Era un sogno che si portavano dietro da decenni.
Molti di loro ancora ragazzini,con i pantaloni corti, salirono a Messina sul ferry-boat
per raggiungere il continente e poi Napoli, da dove attraversarono un oceano di speranze.
Li rivedo ancora, in piedi al freddo sui pontili delle navi a vapore per scrutare l’orizzonte,
e come in un malinconico film di Tornatore puntare il dito sulla bella Miss Liberty che svetta all’entrata del porto del fiume Hudson per poi gridare all’unisono “America!”.
I discendenti di quegli stessi Siciliani si sono in seguito ribattezzati Sam (Salvatore), Connie (Concetta), Joe (da Joseph, Peppino) ed oggi negli Stati Uniti hanno aperto bar e botteghini, industrie tessili e dolciarie, ristoranti e panifici.
“Mi ‘nni issi a’ Amierica” sospirava scherzosamente un mio zio, E in America ci andò davvero, dove aprì uno degli allora piú celebri ristoranti degli anni ’50 sulla quinta strada newyorkese.
New York è un esperimento di vita continuo. È ricca e incredibilmente povera, sporca e pulita, orribile e meravigliosa.
Lungo l’Hudson si respira tutta la frenesia e l’energia di Manhattan e dei suoi grattacieli. Qui è possibilie fermarsi un attimo, chiudere gli occhi e lasciare che un brivido ci percorra la schiena, perché questo è l’effetto che ti fa New York. Continua »
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