15°C
mercoledì 25 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Caro Rosalio

    Caro Rosalio,
    tra qualche settimana torno a Palermo dopo la prima parte della mia esperienza da studentessa milanese. Sono partita con il bicchiere mezzo vuoto e tanti stereotipi nel sacco ma adesso il bicchiere è mezzo pieno e quel sacco si è in parte svuotato. Con grande meraviglia ho scoperto che Milano non è quella città grigia, caotica, triste e distante di cui molti mi dicevano. Sì, è vero, piove molto spesso, ma è una città abituata alla pioggia sicché ogni attività si riesce a svolgere senza problemi se ti ricordi di portare l’ombrello (e se impari ad usarlo). Io l’ombrello l’ho sempre considerato un optional ma qui è un accessorio indispensabile e quotidiano, te ne accorgi da come lo destreggiano abilmente. È un apri e chiudi continuo: sei in strada e lo apri, arrivi nel sottopassaggio e lo chiudi, esci e lo riapri, sali sul tram e lo chiudi. Milano sotto la pioggia è affascinante, personalmente trovo molto rilassante stare seduta dentro il Duomo quando fuori piove, se ci si concentra bene sembra di ascoltare il mare come da una conchiglia. Continua »

    Ospiti
  • Milano

    È deciso. Mi concedo quattro giorni a Milano, la città dove ho vissuto un pezzo importante della mia vita. Telefonate ed e-mail, a conferma di incontri e cene milanesi. Che emozione; ogni volta, la stessa. Il medesimo groppo in gola, all’aeroporto. Ed ogni volta, lì a chiedermi, ma quanti palermitani ci sono a Milano? Ho la fortuna di frequentare milanesi doc che mi chiedono, sempre con la stessa voracità, se per caso conosco quel palermitano trasferito a Milano da poco…come se, comunque, e a prescindere, dall’età e da ogni altro requisito logico, l’essere palermitano sia in sé un legame a prescindere.
    Tra siciliani all’estero, fuori dai confini regionali, in genere, ci si fiuta, ci si riconosce e ci si abborda quasi. Come se essere fuori dalla propria città di appartenenza, rendesse la sicilianità una sorta di fratellanza per forza, e/o spontanea e naturale. Una delle mie amiche più care a Milano, Adriana, è catanese. Spesso mi ritrovo a chiedermi se la nostra amicizia, nata sui banchi di Accademia, ormai un decennio fa, sarebbe nata lo stesso, quì a Palermo. Chissà. Voglio credere di sì. Voglio immaginare che la sorellanza, appunto, sia una questione di fiuto, a prescindere.

    Ospiti
  • Questa è una storia vera…

    Mi siedo vicino la finestra, guardo fuori e mi sento come Claudio Amendola in Mery per sempre.
    Mi aspetto che da un momento all’altro si alzi il Natale di turno per coniugare il verbo “ciavare… ciavere”.
    Per fare passare velocemente le quattro ore di corso faccio di tutto: scelgo i mobili per la casa della tutor su Casabella, mi cimento nel sudoku, rileggo Bukowski e babbaluci.
    Il tipo che sta seduto vicino a me pensa che “corso di aggiornamento” significhi aggiornare la sua rubrica con i numeri di telefono delle corsiste.
    «Compa’, ‘un ci nnè una ‘i pigghiare…ma non si sa mai».
    Flavia è seduta alle mie spalle.
    Si lamenta del corso.
    Dice che è fatto male.
    Dice pure che la nostra bella terra di Sicilia è vessata da una politica basata sull’assistenzialismo…che è tutto un futti cumpari…che gli autobus non passano mai.
    Io credo di odiarla.
    La odio e mi annoio.
    Non riesco proprio a seguire quattro ore filate di lezione.
    Alle elementari avevo lo stesso problema, ma lì per fortuna c’era Daniele.
    Suo padre era fortissimo, alzava una cinquecento con una mano sola, prendendola dal parafanghi. Continua »

    Ospiti
  • Elezioni regionali 2008: Alfano, Bonanno Conti e Razza

    Comincia con questo articolo lo speciale elezioni Sicilia 2008, nato dalla collaborazione fra Rosalio e il blog di informazione sulle elezioni siciliane sicilia2008.splinder.com.
    Vi accompagneremo con una breve descrizione dei programmi e della campagna elettorale dei cinque candidati alla presidenza della Regione
    Cominciamo con Sonia Alfano, candidata dagli Amici di Beppe Grillo, Giuseppe Bonanno Conti di Forza Nuova e Ruggero Razza, sostenuto da La Destra-Fiamma. Continua »

    Ospiti
  • Manuale di fotografia

    U fatto è questo.
    Visti i rrisultati del duemilaessei che ci fù bordello e sconfondimento nelle cabbine lettorali e quello che ancora non si era letto le istruzzioni, quello che si dimenticò le batterie a casa, quello cugghiune assai che invece di farici la foto alla scheda si fece la foto a iddu medesimo con il primopiano della faccia di minchia che matrenatura ci assegnò.
    Penzo che cè bisogno di rregole e di trancullità, pecché come già vi dissi, per il sottoinscritto le lezzioni o si fanno come una cosa scentifica o è megghiu ire a cogghiere le patate o a fare travagghi socialmente inutili.

    Pecciò detto dico:

    rregola numero 1) la machina fotografica deve essere piccola e non che la vede pure un cane ceco per cechi. Non vi pottate u teleobiettivo che vi pigghiano avvolo. Se lo fate siete immenzamente cugghiuni. Poi dite che non ve lo dissi

    rregola numero due) non serve pottare la telecamera. Io dissi centovote che maccontento delle foto (bone e che si capisce bene, nò sfocate o scattate amminchia). Eppoi in buona sostanza mintasate la postalettronica coi vostri filmini pesanti come la caponata a colazzione Continua »

    Ospiti
  • Perché io valgo

    Ebbene sì: una nuova primavera elettorale ci attende.
    Nuova? Insomma. Le solite facce, le solite critiche, la solita superficialità.
    Io non voglio però soffermarmi sulla superficialità dell’elettore attivo: di questa si è scritto e si è detto tanto negli anni passati (ops, mesi): e poi spero che le tante manifestazioni cittadine, le testimonianze nelle scuole e gli arresti di grandi latitanti, abbiano smosso le coscienze e fatto capire all’elettore che la scelta è responsabilità, e sta tutta nelle sue mani.
    Per una volta, vorrei che immaginassimo di essere dall’altra parte: io mi porto alle elezioni.
    Inutile raccontare a tutti coloro che vivono la città di Palermo, quali siano i metodi propagandistici utilizzati da me, candidata: giganteschi manifesti, con la mia bella faccia sorridente e rassicurante, magari una di quelle dove sembro anche più bella e più giovane; discorsi, discorsoni nelle piazze e dentro i bar, prometto una svolta solo se vengo (ri)eletta.
    Pubblicizzo il mio nome, a destra e a manca, per tutta la città. Ovunque devono sapere che mi sono candidata: da Tommaso Natale a Brancaccio, dalla Statua a alla Stazione, almeno un voto l’a pigghiari.
    E intendo farlo con le parole, perché i gesti arriveranno quando sarò salita. Perché chi mi vota, deve avere fiducia in me, nei miei colori, nei miei blablabla.
    Io attacco manifesti, anche se non conosco la realtà di quel quartiere; lì nessuno mi ha mai vista e forse mai mi vedrà ma tanto sempre elettori sono, a votare ci devono andare.
    No. Non è così che deve andare. Continua »

    Ospiti
  • I tempi che cambiano

    Ogni volta che mi fermo a riflettere sui tempi che cambiano mi sento un vecchio! Ma un vecchio struruso! Non uno di quegli anziani simpatici e saggi dispensatori di perle di vita…no! Proprio uno di quei vecchi ROMPICOGLIONI che, assittati davanti alla porta di casa in uno sperduto paese dell’entroterra siculo, giudicano qualsiasi cosa si muova dinnanzi a loro!
    Oh non è che lo faccio apposta! È più forte di me!
    Quando ero un fanciullo imberbe (a metà dei ruggenti anni ’90) la vita era molto più complicata! In tutto! Dal modo in cui spostarsi, passando per il modo in cui fregare ai tuoi genitori 10 minuti in più il sabato sera, arrivando all’approccio con il sesso femminile!
    Ma andiamo con ordine. Facciamo un esempio pratico.

    Racconto di una tipica serata del giovinetto medio (c’era pure allora il figo…ma noi parliamo di quello medio) 15enne. Anno 1995.

    Sabato mattina. Scuola. Quarto d’ora di ricreazione. Dopo aver fantasticato per tutta la ricreazione su cosa si potesse celare sotto il maglione tipo “polar express” della tua compagna “senomunita” l’amico di scorribande viene a distoglierti dai tuoi “pensieri” ponendoti la domanda cruciale che avrebbe assaltato le tua mente nelle successive due ore “che si fa oggi?”. Continua »

    Ospiti
  • Vincenzo

    Difficile decidere da dove cominciare, difficile cominciare.
    Abbiamo perso Vincenzo, lo abbiamo perso tutti, lo ha perso questa città che di “ Vincenzi” ne ha ormai pochi.
    Vincenzo era…..(che angoscia coniugare i tempi dei verbi), era…mio suocero, ma per me era un padre, un fratello, un amico. Vincenzo era un nonno stupendo, di quelli che fregandosene delle artrosi si metteva in ginocchio a giocare con i nipotini.
    Vincenzo era memoria storica di questa città, era cresciuto a Villa Pantelleria, proprio quella dove ora fanno gli spettacoli; che bello Vincenzo quando raccontava, “…a villa Pantelleria ci fecero un “campo” gli americani, io allora con un furgone scassato andavo a Salaparuta a comprare del vino scarso, quando tornavo, dicevo ehi boy, to change? You have gasoline for me? E così io gli davo il vino e loro in cambio i fusti di benzina vuoti dove al fondo c’erano almeno venti litri che rivendevo guadagnando bene”. Vincenzo vide sparire la campagna attorno a lui, sorse il viale Strasburgo. Continua »

    Ospiti
  • I virgineddi

    A casa dei nonni tutto ha un odore diverso.
    La mattina anche il freddo fa profumo.
    Non mi alzerei mai dal letto…dormire sul materasso di lana è tutta un’altra cosa.
    Passerei tutta la giornata qui se la sveglia non continuasse a suonare.
    È brutta la sveglia di nonno, fa un po’ paura.
    Tonda, di metallo, con due campane sopra per figura ed in basso una gallina arancione, che scandisce i secondi a suon di beccate.

    «Nonno la sveglia suona…».
    «E tu futtitinni, lasciala sfogare!».

    Mia nonna è già sveglia, sta bollendo i cardi.
    A volte credo che non dorma mai.
    È sveglia quando mi corico ed è sveglia quando mi alzo dal letto. Secondo me pure lei ha paura della sveglia del nonno.
    I fagioli sono a mollo nell’acqua da ieri mattina. Oggi a pranzo vengono i “virgineddi”. Continua »

    Ospiti
  • Politicamente sono un single…dal ’71

    Il Lupo stringe gli occhi, due fessure grigie affondate sotto cespugli brizzolati. Ha l’aspetto goffo, la faccia gonfia e lucida, la pancia fuori dai pantaloni. Immonda.
    – Ma come cavolo fai? sei sempre lo stesso!
    Scuoto la testa.
    – Ho fatto un patto col diavolo. Non senti puzza di zolfo?
    Il Lupo arriccia il naso e sorride con una sfumatura amara.
    – Ancora zolfo? con te mi è bastata già una volta.
    Mi ricordo solo adesso dell’incidente di quel febbraio 1970. Lui stava versando la benzina, piegato in due, fradicio di sudore, allora non ebbe il tempo di dire prendi i fiammiferi ché avevo già lanciato un cerino acceso sulla scala inzuppata di normale.
    Lo portai la sera stessa al Pronto Soccorso dei Marmi. Un vicolo di pochi metri promosso a piazza dalla volontà popolare. Aveva leggere ustioni sul viso ed era incazzato nero. Continua »

    Ospiti
  • Ma lo Spasimo non è un monumento?

    Studiando alla facoltà di Lettere e filosofia e avendo frequentato un laboratorio di storia dell’arte su Raffaello Sanzio e sul suo quadro “Spasimo di Sicilia”, ora sito al museo Del Prado a Madrid, mi sono interessata molto alla storia di questa chiesa,una storia travagliata fin dal 500. Una chiesa dedicata a Santa Maria dello Spasimo,che prima fu vittima della cinta muraria bastionata per assorbire i colpi dell’artiglieria, poi fu trasformata in un teatro, poi in un magazzino, poi addirittura in lazzaretto per segregarvi i malati di peste e infine in ospedale della mendicità. Dunque la chiesa non fu mai un luogo di culto ma adibita a funzioni profane!
    La svolta era avvenuta nel 1986 quando fu iniziato un iter di recupero dell’edificio.
    Ciò che rammarica è che dopo ben 21 anni la situazione non è per nulla migliorata ma anzi….
    La chiesa adesso è utilizzata per concerti jazz o addirittura come discoteca con tanto di bar improvvisato, dove nessuno si cura di essere in un monumento architettonico ma crede di essere in un luogo dove sporcare diviene normalità!
    Si parla tanto di protezione dei beni culturali….ma lo Spasimo non è un monumento? Allora perché permettere lo scempio di una chiesa che è degna di essere una pietra miliare per la città di Palermo?

    Ospiti
  • “Che armalo è?”

    Armalo

    La domenica mattina lungo il perimetro di Villa Garibaldi a piazza Marina è tradizione consolidata l’allestimento di un mercato che annovera tra le merci in vendita una varietà molto affascinante.
    L’intera casa della buonanima della nonna mischina sciorinata su tappetini a 1 € al pezzo, foto di famiglia, bomboniere di tutte le felici occasioni, borsette c’a sarba c’a truova, persino le pomatine per i calli…tutto messo in esposizione e in vendita. Io ho detto alle mie figlie che appena muoio voglio e pretendo che tutto quello che lascio a casa deve essere bruciato e che se vedo, da fantasma, un sola bomboniera mia su un tappetino torno a grattarci i piedi la notte.
    Comunque nonne a parte è bello passeggiare attraverso le bancarelle, comprare qualche libro e fare qualche buon affare. Io il mio affarone l’ho fatto, mi sono portata a casa un autentico gioiellino, una macchinetta elettrica che pare quella che fa il caffè e invece fa una assolutamente f a v o l o s a acqua ‘i purpu! Ma proprio perfetta! Se provi a farla con la caffettiera Moka a volte ti viene buona e a volte no perché sa troppo di caffè, con questa che ho comprato io per 10 € ti fai una bella tazzona di acqua ‘i purpu tutte le volte che vuoi e non sbagli mai.
    Quasi sempre tutto quello che vedi ha un nome e sai che cosa è, specialmente se hai superato gli ‘anta, però in tutta onesta che armalo è quello della foto io non lo so… Mi piacerebbe che qualcuno vedendolo lo riconoscesse e ne scrivesse il nome. Ho pure pensato…e se la mitica chimera fu catturata a Palermo e la fecero ‘mbarsamare??

    Ospiti
  • Riscursi ri màsculi

    Arriva il tempo che ti guardi giù, sì lì proprio lì, e vedi comparire un po’ di peluria. Se sei maschio, palermitano e vai alla scuola media vuol dire che stai spicando e stai diventando uomo. O , quanto meno, ti sembra di cominciare a sentirti meno picciriddru. I guai cominciavano quando ti confrontavi con il ripetente e ti accorgevi di quanto eri “calvo” e della montagna di peli che aveva lui. Insomma più eri peloso e più eri masculo.
    Se poi avevi uno schizzo di peli sul petto non potevi chiedere di più dalla vita, neanche un Lucano.
    Peli e barba andavano in parallelo, se avevi il viso come carta vetrata grana 0,50 eri un macho perfetto, andavi a traino con le picciotte e ti godevi la vita.
    In terza media, quarto ginnasio era lo sbocciare e il fiorire del pelo ma anche dell’acne in viso ricca di maionese, di racconti di avventure improbabili, di ostentazione di schiniàte spesso inventate spudoratamente. Quando si sapeva che uno si era ingrizzato, nella comitiva, la prima domanda che gli si faceva era che ci hai fatto, le minne le ha e come le ha, il bacio con la lingua com’è stato? Continua »

    Ospiti
  • Cassonetto giallo

    Mi guardo in giro, con il mio sacchetto in mano.
    Sono sola all’angolo, il solito angolo della strada. Non c’è, non c’è più il cassonetto giallo. Torno a casa con il mio sacchetto pieno di plastica e mi sento una povera idiota. Che fare? Buttare tutto insieme? No, da incivili. Scrivo. Innanzi tutto all’Amia. Non rispondono, lorsignori….e allora decido di scrivere alla redazione palermitana di Repubblica. Loro sì che pubblicano e l’altra mattina ecco che, come per incanto, appare pronta la replica dell’ufficio stampa dell’Amia. Roba da non crederci! La raccolta differenziata a Palermo, e in Sicilia, non funziona. I cassonetti che devono essere messi in ordine, non vengono sostituiti, vengono rimossi e basta.
    Mi pare sintomatico di un sistema che non funziona. Secondo questa logica, se avessi la macchina con la gomma a terra il gommista sarebbe autorizzato a togliermi la gomma e lasciarmi la macchina scassata, senza ruota.
    Questa è la politica dell’Amia in politica di raccolta differenziata?!
    Sono letteralmente basita.

    Ospiti
  • Giallo mimosa

    Pioveva da un’ora e adesso c’è il sole.
    A Marzo, si sa, il tempo fa quel che vuole.
    Il senegalese gli ombrelli ora posa.
    Mi guarda e mi dice: “Amico, mimosa?”

    Ma certo che scemo a non averci pensato,
    per lei che a casa aspetta il fidanzato,
    sarà di certo una dolce sorpresa!
    “Amico viene un euro, iva compresa!”.

    Nel traffico i minuti sembrano ore.
    Quanti dubbi a volte fa venire l’amore!
    “Chissà! E se poi è allergica ai fiori?…
    …Ed il giallo poi… non è detto che l’adori!”. Continua »

    Ospiti
  • Auto yoga

    Giorni fa, mentre ero imbottigliata nel traffico, ho pensato che un corso yoga con tecniche avanzate di rilassamento, ci vuole nella vita di una persona.
    Ho anche pensato che frequentare un simil corso ha un certo costo che in questo momento le mie tasche non possono affrontare in quanto vuote o quasi. Quindi, potenza di internet, in casi come questi si digita su google “tecniche rilassamento yoga” e ti stampi tutto lo stampabile che ti serve all’uopo.
    Così ho fatto.
    Ieri, ore 18:30 con pioggia, ovviamente ero imbottigliata nel traffico in di via Notarbatolo con un casino di semafori in 500 metri col risultato che, coloro che avevano il verde, passavano fino al successivo semaforo che diventava rosso, facendo poi muro davanti a quelli che avevano il rosso così che, quando scattava il verde, trovavano una barriera e lì a strombazzare come dei matti.
    Anche io ero fra quelli che avevano davanti il muro di macchine.
    Oltre, la strada è libera, è verde e non puoi passare.
    Scatta il rosso, il muro, che ora ha il verde, si muove come d’incanto ma tu passi lo stesso anche se hai il rosso perché quando c’era il verde non potevi passare, creando un casino indescrivibile. Tutti con le mani ad indicare gli altri coi finestrini abbassati, mentre i motorini sfrecciano tra i parafanghi a ottanta all’ora spruzzando acqua di fogna ai pedoni che cercano di guadagnare l’altra sponda. Continua »

    Ospiti
  • Già, perché?

    Lui ha 8 anni e sta dormendo. Sembra sereno. Si starà sognando seduto al suo banco intento ad ascoltare la maestra, oppure mentre gioca spensierato, ma non a nascondino, di nascondersi non c’ha più voglia.
    L’espressione nel sonno cambia però. Adesso si starà immaginando supereroe mentre sconfigge i cattivi di turno e si sarà messo sicuramente quello stupido mantello nero, ma uno di quei mostri deve fare davvero paura perché si è pisciato addosso. Neanche nei sogni lo lasciano in pace. Ri nico e nico lo assicutano.
    Ora credo che abbia paura, si è nascosto sotto le coperte. Starà pensando al perché, al perché non può dormire con sua madre e perché al suo risveglio un estraneo, un estraneo che non ha risposta, prepara il lattecolcacao prima di accompagnarlo a scuola. Starà pensando al perché si trova in una comunità e “porca buttana ma l’assistente sociale ‘un si po’ fari ‘i cazzi sua”? “Mio padre tornava stanco a casa e io lo facevo incazzare”, “sugnu tintu e ‘i timpulate ‘un mi fannu niente”. “No Signor Giudice per i lividi sono caduto, ce lo può chiedere a mia madre”. Buttana di ca e di da.
    Sono le sette. Sveglia, lattecolcacao e scuola. E sempre i soliti perché. Già, perché?

    Ospiti
  • Quando i morti andavano in carrozza

    Nel 1928 ci volevano duemila lire per un funerale decoroso: un ultimo viaggio in carrozza verso l’eterna dimora. Toccando ferro, diamo un’occhiata alle tariffe d’epoca che prevedevano:
    “Lit. 1.115 per carro semplice a due cavalli, di II classe.
    Lit. 2.015 per carro di lusso a quattro cavalli, di I classe.
    Lit. 2.160 per carro tipo Bombardone a sei cavalli.”
    Una vera fortuna essendo quella la bella epoca in cui si cantava “…se potessi avere mille lire al mese…”
    A Palermo l’appalto per i “trasporti funebri con carrozze a cavalli” venne affidato, sul finire dell’Ottocento, a Gioacchino Provenzale a cui, nel 1923, subentrò il figlio Giovanni.
    Le carrozze impiegate a quell’epoca avevano strutture a colonnine tornite e capitelli che le facevano rassomigliare a templi greci: il classicismo si faceva sentire anche lì. Il regolamento comunale prevedeva che l’appaltante tenesse in scuderia un minimo di ventiquattro cavalli di cui “sei bianchi per i trasporti su carro dipinto di bianco ad uso di minori e vergini”. Gli altri cavalli dovevano essere di mantello morello o baio molto oscuro. I cavalli timonieri di altezza al garrese “non inferiore a metro uno e settanta”. Continua »

    Ospiti
  • Ellepi

    Ciao Rosalio,
    ultimamente sono stata un’utente un po’ silenziosa, leggo giornalmente sì, ma ho poco da dire, sai, ho la tendenza al pessimismo cosmico. Più che altro sono basita per quel che sta accadendo, cannoli compresi e, appunto, preoccupata per il nostro futuro.
    Oggi però in una delle mie rare mattinate libere ho voluto “tampasiare” un po’ al centro e più che basita mi è proprio caduta la mandibola per terra davanti la vetrina di Ellepi, dove una decalcomania gigantesca annunciava una vendita al 50% della merce esistente per “cessazione attività”. Superato lo stupore e avvistata la mitica proprietaria, Alba D’Accardi, all’ingresso, ho chiesto spiegazioni, anzi, la vogliamo dire come “Sei di Palermo se…”?, ne “volevo a cento per davanti”. “Signora ma, mi dica la verità, è colpa degli mp3???” e ho sperato, non senza un tacito mea culpa, che lo fosse.
    Purtroppo la risposta è stata un’altra, esattamente specchio dei tempi che, ahimé, stiamo vivendo. Ellepi, la colonna sonora della nostra città dal 1973, chiude i battenti per sempre. Al suo posto arriverà un negozio di abbigliamento giovanissimi, monomarca, che può permettersi di pagare l’affitto dei locali. Continua »

    Ospiti
x
Segui Rosalio su facebook, X e Instagram