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mercoledì 25 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Buona Sicilia e il negozio all’aeroporto

    Vogliamo sfatare il luogo comune che “in alcune zone della Sicilia non serve sapere lavorare se non hai amicizie mafiose, politiche o massoniche”.

    Sono di Buona Sicilia, l’azienda che fino alla scorsa settimana aveva un negozio in aeroporto a Palermo all’interno delle sale d’imbarco.
    Essendo una azienda che valorizza il territorio (distribuiamo oltre 100 medio-piccole aziende siciliane) e secondo quanto ci era stato verbalmente comunicato saremmo dovuti essere trasferiti a breve nelle nuove sale d’imbarco insieme ad altre aziende a “caratterizzazione siciliana”
    Noi siamo stati sfrattati, sono rimaste la pasticceria Palazzolo di Cinisi e il negozio di ceramiche Siciliarte. Mi chiedo: che ci sia stata qualche forma di discriminazione?

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  • L’eroe

    Caro Rosalio,
    vorrei raccontarti quello che ho visto questa mattina in via Roma.

    Non so se è banale parlare di questi argomenti, ma credo di avere assistito ad un ennesimo “abuso di potere” da parte della polizia municipale, soprattutto ai danni di immigrati. Se clandestini o no è da vedere.

    Ma cosa è successo? Stavo per immettermi in via Roma da una traversa, per intenderci quella di fronte la chiesa dell’Ecce homo, quando un pullmino della polizia municipale mi taglia la strada.

    Dal veicolo scende un vigile con fare da eroe e io penso, “cacchio, starà per arrestare uno scippatore!”, invece si avventa contro l’espositore di portachiavi e altre strucchiolerie che un cinesino esponeva, sicuramente in maniera abusiva, sul marciapiede di una delle strade più belle di Palermo (almeno di giorno). Continua »

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  • Riflessioni sul tavolo tematico Cultura per il piano strategico

    Palermo, 22 ottobre 2008, ore 15:30, Palazzo Palagonia: tavolo tematico di partecipazione sulla “Cultura” per la costruzione del Piano Strategico di Palermo, capitale dell’EuroMediterraneo.

    Una data e un evento che molti operatori culturali e cittadini partecipanti al tavolo non dimenticheranno facilmente.

    Il tavolo tematico: il primo percorso “codificato” del comune di Palermo per la partecipazione della società civile alla costruzione del Piano Strategico di Palermo.

    Il Piano Strategico: il primo tentativo ambizioso del comune di Palermo di disegnare e costruire, insieme ai cittadini, la città dei prossimi 5-10 anni nei diversi ambiti (cultura, sociale, servizi, ambiente, turismo…).

    Percorsi innovativi che già diverse città italiane e città europee (Glasgow, Lione, Frankfurt, Bilbao, Barcellona) hanno intrapreso da alcuni anni con successo cominciando a cambiare (chi più chi meno) in positivo le proprie dinamiche culturali, economiche, ambientali e sociali.

    Una sala gremita di cittadini interessati, operatori culturali, rappresentanti del comune di Palermo e gli operatori di Ecosfera SpA (assegnatari dell’appalto pubblico, messo a bando, per la redazione del PS), presenti questi ultimi per gestire il programma dei lavori attraverso la metodologia dell’Open Space Technology: creare proposte da parte dei presenti per inserirle nel Piano Strategico e formare gruppi di lavoro omogenei di discussione e approfondimento sulle stesse proposte. Un processo utilizzato in numerose città europee. Continua »

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  • Perso per perso

    Ecco, è fatta…l’abbiamo comprato. Quello vecchio ancora funzionava ma questo è più funzionale, più moderno, più tutto. Di cosa parlo? Della qualunque! Intendo con ciò qualsiasi oggetto del quale abbiamo subito il fascino del nuovo pur avendo il corrispettivo ancora utilizzabile in casa, sia esso il pc, il frigo, il divano o, appunto, la qualunque.
    Dopo l’acquisto inizia subito il calvario di “sistemare” il pezzo vecchio e le procedure si snodano sempre medesime. A primo tappo si fa un giro di indagine tra i parenti intimi nella speranza di ottenere quantomeno gratitudine con l’offerta del pezzo agratis. Sono bei giorni, ancora lui e lei quasi litigano per decidere quale latata della parentela deve essere agevolata con la regalia. Passato qualche giorno il sogno crolla al suono di: Ma chi?? E unni mi l’aiu ‘a miettiri? Naaaaaa, l’ho comprato nuovo nuovo la settimana passata.
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  • Una recensione di “Pedagogia e arte”

    Le opere di Francesco Toraldo, a prima vista, sembrano degli astratti, delle macchie di colore confuse. Poi, avvicinandosi, si inizia a percepire un’immagine sfocata e solo dopo, attenzionando bene l’opera, si riesce a percepire il senso.
    Non sono delle immagini veloci, come quelle che siamo abituati a vedere quotidianamente negli spot pubblicitari o nei manifesti per le strade. Sono delle immagini destinate a restare nella mente di chi le osserva. Dopo averle scrutate, osservate, per riuscirne a vedere tutti i dettagli; come quando chi, abituato a portare quotidianamente delle lenti, tutto d’un tratto se le toglie e come prima cosa cerca di mettere a fuoco, poi cerca di vedere tutto ciò che fin a quel momento non aveva visto.
    Proprio in questo senso è fortissima la contrapposizione tra la velocità delle spatole di colore che emerge a prima vista e la lentezza nell’apprendimento del suo significato, in tutte le sue parti.
    Il messaggio che dà l’autore è forte, così come forte è l’uso del colore: rosso, giallo, blu; sono i colori primari e i colori preminenti nelle opere. Continua »

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  • Un palermitano che per una ragione qualsiasi prende il traghetto

    Quest’oggi tratteremo, come si evince appunto dal titolo, di un palermitano qualunque che per una ragione qualsiasi prende il traghetto.
    Egli è pronto al mattino anche se il porto dista cinque chilometri e la nave salpa di sera.
    Tormenta i suoi familiari, già durante la prima colazione con frasi del tipo: “Siete pronti?” “Le pillole per il mal di mare ce le abbiamo?” “I biglietti ‘i pigghiasti?” “I panini unni sunnu?”.
    Finalmente è l’ora. Sono le due del pomeriggio e la nave parte alle nove di sera.
    Chiude la porta di casa con i i biglietti tra i denti, poi la riapre per controllare se ha lasciato i biglietti sul como’ e se ha messo l’antifurto.
    La moglie intanto gli grida: “Francoooooo, talìa se ho spento il ferroooooooooo!”.
    Tutti in macchina e via verso il porto.
    Arrivo alle due e trenta.
    Saluta con fare festoso i finanzieri all’entrata del porto chiedendo “il vapore di Napoli dov’è” e si dirige verso la nave per Tunisi.
    Si insospettisce un po’ quando in una lingua sconosciuta gli dicono qualcosa e gli fanno grossi cenni.
    Bene, il traghetto per Napoli è un po’ più in là.
    “Miiiiiiiii, ma è probbito che uno sbaglia?” urla alle figlie che lo sfottono.
    Si mette in coda (è lui solo) e nel frattempo chiede alla moglie: “Le pillole per il mal di mare ce le abbiamo? I biglietti ‘i pigghiasti? I panini unni sunnu?”.
    Durante l’attesa si addormenta con la bocca aperta sul sedile e viene svegliato dalla moglie che lo strattona urlando: “Stannu trasiennuuuuuuuu!”.
    Finalmente entra nella pancia della nave. Continua »

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  • Il motore

    A Palermo ci sono, come nelle altre città immagino, sempre più moto. Il clima, che ci permette di utilizzarle quasi tutto l’anno dovrebbe farci apprezzare ancor di più lo spartano mezzo di locomozione. Ma…il palermitano con lo spartano non ci convive molto bene, il palermitano ama le comodità anche se poi addirittura chiama la moto “motore” accentuando, apparentemente, il carattere rude ed essenziale del mezzo. Vieni a prendermi con il motore? chiedo a mio marito al telefono e subito le colleghe non palermitane fanno gli occhi a punto interrogativo e si chiedono che tipo di automobile possiedo se può andarsene in giro anche senza motore.
    In realtà, complici le case produttrici di automezzi a due ruote, il palermitano compra un motore (scooter, motocicletta etc…) e dopo qualche giorno inizia “l’accessoriata”: bauletto simile ad un carrello tenda, parabrezza con piccola tettoia e se la stagione è fredda, una sorta di coperta impermiabile e pesantissima che copre dal collo in giù e che pare una di quelle infami saunette gonfiabii che vendevono per corrispondenza, vi ricordate?
    Sono tutti accessori definibili come utility che nulla hanno a che fare con la categoria ciarpamity o cazzegioty per i quali c’è una storia a parte. Malgrado questo però il palermitano non è contento, sta scomodo…lui e la sua signora.
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  • ‘Gnazio

    a Erminio Favalli e Gianni De Rosa

    Ignazio non sapeva di chiamarsi così, quella “i” davanti, era di troppo nella lingua parlata dalla sua gente.
    ‘Gnazio lo chiamavano, anzi ‘Gnazziddu per la precisione, e lui, era convinto che quello era il suo nome.
    ‘Gnazio non aveva i genitori e aveva imparato in un segreto di piombo a non chiedere e soprattutto non chiedersi…dove…come… Era così e tanto bastava.
    ‘Gnazio viveva con i suoi zii, brava e povera gente che non faceva niente di particolare per lui se non…dargli un tetto e da mangiare, questo era per ‘Gnazio abbastanza eccezionale da pensare di dovergli essere grato a vita, era così.
    ‘Gnazio ogni giorno all’uscita da scuola, si fermava con i compagni nello spiazzo davanti, si toglieva sveltamente il “falaro”, scioglieva il nastro sul collo e giocava “a pallone” , ma ‘Gnazio non era un granché con la palla ai piedi, non aveva “il tocco vellutato”, e così quando La Vardera e Giuffrè (i due più bravi) si “spaievano” i compagni, lo evitavano come la peste, sino ad arrivare all’ultima scelta che…più che tale, era, a guardare la faccia dei due, una condanna (“Tocchi tuuuuni, – 6 ! comincio io,…Robberto. – Giuvanni. – Pippo. – Salvo. – Piero. – Totuccio. – Antria. – Federico. – io Vicè e….’Gnazziddu sta ppì tia..he,he”).
    ‘Gnazio non se la prendeva più di tanto, conosceva i suoi limiti e le sue…potenzialità. Continua »

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  • Da che parte stare

    Prima scena. Il giornalista Marco Travaglio, a maggio in una puntata di Che tempo che fa, tira in ballo il neo presidente del Senato Renato Schifani accusandolo di essere amico di mafiosi e giudicandolo inidoneo a ricoprire la seconda carica dello Stato.
    Seconda scena. Il giornalista Giuseppe D’Avanzo, su la Repubblica, attacca il metodo Travaglio: è, nel migliore dei casi, giornalismo d’opinione travestito da giornalismo d’inchiesta. Schifani – questo è il succo – ha intrattenuto rapporti con un tale che solo anni dopo verrà inquisito e condannato per mafia.
    Terza scena. Sempre D’Avanzo rivela che Travaglio, in anni recenti, si è fatto pagare una vacanza in Sicilia da Michele Ajello, recentemente condannato in primo grado per mafia.
    Quarta scena. Martedì scorso Travaglio mette online le ricevute di una vacanza del 2002 all’hotel Torre Artale di Trabia, da cui si evince che il conto se l’è pagato lui.
    Quinta scena. Ieri su la Repubblica D’Avanzo cala il suo asso. Parli della sua vacanza del 2003 (e non del 2002) al Golden Hill di Altavilla – scrive – Quella trascorsa insieme con Giuseppe Ciuro, poliziotto “infedele” condannato di recente a quattro anni e otto mesi al processo “Talpe” di Palermo. E chiede: chi gliel’ha pagata quella vacanza? Il sospetto è che il denaro sia venuto fuori dalle tasche di Ajello.

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  • 8 settembre 1943

    Palermo subì la guerra e i bombardamenti. La preparazione dello sbarco in Sicilia degli Alleati costò alla nostra città, ai nostri parenti, lutti e sacrifici. Mia madre ancora non si capacita perché “’dri cornuti r’ingrìsi” bombardassero con tutti quegli aerei che oscuravano il cielo, mentre gli americani, che non hanno perso il vizio di essere pasticcioni, lanciassero bombe su qualsiasi cosa si muovesse e senza pensarci su. “Finiscila la pasta, mangiala tutta !” mi diceva bambino e anche dopo, lei che non mangia più attuppatieddri perché quand’era sfollata aveva conosciuto i morsi della fame e l’unico alimento per quasi un anno che mia nonna riusciva a procurare, barattando e facendosi pagare in alimenti,erano attuppatieddri e qualche uovo, a volte una gallina.
    Pane di farina scura, credo di segale, di olio appena l’odore.
    Mamma è nata sotto il fascismo, così mio padre che mi raccontava sorridendo amaro che il Foro Italico era pieno di sagome di legno che simulavano la contraerea, la cttà era sostanzialmente indifesa, non per altro gli Alleati sbarcati per la Liberazione in una settimana erano già a Messina.
    Palermo, medaglia d’oro per i bombardamenti subiti, ha pagato con tante vite e tante rovine il prezzo di una guerra che nessuno dei palermitani voleva. Continua »

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  • “La normalità e la resistenza”

    Stasera alle 21:00, alla base Volpe Astuta, si terrà lo spettacolo di fine cantiere aperto, come l’anno scorso, alla cittadinanza.

    Locandina veglia Cantiere Scout R/S Nazionale - Base Volpe Astuta

    Purtroppo non potrò esserci, ho già un impegno scout fuori città (e non sapete quanto mi dispiaccia), però…le scorse settimane ho lavorato proprio su questa veglia e posso già assicurarvi che sarà qualcosa di bello. Continua »

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  • L’automobilista palermitano

    Sono tornata a Palermo da una settimana, in verità i miei hanno avuto la brillante idea di trasferirsi in provincia quindi non vivo proprio in città anche se vi mantengo orgogliosamente la residenza.

    Avendo ancora amici e parenti dislocati in diversi punti della città, sono stata costretta a rituffarmi nel traffico palermitano. Sembra una barzelletta che in agosto in città si rimanga bloccati in mezzo al traffico ma accade. Ieri sono rimasta 30 minuti ferma dietro un bus per via delle famose macchine in doppia fila.

    Ho avuto modo di riflettere, adesso ho capito perché quando utilizzo a Milano l’espressione “ci vuole un fegato d’acciaio” mi guardano perplessi. Noi siamo abituati a questa espressione, magari ce l’abbiamo anche, il fegato più sviluppato rispetto ad altre popolazioni.

    Tra il traffico palermitano e il traffico milanese non c’è storia. A Milano i pendolari che entrano in città in auto sono attrezzatissimi, libri, discografie intere e perfino automobili dotate di schermi lcd. La prima volta che ho notato questa cosa ho pensato tra me e me : “il solito tascio”. Quando però sono rimasta bloccata in tangenziale per due ore e mezza semplicemente perché ho beccato l’ora di punta, tutto mi è stato più chiaro. Continua »

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  • Libero Grassi, diciassette anni dopo

    Probabilmente molti fatti della Storia accadono perché devono, perché altrimenti la Storia non potrebbe andare avanti. Di certo, vi sono alcuni fatti che segnano il confine tra un prima e un poi. La vicenda di Libero Grassi è una di queste. Se, dopo diciassette anni, la ricorrenza della sua morte non sarà soltanto argomento di trafiletto di giornale o oggetto di necrologio dei familiari; se, ancora una volta, davanti a quel metro di muro di via Alfieri ci saranno le Istituzioni, le associazioni di categoria, i volontari e i tanti giovani, vorrà dire che l’ uccisione di Libero Grassi ha segnato un prima e un poi.

    Molti dei giovani e dei volontari che saranno presenti alle diverse manifestazioni che si stanno organizzando in città, sette anni fa non c’erano. Eravamo bambini. Ma tutti gli altri, le Istituzioni, le associazioni di categoria dov’erano?

    Ma soprattutto, siamo sicuri che la morte di Libero Grassi è uno di quei fatti della Storia che accadono perché devono?

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  • Ci sono storie che non cambiano mai

    Sono le storie che hanno l’eterna lotta tra bene e male come fulcro.
    C’è sempre una continua battaglia, tra le due entità che difficilmente riescono a vivere in pace.
    Il bene, perché “forse”, è troppo “buono”.
    Il male…perché beh, è la sua natura non scendere a compromessi.
    Questa volta, questa storia, non tratta l’ultima avventura di Batman o del nostro supereroe preferito, parla però di alcune persone che io non so definire altro che eroi, anche se non camminano con un mantello sulle spalle e non hanno pistole speciali nel taschino.
    Alcuni giorni fa, il male, che d’ora in poi possiamo chiamare anche mafia, giusto per non nascondere nulla a nessuno e non far crescere i più piccoli pensando che certe brutture della società non esistano concretamente, ha rotto quell’equilibrio di “pace” che si sta tentando di costruire, da anni, in contrada Micciulla.
    Fondo Micciulla, per gli amici “Base Scout Volpe Astuta”, è un terreno
    confiscato alla mafia
    nel 1981 grazie anche a Giovanni Falcone.
    Nel 1997 fu affidato all’Agesci per realizzare una base scout internazionale.
    Negli anni, migliaia di scout provenienti da svariate parti d’Italia e d’Europa hanno dato il loro contributo per la realizzazione di questo grande sogno. Continua »

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  • Percorsi

    Scendo da casa alle 7:00.
    Percorro una stretta strada poco trafficata che sbocca poi in via Paruta.
    Più avanti ci sono le discariche che costeggiano il marciapiede. Materassi, mobili scardinati e ramaglie.
    Imbocco di nuovo una stradina e incontro un’altra discarica che però hanno finalmente recintato in modo tale che la gente non possa più buttare lì le sue cose. Le buttano, invece, venti metri più a destra, proprio davanti ad un enorme cancello dove sta scritto a caratteri cubitali e in rosso “SI PREGA DI NON DEPORRE RIFIUTI DAVANTI AL CANCELLO”.
    Arrivo alla circonvallazione dopo avere superato un paio di mazzetti di fiori legati intorno ad un albero, ai quali non riesco a non dedicare ogni giorno uno sguardo, facendomi stringere il cuore.
    Sul cavalcavia spesso c’è un gruppetto di persone che guarda verso Pagliarelli, la grande struttura carceraria circondata da un recinto giallo.
    Salutano e si sbracciano facendo piccoli saltelli. Continua »

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  • Triathlon urbano parte III: il ciclismo

    La bicicletta: un mezzo di locomozione perfetto, che non inquina, non consuma benzina, facile da parcheggiare. Ce ne sono in commercio di ogni modello e tipo, leggere, maneggevoli, per ogni tasca. Si possono utilizzare in città e non, per spostamenti di lavoro, o di piacere, e anche per mantenersi in forma. Ebbene la bicicletta è la risposta alle necessità economiche e di salute.
    A Palermo, ultimamente, l’utilizzo della bicicletta si è fatto più intenso. Non è raro vedere uomini e donne con le borse a tracolla, attraversare la città in sella alla bici. E, per fortuna, l’Amministrazione comunale sta provvedendo a fare le piste ciclabili. Finalmente una nota positiva!
    Mi sembra opportuno ricordare com’è la prima pista ciclabile palermitana. Dal momento che l’arteria principale della nostra città è via Libertà, si è subito provveduto a dotarla di regolamentare pista ciclabile. Ma, come molti sanno, nell’attuazione di questo grande progetto urbano, ci si è trovati davanti a un folto filare di ALBERI! Continua »

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  • ‘a za Tina e ‘u zu Pasquali

    C’erano una volta una coppia di coniugi anziani, molto anziani. Vivevano in un locale a piano terra in una via che oggi ospita negozi e banche e che ai tempi ospitava principalmente officine di meccanici e una meravigliosa villa in stile liberty scomparsa in una notte. Il “locale-casa” loro lo chiudevano con una saracinesca e si chiamavano ‘u zu Pasquali e ‘a za Tina. Avevano le loro abitudini e il loro stile di vita. Intanto, dei due, ‘a za Tina era quella che vedeva il mondo con occhio più esperto mentri ‘u zu Pasquali era più babbasuni. La mattina aprivano la loro saracinesca e spesso aspettavano aiuto da fuori che i vicini meccanici prontamente fornivano. I vicini di officina a volte sollecitati da ‘a za Tina dovevano chiamare una ambulanza per ‘u zu Pasquali, ma no perché stava male…no, il fatto era che ‘o zu Pasquali ci piaceva assai assai farsi un giretto con la sirena e quindi si faceva sta telefonata, se quelli delle ambulanze erano in un momento di calma venivano, caricavano ‘u zu Pasquali e se lo carruzziavano in giro con la sirena e poi lo depositavano a casa dove ‘a za Tina lo aspettava con tutta la calma del mondo. Continua »

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  • Vucciria, l’abbanniata della vita

    Piazza Garraffello

    Conosci la Vucciria? Il tenore della domanda è quasi retorico, certo che la conosco. La conoscono tutti i palermitani, tutti i rosaliani e tutti i turisti che vengono a visitare Palermo. Al suono di questa parola, gli amanti della storia dell’arte visualizzeranno immediatamente la maxitela di Guttuso, magari confondendo il luogo con l’opera, ma poco importa: l’equivalenza “Vucciria = mercato” verrà comunque rispettata.
    Navigando un po’in rete ho trovato qualche notizia sulla storia di questo mercato, sul suo nome che deriva dal francese boucherie (macelleria), sulle abbanniate così tipiche dei nostri bazar. Oggi il termine nel nostro dialetto vuol dire “confusione”: quando siamo insieme agli amici o quando litighiamo con qualcuno è fare vucciria.
    Su internet i molti video che ho trovato descrivono una Vucciria morta, luogo da guida turistica, rimasta soltanto buccia. Case disabitate, saracinesche chiuse, pochi commercianti che vendono a prezzi poco competitivi. Continua »

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