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giovedì 26 mar

Archivio per la categoria 'Ospiti'

  • Ecco a voi: i Pivirama

    Come preannunciato nel mio precedente post dedicato alle produzioni “Made in Sicily” siamo arrivati all’argomento: nuovo album per il palermitani Pivirama.

    “In my mind”

    Il mio lettore cd da vari giorni ospita la copia promo del nuovo lavoro (seconda fatica dopo “Cosa sembra”) della band che s’intitola “In my mind” e dopo ripetuti ascolti ecco il mio giudizio finale.
    Mi piace molto la cover e il packaging del disco, in primo piano Raffaela Daino con la sua inseparabile Fender, belli i colori e la grafica, si presenta molto bene, e questo credo sia fondamentale per essere invogliati all’acquisto, ma veniamo alla sostanza. Continua »

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  • Il possesso di una città

    La prima volta che ho visto Palermo era dicembre. Ci sono venuta perché era la sua città, perché lui aveva voglia di mostrarmi le cose di cui mi parlava. Mi aveva detto: “vedrai ti piacerà, Palermo non può deludere”. E poi quella frase, ripetuta mille volte per esser sicuri che l’informazione mi restasse impressa nella mente: “il suo centro storico è il più grande d’Europa”.
    Ci sono luoghi che incantano anche perché, per quegli strani meccanismi della mente umana quando si vuole bene a qualcuno, nascono familiari. A me si chiedeva di guardare con gli occhi di lui, di riconoscere, prima ancora che di conoscere, una piazza, un teatro, una via, una chiesa, come se per osmosi dovessero già appartenermi un po’. Era la sua Palermo.
    Un giorno poi, ho deciso che dovevo camminare da sola a piedi. È il modo che considero più efficace per far diventare un luogo mio, come se i miei passi, anche a caso, senza una meta precisa, siano passi di conquista e siano in grado di restituirmi possesso. Ho camminato, scovando il negozio dove comprare i pistacchi, recuperando i percorsi dove trovare cibo vero, quello da mangiare con le mani e leccarsi le dita, mi sono orientata tra le luminarie di Natale per l’acquisto dei regali. Avevo capito che Palermo poteva diventare anche mia. Continua »

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  • Hai presente una mano

    “Hai presente una mano. Prova a riprenderla in primissimo piano. Non ne distinguerai neppure la fibra più piccola. Ti sembrerà, né più né meno, una tessitura compatta di massa di colore chiaro”. Questa frase me l’ha detta un regista, con cui sto lavorando qui a Roma. Lui tentava di spiegarmi alcune dinamiche delle inquadrature. Il suo era un discorso molto tecnico, utile per il mio lavoro da analista dei testi. In realtà quelle sue poche parole mi hanno fatto pensare all’attesa, ai ritorni, al loro valore disarmante e alla loro capacità di riuscire a caricare di senso una parte delle nostre giornate. In questi giorni di dicembre, fatti di corse per non perdere alcuna scadenza, mi ritrovo preda di un entusiasmo, che appartiene alla mia infanzia. Sto aspettando il Natale. Era da anni che non succedeva. Attendo con ansia leggera, ma costante, che arrivi il giorno in cui tornerò nella mia terra. Continua »

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  • Da lettore a lettore

    Te li ritrovi là, tutti seduti alla ricerca di un contegno, mentre prima di entrare nella sala avevi persino paura che non ci fosse nessuno. E già sbagli nell’approccio, quando ti senti – Dio, l’età, che ricordi che vado a tirare fuori ! – Arnoldo Foà nella televisione anni 50 a leggere Dickens o Mark Twain , in un’ambientazione implacabilmente da club londinese, sotto una luce che davanti ai teleschermi doveva passare per suadente e accattivante.
    Ed invece lo sai, te l’hanno detto subito, che non devi recitare, che non devi cercare effetti speciali, che la forza del tuo lavoro è legata alla parola scritta: è lei che deve uscire dal tuo libro tormentato di sottolineature ed entrare direttamente nella pancia delle signore sedute davanti a te. E già il primo gorgoglio dalle tue viscere, unico segno dell’avvio delle trattative tra la tua pancia e quella degli ascoltatori, si fa strada, mentre la sala si riempie. Si riempe? Ma che ci venite a fare, che diavolo pensate possa fare per voi, col mio librettino in mano, solo come un’annunciatrice della tv, in diretta da una biblioteca di Palermo, ho detto di Palermo, mica di Firenze o di Parigi, venuto in fondo solo per dirvi che il libro, il mio piccolo tascabile vi può regalare la libertà, non vi chiede niente, vi perdona pure se lo maltrattate, vi regala un sogno più grande di mille programmi televisivi. Continua »

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  • Aiamola e la torre di Mondello

    Torre di avvistamento della piazza di Mondello

    Ha un qualcosa di “esortativo” il termine “aiamola” che, poco più di un anno fa, una decina di professionisti palermitani (tra cui il sottoscritto) hanno scelto per dar vita ad una associazione che si propone di recuperare un pezzo della storia di Mondello quale è la torre di avvistamento della sua piazza: “aMiamola”, facciamo qualcosa di personale e concreto per la nostra città, attraverso le nostre competenze professionali! È stato questo lo spirito con cui è nata l’Associazione “Aiamola”, come una scommessa per adulti socialmente responsabili e consapevoli che i “fatti” costituiscono l’argomento più convincente per aggregare altri. Continua »

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  • Puellae

    Cari amici di Rosalio, anzitutto auguri e complimenti per il vostro primo anno di vita. Purtroppo non ce l’ho fatta a venire a trovarvi al Montevergini, ma tengo famiglia e quando i due terzi della famiglia medesima sono inchiodati a letto dalla febbre tutto diventa più complicato. Ci sarò alla festa per il secondo compleanno, promesso.
    Sono felice di ritrovare il blog più ricco e bello di quando l’ho lasciato, Tony ha fatto un gran lavoro e sono il primo a rendergliene merito. Ero tra i fondatori, ma ragioni di lavoro mi hanno costretto a lasciare Rosalio dopo qualche mese. Il giornale, certo, ma soprattutto due progetti editoriali che, tra alti e bassi, sono riuscito a portare a termine. Il primo è uscito ad aprile: “Prove tecniche di trasmissione”, edito dalla Sigma Edizioni, raccontava i trent’anni delle radio e delle tv locali della città. Rosalio pubblicò all’epoca un bellissimo articolo di Mario Di Caro e, forse anche grazie a questo, il libro è stato un successo. Bontà vostra.
    Tra qualche giorno (se tutto va bene da giovedì 7 dicembre) troverete in libreria un altro libro che, spero, possa piacere come “Prove tecniche”. Si intitola “Puellae… non donne di provincia” e, ancora una volta, è stato pubblicato dalla Sigma di Maria Elena Vittorietti. Di che si tratta?

    “Puellae”

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  • Diario per “Aria di libri”

    Camminiamo in fila indiana nel caldo.
    Le nostre teste scottano per il sole o per il peso del compito che ci aspetta.
    Lento io vado in avanscoperta verso gli avamposti.
    Li sistemo, porto le vettovaglie e i generi di conforto.
    Dei lupi mi guardano affamati. Girano intorno al carro ma i cavalli spingono.
    I primi avamposti sono vicino casa.
    Sono belli, così solitari, sembrano torri luminose.
    Uno si chiama Pallavicino.
    Dentro l’aria sembra serena, ma i volti degli abitanti dell’avamposto sembrano chiedermi cosa ci fanno lì. Come se sperassero che io fossi il Generale Caster o giù di lì.
    Come se potessi dargli il cambio e portarli via.
    Siamo nella Frontiera delle Frontiere penso. E Caster sta dalle parti di Torino non qui. E forse è proprio questo il bello.
    No, non mi sento un eroe, certo posso parlare per me ma…
    La stanchezza comincia a rodere le ossa e piano arrivo a Borgo Nuovo.
    La montagna sovrasta questo villaggio e l’avamposto dove devo consegnare le provviste è nascosto, reso invisibile quasi a forza.
    Anche qui i coyote mi guardano. Il loro sguardo è famelico ma c’è nella loro ferinità una genuina cattiveria, mista a riconoscenza. Per cosa e per chi non so. Continua »

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  • Palermo: difetto di memoria?

    Palermo: difetto di memoria?

    Siamo andati a rintracciare la memoria pubblica, ufficiale, inscritta nelle lapidi (quando esistono), e la memoria individuale, “locale”, di alcune delle vittime della mafia negli ultimi trent’anni, nei luoghi dove sono stati compiuti gli omicidi.

    Segnando con un puntino rosso su una piantina tutte le uccisioni e unendo idealmente tali punti si disegnerebbe una topografia alternativa della città, funesta e dolorosa, e una storia parallela degli ultimi trent’anni, che non si ricorda, non si vuole ricordare o si ricorda da soli, nel silenzio. Continua »

    Ospiti, Videoblog
  • Vip & Spip

    Cosa fa un vip, quando si trova in branco con i suoi simili? Ovvero, quando pascola con altri vips che vengono interrogati quotidianamente, alla stregua dell’oracolo di Delfi, sull’esistenza di Dio, sulla finanziaria, sul quattroquattrodue, sul triangolo delle Bermuda e sul corretto modo di portare gli slip al giorno d’oggi? Semplice: soffre caninamente. Esemplificazione pratica dell’assunto. Terrazza piena di vips. Un giornalista televisivo importante, una contessa importante, un mangiatore a ufo importante, un politico importante, camerieri importanti, tartine disgustose. Eppure importanti. Arriva il primo vip e si guarda in giro, proprio come un vip. Continua »

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  • Malvestite & co.

    È nel contesto delle uscite serali, soprattutto, quelle in cui la massa di noi giovincelli e giovincelle palermitani si ritrova nel locale del momento, o nel “festino” di turno, che si scatena la civetteria femminile, toccando relative punte massime di cattiveria.
    Che sia la bella ragazza ad essere osservata, studiata, criticata, è troppo facile, poiché ciò corrisponde ad una naturale inclinazione della personalità femminile ed è utile per lo sfogo di proprie eventuali invidie e/o sensazioni di deficienza fisico-estetica. Troppo facile criticare una minigonna su una coscia già abbondantemente degna di prolungata osservazione, troppo facile criticare quel modello di stivali, che avevi visto proprio lì, nel tuo negozio di scarpe, e che avevi provato ma non comprato, causa mancata approvazione da parte dei tuoi polpacci (!!!!), e che ora sono davanti a te, indossati in maniera perfetta.
    Quindi messa da parte l’invidia, una critica rivolta invece a una ragazza mediamente carina, ma che di abbigliarsi e acconciarsi bene proprio non ne vuole sapere, è un pretesto di puro divertimento gratuito.
    Gli esempi da fare qui sarebbero tanti, specie se dovessimo passare in rassegna sia il guardaroba estivo, momentaneamente archiviato negli armadi, sia l’invernale: dal reggiseno in vista, tipo collezione Dolce&Gabbana di qualche anno fa, alle maglie o vestitini corti tagliati sotto il seno in stile impero o in stile premaman (…dipende dai punti di vista e dal soggetto che li indossa!), che hanno fatto furore nell’estate appena trascorsa, dal mitico jeans aderente, specifico per esser portato con stivale/anfibio sopra, alla calza, che ammiccando da una gonna più o meno corta è uno degli accessori più ricercati e possibile fonte di critiche infinite. Continua »

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  • Aria di libri – 29 novembre

    Diario del primo incontro, racconto e leggo Antigone alla Biblioteca Comunale di Brancaccio, è il primo tuffo nelle periferie, i miei compagni di avventura sono distribuiti nelle altre biblioteche, Salvatore Savoia a Palazzo Ziino, Marco Pomar a Pallavicino, Gianfranco Perriera a Borgo Nuovo, così non ci possiamo ascoltare tra di noi. Insomma sono completamente sola e so che non sarà facile. Infatti quando arrivo la bibliotecaria mi dice: non c’è nessuno e non ci sarà nessuno, ci avete dato tardi i dèpliant, non verrà nessuno, e poi mi dice, che idea! Antigone. Sì perché lei voleva una cosa più semplice ed io non ero stata d’accordo, volevo un testo classico, sono sempre stata convinta che a saperla raccontare una grande storia è una grande storia, ha un senso, un significato su cui riflettere e che non ti lascia facilmente. Mi viene un grande sconforto, mi guardo attorno, ci sono quattro libri eppure quel luogo nella periferia estrema palermitana è un tempio, perchè lì qualcuno pensa e parla di libri. Poi, a dispetto della bibliotecaria, invece arriva qualcuno, alla spicciolata si forma un piccolo gruppo una ventina di persone, di già mi sembra una bella vittoria. Già come sempre non ho saputo valutare e prendere le misure sulla difficoltà oggettiva, sull’andare a fare una cosa così bizzarra in un posto estremo dove di libri non se ne parla mai, dove non ci sono librerie. Continua »

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  • Leasing di lusso

    Dilaga negli USA, nel Regno Unito e da pochissimo anche in Italia, la nuova tendenza del lusso in leasing. Ebbene si, tutti potremmo permetterci di appendere un Rubens nell’appartamento o nel proprio ufficio. Opere d’arte di Dalì, Renoir, Monet, possono essere esibite sulle pareti di ogni ambiente, ma attenzione…solo a tempo determinato. È la nuova frontiera del lusso partorita dalla mente geniale di qualche gallerista americano che in accordo con famosi circoli e club esclusivi ha cominciato mettendo a disposizione (on line) degli utenti di tutto il mondo oltre 200 quadri da affittare. Non più caste privilegiate quindi. La formula del lusso in affitto diventa un vero e proprio business e anche Palermo non rimane indifferente. Pare infatti che qualche circolo esclusivo cui afferisce la Palermo bene che la sera gioca a bridge, o qualche dimora privata che ama organizzare meeting e cenacoli del pettegolezzo, non disdegni l’idea di esporre in bella vista un bel dipinto originale o un prestigiosissimo pezzo d’antiquariato a tempo determinato e per un tempo massimo di sei mesi. Ma non solo! Si possono affittare, oltre alle opere d’arte, anche chalet di montagna, jet privati, yacht e limousine con autista, auto sportive e prestigiose. Insomma ostentazione a tutto campo purché non si sappia. Continua »

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  • Huitièmes / Ottavi

    Dite la verità, quando avete studiato inglese a scuola le prime parole che avete imparato sono state cat e table, eh…
    Io non ho idea di cosa si impari quando si studia francese, (forse la baguette est sur la table?) ma tra le prime 30 parole che ho imparato della lingua d’oltralpe (direttamente a sul posto) primeggiano indelebili: touche, hors jeux, centrer e BUT. Che significano? Ma ovviamente rimessa laterale, fuorigioco, crossare e soprattutto GOLLE!
    Ovvero: stavolta si parla dei Mondiali di calcio.
    Ero appena arrivato in Francia che si erano conclusi i gironi a squadre e si stavano per giocare gli ottavi di finale. Non ponetemi la questione se uno che è da neanche una settimana in terra straniera, senza conoscere la lingua, con a’ppoco manco la casa e figuriamoci il resto, si può mettere a pensare ai mondiali. La mia risposta sarà sempre “Che ve lo dico a fare.”
    Non avendo appunto nè internet nè il televisore, e conoscendo in pratica solo il mio coinquilino (che per la nota proprietà transitiva della coabitazione non possiede neanche lui la tv), il 24 giugno mi dirigo tosto tosto al bar vicino casa. Arrivato là mi basta recitare approssimativamente una formula magica appena appresa che, potenza dell’euro, mi appare un bel boccale di birra alla spina (pression) in tempo per il fischio di inizio di Italia-Australia. Continua »

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  • Il rumore del silenzio

    In principio sembra un lamento. Il buio fuori è ancora intenso, e sullo sfondo c’è solo il rumore del mare. Le voci sono lievi, cosi come il brusio dei passi sulla ghiaia che li porterà presto davanti al mare.
    Il lamento si trasforma dolcemente in canto, propizio per coloro che stanno per affrontare l’ennesima avventura in mare. Li aspettano ore solitarie, speranze incompiute, tormentosi pensieri.
    Sono i pescatori. I più poveri tra i poveri. Coloro che si affidano al caso, alla fortuna, per dare un senso alle loro vite. A casa lasciano occhi mesti, con dentro una piccola luce di speranza. In mare incontrano il silenzio e dovranno farselo amico, perché le ore passeranno in sua compagnia.
    Ogni giorno. Ogni misero giorno. Migliaia di loro si avventurano con le loro canoe, scolpite nei grossi tronchi di acacia, lavorate e vulcanizzate a mano, con la pece ed il sudore. Piccole imbarcazioni instabili per affrontare il più bizzarro dei mari tropicali: il Mar del Caribe. Continua »

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  • 25 novembre 1985

    Oggi è ancora 25 novembre. A piazza Croci c’era il sole quel giorno. Antonio mi disse: “Andiamo a piedi, non aspettiamo l’autobus”. “No, mi scoccia. Anzi sì, ho cambiato idea”. E ci incamminammo all’uscita di scuola. Antonio amava morbosamente Elvis Presley, io ero più su Beethoven. Lui mi spacciava per sua “Be Bop a Lula”, considerandomi digiuno di canzoni pop e faceva pure la mossa mentre cantava. Io facevo lo stesso con la Quinta di Beethoven (“Bob o bo booom. Senti Antò, ti piace? L’ho inventata stamattina in bagno”). Entrambi corteggiavamo cavallerescamente e senza colpi bassi la stessa ragazza. La disfida venne mandata a puttane da un terzo che non aveva letto di Orlando e dei paladini di Francia. Uno pratico, infatti adesso è ricchissimo.
    Dunque, ci incamminammo, quel giorno. Mio padre insegnava al “Meli”, nella mia stessa scuola. Però non potevo tornare con lui perché stava a letto con la broncopolmonite. Dopo dieci minuti di strada, la prima ambulanza sparata verso piazza Croci. La seconda. La terza. Non ci preoccupammo. Non sapevamo. Non indovinammo. Il sole splendeva. Lasciai Antonio al bivio (“Senti Antò ti gusta ‘sto motivetto che ho scritto durante l’ora di religione? Taratattarattattattatataratatatatta! Era la marcia di Radetzky). Arrivai, infine. Sul portone di casa, c’era mio padre e stava entrando in macchina. Pensiero veloce. Mio padre con la broncopolmonite sale in macchina e mi viene a cercare = Mink. Ho fatto davvero tardi e qui finisce a schifio! Continua »

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  • Fuoco Grande

    Gli amici di Rosalio mi chiedono di scrivere qualcosa di non-detto sul mio nuovo libro “Fuoco Grande, il mistero degli incendi di Caronia”. Beh… è un romanzo e come tale può essere letto in tanti modi. I libri non sono solo di chi li scrive, sono anche di chi li legge. È una questione di predisposizione d’animo, di sensibilità personale. Non vi capita di trovare significati nuovi o di emozionarvi diversamente, rileggendo uno stesso romanzo in tempi diversi? Succede anche coi film. Io, per esempio, quando m’innamoro di un libro, lo rileggo immediatamente alla ricerca di altro. È che è sempre più difficile che mi innamori di un nuovo libro…
    “Fuoco Grande” può essere riassunto nella frase di Antoine de Saint Exupéry che ho riportato nella prima pagina: l’essenziale è invisibile agli occhi. Che poi, da quando l’ho usata, mi perseguita su borse, magliette, penne, quaderni… Anche la Sicilia può essere compendiata in questa frase, direi.
    E direi che “Fuoco Grande” è fatto a strati, e ognuno può leggerlo fermandosi allo strato che preferisce. Sarebbe più facile usare la similitudine della cipolla, ma detesto le cipolle e quindi le lascio a voi. Parlo di strati e sedimenti. Febronia, la protagonista del libro, è una restauratrice e il suo lavoro è anche quello di rimuovere, strato dopo strato, ciò che si è depositato sugli oggetti nel corso dei millenni per riportarli a nuova vita. Il romanzo ha un primo strato: il mistero dei fenomeni di Caronia. Incendi improvvisi, apparecchi elettronici impazziti, telefonini deliranti, allagamenti a catena. Un’assurda serie di eventi che ancor oggi rappresenta un enigma per la scienza. Demonio, correnti parassite, vulcani, microonde, raggio della morte, ferrovia, magnetismo, UFO?… Continua »

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  • Giochi strategici di mafia

    Mi sono imbattuto in un fenomeno che non conoscevo e che si sta diffondendo in rete: i giochi strategici di mafia.

    Per esempio, al sito di uno di questi giochi, il cui nome non cito neanche per dovere di cronaca ma che qui chiamerò “rappresaglia”, è possibile registrarsi e come dice la presentazione del gioco “potrete estendere la vostra base con commerci e traffici illegali……addestrando i vostri aiutanti avrete accesso a nuove armi e tecniche migliori….accetterete patti con altre “famiglie”…..o liquiderete la concorrenza”.

    Il gioco ha attivi ben 5 server con capienza di 9.999 giocatori cadauno e siamo già arrivati a 2.129 iscrizioni nel 3° server.

    Accanto a questi giochi on line che emulano il fare mafioso, sono nate decine di pagine web e forum dove i componenti delle “famiglie” utilizzano disinvoltamente termini quali: ammazzare, picciotti, boss, consiglieri, guerre, sparatorie e dove gli utenti “scimmiottano” criminali sanguinari. Continua »

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  • Solo un battito di ali

    Sette ore: solo sette ore di aereo dividono la Sicilia dall’America, terra così lontana ma, per tanti aspetti, così vicina a noi siciliani. Certo, sette ore sono un battito di ali rispetto ai 30 o 40 giorni che impiegavano quei siciliani che, nei primi del 900, si imbarcavano da Palermo con destinazione New York, carichi di povere cianfrusaglie e di tanti sogni e speranze.
    Normalmente New York l’affronti con stati d’animo differenti: tutto dipende dal perchè vai a N. Y. C.: se ci vai per turismo le tue percezioni te la mostrano bella, piena di vita, curiosa, stai sempre con il naso allíinsù a contare quanti piani hanno i grattacieli, ti immergi nella cultura allo stato puro visitando i musei e le gallerie che brulicano in città e la notte non sai dove andare e cosa fare prima: New York by night è semplicemente fantasmagorica.
    Se ci vai per lavoro allora la tua mente ti porta a vederla attiva, dinamica, multirazziale, al centro degli interessi internazionali con migliaia di uffici e delegazioni: non c’è grande azienda al mondo che non abbia una sede a New York, i suoi centri commerciali sono aberranti nella loro grandezza e sontuosità.
    Io no, io non ci sono andato per turismo o per lavoro, ero lì a rappresentare, assieme ad altri colleghi consiglieri, l’intera provincia di Palermo in occasione del Columbus Day, la giornata di Colombo, una festa che, per gli americani, è divenuta sinonimo di italianità. Continua »

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  • Nés fatigués / Nati stanchi

    Era da circa un mese e mezzo che dividevamo un simpatico appartamento nel centro di Toulouse quando successe il fatto.
    La sorte mi aveva assistito ed ero riuscito a trovare un ragazzo francese che si accollava me come coinquilino senza avermi mai visto (viva internet!!!), e che per giunta parla un ottimo italiano, potendomi così insegnare il francese in scioltezza (ero partito da Palermo conoscendo solo oui et non…).
    Dicevo, neanche un mese e mezzo gli ci sono voluti, e una mattina mi dice: “Ho capito! Tu sei pigro!!!”.
    Nel frattempo stava arrivando una sua amica e così, un giorno a pranzo, due francesi hanno imparato il concetto cardine della nostra natura: la Lagnusia. Continua »

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  • ‘U Signuruzzu senza casa di piazza Spasimo

    Amore sacro e Amor profano, Kals'art 2005, in via Vetriera

    Spentasi ogni residua eco dell’ultima Kals’art, è in parecchi che si resta con la voglia di sapere quanto, di preciso, le ripetute performance municipal-culturali abbiano finora giovato ai residenti meno abbienti di via della Vetriera e agli altri di Piazza Magione, là dove questa prosegue con Via dello Spasimo. Alla gente di una parte della Kalsa protetta invano perfino dai santi. Come ha testimoniato a lungo l’edicola vuota nel muraglione di un rudere finalmente recintato, pare, per essere ricostruito almeno dai privati. Altarino in cui restarono a lungo un boccale di plastica con due fiori finti ma del quale non siamo riusciti a sapere nemmeno che taumaturgo ospitasse. Una ragazza ci ha detto solo che c’era ‘u Signuruzzu. Sparito, alla fine, insieme ai kalsitani coattivamente sloggiati dopo essersi affacciati per anni dalle imposte pericolanti del piano sovrastante. Continua »

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