato la proprietà, il colosso multinazionale olandese Heineken. Gli olandesi hanno deciso di chiudere Messina e potenziare invece la produzione in provincia di Taranto. Un paio di anni fa fecero la stessa cosa con la birra Pedavena. Ma poi tra sindacati, cittadini, appassionati del settore e qualche politico interessato alla fine ci fu una cessione alla friulana Birra Castello. Ironia della sorte adesso la Castello sta pensando ad un potenziamento si della Pedavena, ma al tempo stesso ad un dimagrimento di personale nel sito friulano. Speriamo che con Messina, che rappresenta l’unico grosso stabilimento di birra industriale in Sicilia ci sia più lungimiranza, la cosa che però mi preoccupa è che il fatto sembra cadere nell’oblio. Vi ho detto che la birra Messina che trovate ormai in qualche raro scaffale dei supermercati palermitani, più frequente a Messina e a Reggio Calabria, non viene prodotta a Messina, ma allora dove? A Pollein in provincia d’Aosta e devo dirvi che in questi giorni tutti i dipendenti dell’Heineken Italia hanno solidarizzato con Messina mettendo in atto tutta una serie di proteste e scioperi. Un bel segnale di unità nazionale. Continua »

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  • La gatta di Mondello

    La gatta di Mondello aveva gli occhi azzurri. Sembrava una nuvola con le zampe. Forse è la suggestione ad azzardare metafore e paragoni con l’infinito. Ma io ci vedevo il cielo e il mare annegati in quegli occhi da bestia. Le vibrisse mandavano un profumo di ricci appena pescati e stesi sul molo.
    La gatta di Mondello cacciava con la sicurezza di una sovrana. Sorpassava collinette e corsi d’acqua senza darsi pena eccessiva. La sua gioventù felina e l’olfatto la spingevano verso l’ignoto. E dal buco nero dei suoi viaggi tra spiagge e topi e lupi di mare e barche rovesciate al sole tornava col corpo ammaccato. Con l’anima rilucente di gioia e gagliardia. Poi le si è gonfiata la pancia. È diventata un peso carico di ricordi inutili. Il profumo di ricci ha preso la consistenza marcia di una fogna. Era come una vecchia col girello. Era mia nonna che, nell’ultima estate, rotolava di stanza in stanza, sul suo supporto metallico di rotelle – mezza donna, mezzo cyborg – fino all’ultima casella nel gioco dell’oca delle ombre. Si è distesa sul muretto screpolato la gatta di Mondello. Continua »

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  • Se mia madre abita in via Uditore e mio padre in Via Roma nuova

    Da qualche tempo a venire qua, ed è sotto gli occhi di tutti, le dinamiche familiari sono – in diversi casi – radicalmente mutate. Da curioso amante del linguaggio, non ho potuto non rilevare la nascita di nuove perifrasi che accompagnano la sostanza di tali mutamenti. Ed ecco così che sono andato annotando espressioni quali: “la fidanzata di mio padre”, “l’amico di mia madre” e varie affini assimilabili.
    Qualche sera fa un cugino cui tengo molto e che aveva pensato di organizzare una festa da lui con i suoi amici infradiciottenni, mi aveva chiesto e strachiesto se potevo dar passaggio a fine serata ad alcuni di loro. Non mi andava di dire di no. Sta di fatto che una volta dentro quella Lancia Y verde smeraldo chiesi a ciascuno dove abitasse. Una di loro mi rispose: Non so, preferisci lasciarmi da mia madre o da mio padre?. – Alla grande –
    Mmh….non so , dissi , per me è indifferente fai tu…
    No sai – fa lei – perché mia madre abita in Via Uditore e mio padre in Via Roma nuova….
    Sarà che ero il più grande in quella macchina, ma l’imbarazzo mi colpì malamente. Continua »

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  • Vuccirìa

    “Matri Maria quanto chiance ‘stu nutrico! Ma che c’ha?”.
    “E che deve avere? Nascìu oggi…diciamo che è ancora pigghiato dalla botta…chiance perchè non ne capisce niente”.
    “Ammia mi pare ‘n’anticchia lariuzzo”.
    “Mi devi scusare cuci’, ma tu c’hai le corna come un crastagneddu, le orecchie a punta e magari la coda…. E ‘u picciriddu ti pare làrio?”.
    “Sei bello tu….che c’hai l’ali ‘i palumba”.
    “Amunì abbiamo tutta la vita di ‘stu picciriddo per litigare… Ma l’hanno scelto il nome?”.
    “C’è picca da scegliere, come suo nonno Mico lo chiamano”.
    “Domenico?”.
    “Sì, anche se a lui gli piacerà di più Mimmo”.
    “Pure a me mi piace Mimmo, secondo me gli sta bene”.
    “Miiii come mi devo divertire con questo! Scommessa che st’armuzza nnoccente gliela porto al mio principale?”.
    “Che fa già incominci? Dagli il tempo di farlo vattìare…. Eppoi dimmi che cinni può futtiri al tuo principale di avere un’anima in più. Ormai all’Inferno ve li portano a carrettate!”.
    “Effettivamente manco sappiamo unni l’avimo a mettere. Tra politici e businessman ci sono giorni che ne arrivano con le coffe”. Continua »

    Ospiti
  • World Festival 2007

    Cari amici, chi non conosce Mondello? Una location incredibile che toglie il fiato: colori unici, mare cristallino, sabbia bianca che riporta la nostra mente a nostalgici paesaggi dei Caraibi, tutto a due passi da Palermo. Siamo senza dubbio alcuno persone fortunate e noi del circolo Albaria siamo orgogliosi di avere organizzato per 21 anni il Windsurf Word Festival proprio a Mondello. Questa manifestazione nata come un evento prettamente sportivo, grazie all’entusiasmo di tutti e i sacrifici di molti si è negli anni evoluta ed ingrandita a dismisura diventando un contenitore ricco di eventi. Molti di voi sono sicuramente passati da Mondello durante il Festival godendosi lo spettacolo dell’inizio dell’estate rapiti tra musica, sport e mondanità vivendo l’atmosfera di un villaggio turistico con caratteristiche uniche. Allora vorremmo partire anche questo anno di nuovo con lo stesso entusiasmo di sempre, ma con problemi ancora più grandi del solito, non a caso la sigla che caratterizza il festival è quella di “missione impossibile”. Ma è sempre bello a mio avviso spendersi nella vita per cose in cui si crede ed essendo tutti grandi appassionati di mare e innamorati cotti di Mondello cercheremo di resistere e di non essere prevaricati da nessuna volontà distruttiva.
    Adesso però divertiamoci, vediamo cosa c’è di bello nella 22ma edizione del World Festival on the Beach che si svolgerà (speriamo) a Mondello dal 10 al 20 maggio. Continua »

    Ospiti
  • Quando piove mi sento in colpa

    Me l’ha fatto notare un amico forestiero, e la cosa, che pure era davanti ai miei occhi da sempre, mi è immediatamente apparsa nella sua enormità.
    Enorme – davvero: enorme, e unica, e inspiegabile – è l’ossessione meteorologica dei palermitani. Se un amico straniero arriva in città durante un giorno di pioggia, io ho un riflesso condizionato. Dopo i saluti, o certe volte anche prima, mi sentirò subito tenuto a specificare che “peccato, fino a ieri il tempo si era mantenuto stupendo”. O qualcosa di equivalente. “Se venivi ieri, la gente ancora faceva il bagno”. “Oggi, ti assicuro, è la prima brutta giornata dell’anno”. Tanto più in un inverno primaverile come questo, se qualcuno è così sfortunato da capitare in città proprio durante un giorno di pioggia, io mi sento in dovere di presentargli qualcosa che somiglia a delle scuse ufficiali (da parte di chi? Mia personale o della città nel suo complesso? Magari nel suo libro paga l’amministrazione comunale avrà un consulente apposito, responsabile della tenuta meteorologica).
    È come se credessi che la pioggia dipenda da una questione di sottosviluppo o disorganizzazione. Se piove, vuol dire che qualcosa è andato storto. Se qualcosa è andato storto, di qualcuno la colpa sarà. Come succede per il traffico, per la sporcizia sulle strade o per la criminalità organizzata. Continua »

    Ospiti
  • Ancora sull’Annunciata

    Ho assistito all’annuncio estemporaneo della richiesta del Museo Diocesano di Milano di avere in prestito la Vergine Annunciata del Museo di Palazzo Abatellis, durante una interessantissima iniziativa del Centro Regionale del Restauro il cui titolo era La conservazione delle opere d’arte, indagini non invasive su l’Annunziata e il Ritratto di ignoto di Antonello da Messina.

    La mia opinione parte da un discorso generale.
    Il punto non è la movimentazione delle opere d’arte dai luoghi ove sono normalmente esposte, si presuppone con i giusti criteri per la corretta salvaguardia e conservazione. Nessuno dovrebbe, infatti, promuovere l’inamovibilità assoluta di un’opera per questioni ideologiche, ma, di contro, il prestito della stessa deve essere valutato con molta attenzione e nell’ambito di una sinergia dialettica tra il conservatore del museo, innanzitutto, e i consulenti che ne stabiliscano le condizioni.

    La questione, come è facilmente intuibile, è ancora più problematica quando si tratta di una vera e propria opera d’arte di altissimo livello, quale è l’Annunziata. La domanda che il museologo si pone a questo punto, in ogni caso del genere, è: è opportuno che venga concesso il prestito dell’opera? C’è tutta una letteratura nella manualistica di museologia che tratta di questo argomento, che è per altro tra le attività più consuete di un conservatore museale. Non è nulla di straordinario. Il conservatore deve giudicare l’opportunità. Continua »

    Ospiti
  • La pubblicità è l’anima della disinformazione

    Per un certo periodo anch’io ho assecondato un’opinione diffusa tra (e da) i pubblicitari secondo cui la pubblicità è servita anche a garantire la libertà di stampa. Oggi ho motivi per ritenere che la pubblicità rappresenti piuttosto un ostacolo ad una informazione veramente libera ed indipendente. E una informazione libera e indipendente, non è mai superfluo ripeterlo, costituisce, in una moderna democrazia, un efficace antidoto contro ogni forma di manipolazione del consenso.

    Quando però si giunge a vendere un quotidiano per il libro, il dvd o il gadget allegato, c’è qualcosa che stride con il senso originario del fare informazione. Ciò che è sotto gli occhi di tutti è che oggi chi volesse cercare opinioni indipendenti oppure giornalismo d’inchiesta privo di timori reverenziali, raramente le troverebbe sui mezzi tradizionali di informazione stampata o televisiva (un’eccezione è Report mentre, sempre più spesso, le rinviene o sulla rete internet (es. il blog di Beppe Grillo) o su programmi “alternativi” di informazione TV (es. Le iene o Striscia la notizia). Continua »

    Ospiti, Rosalio
  • Piazza del voto

    Si chiamava “Piazza del voto”. Molti dei palermitani over 35 dovrebbero ricordarla senza difficoltà. Era una sorta di esedra, piccola, di un centinaio di metri quadri rivestita di marmo bianco e grigio e circondata nel suo perimetro da una serie di statue di santi, al centro delle quali, se non ricordo male, campeggiava la Madonna. In relazione allo spazio circostante, erano piccole e insignificanti. Vi si accedeva per una scalinata anch’essa in marmo e forse eccessivamente sovradimensionata. Tutto intorno era il nulla indiscriminato riempito di giostre e di bancarelle di zucchero filato e di cubaita. Il mare non si vedeva e le baracche e le roulottes di servizio delle giostre formavano una cortina che ne impediva non solo lo sguardo ma anche l’accesso. Si trovava più o meno al centro del terrapieno che oggi è il prato del Foro Italico. È riemersa, tra i ricordi della mia infanzia, durante un pomeriggio passato tra totem e panchine in ceramica smaltata, duxsuasori, palloncini e asiatici che vendono aquiloni e bolle di sapone. Continua »

    Ospiti
  • Io innamorata di Palermo

    Ho deciso di candidarmi a Sindaco perché mi sono innamorata di Palermo quando ero molto giovane ed è rimasta il grande amore della mia vita.
    Non è stata una decisione semplice, ma cambiare la politica, ed io la voglio cambiare, significa assumersi responsabilità.
    Anche la responsabilità di andare oltre quello che vedi e non ti piace, di abbattere muri e gettare ponti.
    Voglio far tornare la politica al suo significato originale: politica deriva da polis, è arte di governare la città.
    E per governare la città bisogna ascoltare e fare sintesi dei bisogni, delle aspirazioni, dei desideri dei cittadini e delle cittadine.
    Palermo è una città bella, ma dobbiamo farla diventare ancora più bella e accogliente. Bisogna creare nuovo e diffuso benessere. Dare a tutti e soprattutto ai giovani nuove opportunità. E più opportunità a chi oggi ne ha di meno. Continua »

    Ospiti
  • Domenica comincia la liberazione di Palermo

    Domenica 4 febbraio comincia la liberazione di Palermo. Tutti insieme possiamo costruire il futuro della nostra amata città. Dopo anni nei quali non abbiamo avuto una vera Amministrazione comunale, abbiamo l’opportunità di costruire insieme il progetto per una Grande Palermo.
    Cominciamo allora a costruire insieme un futuro in cui Palermo sia una città che garantisce un lavoro vero e stabile, il diritto alla casa, il diritto all’aria pulita e insieme una mobilità efficiente, il diritto a servizi sociali degni di tale nome; una città a misura dei suoi abitanti, dove i diritti non sono trasformati in favori; una città che dia speranza e felicità ai suoi cittadini. Continua »

    Ospiti
  • Palermo, una città da cambiare

    Palermo è una città che ha bisogno di un cambiamento profondo, di una vera discontinuità nella sua vita politica ed amministrativa. C’è necessità di un salto generazionale della sua classe dirigente perché solo l’impegno di una nuova generazione politica può garantire un serio e irreversibile processo di trasformazione della città.
    Per queste ragioni numerosi cittadini palermitani hanno proposto la mia candidatura alle primarie: evidentemente la mia giovane età e contemporaneamente la mia esperienza politica e amministrativa sono una garanzia per avviare una nuova stagione per Palermo.
    In questi anni la città è stata mortificata dai barbari: Palermo è diventata più sporca, più inquinata, più povera, più clientelare. Continua »

    Ospiti
  • La Vergine Annunciata a Milano?

    Antonello da Messina - Vergine Annunciata

    Milano vuole in prestito “per futili motivi” uno dei capolavori della pittura di Antonello da Messina: la Vergine Annunciata del Museo di Palazzo Abatellis. La piccola fragile tavola dipinta nel 1476 non deve affrontare i rischi di un altro viaggio. Negare questo prestito è però soprattutto un dovere morale. La partenza di Antonello da Palermo sarebbe una offesa all’identità culturale della città. Il dipinto è l’icona dell’arte a Palermo, meta del pellegrinaggio di cittadini e turisti.
    Perché trasmettere ancora una volta al mondo l’immagine di una Sicilia che si lascia portar via i suoi tesori?
    Sono fiera di aver aperto questo dibattito civile. Fate sentire la vostra voce…

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  • Il pipistrello di piazza Europa

    Dice che c’era un pipistrello nerissimo e cattivo, il terrore del quartiere. Dice che aveva già succhiato l’anima di tre cani randagi e presto si sarebbe accanito contro gli esseri umani. Lo disse, un giorno, la signora anziana del piano, mentre rincasava con i sacchetti della spesa. In passato aveva detto altre cose: che gli scarafaggi mutanti della zona erano spie comuniste. E che il macellaio vendeva carne di bambino. Gli altri condomini, nella tromba delle scale o nell’ascensore del mio palazzo, la evitavano, con una scusa divertita. Io avevo otto anni. Così, prestai fede a ogni singola e raccapricciante parola.
    Tornai a casa trafelato: “Papà lo sai.”. Vomitai il resoconto stenografico della paura con gli occhi dilatati. Quando ricordo mio padre lo vedo sempre come un vecchio lupo di mare, con una pipa di radica, seduto in vestaglia su una poltrona del suo studio, manco fosse il capitano Achab. Però senza balene. E mi pare di ricordare che si alzò dalla poltrona con calma da comandante intrepido. Poi sussurrò: “Dobbiamo provvedere noi. Stasera si caccia, ragazzo”. Continua »

    Ospiti
  • Il fine linguista

    Il linguaggio con l’uso evolve e si arricchisce di nuovi termini più pertinenti per indicare oggetti, azioni e situazioni differenti; un esempio è l’ormai consolidata introduzione di termini tecnologici nel nostro idioma.

    Ma il quotidiano uso del linguaggio, insieme ad ampliare il corredo di vocaboli da utilizzare nei dialoghi e negli scritti, si depura delle preposizioni troppo articolate e dispersive per rendere il parlato più sintetico, incisivo ed immediato.

    Alcuni giorni fa, dietro il teatro Massimo, stavo per salire nella mia auto regolarmente parcheggiata, quando una vettura che sopraggiungeva, ha rallentato, ha messo la freccia, ha accostato ed infine si è fermata in doppia fila; il conducente ha abbassato il finestrino e indicando con un dito la mia auto ha ingiunto: “Oooh … Oooh” (almeno è questo il suono gutturale che ho percepito).

    Credo che il conducente, con quella espressione così sintetica, voleva compiutamente dirmi:

    “Buongiorno gentile signore, mi scusi se la importuno senza preventivamente essermi presentato, visto che tra l’altro neanche ci conosciamo, ma non ho potuto fare a meno di notare che lei si stava avvicinando a questa auto regolarmente parcheggiata con delle chiavi in mano e mi domandavo se, gentilmente, mi può dire se è sua intenzione lasciare libero questo parcheggio nei prossimi minuti, tanto da permettermi di parcheggiare la mia auto regolarmente. Comunque colgo l’occasione per ringraziarla per la sua cortese attenzione.” Continua »

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  • Migliorare la qualità della vita nel centro storico

    I sindaci che si sono succeduti, dalla metà degli anni ottanta sino ad oggi, hanno contribuito, chi più chi meno, a favorire investimenti privati nel centro storico, una vasta area urbana abbandonata al suo degrado nel dopoguerra. Basta però, per il ben vivere dei cittadini, favorire la ristrutturazione di case, magari confortevoli al proprio interno, ma inserite in un contesto di inquinamento atmosferico ed acustico causato da un traffico veicolare caotico e paralizzante, quale quello del centro storico che conosciamo oggi? Evidentemente, no.

    È buona regola che le scelte coraggiose – e talvolta impopolari – vadano fatte all’inizio del mandato, quando l’elettorato avrà poi tutto il tempo necessario per comprenderle e apprezzarle. Quale potrebbe essere allora, per il prossimo sindaco di Palermo, una politica fatta di scelte, magari coraggiose, ma sicuramente idonee a trasformare il centro storico in un’area caratterizzata da una elevata qualità della vita urbana?

    Penso che la scelta fondamentale sia quella di arrivare a chiudere il centro storico al traffico veicolare privato, trasformando in un’occasione di lavoro la soluzione del conseguente problema della mobilità privata. Continua »

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  • Alfa & Omega

    In principio è quasi sempre una 500 di quelle anni ’70, comprata usata d’occasione o ereditata da zii, compari e affini, perché “fresco di patente come sei…pure se la strichi tinni futti” e poi neanche a dirlo: “Se sai guidare la 500 le sai guidare tutte”.
    “Ma se la 500 è così difficile non potrei iniziare con qualcosa di più abbordabile?…ad esempio mi piacerebbe l’Alfa”.
    E lì ti zittisce subito lo sguardo impietoso del genitore, un guizzo degli occhi severo ma affettuoso che sembra dire: ma che fa cugghiunii?
    Credo che le 500 continuino a sopravvivere a Palermo solo con lo scopo preciso di fare guidare i palermitani portatori sani di foglio rosa. Continua »

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